I 60 ANNI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

I 60 ANNI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

Messaggioda pierfe » martedì 1 gennaio 2008, 14:22

Oggi 1° gennaio 2008 ricorre il sessantesimo anniversario di entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana.
A me sembre che la Costituzione sia di grande attualità e rappresenti in pieno il cammino dal Risorgimento all'Italia democratica sorta dalla disfatta della II Guerra Mondiale.

Fra i tanti articoli che commemorano questo evento voglio qui segnalare quello che compare su IL SOLE 24 ORE del 31 dicembre 2007 dal titolo SESSANT'ANNI DI FORTE COSTITUZIONE a firma di Donatella Stasio che si può leggere a: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... Liberoacità

L'attualità di una Costituzione si misura con la del suo Paese di non disperdere il patrimonio di idee e di valori che essa racchiude, e di saperlo tramandare di generazione in generazione. A 60 anni dalla sua nascita, la Costituzione italiana può vantare persino qualcosa di più: la vittoria dell'Italia all'Onu sulla moratoria della pena di morte. Quel successo è figlio non solo dell'abilità politica della diplomazia del nostro Paese, ma anche di una cultura costituzionale che – 60 anni fa – ha avuto la capacità e la forza di riconoscere - ben prima di altre Nazioni, come Francia e Gran Bretagna – i valori della vita e della dignità umana.
Una cultura che, nel corso degli anni, è stata assimilata dalle coscienze e si è trasformata in uno straordinario motore per la promozione dei diritti fondamentali, in Europa e nel mondo. La caparbietà, la coerenza, la fermezza con cui l'Italia ha portato avanti, con successo, la battaglia sulla moratoria non sarebbero state possibili senza la lungimiranza dei costituenti, che seppero dare a un popolo uscito dalle macerie della guerra valori e ideali di riferimento, essenziali per la rinascita del Paese e per la costruzione di un'identità democratica. Valori condivisi, trasfusi in un corpo di regole talvolta vissute con insofferenza dal potere, non sempre attuate nei tempi prestabiliti e nei modi migliori, ma comunque entrate a far parte del Dna di questo Paese.
Sessant'anni fa – il 27 dicembre 1947 – venivano promulgati i 139 articoli della Costituzione italiana. Un catalogo di diritti e doveri inderogabili, di principi e di regole istituzionali tutto sommato asciutto, forse non sempre «di chiarezza cristallina», come lamentava Piero Calamandrei, ma che ha consentito di dare un «volto umano» alla nostra Repubblica. «Ricordatevi – disse Giuseppe Saragat nel discorso inaugurale all'Assemblea costituente, il 26 giugno 1946 – che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è solo un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti tra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste, dove sono inumani, essa è solo la maschera di una nuova tirannide».
L'articolo 27 è uno dei tanti che riflette questo volto umano. L'abolizione della pena di morte fu per molti, all'epoca, un'eresia o, quanto meno, una sfida, anche rispetto a Paesi di sicura tradizione democratica, come gli Stati Uniti, che ancora oggi convivono con la pena capitale. Era, peraltro, una scelta coerente con i principi di umanità e della finalità rieducativa della pena, enunciati nello stesso articolo. E si è rivelata vincente.
Lo stesso discorso vale per altre scelte «lungimiranti» dei costituenti. Basti pensare all'ispirazione «internazionalistica» della nostra Costituzione, di cui l'articolo 11 è l'emblema. Calamandrei lo definì una «finestra dalla quale si riesce a intravedere, laggiù, quando il cielo non è nuvoloso, qualcosa che potrebb'essere gli Stati Uniti d'Europa e del Mondo». In quell'articolo si proclama il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» ma si dice anche che, in condizioni di parità con gli altri Stati, «l'Italia può consentire alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Il primo passo verso quell'integrazione europea che, a differenza di altri Paesi, non ci ha mai colti impreparati.
Una Costituzione lungimirante, dunque. Aperta. E dal volto umano. Una Costituzione attuale, anche se, dagli anni 70, si aprì la stagione del revisionismo, giustificata con la necessità di «modernizzare» lo Stato e con la convinzione che la «modernizzazione» richiedesse il massimo dei cambiamenti costituzionali. Alla Costituzione veniva imputato, in particolare, l'incapacità di garantire la «governabilità». E ciò per una sorta di vizio d'origine: perché era nata più con l'obiettivo di evitare gli arbitrii dell'Esecutivo che per consentire un'efficiente azione di Governo. Fu il segretario del Psi, Bettino Craxi, nel 1979, a proporre per la prima volta «una grande riforma costituzionale» per uscire dalla crisi italiana. Negli anni 90 l'idea prese sempre più piede, ma non se ne fece nulla. Si tentò con le commissioni Bicamerali (Bozzi, De Mita-Iotti, D'Alema), tutte fallite. Poi s'imboccò la strada dell'articolo 138 della Costituzione, con il risultato di approvare due riforme a maggioranza risicata: quella del centro-sinistra, varata nel 2001, che ha cambiato il Titolo V della Costituzione, sulle Regioni, ratificata dal voto popolare; quella del centro-destra, approvata nel 2005, che modificava la seconda parte della Carta (la cosiddetta Devolution), ma che fu sonoramente bocciata dal referendum del 2006. Andò a votare il 53% degli elettori e il 61% disse «no». Quella bocciatura significava – scrissero tutti gli opinionisti politici – che, per gli italiani, la riforma della Costituzione non è una priorità.
Archiviati i grandi progetti, resta la necessità di un aggiornamento: in 60 anni è cambiato il mondo e alcuni temi - come la bioetica – sono del tutto sconosciuti alla nostra esperienza costituzionale. Ma l'aggiornamento va fatto nella consapevolezza che le idee di fondo del patrimonio costituzionale sono tuttora vive e vanno difese e, soprattutto, con lo stesso spirito che animò i costituenti. Ovvero, con una propensione, più che al compromesso, all'accordo. Che è quanto è mancato finora, non solo per cambiare la Costituzione, ma anche per farla funzionare in modo migliore.

I LAVORI

La gestazione della Costituzione copre tre anni e mezzo, dalle prime decisioni prese a guerra ancora in corso, all'entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
25 giugno 1944. Il decreto legge 151 stabilisce che «dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano, che a tale fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una assemblea costituente per determinare la nuova costituzione dello stato». Il decreto non menziona il referendum fra monarchia e repubblica. Con lo stesso atto, Umberto di Savoia diventa capo dello Stato come luogotenente del re, Vittorio Emanuele III, troppo compromesso col fascismo per esercitare le sue funzioni
10 marzo 1946. Convocate le elezioni per la Costituente
16 marzo 1946. Convocato il referendum istituzionale, contemporaneo al voto sulla costituente, per scegliere fra monarchia e repubblica
9 maggio 1946. Vittorio Emanuele abdica a favore del figlio, che diventa re Umberto II
2 giugno 1946. Il referendum vede la prevalenza della Repubblica (54,3%) con uno scarto di due milioni di voti sulla monarchia (45,7). Nelle elezioni per la Costituente, primo partito è la Democrazia Cristiana, col 35,18% dei voti, seguita dai socialisti (20,72) e dai comunisti (18,97); dei 576 deputati previsti ne vengono eletti 556 perché nelle zone di Bolzano, Trieste e nella Venezia Giulia non è stata ancora ristabilita la sovranità italiana
10 giugno 1946. La Cassazione annuncia i risultati del referendum: alcuni giorni dopo Umberto II lascia l'Italia
25 giugno 1946. Si insedia la Costituente; alla presidenza è eletto il socialista Giuseppe Saragat
28 giugno 1946. Enrico De Nicola eletto dalla Costituente capo provvisorio dello Stato
19 luglio 1946. Nominata la «commissione dei 75» presieduta da Meuccio Ruini, per preparare un progetto di Costituzione da presentare al dibattito generale. La commissione si articola in tre sottocommissioni
31 gennaio 1947. La commissione Ruini presenta il testo del progetto di Costituzione.
8 febbraio 1947. Il comunista Umberto Terracini è eletto presidente della Costituente al posto di Saragat, che ha appena realizzato la scissione socialdemocratica dal Partito socialista
4 marzo 1947. Comincia la discussione generale
22 dicembre 1947. La Costituzione è approvata con 453 voti a favore e 62 contro. Nella foto, Terracini consegna a De Nicola il documento della Costituente
27 dicembre 1947. La Costituzione è promulgata dal capo provvisorio dello Stato, De Nicola
1° gennaio 1948. La Costituzione entra in vigore

