"More nobilium"

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Re: "More nobilium"

Messaggioda Delehaye » martedì 17 marzo 2015, 9:48

Punti di vista ... Allora io sono nobile!!!! Basta applicare ciò che affermi. Todos nobles!
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: "More nobilium"

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 17 marzo 2015, 10:18

Alessio Bruno Bedini ha scritto: (...) Eppure esisteva in perpetuo e anche dopo alcune generazioni che si era persa, poteva essere recuperata.
Con tutte le eccezioni del caso naturalmente, ma in linea di massima era cosi..


Quoto al 101% .
I patrizi veneziani non perdevano status e privilegi neppure quando condannati a morte , vivano i loro ultimi giorni di prigione in dignità e muniti di conforto, e venivano giustiziati in piazza S. Marco , sul patibolo eretto tra le due colonne per mezzo di decapitazione , al posto dell'usuale impiccagione o mazzolamento oppure squartamento, riservato ai non nobili .
Veniva loro graziato il taglio della mano destra ( da essere appesa al collo ),il tormento dello strappo della carne con tenaglie su una zattera lungo il Canal Grande ed il successivo trascinamento del corpo , legato alla coda di un cavallo al galoppo fino al patibolo.

I loro figli potevano tranquillamente sedere in Maggior Consiglio perché era punita la persona del reo, non la famiglia la quale manteneva intatto lo status nobiliare.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Delehaye » martedì 17 marzo 2015, 10:31

Qualche centinaio di patrizi veneti non sono la nobiltà mondiale.

Evito poi di descrivere come nella fine del '400 i nobili anti aragonesi napoletani furono massacrati..
e come finì per molti di loro la nobiltà... Ma come sempre ci dobbiamo rapportare al luogo ed ai tempi. Senza dinenticarci che la perdita della nobiltà é cosa prevista in tutte le legislazioni nobiliari da sempre!
Ultima modifica di Delehaye il martedì 17 marzo 2015, 10:43, modificato 1 volta in totale.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 17 marzo 2015, 10:36

Delehaye ha scritto:Punti di vista ... Allora io sono nobile!!!! Basta applicare ciò che affermi. Todos nobles!

Purtroppo la tua famiglia non ha ricevuto il coup de baguette magique, ossia il riconoscimento da parte dell'autorità.
Era questo il discriminante anzitutto.
Certamente poi occorreva mantenere un certo livello sociale ma senza il primario riconoscimento non c'era nobiltà.
Almeno in età moderna.

Poi come abbiamo visto per i Malatesta nel medioevo le cose erano diverse e si poteva essere nobili anche prendendo manu militari la signoria di una città.
In età moderna questa cosa non è più possibile e chi prova a fare colpi di stato o rivolte finisce inevitabilmente a Piazza Mercato con un leggero mal di testa .. ;)
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Delehaye » martedì 17 marzo 2015, 10:38

Che confusione... Ahahahah... Adesso ci vuole il riconoscimento regio?
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 17 marzo 2015, 10:40

Delehaye ha scritto:Che confusione... Ahahahah... Adesso ci vuole il riconoscimento regio?


Attento!
Non ho detto "riconoscimento regio" bensì "riconoscimento dell'autorità".
L'autorità preposta poteva essere l'università (in antico) o il sovrano nel regno di Napoli mentre il consiglio decurionale nello stato Pontificio e altre in altri stati.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Delehaye » martedì 17 marzo 2015, 10:48

o NESSUNA AUTORITÀ come afferma strenuamente Valerio!!!! Io e la mia famiglia siam nobili perché per 5 secoli ininterrottamente abbiamo vissuto more nobilium esercitato alte cariche pubbliche amministrative giudiziarie militari ed ecclesiastiche, oltre ad avere cultura e censo più che adeguati! E sottolineo 5 secoli ininterrotti... Ma anche se fossero state solo 3 generazioni passate ed oggi io sono un poveraccio tagliagole: Sono nobile comunque!
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 17 marzo 2015, 11:14

