150° Anno dell'unità d'Italia

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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Pantheon » lunedì 7 marzo 2011, 15:28

Devo concordare con Tilius sul fatto che non lo è mai. Sulla possibilità che in certi periodi ed in certi regni questo avvenisse potrebbe darsi... [hmm.gif]
Una mezza idea in merito... [confused.gif]
Ma è meglio lasciar correre altrimenti si scatenerebbe Immagine
Saluti.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda de la cerda » venerdì 11 marzo 2011, 15:48

Torino è la più pronta a captare il Male da ogni angolo della terra, e la sua funzione è di spargerlo in giro per il resto della penisola.
In ognuno dei flagelli che opprimono la patria ci si trova sempre sotto la mano torinese.
A cominciare dall'Unità Nazionale? Naturalmente.
E poi la prima automobile, i primi consigli di fabbrica, il, cinema, la prima stazione radio, la televisione, gli intellettuali, i sociologi, il libro "Cuore", il cioccolatino di lusso, ecc., insomma tutto.
Sembra una città straniera che odia il resto d'Italia e manda i suoi messaggi maledetti a diffondervi ogni più abominevole trovata.

(Fruttero e Lucentini)
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda GENS VALERIA » venerdì 11 marzo 2011, 16:00

Mon ami ,
l’etica non è certamente elitaria, d’altra parte un’élite senza etica è certamente una cricca immorale.
(S.de Mitri)
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda adj » venerdì 11 marzo 2011, 17:03

de la cerda ha scritto:Torino è la più pronta a captare il Male da ogni angolo della terra, e la sua funzione è di spargerlo in giro per il resto della penisola.
In ognuno dei flagelli che opprimono la patria ci si trova sempre sotto la mano torinese.
A cominciare dall'Unità Nazionale? Naturalmente.
E poi la prima automobile, i primi consigli di fabbrica, il, cinema, la prima stazione radio, la televisione, gli intellettuali, i sociologi, il libro "Cuore", il cioccolatino di lusso, ecc., insomma tutto.
Sembra una città straniera che odia il resto d'Italia e manda i suoi messaggi maledetti a diffondervi ogni più abominevole trovata.

(Fruttero e Lucentini)

Immagino che Fruttero e Lucentini volessero fare dell'ironia, ma - fatti salvi i cioccolatini - hanno detto qualcosa di vero.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda de la cerda » sabato 12 marzo 2011, 10:52

Quando Fruttero e Lucentini scrissero La Donna della Domenica i maestri cioccolatai delle altre regioni italiane non erano ancora divenuti famosi... [cheers.gif]
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Bottacin Arturo » sabato 12 marzo 2011, 11:57

Quando fu Fatto il Regno d'Italia, Cavour disse "Abbiamo fatto l'Italia ora bisogna fare gli italiani..." cito a memoria mi si scusi se nn è corretto, ma gli italiani sono stati fatti o sono ancora in Fieri? o come si diceva a Trento Itagliani col gl!! Meditate gente...

Tra tanti tricolori sventolerà qualche tricolore del Regno oppure è vietato ricordare che l'Italia l'hanno fatta i Savoia, mentre pare l'abbia fatta solo Garibaldi. [ops.gif]
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Franco Benucci » domenica 13 marzo 2011, 0:10

Bottacin Arturo ha scritto:Quando fu Fatto il Regno d'Italia, Cavour disse "Abbiamo fatto l'Italia ora bisogna fare gli italiani..." cito a memoria mi si scusi se nn è corretto, ma gli italiani sono stati fatti o sono ancora in Fieri? o come si diceva a Trento Itagliani col gl!! Meditate gente...
Tra tanti tricolori sventolerà qualche tricolore del Regno oppure è vietato ricordare che l'Italia l'hanno fatta i Savoia, mentre pare l'abbia fatta solo Garibaldi.


Riporto da http://www.corrispondenzaromana.it/ per approfondire la meditazione e mettere qualche puntino sulle y
EDITORIALE: il Risorgimento e la crisi dell’identità italiana
CR n.1182 del 12/3/2011
Mercoledì 09 Marzo 2011 11:15
«L’Italia è fatta, restano a fare gli italiani». Ecco la frase più nota della storia italiana, pronunciata negli stessi giorni fatali dell’unificazione da uno dei suoi più intelligenti protagonisti, Massimo d’Azeglio, e già disincantato critico.
Non è facile spiegare quanta profonda verità vi fosse in questa affermazione, che ancora oggi costituisce una fonte di riflessioni e dibattiti fra storici e politologi. In questa audace e provocatoria frase si racchiude in nuce tutta la problematica della Rivoluzione italiana: l’unificazione non era stata attuata proprio in quanto gli italiani già c’erano e soffrivano perché senza patria? I moti, i complotti, le congiure, gli attentati, le guerre, non erano stati fatti per liberare gli italiani da intollerabile e brutale oppressione straniera e indigena?

