Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini
pierluigic ha scritto:Sto scrivendo un qualcosa coerentemente con le mie idee della funzione sociale della STORIA
domanda :
Se affermo che il concetto di nobilta' contiene valori anticristiani , cosa mi si puo' obiettare ?
Le chiese cristiane come si esprimono sull'uguaglianza degli uomini ?
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Tutti gli uomini, creati ad immagine dell'unico Dio e dotati di una medesima anima razionale, hanno la stessa natura e la stessa origine. Redenti dal sacrificio di Cristo, tutti sono chiamati a partecipare alla medesima beatitudine divina: tutti, quindi, godono di una eguale dignità.
https://www.vatican.va/archive/catechis ... 2a3_it.htm
( sempre molto cautela )
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In epoca medievale e moderna si credeva che in una pianta che aveva già dato molto frutto, sarebbero nati più facilmente altri frutti rispetto a piante che non avevano mai dato frutto.
Dunque la nobiltà di una famiglia significava che all'interno di quella famiglia già c'erano state persone con valori e sentimenti elevati.
Da questo ragionamento, che può essere anche condivisibile per buon senso, sono però venuti fuori altri pensieri non sempre cristianamente condivisibili.
9. Ultimamente conchiude, e dice che, per quello che dinanzi detto è (cioè che le vertudi sono frutto di nobilitade, e che Dio questa metta ne l’anima che ben siede), che ad alquanti, cioè a quelli che hanno intelletto, che sono pochi, è manifesto che nobilitade umana non sia altro che ’seme di felicitade’, messo da Dio ne l’anima ben posta, cioè lo cui corpo è d’ogni parte disposto perfettamente. Chè se le vertudi sono frutto di nobilitade, e felicitade è dolcezza [per quelle] comparata, manifesto è essa nobilitade essere semente di felicitade, come detto è. (Cv IV XX 9).


Al contrario uno dei tratti caratteristici dell'epoca e' la simbiosi che si stabilisce tra le classi dirigenti ecclesiastiche e laiche.
Si e' talvolta utilizzato il termine "agiocrazia " per indicare il periodo che va dalla fine del secolo VI alla fine dello VIII , tanto questo e'stato ricco di santi associati , talvolta molto strettamente al potere , come san Eligio in Francia o , a Roma , san Gregorio Magno che si sostitui alla vacillante autorita' imperiale e prese nelle sue mani la difesa e l'amministrazione della citta'. Si tratta, qui , di un caso limite e, a Nord delle Alpi, la situazione era sensibilmente diversa : non sono tanto gli esponenti della Chiesa che accedono al potere quanto l'aristocrazia franca , anglosassone o germanica che stabilisce la sua manomissione sulla Chiesa, pur aiutandola ad impiantarsi nella regioni rurali che fino a quel momento erano sfuggite alla sua influenza e sostenendo attivamente l'impresa di cristianizzazione condotta presso le popolazioni germaniche ancora pagane da missionari come san Bonifacio in Turingia e san Corboliano di Freisling in Baviera
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La principale conseguenza di questa stretta collaborazione tra Clero e quadri dirigenti fu, come ha ben dimostrato K.Bosl , la legittimazione religiosa della situazione sociale eminente dell'aristocrazia nei confronti del resto degli uomini , liberi o no. La credenza che si affermo allora , secondo cui il santo non puo' essere che nobile e che un nobile ha piu' possibilita' di diventar santo di un altro qualunque, non era , almeno all'origine una sovrastruttura ideologica imposta dalle classi dominanti o dalla Chiesa. Essa aveva radice nella convinzione , comune al cristianesimo tardo-antico e al paganesimo germanico e condivisa tanto dai dominanti quanto dai dominati , che la perfezione morale e spirituale poteva difficilmente svilupparsi al di fuori di un illustre lignaggio. Di qui lo stretto legame che si stabili a questa epoca nei fatti , e che diventera' in seguito un luogo comune agiografico difficile da rimettersi in discussione , fra santita' potere e nobilta' del sangue.