A parte il fatto che molti nobili erano veri tagliagole ;) il comune requisito in molti Stati preunitari era appunto il riconoscimento dell'autorità preposta.
Poi non sono a conoscenza di stati in cui bastava l'auto-riconoscimento.
Infine per quanto riguarda l'oggi sei liberissimo di sentirti Duca, Principe o Imperatore e nessuno potrà dirti nulla dato che la nobiltà non è riconosciuta dallo Stato Italiano..
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Re: "More nobilium"

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 17 marzo 2015, 13:28

Non mi pare di aver mai asserito che si diventi nobile senza l'intervento di alcuna autorità ( F.H.) e neppure che non si possa essere riconosciuti nobili per autoconvincimento... ci mancherebbe altro.
Forse non mi sono spiegato bene .
La nobiltà di diritto è tipica di famiglie che ebbero titoli e trattamenti concessi o riconosciuti, anche in epoche diverse da F.H.
quella che alcuni studiosi considerano "di diritto" è espressione di una distinzione di precedente /antica concessione , pacificamente riconosciuta dai nobili e non, che in un contesto istituzionale o politico mutato, non chiesero o ottennero il riconoscimento formale per svariati motivi:
Tipici esempi sono il barone siciliano che non volle mai accettare l'autorità sabauda o l' austero ufficiale di di antica e provata nobiltà , che si vide richiedere dalla Consulta Araldica del R.d.I. tutti i documenti genealogici del casato per poter fregiarsi del titolo e si rifiutò tassativamente raccoglierli.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda malgoth » martedì 17 marzo 2015, 13:47

GENS VALERIA ha scritto: ...Tipici esempi sono il barone siciliano che non volle mai accettare l'autorità sabauda o l' austero ufficiale di di antica e provata nobiltà , che si vide richiedere dalla Consulta Araldica del R.d.I. tutti i documenti genealogici del casato per poter fregiarsi del titolo e si rifiutò tassativamente raccoglierli.
...

...o, altro esempio, quelle famiglie tirolesi (Austria) di antica nobiltà imperiale che si "ritrovarono" in Italia... [arf2.gif]
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Re: "More nobilium"

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 17 marzo 2015, 14:19

Il problema che affligge Delehaye e su alcune questione anche il sottoscritto, riguarda appunto il riconoscimento della nobiltà e il suo perdurare.
Se tu Sergio mi confermi che non esiste una "nobiltà autoproclamatasi" e che è sempre necessario l'intervento di una F.H. (sia essa il sovrano o il Papa o un consiglio cittadino di nobili o patrizi o anche solo l'accettazione della nobiltà locale o dei sovrani confinanti et similia), questo significa che per quanto una famiglia possieda i requisiti tipici dei nobili (vive more nobilium da generazioni, è ricca, ha influenza, ha ricoperto cariche pubbliche...), fino a quando non ottiene il riconoscimento dello status nobiliare dalla F.H. (ripeto, sia essa il sovrano, ma anche la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino da parte dei nobili locali o il trattamento dei regnanti confinanti ai Malatesta del ruolo di "Signore" :) ) non si è nobili. Pertanto se serve quindi un'azione esterna alla famiglia, significa che lo status è qualcosa di "concesso", non un diritto naturale e inalienabile, perché altrimenti sarebbe appunto automatico, naturale e non necessitante di un'azione di terzi (vuoi il brevetto del sovrano, vuoi la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino...).
A questo punto, come l'Autorità inserisce la famiglia Pinco Pallo nel ceto nobiliare (vuoi con brevetto del sovrano, vuoi con la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino) e quindi ti concede determinati diritti doveri a seguito di tale inserimento, allo stesso tempo tale Autorità può toglierti da quel ceto nobiliare (vuoi con atto regio, vuoi tramite esilio o espulsione dal consiglio nobiliare cittadino). Se il consiglio nobiliare di Lucca domani decidesse che la famiglia Pinco Pallo per x motivi (reati, perdita di influenza...) è espulsa dal consiglio nobiliare e/o esiliata dalla città, quella famiglia non è più nobile, perché l'Autorità non le riconosce più il suo status, non le concede più i diritti di quello status. Poi tu puoi andare in giro a raccontare di essere discendente di avi nobili, puoi lamentarti finché vuoi, ma se l'Autorità che legifera a riguardo non ti riconosce più lo status nobiliare, tu non sei più nobile.
Così vale per il cambio di Autorità sovrana. Se nella città sovrana di Cuneo il governo è gestito da un consiglio di famiglie a cui è riconosciuto lo status nobiliare (perché sono loro stesse l'Autorità sovrana) con specifici diritti/doveri (c'è una legislazione cittadina che prevede norme a riguardo con privilegi sulle tasse et similia) e se tale città è conquistata da un altro Stato che spazza via la legislazione e il governo locale, quelle famiglie, dopo il cambio di governo, se non c'è un provvedimento specifico dell'Autorità sovrana "nuova", non sono più nulla, non fanno più parte del ceto nobiliare né sono destinatari di specifici diritti poiché la loro posizione nobiliare esisteva non in virtù di un diritto naturale, ma perché esisteva una legislazione nobiliare emanata da un'Autorità sovrana (in quel caso il loro stesso consiglio cittadino oppure un provvedimento di un Re et similia) che prevedeva lo status nobiliare e li aveva riconosciuti nobili. In mancanza di tale legislazione e di tale Autorità, loro non sono più nobili ma al massimo discendenti di avi che furono nobili :) E se ancora in vita quegli stessi nobili, al massimo possono essere dei "pensionati nobili" [arf2.gif] (perdonami la battuta).
Tutto il contendere è solo su questo: se la nobiltà, per essere tale, deve essere riconosciuta da un'Autorità, significa che non è diritto naturale, non è automatica, non è autoproclamata e di conseguenza come deve ottenere il riconoscimento, così il riconoscimento lo si può perdere vuoi perché te lo toglie l'Autorità che te lo ha concesso o perché cambia la legislazione e/o l'Autorità sovrana locale. Questa almeno è la mia posizione considerando la nobiltà uno status obbligatoriamente pubblico e destinatario di diritti/doveri da parte della legislazione e dell'Autorità e quindi in assenza di tale riconoscimento pubblico non posso considerare permanente e valido tale status.

P.S. Io poi non sono così rigido per cui pretendo che ci sia uno scritto formale e ufficiale dell'Autorità per dichiarare una famiglia nobile, ma accetto che debba essere valutato anche il contesto. Cioè, per me è ovvio che i Malatesta furono nobili anche se magari manca, per il primo periodo, un "brevetto" di un sovrano che conceda loro un titolo. Ma è sufficiente che loro ricoprissero quel ruolo tipico del ceto nobiliare del loro periodo, che fossero riconosciuti dai sovrani e dai confinanti come "Signori" (quindi dominus, quindi padroni, quindi governanti) del loro territorio, che andando in visita a Milano fossero ricevuti quali "Signori di Rimini": tutte queste situazioni fungono da "riconoscimento" da parte dell'Autorità della loro posizione (a parte il fatto che loro stessi erano autorità nel loro territorio). E' però altrettanto consequenziale che nel momento in cui perdono la signoria (per "x" motivi: dalla sconfitta militare...), perdono anche il loro status a meno che lo stesso non gli sia riconosciuto dalla nuova Autorità e legislazione locale.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 17 marzo 2015, 14:41

T.G.Cravarezza ha scritto:Il problema che affligge Delehaye e su alcune questione anche il sottoscritto, riguarda appunto il riconoscimento della nobiltà e il suo perdurare.
Se tu Sergio mi confermi che non esiste una "nobiltà autoproclamatasi" e che è sempre necessario l'intervento di una F.H. (sia essa il sovrano o il Papa o un consiglio cittadino di nobili o patrizi o anche solo l'accettazione della nobiltà locale o dei sovrani confinanti et similia), questo significa che per quanto una famiglia possieda i requisiti tipici dei nobili (vive more nobilium da generazioni, è ricca, ha influenza, ha ricoperto cariche pubbliche...), fino a quando non ottiene il riconoscimento dello status nobiliare dalla F.H. (ripeto, sia essa il sovrano, ma anche la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino da parte dei nobili locali o il trattamento dei regnanti confinanti ai Malatesta del ruolo di "Signore" :) ) non si è nobili.


Il termine "concessione" va bene per la nobiltà di Grazia.
Per la nobiltà di giustizia sarebbe più esatto il termine "riconoscimento".

