Reverendo Padre, solo la Sua diuturna pratica nell’esercizio personale dell’umiltà può avere generato quelle Sue espressioni di saluto che anche Lei, fra i tanti che in questo ambito vorrò considerare Amici, si è compiaciuta di indirizzarmi. Ed è certo stato effetto della Sua lunghissima esperienza nel trattamento delle anime l’aver saputo cogliere nel segno infliggendomi una cocente salutare umiliazione. Sono ancora di più grato, quindi, affascinato dalla Sua sottile abilità nel proporre in modo lietamente obliquo un insegnamento che riterrò prezioso e dall’uso tanto ben dosato del sarcasmo per sottolineare l’autorevolezza che discende dalla Sua età.
Sono in realtà ormai più vicino ai quarantacinque che ai quaranta e mi sento ancora come una gocciola insapore nella cascata delle generazioni, ma vado chiedendo ogni giorno l’assistenza dello Spirito ed il sostegno della sua presenza. Poco fa, al Mattutino, mi sono venuti alla bocca i bei versi dell’ inno del Cathemerinon: “Intende nostris sensibus, Vitamque totam discipe: Sunt multa fucis illita, Quae luce purgentur tua. Me ne è venuto motivo di meditazione e di consolazione, come se quello Spirito da Lei inviatomi come congedo, e che sempre sa dove spirare, fosse materialmente giunto a toccarmi.
La Sua benedizione, Reverendo Padre, ed il mio grazie per la grande gioia di questa nuova giornata.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare