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... ew=Libero#

Sicuramente chi legge questo forum penserà all'ingiusta pena dell'esilio degli ex-re d'Italia, loro consorti e discendenti maschi abrogata solo cinque anni fa e alla ancora vigente disposizione XIV transitoria e finale "I Titolo nobiliari non sono riconosciuti..."
In merito all'abrogata XIII sinceramente mi è sembrata un'ingiustizia mantenerla per 55 anni, mentre la XIV disposizione mi fa alquanto sorridere, perchè di fatto i titoli nobiliari non sono riconosciuti da quando non avevano più peso sociale, e questo accadeva già molti anni prima dell'entrata in vigore della Costituzione.

Personalmente credo che tutti debbano avere davanti alla Legge stessa dignità sociale, e l'uso di un titolo nobiliare al nostro tempo - in una Società che premia solo il merito personale - ci deve solo far sorridere non avendo più alcun privilegio o diversità di trattamento (anche in quei Paesi dove i titoli nobiliari sono ancora tutelati).

Per questo non mi stanco di ripetere che se la nobiltà è qualcosa di attaccato ad un passato che non esiste più (le leggi nobiliari congelate al momento della caduta della monarchia non sempre riconoscerebbero quel titolo nobiliare che i loro discendenti oggi portano a livello privato), la STORICITA' di una FAMIGLIA invece nessuno la può rubare anche se cambiano le leggi, e deve essere d'esempio per i discendenti a comportarsi come fecero i loro antenati nel passato che lasciarono un segno visibile nella società del loro tempo.


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Messaggioda Elassar » martedì 1 gennaio 2008, 15:55

Condivido in toto l'intervento.
La Costituzione italiana ha rappresento storicamente un passo importante verso la pacificazione nazionale, come dimostrato dal clima dei costituenti e dagli accordi che le varie forze politiche del tempo raggiunsero per risolevvare le sorti dell'Italia.
Sono profondamente d'accordo anche con le Sue considerazioni sulla XIV disp. trans. e fin.: l'importanza non statanto nel "titolo" quanto nella storia che ogni famiglia (e sottolineo, ogni famiglia) porta con sé.
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P.S.: Buon anno a tutti.
Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam
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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 1 gennaio 2008, 20:29

Anch'io condivido in pieno le sue opinioni, caro Presidente. Un titolo può esser poca cosa. Ciò che fa la grandezza di un uomo è il suo impegno etico e sociale, vissuto alla luce dei valori ricevuti dai suoi avi.

E La ringrazio di cuore per averci sottoposto questo bellissimo articolo.
Sono convinto che la nostra Costituzione abbia un pregio che la rende, al di là di ogni possibile limite, davvero un documento preziosissimo: mette al centro l'uomo, con i suoi diritti inviolabili e i doveri che lo rendono pienamente responsabile della comune edificazione civile e socio-economica. E se dei cambiamenti alla Carta costituzionale si possono fare, è solo sulla base di questo imprenscindibile fondamento.
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
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Re: I 60 ANNI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE

Messaggioda Moncaira » mercoledì 2 gennaio 2008, 1:16

pierfe ha scritto:Oggi 1° gennaio 2008 ricorre il sessantesimo anniversario di entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana.
A me sembre che la Costituzione sia di grande attualità e rappresenti in pieno il cammino dal Risorgimento all'Italia democratica sorta dalla disfatta della II Guerra Mondiale.