T.G.Cravarezza ha scritto:Pertanto se serve quindi un'azione esterna alla famiglia, significa che lo status è qualcosa di "concesso", non un diritto naturale e inalienabile, perché altrimenti sarebbe appunto automatico, naturale e non necessitante di un'azione di terzi (vuoi il brevetto del sovrano, vuoi la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino...).


Certamente serviva "l'azione esterna".
Ciò però non toglie che una vota ottenuto questo "colpo di bacchetta magica" il diritto diventava ereditario e inalienabile.
Non serviva un'altra "azione esterna".

T.G.Cravarezza ha scritto:A questo punto, come l'Autorità inserisce la famiglia Pinco Pallo nel ceto nobiliare (vuoi con brevetto del sovrano, vuoi con la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino) e quindi ti concede determinati diritti doveri a seguito di tale inserimento, allo stesso tempo tale Autorità può toglierti da quel ceto nobiliare (vuoi con atto regio, vuoi tramite esilio o espulsione dal consiglio nobiliare cittadino). Se il consiglio nobiliare di Lucca domani decidesse che la famiglia Pinco Pallo per x motivi (reati, perdita di influenza...) è espulsa dal consiglio nobiliare e/o esiliata dalla città, quella famiglia non è più nobile, perché l'Autorità non le riconosce più il suo status, non le concede più i diritti di quello status. Poi tu puoi andare in giro a raccontare di essere discendente di avi nobili, puoi lamentarti finché vuoi, ma se l'Autorità che legifera a riguardo non ti riconosce più lo status nobiliare, tu non sei più nobile.


Ne abbiamo discusso altre volte.
Ciò che l'autorità faceva è togliere il brevetto, il titolo, l'ammissione ai seggi ma MAI alcuna autorità ha tolto la nobiltà.
Occorre riflettere su questa cosa perché è l'ulteriore dimostrazione che la nobiltà nessuno poteva distruggerla.
La nobiltà è la storia e la storia non si cancella(va).

T.G.Cravarezza ha scritto:Così vale per il cambio di Autorità sovrana. Se nella città sovrana di Cuneo il governo è gestito da un consiglio di famiglie a cui è riconosciuto lo status nobiliare (perché sono loro stesse l'Autorità sovrana) con specifici diritti/doveri (c'è una legislazione cittadina che prevede norme a riguardo con privilegi sulle tasse et similia) e se tale città è conquistata da un altro Stato che spazza via la legislazione e il governo locale, quelle famiglie, dopo il cambio di governo, se non c'è un provvedimento specifico dell'Autorità sovrana "nuova", non sono più nulla, non fanno più parte del ceto nobiliare né sono destinatari di specifici diritti poiché la loro posizione nobiliare esisteva non in virtù di un diritto naturale, ma perché esisteva una legislazione nobiliare emanata da un'Autorità sovrana (in quel caso il loro stesso consiglio cittadino oppure un provvedimento di un Re et similia) che prevedeva lo status nobiliare e li aveva riconosciuti nobili. In mancanza di tale legislazione e di tale Autorità, loro non sono più nobili ma al massimo discendenti di avi che furono nobili :) E se ancora in vita quegli stessi nobili, al massimo possono essere dei "pensionati nobili" [arf2.gif] (perdonami la battuta).
Tutto il contendere è solo su questo: se la nobiltà, per essere tale, deve essere riconosciuta da un'Autorità, significa che non è diritto naturale, non è automatica, non è autoproclamata e di conseguenza come deve ottenere il riconoscimento, così il riconoscimento lo si può perdere vuoi perché te lo toglie l'Autorità che te lo ha concesso o perché cambia la legislazione e/o l'Autorità sovrana locale. Questa almeno è la mia posizione considerando la nobiltà uno status obbligatoriamente pubblico e destinatario di diritti/doveri da parte della legislazione e dell'Autorità e quindi in assenza di tale riconoscimento pubblico non posso considerare permanente e valido tale status.


Ne abbiamo già parlato anche di questo.
L'ereditarietà della nobiltà era un punto focale.
Nel diritto sono ereditari beni e diritti.
Ebbene la nobiltà era sia un bene sia un diritto.