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la Prima conseguenza di questa affermazione dell'"Adelheilige---il santo nobile--- fu l'esclusione della gente d'origine sociale oscura da quelle vie regie della santita' che costituivano allora l'episcopato e la dignita' abbaziale . Ormai, e per un pezzo gli umili ---questa massa anonima di servi che agli occhi dell'aristocrazia non avevane' pensiero ne' liberta'----non potranno accedere alla gloria degli altari se non per la via eremitica che fino allo CI secolo , non fu molto molto diffusa in Occidente. In una societa' dove poverta' ed estrema ascesi si trovavano ad essere relegate al margine , i servitori di Dio di cui si conservava il ricordo dopo la morte furono soprattutto i fondatori di chiese o di monasteri poiche la gratitudine dei clerici e dei monaci si manifestava con la redazione di "una Vita" o con l'istituzione di un culto in loro onore.
pierluigic ha scritto:il concetto di nobilta' , di cui parliamo , non e' un concetto filosofico ma e' un riconoscimento pubblico, ( nei secoli x e xi ) ovviamente non sancito allora tramite "libri d'oro" ma sancito da riconoscimenti imperiali > regi> , quasi sempre per i tempi antichi non conservatisi
In Italia : il riconoscimento riguarda il controllo del territorio cioe' il potere signorile vassallatico ( dove sul termine vassallatico si puo' discutere )
Ad esempio i Conti Guidi sono confermati nel possesso di castelli e territori ( vedi diploma federiciano del 1164 )
!pierluigic ha scritto:il concetto di nobilta' prende piede in Italia con gli Ottoni
Prima parliamo solo di funzionari imperiali o regi ( il Marchese amministra la Marca, il Conte amministra la Contea ). Ora si diffonde una sorta di legittimazione
Ma occhio perche' in Italia stanno nascendo i Comuni ( l'Italia si differenzia dall'Europa per il numero e la grandezza delle citta' ) E si spiegano molte cose
pierluigic ha scritto:fuori topic
Il capitolare di Quierzy, emanato da Carlo il Calvo nell'877, sancì l'ereditarietà dei feudi maggiori, pratica già concretamente in uso da un certo tempo. Il poter succedere al padre consentiva ai figli di non perdere i beni immobili, mentre per i sovrani significava avere sempre uomini al proprio servizio.
L'Edictum de beneficiis regni Italici, in seguito noto anche come Constitutio de feudis, è un documento emanato sotto forma di costituzione imperiale dall'imperatore del Sacro Romano Impero, Corrado II il Salico, il 28 maggio 1037 a Cremona, in concomitanza con l'assedio di Milano. Il documento viene redatto allo scopo di smorzare le ribellioni dei vassalli italiani dell'imperatore e va a regolare il diritto di successione feudale per i feudi minori
pierluigic ha scritto:A qualcuno questo thread puo' sembrare ozioso
A qualcun altro molesto, se non addirittura blasfemo
Credo che uno dei compiti della STORIA moderna sia far comprendere come certi pregiudizi siano entrati a far parte del nostro mondo e come ancora ci condizionano.