Fra i tanti articoli che commemorano questo evento voglio qui segnalare quello che compare su IL SOLE 24 ORE del 31 dicembre 2007 dal titolo SESSANT'ANNI DI FORTE COSTITUZIONE a firma di Donatella Stasio che si può leggere a: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... Liberoacità

L'attualità di una Costituzione si misura con la del suo Paese di non disperdere il patrimonio di idee e di valori che essa racchiude, e di saperlo tramandare di generazione in generazione. A 60 anni dalla sua nascita, la Costituzione italiana può vantare persino qualcosa di più: la vittoria dell'Italia all'Onu sulla moratoria della pena di morte. Quel successo è figlio non solo dell'abilità politica della diplomazia del nostro Paese, ma anche di una cultura costituzionale che – 60 anni fa – ha avuto la capacità e la forza di riconoscere - ben prima di altre Nazioni, come Francia e Gran Bretagna – i valori della vita e della dignità umana.
Una cultura che, nel corso degli anni, è stata assimilata dalle coscienze e si è trasformata in uno straordinario motore per la promozione dei diritti fondamentali, in Europa e nel mondo. La caparbietà, la coerenza, la fermezza con cui l'Italia ha portato avanti, con successo, la battaglia sulla moratoria non sarebbero state possibili senza la lungimiranza dei costituenti, che seppero dare a un popolo uscito dalle macerie della guerra valori e ideali di riferimento, essenziali per la rinascita del Paese e per la costruzione di un'identità democratica. Valori condivisi, trasfusi in un corpo di regole talvolta vissute con insofferenza dal potere, non sempre attuate nei tempi prestabiliti e nei modi migliori, ma comunque entrate a far parte del Dna di questo Paese.
Sessant'anni fa – il 27 dicembre 1947 – venivano promulgati i 139 articoli della Costituzione italiana. Un catalogo di diritti e doveri inderogabili, di principi e di regole istituzionali tutto sommato asciutto, forse non sempre «di chiarezza cristallina», come lamentava Piero Calamandrei, ma che ha consentito di dare un «volto umano» alla nostra Repubblica. «Ricordatevi – disse Giuseppe Saragat nel discorso inaugurale all'Assemblea costituente, il 26 giugno 1946 – che la democrazia non è soltanto un rapporto tra maggioranza e minoranza, non è solo un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti tra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste, dove sono inumani, essa è solo la maschera di una nuova tirannide».
L'articolo 27 è uno dei tanti che riflette questo volto umano. L'abolizione della pena di morte fu per molti, all'epoca, un'eresia o, quanto meno, una sfida, anche rispetto a Paesi di sicura tradizione democratica, come gli Stati Uniti, che ancora oggi convivono con la pena capitale. Era, peraltro, una scelta coerente con i principi di umanità e della finalità rieducativa della pena, enunciati nello stesso articolo. E si è rivelata vincente.
Lo stesso discorso vale per altre scelte «lungimiranti» dei costituenti. Basti pensare all'ispirazione «internazionalistica» della nostra Costituzione, di cui l'articolo 11 è l'emblema. Calamandrei lo definì una «finestra dalla quale si riesce a intravedere, laggiù, quando il cielo non è nuvoloso, qualcosa che potrebb'essere gli Stati Uniti d'Europa e del Mondo». In quell'articolo si proclama il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» ma si dice anche che, in condizioni di parità con gli altri Stati, «l'Italia può consentire alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Il primo passo verso quell'integrazione europea che, a differenza di altri Paesi, non ci ha mai colti impreparati.
Una Costituzione lungimirante, dunque. Aperta. E dal volto umano. Una Costituzione attuale, anche se, dagli anni 70, si aprì la stagione del revisionismo, giustificata con la necessità di «modernizzare» lo Stato e con la convinzione che la «modernizzazione» richiedesse il massimo dei cambiamenti costituzionali. Alla Costituzione veniva imputato, in particolare, l'incapacità di garantire la «governabilità». E ciò per una sorta di vizio d'origine: perché era nata più con l'obiettivo di evitare gli arbitrii dell'Esecutivo che per consentire un'efficiente azione di Governo. Fu il segretario del Psi, Bettino Craxi, nel 1979, a proporre per la prima volta «una grande riforma costituzionale» per uscire dalla crisi italiana. Negli anni 90 l'idea prese sempre più piede, ma non se ne fece nulla. Si tentò con le commissioni Bicamerali (Bozzi, De Mita-Iotti, D'Alema), tutte fallite. Poi s'imboccò la strada dell'articolo 138 della Costituzione, con il risultato di approvare due riforme a maggioranza risicata: quella del centro-sinistra, varata nel 2001, che ha cambiato il Titolo V della Costituzione, sulle Regioni, ratificata dal voto popolare; quella del centro-destra, approvata nel 2005, che modificava la seconda parte della Carta (la cosiddetta Devolution), ma che fu sonoramente bocciata dal referendum del 2006. Andò a votare il 53% degli elettori e il 61% disse «no». Quella bocciatura significava – scrissero tutti gli opinionisti politici – che, per gli italiani, la riforma della Costituzione non è una priorità.
Archiviati i grandi progetti, resta la necessità di un aggiornamento: in 60 anni è cambiato il mondo e alcuni temi - come la bioetica – sono del tutto sconosciuti alla nostra esperienza costituzionale. Ma l'aggiornamento va fatto nella consapevolezza che le idee di fondo del patrimonio costituzionale sono tuttora vive e vanno difese e, soprattutto, con lo stesso spirito che animò i costituenti. Ovvero, con una propensione, più che al compromesso, all'accordo. Che è quanto è mancato finora, non solo per cambiare la Costituzione, ma anche per farla funzionare in modo migliore.