Abbiamo anche visto che il diritto si poteva perdere ma la perdita non era mai definitiva se si riusciva a dimostrare il contrario.
In questo senso il diritto era inalienabile.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 17 marzo 2015, 15:26

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Ne abbiamo discusso altre volte.
Ciò che l'autorità faceva è togliere il brevetto, il titolo, l'ammissione ai seggi ma MAI alcuna autorità ha tolto la nobiltà.
Occorre riflettere su questa cosa perché è l'ulteriore dimostrazione che la nobiltà nessuno poteva distruggerla.
La nobiltà è la storia e la storia non si cancella(va).

Proprio perché ne abbiamo già discusso non ritorno sull'argomento di cui ho già espresso il mio pensiero.
Rispondo solo a questo. Il fatto che non ci sia un provvedimento formale di cancellazione della nobiltà non significa che de facto e negli effetti tale status non lo si potesse perdere. Cioè, se in una città sovrana con consiglio nobiliare la famiglia X fosse espulsa dal consiglio o esiliata (ad esempio Dante), può anche non esserci un documento dell'Autorità cittadina che dichiara che la famiglia Alighieri non è più nobile, ma de facto è così, perché la nobiltà era data dall'ammissione della famiglia al Consiglio cittadino, dal suo riconoscimento pubblico, dal godimento di specifici diritti (economici, protocollari...) e dall'obbligo a specifici doveri (presenza nel consiglio, partecipazione...). Nel momento in cui viene meno tale partecipazione, nel momento in cui la famiglia è espulsa dalla città, è consequenziale che non appartenga più al ceto nobiliare perché non gode più di quei diritti (o magari, come in alcuni casi storici, non ha "tutti" quei diritti), non è più tenuta a quei doveri e non svolge più il ruolo deputato alla nobiltà locale. Se poi quella famiglia va in altra città e l'altra città decide di inserirla nel ceto nobile, benissimo, tale città, per l'Autorità che le compete, può farlo, ma non lo farà in virtù di un diritto inalienabile di quella famiglia, ma perché quella famiglia risponde ai requisiti utili a quella città per essere ammessa nel ceto nobiliare e sarà ammessa a totale discrezione del consiglio di quella città. Insomma, la discriminante non sarà "solo" la nobiltà passata, quanto l'utilità che quella famiglia dimostrerà per la nuova Autorità. Che poi ci fossero famiglie che persero magari la ricchezza ma mantennero la posizione nobiliare, non inficia il mio discorso perché comunque spesso svolgevano ancora il loro ruolo, mantenevano la loro influenza, partecipavano comunque alle sedute del consiglio.... insomma, erano nobili perché tali erano riconosciuti pubblicamente e ne godevano diritti e doveri. Ma se una di quelle famiglie fosse stata espulsa dal Consiglio o non potendo adempiere ai doveri richiesti non potesse più svolgere quanto richiesto per la sua posizione, è inevitabile che, pur in assenza di un documento di privazione della nobiltà, essa non possa più essere considerata famiglia nobile proprio perché non corrisponde più a quanto previsto per quello status.
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Re: "More nobilium"

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » martedì 17 marzo 2015, 16:08

Nel momento in cui viene meno tale partecipazione, nel momento in cui la famiglia è espulsa dalla città, è consequenziale che non appartenga più al ceto nobiliare perché non gode più di quei diritti (o magari, come in alcuni casi storici, non ha "tutti" quei diritti), non è più tenuta a quei doveri e non svolge più il ruolo deputato alla nobiltà locale. Se poi quella famiglia va in altra città e l'altra città decide di inserirla nel ceto nobile, benissimo, tale città, per l'Autorità che le compete, può farlo, ma non lo farà in virtù di un diritto inalienabile di quella famiglia, ma perché quella famiglia risponde ai requisiti utili a quella città per essere ammessa nel ceto nobiliare e sarà ammessa a totale discrezione del consiglio di quella città. Insomma, la discriminante non sarà "solo" la nobiltà passata, quanto l'utilità che quella famiglia dimostrerà per la nuova Autorità. Che poi ci fossero famiglie che persero magari la ricchezza ma mantennero la posizione nobiliare, non inficia il mio discorso perché comunque spesso svolgevano ancora il loro ruolo, mantenevano la loro influenza, partecipavano comunque alle sedute del consiglio.... insomma, erano nobili perché tali erano riconosciuti pubblicamente e ne godevano diritti e doveri. Ma se una di quelle famiglie fosse stata espulsa dal Consiglio o non potendo adempiere ai doveri richiesti non potesse più svolgere quanto richiesto per la sua posizione, è inevitabile che, pur in assenza di un documento di privazione della nobiltà, essa non possa più essere considerata famiglia nobile proprio perché non corrisponde più a quanto previsto per quello status.