Inoltre, altra non secondaria questione: gli italiani “si fanno”? Un popolo lo si crea con le guerre e i plebisciti, o un popolo esiste già di per sé? E se si arriva a sentire un’esigenza come quella espressa dal d’Azeglio (quali ne possano essere le motivazioni e al di là dell’aspetto provocatorio), non se ne deve concludere forse che l’unificazione non è stata voluta e sentita dalle popolazioni italiane ma è stata loro imposta da una ristretta élite politica e sociale?

Come si può notare, in tali questioni si ritrovano le principali cause di disfunzione che da 150 anni lacerano la società e la storia nazionale; e in particolare se ne riscontra, nell’immediato, una su tutte, la più grave, la più irrisolta: la divisione del nostro popolo. Proprio il principio stesso di “dover fare gli italiani” dimostra che si era volutamente rinnegata la millenaria identità italiana in nome di una strada nuova, antitetica alla vera civiltà italica, quindi sovversiva.

Si era scelto insomma di rinnegare e distruggere la vera Italia (che infatti i protagonisti del Risorgimento – e con loro nei decenni seguenti tutti i risorgimentisti – chiamavano “La vecchia Italia”) in nome de “La nuova Italia”. Vale a dire, un’Italia non più universale, non più cattolica, di lì a poco neanche più monarchica; insomma, non più “romana” e, quindi, non più “italiana”. Occorreva insomma “fare gli italiani”, come se non esistessero già da sempre, ovvero diversi da come essi da sempre erano e volevano restare.

In questi ultimi decenni è iniziato (e si sta sviluppando in maniera sempre più intensa e coinvolgente) un riesame storico degli eventi – e dei loro protagonisti – che condussero all’unificazione nazionale italiana e delle conseguenze del processo risorgimentale sulla storia nazionale del XX secolo. Un nucleo sempre più numeroso di cattedratici, storici e politologi ha cominciato a mettere in discussione determinati aspetti e specifici momenti del Risorgimento italiano che troppo facilmente erano stati codificati dalle correnti storiografiche dominanti – e quindi presentati per decenni a generazioni di italiani – come assunti indiscutibili, sui quali poi si è voluto fondare l’“immaginario collettivo” del popolo italiano per quanto concerne il proprio Stato nazionale.

In particolare, vi sono alcuni momenti ideali precisi e alcuni nodi storici più drammatici che maggiormente hanno interessato tali studiosi. Il primo fra questi ad attirare l’interesse degli storici è stato, fin dagli anni Sessanta, la rivolta delle popolazioni meridionali contro il processo unitario in difesa della Chiesa e della dinastia borbonica, il cosiddetto “brigantaggio” antiunitario, argomento ormai ricco di studi che lo approfondiscono ma che non smette certo di suscitare polemiche e divisioni fra gli esperti e anche fra i profani. Sulla stessa scia si situa il problema delle insorgenze antigiacobine, che avvennero a seguito dell’invasione napoleonica: ormai, da “argomento tabù” della nostra storia, realmente boicottato e mistificato per decenni, negli ultimi anni è divenuto una pagina fra le più coinvolgenti.

Negli ultimissimi anni, poi, sono fioriti anche studi, di matrice cattolica, finalizzati a ripresentare il processo risorgimentale sotto l’aspetto specifico della guerra alla Chiesa condotta sotto la veste eroica dell’unificazione nazionale. La guerra alla Chiesa Cattolica e alle tradizioni locali condotta dal Risorgimento aveva come scopo la morte non del Papato come Stato Pontificio al fine dell’unificazione, bensì del Papato come Chiesa Cattolica, come molti fra i più noti e meno noti protagonisti di quei giorni ebbero sempre a dichiarare pubblicamente e a testimoniare con le loro azioni: è stata una guerra condotta senza scrupoli di sorta, che ha ferito nel profondo l’identità cattolica degli italiani.
Ma, dagli anni Ottanta, anche altri aspetti del movimento unitario e dell’Italia postunitaria e del XX secolo sono stati riesaminati da vari autori e storici, sovente non cattolici – sebbene non anticattolici – (settarismo terroristico mazziniano, la farsa dei plebisciti, la corruzione endemica, l’emigrazionismo, il nazionalismo, e quindi la Grande Guerra, il fascismo figlio del Risorgimento, l’8 settembre e la “morte della patria”, la guerra civile e l’odio ideologico, ecc., fino ai giorni nostri).

