La rena nella clessidra della Storia cade veloce e noi, in un domani non molto remoto, potremmo trovarci costretti a dispensare con mesta oculatezza, se non addirittura a smorzare in gola, quell’augurio lieto e cordiale che ogni anno fa risuonar l’aria di quest’epoca… “Buon Natale!”.
Già, proprio così… “Buon Natale!” per vie cittadine festosamente illuminate, “Buon Natale!” davanti a vetrine sfavillanti di rosso ed oro, “Buon Natale!” nel mezzo di piazze gremite di gente affaccendata e gioiosa, “Buon Natale!” dentro case riscaldate dalla luce di un presepe e dal sorriso dei bimbi. E’ possibile che tutto questo abbia fine?
Si sa, accadono strani prodigi talvolta in Italia… cose di cui si è serbata viva memoria sino ad un momento prima scompaiono, inghiottite da un oblio senza fondo e senza ragione, per mai più ritornare. Sopravvivono, elegia d’un vissuto, in pochi cuori e in poche menti… che si spegneranno portandole via con sé, alla fine di tutto, nei campi elisi della Storia dimenticata e mai più narrata. Che debba esser così anche per il Natale pare quasi follia, respingiamo l’idea con il sorriso incredulo e inquieto che si riserva ai furiosi.
Eppure è un fatto: oggi il Natale di Nostro Signore (e non solo quello) infastidisce più di qualcuno. E’ la tradizione d’un intero popolo che oramai pare infastidire.
Oggi, anno Domini 2004, il Bambino che rinasce dorme nella mangiatoia, toccato a pochi passi dallo sguardo vagamente irridente ed apertamente sprezzante del Profeta.
E’ la tradizione religiosa, culturale ed artistica d’una nazione e d’un continente intero che viene accantonata distrattamente, con levità, spesso con quella cert’aria di sufficienza che tocca alle vecchie cose inutili e polverose.
E le tradizioni abbandonate, svilite, cacciate fuori a viva forza dalle costituzioni non son più che sterile zavorra per un popolo distratto, dimentico di amare e difendere se stesso. Non può mancare quindi chi, come il ladro di fronte ad una soglia schiusa, profittando di tanta indifferenza, s’ingaglioffisce montando in superbia, prendendo a rivendicare presunti diritti, esigendo con astio e supponenza spazio per proprie tradizioni, in aperto spregio di ciò che lo circonda.
Trovando magari credito e sostegno dalle miserevoli anime che dovrebbero richiudere quella soglia violata.
E’ così che un mite vecchio dalla barba candida e dal sorriso cordiale di nonno, il povero, dolce Santa Klaus , proprio lui, da sempre tanto amato ed atteso dai nostri piccoli in lunghe veglie emozionate e trepidanti, ora viene invitato con fredda (e neppure tanta) cortesia ad accomodarsi fuori da scuole ed asili… e –meraviglia!- proprio a causa di quel suo bell’abito rosso e di quello strano cappello di cui ogni bimbo d’Europa, col cuoricino in tumulto, crede di scorgere la nappina candida nel confuso, concitato, incanto di una notte d’inverno! Già… perché l’abito di Babbo Natale non è semplice eccentricità nel vestire ma, -orrore!- il ricordo d’una veste talare, ciò che resta dell’abito di Nicola, Vescovo di Myra buono e santo… da tempo immemorabile generoso benefattore dei poveri e, soprattutto, dei bambini poveri…
E’ così che si finisce per impedire ai bimbi di cantare Gesù, Bambino comee loro, perché ha la grave colpa di “scendere dal Cielo”… e un bimbo che scende dal Cielo, per grande che possa essere il Suo messaggio d’amore (amore per tutti), non può che offendere terribilmente con la forza bruta ed insensibile del dogma…
E’ così, ancora, che può accadere il prodigio del Crocifisso che, col solo aiuto d’uno stento leguleio che si diletta di vestir la toga, s’invola dalle bianche pareti un po’ scrostate d’una scuoletta di paese.
E’ così, infine, che un barbuto energumeno trova l’ardire di far planare dalla finestra d’un ospedale quello stesso Crocifisso col suo annesso “cadaverino” invocando con voce volgare il nome della Libertà sotto lo sguardo pieno di paura di due anziane donne.
Cantava Francesco Petrarca, che già nel '300 credeva nell'Italia,
"Virtù contra furor prenderà l'arme/
e fia el combatter corto/
che nell'italici cor l'antico valor non è ancor morto"
Fidente, ma disincantato il Petrarca iniziava però con un ben più icastico
"Italia mia, benchè 'l parlar sia indarno"
Certamente "indarno" ebbe a parlare in quei tempi... l'ascoltermo noi oggi?
C'è da augurarsi di sì... perchè l'anno prossimo sia ancora Natale... un Natale italiano...
AUGURI!
Michele

si arriva in cielo