Indubbiamente la discriminante per accogliere una famiglia nella nobiltà di una città diversa dalla propria non era solo il passato della famiglia.
Su questo possiamo anche essere d'accordo.
Però il passato era la "condicio sine qua non"
Allo stesso tempo quando si dimostrava di avere la nobiltà non c'era bisogno di un nuovo riconoscimento, un nuovo "colpo di bacchetta": valeva il riconoscimento primordiale.
Perché? Perché già si aveva il "diritto di sangue" (cosi si chiamava la nobiltà).
Anzi il riconoscimento primordiale più antico era e meglio era.
Era considerato importante avere un riconoscimenti di nobiltà che andasse molto indietro nel tempo..
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Re: "More nobilium"

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 17 marzo 2015, 17:27

T.G.Cravarezza ha scritto:Il problema che affligge Delehaye e su alcune questione anche il sottoscritto, riguarda appunto il riconoscimento della nobiltà e il suo perdurare.
Se tu Sergio mi confermi che non esiste una "nobiltà autoproclamatasi" e che è sempre necessario l'intervento di una F.H. (sia essa il sovrano o il Papa o un consiglio cittadino di nobili o patrizi o anche solo l'accettazione della nobiltà locale o dei sovrani confinanti et similia), questo significa che per quanto una famiglia possieda i requisiti tipici dei nobili (vive more nobilium da generazioni, è ricca, ha influenza, ha ricoperto cariche pubbliche...), fino a quando non ottiene il riconoscimento dello status nobiliare dalla F.H. (ripeto, sia essa il sovrano, ma anche la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino da parte dei nobili locali o il trattamento dei regnanti confinanti ai Malatesta del ruolo di "Signore" :) ) non si è nobili. Pertanto se serve quindi un'azione esterna alla famiglia, significa che lo status è qualcosa di "concesso", non un diritto naturale e inalienabile, perché altrimenti sarebbe appunto automatico, naturale e non necessitante di un'azione di terzi (vuoi il brevetto del sovrano, vuoi la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino...).
A questo punto, come l'Autorità inserisce la famiglia Pinco Pallo nel ceto nobiliare (vuoi con brevetto del sovrano, vuoi con la cooptazione nel consiglio nobiliare cittadino) e quindi ti concede determinati diritti doveri a seguito di tale inserimento, allo stesso tempo tale Autorità può toglierti da quel ceto nobiliare (vuoi con atto regio, vuoi tramite esilio o espulsione dal consiglio nobiliare cittadino). Se il consiglio nobiliare di Lucca domani decidesse che la famiglia Pinco Pallo per x motivi (reati, perdita di influenza...) è espulsa dal consiglio nobiliare e/o esiliata dalla città, quella famiglia non è più nobile, perché l'Autorità non le riconosce più il suo status, non le concede più i diritti di quello status. Poi tu puoi andare in giro a raccontare di essere discendente di avi nobili, puoi lamentarti finché vuoi, ma se l'Autorità che legifera a riguardo non ti riconosce più lo status nobiliare, tu non sei più nobile.
Così vale per il cambio di Autorità sovrana. Se nella città sovrana di Cuneo il governo è gestito da un consiglio di famiglie a cui è riconosciuto lo status nobiliare (perché sono loro stesse l'Autorità sovrana) con specifici diritti/doveri (c'è una legislazione cittadina che prevede norme a riguardo con privilegi sulle tasse et similia) e se tale città è conquistata da un altro Stato che spazza via la legislazione e il governo locale, quelle famiglie, dopo il cambio di governo, se non c'è un provvedimento specifico dell'Autorità sovrana "nuova", non sono più nulla, non fanno più parte del ceto nobiliare né sono destinatari di specifici diritti poiché la loro posizione nobiliare esisteva non in virtù di un diritto naturale, ma perché esisteva una legislazione nobiliare emanata da un'Autorità sovrana (in quel caso il loro stesso consiglio cittadino oppure un provvedimento di un Re et similia) che prevedeva lo status nobiliare e li aveva riconosciuti nobili. In mancanza di tale legislazione e di tale Autorità, loro non sono più nobili ma al massimo discendenti di avi che furono nobili :) E se ancora in vita quegli stessi nobili, al massimo possono essere dei "pensionati nobili" [arf2.gif] (perdonami la battuta).
Tutto il contendere è solo su questo: se la nobiltà, per essere tale, deve essere riconosciuta da un'Autorità, significa che non è diritto naturale, non è automatica, non è autoproclamata e di conseguenza come deve ottenere il riconoscimento, così il riconoscimento lo si può perdere vuoi perché te lo toglie l'Autorità che te lo ha concesso o perché cambia la legislazione e/o l'Autorità sovrana locale. Questa almeno è la mia posizione considerando la nobiltà uno status obbligatoriamente pubblico e destinatario di diritti/doveri da parte della legislazione e dell'Autorità e quindi in assenza di tale riconoscimento pubblico non posso considerare permanente e valido tale status.