) siamo passati a uno studio nel minuto su argomenti storici. Insomma per il futuro per dialogare al meglio secondo me dobbiamo cercare di usare gli stessi strumenti concettuali. Nel senso che alla teologia si risponde con la teologia e alla ricerca storica con la ricerca storica, da parte mia farò del mio meglio. Per quel che mi riguarda la STORIA è così importante che non ha compiti da svolgere per nessuno. Essa va studiata in se, senza voler darle un fine. Poi sono punti di vista.pierluigic ha scritto:Nella natura del razziatore la voce che predomina e' la violenza , violenza che deve incutere paura
E viene tenuto in maggior conto il guerriero e la sua mancanza di timore della morte
Il disprezzo della vita altrui
di conseguenza lo stupro , la rapina , il bottino , il riscatto
la fedelta' al capo
la fratellanza col compagno d'armi
l'uomo pacifico e' disprezzato come un vile , che non e' capace di difendersi
Molte similitudini col regno animale dove la vita del branco e' regolata con principi molto simili
Jean Claude Maire Vigueur ha dimostrato come molte nostre idee sulla cavalleria medioevale fossero false e come in realta' la cultura del cavaliere fosse quella dell'odio e della sopraffazione, della vendetta
Non certo il protettore dei deboli o degli indifesi o degli orfani e delle vedove ( ne parleremo )
E la frase "comportamento cavalleresco" spesso sia una pesante mistificazione del vero
pierluigic ha scritto:la civilta' (?) a nord delle Alpi e' una civilta' di campagne ( terre e anime che vivono su quelle terre )
la civilta' longobarda--italiana e' una civilta' di citta' ( dove vivono i Cives )
Credo ci sia molto da scoprire sui Longobardi e sul modi del loro insediamento e sul governo dei centri cittadini
Puo' essere che i proto- Comuni comincino molto molto prima di quanto noi sappiamo oggi dimostrare
E che difficilmente in Italia si possa parlare di forme di nobilta' guerriera ma si debba parlare solo di aristocrazia e ceto dirigente ( non ereditari ) nelle citta'
( insediamenti signorili (?) nelle campagne )
e che possa essere utile per nuove spunti in questa discussione.Come lei stesso mi dice appunto i duchi, marchesi e conti di epoca carolingia erano solo funzionari, aristocratici, non nobili. Dare inizio al concetto di nobiltà è,
secondo me, ma anche secondo molti storici del calibro di Chris Wickham, molto difficile. Lo stesso Wickham ha ipotizzato il formarsi di una vera e propria nobiltà
solo verso i secoli XV-XVI d.C. Io su questo non sono pienamente d'accordo e come lei tendo a postdatare la formazione della nobiltà di alcuni secoli ma comunque
non prima del XI-XII sec.
in età contemporanea. Già in età moderna, per non parlare di quella medievale, credo ci sia un certo margine per parlare "di nobiltà di fatto" o "proto-nobiltà",
ovvero indipendente dal riconoscimento statale.
Mi riferisco alle famiglie che costituivano poteri locali autonomamente al tempo dell'incastellamento (verso il X sec. d.C.), così come a tutte quelle famiglie di borghi
infeudati che di fatto hanno vissuto per secoli "more nobilium" (attestate dal basso medioevo fino al XX sec.), oppure ai gruppi egemoni di realtà urbane che si
ritagliarono uno spazio per operare in autonomia in ambito cittadino al di sotto delle Alpi sotto gli Ottoni (cosa che non rappresentava un non riconoscimento
dell'autorità imperiale, in sostanza si chiedeva solo un'autonomia particolare, accordata con alterne vicende, dove però vediamo che i membri di questi gruppi si
definiscono "tra di loro" e non vengono identificati caso per caso dall'Imperatore del S.R.I.), oppure ancora ai gruppi egemoni di realtà cittadine o borghesi che
seppero ritagliarsi uno spazio d'azione nel contesto del Mezzogiorno sia precedentemente al arrivo dei Normanni (es. Napoli e i ducati costieri campani) sia dopo (si
pensi alla trasformazione da città feudale a regia di Manfredonia/Siponto).
Di vescovi bellatores ne abbiamo infatti parecchi casi. Allo stesso modo anche da parte laica ci sono tentativi di ingabbiare (quindi è un fenomeno in un certo senso
"opposto", se vogliamo) il contesto ecclesia...
alle "Costituzioni di Melfi" dove Federico II nel proemio fa scrivere una teologia politica a lui funzionale (poi ripresa da molti sovrani) dove i principi hanno un
contatto diretto con Dio, sono chiamati a mettere ordine tra le genti direttamente da Dio e inoltre sono chiamati a difendere la Chiesa, insomma si ha un
paternalismo che in modo criptico dice "la Chiesa è sotto la protezione dei principi, che prendono ordini solo da Dio, quindi i principi sono sopra le gerarchie
ecclesiastiche". Alla luce di quanto scritto ribadisco quindi la mia tesi iniziale, ovvero nobiltà e cristianesimo concetti separati che agiscono a livelli diversi
dell'uomo. Poi con lo strutturarsi di una gerarchia ecclesiastica si ha una compresenza di uomini nell'ambito di Chiesa e nobiltà che però non tocca gli aspetti della
"Fede" ma solo quelli del "potere".