I LAVORI

La gestazione della Costituzione copre tre anni e mezzo, dalle prime decisioni prese a guerra ancora in corso, all'entrata in vigore il 1 gennaio 1948.
25 giugno 1944. Il decreto legge 151 stabilisce che «dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano, che a tale fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una assemblea costituente per determinare la nuova costituzione dello stato». Il decreto non menziona il referendum fra monarchia e repubblica. Con lo stesso atto, Umberto di Savoia diventa capo dello Stato come luogotenente del re, Vittorio Emanuele III, troppo compromesso col fascismo per esercitare le sue funzioni
10 marzo 1946. Convocate le elezioni per la Costituente
16 marzo 1946. Convocato il referendum istituzionale, contemporaneo al voto sulla costituente, per scegliere fra monarchia e repubblica
9 maggio 1946. Vittorio Emanuele abdica a favore del figlio, che diventa re Umberto II
2 giugno 1946. Il referendum vede la prevalenza della Repubblica (54,3%) con uno scarto di due milioni di voti sulla monarchia (45,7). Nelle elezioni per la Costituente, primo partito è la Democrazia Cristiana, col 35,18% dei voti, seguita dai socialisti (20,72) e dai comunisti (18,97); dei 576 deputati previsti ne vengono eletti 556 perché nelle zone di Bolzano, Trieste e nella Venezia Giulia non è stata ancora ristabilita la sovranità italiana
10 giugno 1946. La Cassazione annuncia i risultati del referendum: alcuni giorni dopo Umberto II lascia l'Italia
25 giugno 1946. Si insedia la Costituente; alla presidenza è eletto il socialista Giuseppe Saragat
28 giugno 1946. Enrico De Nicola eletto dalla Costituente capo provvisorio dello Stato
19 luglio 1946. Nominata la «commissione dei 75» presieduta da Meuccio Ruini, per preparare un progetto di Costituzione da presentare al dibattito generale. La commissione si articola in tre sottocommissioni
31 gennaio 1947. La commissione Ruini presenta il testo del progetto di Costituzione.
8 febbraio 1947. Il comunista Umberto Terracini è eletto presidente della Costituente al posto di Saragat, che ha appena realizzato la scissione socialdemocratica dal Partito socialista
4 marzo 1947. Comincia la discussione generale
22 dicembre 1947. La Costituzione è approvata con 453 voti a favore e 62 contro. Nella foto, Terracini consegna a De Nicola il documento della Costituente
27 dicembre 1947. La Costituzione è promulgata dal capo provvisorio dello Stato, De Nicola
1° gennaio 1948. La Costituzione entra in vigore