P.S. Io poi non sono così rigido per cui pretendo che ci sia uno scritto formale e ufficiale dell'Autorità per dichiarare una famiglia nobile, ma accetto che debba essere valutato anche il contesto. Cioè, per me è ovvio che i Malatesta furono nobili anche se magari manca, per il primo periodo, un "brevetto" di un sovrano che conceda loro un titolo. Ma è sufficiente che loro ricoprissero quel ruolo tipico del ceto nobiliare del loro periodo, che fossero riconosciuti dai sovrani e dai confinanti come "Signori" (quindi dominus, quindi padroni, quindi governanti) del loro territorio, che andando in visita a Milano fossero ricevuti quali "Signori di Rimini": tutte queste situazioni fungono da "riconoscimento" da parte dell'Autorità della loro posizione (a parte il fatto che loro stessi erano autorità nel loro territorio). E' però altrettanto consequenziale che nel momento in cui perdono la signoria (per "x" motivi: dalla sconfitta militare...), perdono anche il loro status a meno che lo stesso non gli sia riconosciuto dalla nuova Autorità e legislazione locale.


Conosco molto bene la tua posizione e credo che tu conosca altrettanto bene la mia.

“L'autorità concede , l'autorità toglie quindi tutto è precario” questo assunto non è sempre valido , almeno non lo è nel campo nobiliare :
E' bene rammentare che attualmente , tramontata da secoli la valenza funzionale , da anni quella giuridica rimane oggi in Italia quella storico-culturale, quale autorità potrà mai censurarla ?

Tra i vari tipi di nobiltà italica ( già ceto dominante o dirigente ) che la storia ci ha tramandato , per semplificare ne prendiamo in considerazione due :
1) Nobiltà titolata
2) Nobiltà non titolata .

Abbiamo visto che la nobiltà titolata rappresenta una concessione di un sovrano ad un individuo per vari e svariati motivi , essa appartiene al sovrano, che la dà in licenza ( brevetto ) ad un individuo con la volontà che sia ereditabile ai discendenti , ciò all'infinito.
Possono succedere alcuni avvenimenti :

a) Siccome è affidata in licenza il sovrano si riprende titolo e predicato perché il nobile è caduto in disgrazia ai suoi occhi per qualche motivo , l'ha tradito, è diventato un criminale o, semplicemente, gli è diventato antipatico .

b) Morti sovrano e nobile titolato i discendenti ereditano le loro prerogative e titoli, da un punto di vista formale, nel bene e nel male, vale la regola a).

c) Dinastia e casata si rispettano e passano i secoli senza problemi.