La conclusione, in diverse maniere e per differenti vie, è sempre risultata però la medesima: la costatazione della mancata reale unità degli italiani, vale a dire quella del fallimento palese di ciò che fu lo scopo stesso del Risorgimento, la creazione di una nuova identità nazionale per gli italiani. È un intero mondo culturale e ideologico che inizia a vacillare, sotto la spinta della necessità e del desiderio che la verità sulla storia del nostro popolo sia finalmente conosciuta da tutti. (Massimo Viglione)
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda fabrizio guinzio » domenica 13 marzo 2011, 15:05

E' molto bello il fatto che gli italiani si mettano così in discussione. Anche gli israeliti lo fanno: è là uscito un volume che afferma che gli ebrei alias israeliti non sono mai esistiti, non esistono e mai esisteranno(scritto da un professore universitario, ebreo israeliano docente in locale università). Se lo fa il vecchio popolo eletto, e bene che lo facciamo anche noi! Ciao, e grazie a tutti per il dibattito,
Ultima modifica di fabrizio guinzio il martedì 15 marzo 2011, 17:19, modificato 1 volta in totale.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 13 marzo 2011, 15:33

(...) Proprio il principio stesso di “dover fare gli italiani” dimostra che si era volutamente rinnegata la millenaria identità italiana in nome di una strada nuova, antitetica alla vera civiltà italica, quindi sovversiva.

Si era scelto insomma di rinnegare e distruggere la vera Italia (che infatti i protagonisti del Risorgimento – e con loro nei decenni seguenti tutti i risorgimentisti – chiamavano “La vecchia Italia”) in nome de “La nuova Italia”. Vale a dire, un’Italia non più universale, non più cattolica, di lì a poco neanche più monarchica; insomma, non più “romana” e, quindi, non più “italiana”. Occorreva insomma “fare gli italiani”, come se non esistessero già da sempre, ovvero diversi da come essi da sempre erano e volevano restare.

In questi ultimi decenni è iniziato (e si sta sviluppando in maniera sempre più intensa e coinvolgente) un riesame storico degli eventi – e dei loro protagonisti – che condussero all’unificazione nazionale italiana e delle conseguenze del processo risorgimentale sulla storia nazionale del XX secolo. Un nucleo sempre più numeroso di cattedratici, storici e politologi ha cominciato a mettere in discussione determinati aspetti e specifici momenti del Risorgimento italiano che troppo facilmente erano stati codificati dalle correnti storiografiche dominanti – e quindi presentati per decenni a generazioni di italiani – come assunti indiscutibili, sui quali poi si è voluto fondare l’“immaginario collettivo” del popolo italiano per quanto concerne il proprio Stato nazionale.

In particolare, vi sono alcuni momenti ideali precisi e alcuni nodi storici più drammatici che maggiormente hanno interessato tali studiosi. Il primo fra questi ad attirare l’interesse degli storici è stato, fin dagli anni Sessanta, la rivolta delle popolazioni meridionali contro il processo unitario in difesa della Chiesa e della dinastia borbonica, il cosiddetto “brigantaggio” antiunitario, argomento ormai ricco di studi che lo approfondiscono ma che non smette certo di suscitare polemiche e divisioni fra gli esperti e anche fra i profani. Sulla stessa scia si situa il problema delle insorgenze antigiacobine, che avvennero a seguito dell’invasione napoleonica: ormai, da “argomento tabù” della nostra storia, realmente boicottato e mistificato per decenni, negli ultimi anni è divenuto una pagina fra le più coinvolgenti.

Negli ultimissimi anni, poi, sono fioriti anche studi, di matrice cattolica, finalizzati a ripresentare il processo risorgimentale sotto l’aspetto specifico della guerra alla Chiesa condotta sotto la veste eroica dell’unificazione nazionale. La guerra alla Chiesa Cattolica e alle tradizioni locali condotta dal Risorgimento aveva come scopo la morte non del Papato come Stato Pontificio al fine dell’unificazione, bensì del Papato come Chiesa Cattolica, come molti fra i più noti e meno noti protagonisti di quei giorni ebbero sempre a dichiarare pubblicamente e a testimoniare con le loro azioni: è stata una guerra condotta senza scrupoli di sorta, che ha ferito nel profondo l’identità cattolica degli italiani.(...)
(Massimo Viglione)

Ringrazio Franco Benucci per l’articolo che ci ha proposto, che ha il raro pregio di mostrare un lato del Risorgimento e quindi dell’Unità spesso e volentieri censurato.