Sulla semplificazione di aree a nord delle Alpi e a Sud non mi trova d'accordo affatto. La penisola era ricca di zone non urbane, così come in tutto lo spazio europeo
pre e post carolingio esisteva una rete di città e traffici commerciali non indifferenti che toccava addirittura la Gran Bretagna.
Tornando al concetto di "nobiltà, concetto anticristiano?", quello che dice è perfettamente in linea con le fonti.
Tuttavia va tenuto presente come nel Medioevo, fino a fine età Moderna, praticamente TUTTI, tranne forse la maggior parte degli ecclesiastici, giravano armati o
sapevano usare le armi o menar di mano. I contadini giravano con i coltelli, asce etc...Il tasso di omicidi era, secondo alcuni, simile a quello dei peggiori quartieri
delle attuali città più violente, per non parlare dei femminicidi. Gli stupri nell'ideologia medievale(per signori e contadini) erano un "male" ma erano qualcosa di
"normale" per quanto orrendo appaia a noi contemporanei. Insomma un mondo violento a TUTTI i livelli oggettivamente. La Chiesa tentava di fare il possibile, ma
le stesse fonti dicono chiaramente che oltre un certo punto non ci si poteva spingere. Già per mettere in riga il clero milanese la Chiesa di Roma dovette impegnarsi
parecchio.
Sulla semplificazione di aree a nord delle Alpi e a Sud non mi trova d'accordo affatto. La penisola era ricca di zone non urbane, così come in tutto lo spazio europeo pre e post carolingio esisteva una rete di città e traffici commerciali non indifferenti che toccava addirittura la Gran Bretagna. Certo non siamo ai livelli romani, ma l'aristocrazia franca, la più ricca tra quelle barbare, faceva muovere merci.
pierluigic ha scritto:
qui siamo al nocciolo
Se sono in linea con le fonti ancora concordiamo
Poi avra' avuto la Chiesa mille giustificazioni ma.......rimane che : quello che dico è perfettamente in linea con le fonti.
ora come dicevo a nord delle Alpi gia' coi Merovingi si era imposta il sistema di controllo vassalatico da parte del capo nei confronti dello "esercito"
in un concetto gerarchico basato sulla fidelitas
che via via ingloba elementi cristiani che rendono la fidelitas elemento sacrale
il problema non sta nella gerarchia che puo' anche essere un valore positivo
il problema sta nella considerazione verso l'ignobile che viene considerato poco piu' di una bestia
il profondo disprezzo..........
l'ideale cavalleresco si esplicita verso il proprio simile.
ma il proprio simile per l'aristocratico non e' il villano che e' subumano
E' questo disprezzo verso l'ignobile che l'aristocrazia europea e dell'Italia meridionale si portera' dietro fino alla rivoluzione francese
Sono le arti vili e meccaniche......
E quando si rafforzera' il connubio Trono--Altare...........
ITALIA
Verso la metà del 1700 al nord nobiltà e clero avevano circa i 2/3 di tutte le terre coltivabili, al sud addirittura i 9/10. Il livello dell'agricoltura era molto basso e la
tecnica primitiva.
pierluigic ha scritto:io mi interesso di storia fiorentina
immagino che tu , come laureato in storia , abbia letto
Cavalieri e cittadini di Jean Claude Maire Vigueur
Si parla di cultura dell'odio praticata dalla Militia
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