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... ew=Libero#

Sicuramente chi legge questo forum penserà all'ingiusta pena dell'esilio degli ex-re d'Italia, loro consorti e discendenti maschi abrogata solo cinque anni fa e alla ancora vigente disposizione XIV transitoria e finale "I Titolo nobiliari non sono riconosciuti..."
In merito all'abrogata XIII sinceramente mi è sembrata un'ingiustizia mantenerla per 55 anni, mentre la XIV disposizione mi fa alquanto sorridere, perchè di fatto i titoli nobiliari non sono riconosciuti da quando non avevano più peso sociale, e questo accadeva già molti anni prima dell'entrata in vigore della Costituzione.

Personalmente credo che tutti debbano avere davanti alla Legge stessa dignità sociale, e l'uso di un titolo nobiliare al nostro tempo - in una Società che premia solo il merito personale - ci deve solo far sorridere non avendo più alcun privilegio o diversità di trattamento (anche in quei Paesi dove i titoli nobiliari sono ancora tutelati).

Per questo non mi stanco di ripetere che se la nobiltà è qualcosa di attaccato ad un passato che non esiste più (le leggi nobiliari congelate al momento della caduta della monarchia non sempre riconoscerebbero quel titolo nobiliare che i loro discendenti oggi portano a livello privato), la STORICITA' di una FAMIGLIA invece nessuno la può rubare anche se cambiano le leggi, e deve essere d'esempio per i discendenti a comportarsi come fecero i loro antenati nel passato che lasciarono un segno visibile nella società del loro tempo.


Pier Felice degli Uberti


Totalmente storicamente vero.
Felice giornata di capo d'anno
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I 60 anni della nostra costituzione

Messaggioda fabrizio guinzio » mercoledì 2 gennaio 2008, 15:14

Sinceramente, caro Presidente, su taluni punti ho delle perplessità. Secondo l'antifascista Gaetano Salvemini la nostra carta fondamentale era una delle peggiori del mondo democratico, frutto del compromesso di forze antitetiche; forze che, peraltro, sono state travolte ed emarginate nel più recente passato(caduta del muro di Berlino, tangentopoli etc.) Per quanto concerne l'uso dei titoli nobiliari(per coloro ai quali spettino), non vietati dalla costituzione, non vedo alcunchè di male nel rispettare antiche tradizioni familiari; fortunati quei paesi che rispettano il passato. Peraltro la nostra costituzione ha avuto tantissime modifiche, da Lei citate: anche gli articoli non sono più 139, ma molti di meno e l'attuale seconda repubblica(federale,autonomistica) mi sembra somigliare molto poco alla prima. E la formulazione originaria di tale ultimo articolo era: "la forma istituzionale dello stato è soggetta alla volontà del popolo, liberamente e democraticamente espressa". Cosa pensare di una Repubblica(idem per una Monarchia) che non si fida del suo popolo! Il ridicolo uccide. Un caro saluto, Fabrizio
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