Ebbene si, qualche puntino sulle y va messo :
L’anticlericalismo piemontese che sfociò nella cacciata dei Gesuiti del 1848, l’abolizione degli Ordini religiosi del 1855, la legge Siccardi del 1850 fu solo il preludio dei grandi sconvolgimenti che la Massoneria ordì per cambiare i connotati dell’Italia costruendo a tavolino una nazione e “ liberarsi” dell’antica identità culturale cristiana fedele al papato : tentativo perfettamente riuscito di “prendere due piccioni con una fava “.

Non rivelo certo misteri e non faccio fantapolitica se sottolineo che i maggiori artefici dell’unificazione furono gli arcinoti frammassoni “padri della Patria” , la Loggia inglese con il suo grazioso cadeau a Garibaldi da tre milioni di franchi francesi, convertite in piastre turche ed un pugno di ufficiali duo-siciliani venduti .

I “ veri/vecchi” Italiani non erano da fare, sono sempre esistiti, ovviamente con le loro diversità e peculiarità .
Come Italiani (sic) venivano identificati i soldati veneziani , marchigiani , genovesi , piemontesi, siciliani e napoletani imbarcati sulle galere che combatterono a Lepanto , accanto a Spagnoli, Tedeschi , Greci ed è per mezzo della lingua italiana (sic) che comunicavano tra loro oralmente e per scritto .

Fabbricata la” nuova” Italia, per fabbricare i “nuovi” Italiani occorse un grosso sforzo egemonico da parte della massoneria di Crispi e Carducci : ridisegnare una nuova scuola pubblica (dopo aver depredato e demolito quella di tradizione e cultura cristiana assieme al suo storico ruolo educativo ).

A questo punto mi sorge una domanda ( in verità molto oziosa ) chissà chi, mezzo secolo dopo, avrà soffiato sul fuoco della Grande Guerra per eliminare l’ultimo residuo del Sacro Romano Impero e ridisegnare ( sempre a tavolino ) la mappa dell’Europa ?
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda fabrizio guinzio » domenica 13 marzo 2011, 23:26

Non dimenticando che "anche i credenti issarono il tricolore", titolo della recensione sul quotidiano "La Stampa" del libro del gesuita Giovanni Sale intitolato "L'unità d'Italia e la Santa Sede", Jaca Book editore. L'argomento è il contributo liberale e riformista di Rosmini e Gioberti, la fede come cemento e riscatto della nazione. Ciao,
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda Pantheon » lunedì 14 marzo 2011, 11:50

adj ha scritto:
de la cerda ha scritto:Torino è la più pronta a captare il Male da ogni angolo della terra, e la sua funzione è di spargerlo in giro per il resto della penisola.
In ognuno dei flagelli che opprimono la patria ci si trova sempre sotto la mano torinese.
A cominciare dall'Unità Nazionale? Naturalmente.
E poi la prima automobile, i primi consigli di fabbrica, il, cinema, la prima stazione radio, la televisione, gli intellettuali, i sociologi, il libro "Cuore", il cioccolatino di lusso, ecc., insomma tutto.
Sembra una città straniera che odia il resto d'Italia e manda i suoi messaggi maledetti a diffondervi ogni più abominevole trovata.

(Fruttero e Lucentini)

Immagino che Fruttero e Lucentini volessero fare dell'ironia, ma - fatti salvi i cioccolatini - hanno detto qualcosa di vero.


[sorry.gif]
Guarda che se consumati troppo provocano la gastrite..... [arf2.gif]
Saluti.
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda adj » lunedì 14 marzo 2011, 11:54

de la cerda ha scritto:Quando Fruttero e Lucentini scrissero La Donna della Domenica i maestri cioccolatai delle altre regioni italiane non erano ancora divenuti famosi... [cheers.gif]

Intendevo dire che i cioccolatini sono l'unica cosa positiva.
adj
 

Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda de la cerda » martedì 15 marzo 2011, 10:56

Intendevo dire che i cioccolatini sono l'unica cosa positiva

De gustibus ...
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Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda adj » martedì 15 marzo 2011, 11:13

de la cerda ha scritto:
Intendevo dire che i cioccolatini sono l'unica cosa positiva

De gustibus ...

...e non bastano a addolcire tutto il resto.
Ma, per l'appunto, è questione di palato. :(
adj
 

Re: 150° Anno dell'unità d'Italia

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 15 marzo 2011, 17:24

Beh, anche le auto fatte a Torino non sono male! E qui è questione di manico, non di gola. L'ultima volta che sono venuto in città, sinceramente ho apprezzato tantissime cose in altrettanti settori. Ciao,
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