d) Cambia la nuova autorità sovrana, la quale è disposta a avvallare la precedente concessione , che non è la propria , ma che ha predato assieme a molto altro al precedente sovrano da lui sconfitto e cacciato via.
Il nobile titolato , che fa ? Raccoglie i documenti genealogici richiesti , fa domanda in carta bollata , paga un bollettino di c.c.postale, riempie un questionario, alla fine rinnova la licenza ad un nuovo sovrano/concessionario ( nobiltà di diritto ) , oppure … si rifiuta per motivi di principio , perché titolo e predicato appartengono al sovrano in esilio o ai suoi discendenti , i quali per lui ed altri rappresentano gli autentici sovrani titolari / concessionari , non al predatore attuale.
Il nuovo sovrano non riconosce titolo e predicato ma il nobile , per gli aristocratici suoi pari e per gli abitanti del luogo non muta “status” ( nobiltà di fatto ) di nobile, in quanto egli non può legittimamente e moralmente rendere conto ad un saccheggiatore di ciò che ha avuto in gestione da un altro o dall'erede di altro legittimo sovrano detronizzato.

e) Con un referendum di risultato dubbio , cambia l'istituzione la repubblica se ne infischia della nobiltà tanto più che essa non vanta più autentici poteri e privilegi da secoli, ovvero non ha più valenza giuridico / funzionale , In questo caso il nostro nobile titolato non deve rendere conto a nulla né a nessuno e mantiene proprio “status nobiliare” ormai con semplice valore storico / culturale e lo trasmette ai propri eredi assieme a ciò che, a sua volta, ha ricevuto in eredità ovvero titolo e predicato.

La nobiltà non titolata ( patrizia , cittadina , decurionale ) non ha remota origine da una concessione sovrana, ma da auto-aggregazione di più famiglie per organizzare meglio il potere amministrativo , legislativo e giudiziario di una città , di un borgo , una regione , uno stato. É indipendente dal sovrano , spesso avversario o in guerra con esso.
Non mi soffermo su quello che ha rappresentato per l'Italia , perché è storia (anzi il patriziato ha fatto la Storia ) né sulle caratteristiche delle città-stato o delle repubbliche aristocratiche.
Per definizione, essendo soggetta a regole dettate da magistratura auto-prodotta e votata democraticamente ( ebbene sì ) si autogestisce e trasmette lo “ status “ generosamente, ovvero di padre in figlio all'infinito .

Facendo riferimento alla nobiltà titolata , non possono ovviamene essere presi in considerazione i punti a) , b) , c) in quanto non pertinenti, d ) è sostanzialmente in comune con i due tipi di nobiltà , quindi rimane e)

e) Il cambio ai vertici nazionali da parte di un sovrano, non può minimamente scalfire il diritto di tramettere in eredità il patrimonio non materiale ( storico e culturale ) . Un sovrano che detenga il potere potrebbe riconoscere in toto senza particolari prove nobiliari , interi patriziati , cosa successa per alcuni patriziati con l'unità d'Italia , oppure fare una cernita tra quelli che abbiano avuto caratteristiche compatibili , in questo caso possono essere richiesti alle famiglie nobili una sfilza di documenti ed attestati .

Dal mio punto di vista, la situazione non si discosta da quella considerata prima e quindi :
Il sovrano non può riconoscere la qualità di nobile in quanto non è concessa dalla corona, ma tramandata generosamente ( di padre in figlio ) non vi è quindi autorità ( monarchica oppure repubblicana ) che possa avere voce in capitolo nel negare una caratteristica o qualità intrinseca della famiglia ( esattamente come il cognome), l'autorità può solo riconoscerla o ignorarla:
se il mio cognome è Brambilla, nessuna autorità riconosciuta o meno , può mutarlo in Parodi ed mi chiamo Brambilla perché, pochi o molti secoli fa, tra la popolazione coeva, un mio antenato si distinse con quel cognome.




Non credo di convincere alcuno ( non ne ho autorevolezza e neppure è il mio compito ) spero solo di aver contribuito alla riflessione su un argomento molto ostico e comunque dibattuto.

Sergio de Mitri Valier
Ultima modifica di GENS VALERIA il mercoledì 18 marzo 2015, 12:05, modificato 1 volta in totale.
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