Disegno di legge sulla attuazione della XIV disp. trans.

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Disegno di legge sulla attuazione della XIV disp. trans.

Messaggioda Elassar » domenica 9 ottobre 2005, 9:16

Cari amici del forum,
con il progetto di legge n. 3399 è stato presentato al Senato un disegno di legge volto a dare attuazione alla XIV dis. trans. fin. della Costituzione.
Si tratta di un testo di tre articoli:
1) La Consulta Araldica istituita ai sensi del Regio Decreto 10 ottobre 1869, n. 5318, è soppressa.
2) I compiti connessi unicamente alle attività di cui al secondo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione sono svolti dall’Ufficio Onorificenze ed Araldica pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
3) L’Ufficio di cui al comma 2 si avvale per la consulenza storica anche dell’Associazione che svolge tale attività in continuità con quella già esercitata dall’Ente di cui al comma 1.

Come già detto da me e da altri in un diverso forum, si tratta, a mio parere, di un articolato che, seppur nella sua opportunità di dare finalmente attuazione ad una disposizione costituzionale, è fortemente criticabile.

Innanzitutto, si avverte una commistione di competenze per ciò che attiene l'Ufficio Onorificenze ed Araldica pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quale dovrebbe occuparsi sia della cd. araldica pubblica, quanto della cognomizzazione dei predicati, questione più vicina al diritto delle persone che al diritto pubblico. Probabilmente, sarebbe stato più opportuno avvalersi delle strutture amministrative dello stato civile (trattandosi appunto di stato civile delle persone, come con riguardo alla modifica o all'aggiunta di cognome), oppure rimettere la questione all'autorità giudiziaria che si occuperebbe della spettanza del predicato.

Non si fornisce alcuna indicazione circa il giudice competente a dirimere le eventuali controversie tra i privati (che chiedono la cognomizzazione) e l'Ufficio governativo (che potrebbe negarla): ci si deve rivolgere al giudice ordinario (trattandosi, appunto, di stato civile, come nel caso di aggiunta di cognome) o a quello amministrativo (venendo in rilievo un atto dell'Amministrazione), cioè al T.A.R.? Il progetto tace sul punto.

Del tutto folle è, poi, a mio modesto parere, la previsione della consulenza da parte di un'associazione, la quale non viene assolutamente indicata, con la conseguenza che potrebbero sorgere questioni in ordine alla sua individuazione. Probabilmente il riferimento è ad una associazione a noi tutti nota.

Non si capisce nemmeno se la consulenza di questa sarebbe facoltativa, obbligatoria, vincolante, non vincolante, conforme, ecc.

La disposizione, comunque, apre vari interrogativi:
1) È corretto dire che questa associazione ha continuato l'opera della Consulta araldica? Sul problema molto si dovrebbe dibattere, anche in considerazione del favore con il quale sono stati sempre ammessi i titoli umberrtini, che notoriamente non costituiscono alcun atto nobiliare (come già affrontato nel presente forum).
2) È adeguato attribuire un compito di consulenza ad un soggetto privato, che non deve perseguire alcun interesse pubblico, ma che potrebbe limitarsi a favorire gli interessi dei soci, o comunque di persone che non hanno alcun diritto alla cognomizzazione?
3) È necessario attribuire questo compito all'associazione in parola, dal momento che sarebbe sufficiente e opportuna la consulenza di professionisti come giuristi, storici, ecc.?

Voi cosa ne pensate?
Aspetto fiducioso le vostre considerazioni.
Elassar
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Messaggioda RobertoC » domenica 9 ottobre 2005, 19:01

Gentile amico,
riservandomi di entrare nel merito della questione, gradirei sapere la fonte della sua informazione, poiché quello di cui parla sarebbe tecnicamente un progetto di legge costituzionale, che arriverebbe al Senato solo dopo l'approvazione della Camera; tuttavia, tra i progetti di tale natura non ho trovato nulla sul sito della Camera. Può darsi che lei abbia un'informazione non conforme all'effettivo stato dei lavori, o che più semplicemente io non abbia saputo cercare.
Cordialità
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 9 ottobre 2005, 19:14

Egregio signor Celentano,
secondo me tale legge non è una legge costituzionale, ma una legge ordinaria in quanto non modifica la costituzione, ma semplicemente dà attuazione ad una legge costituzionale. Quidni penso seguirà l'iter legislativo ordinario.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Elassar » lunedì 10 ottobre 2005, 7:41

T.G.Cravarezza ha scritto:secondo me tale legge non è una legge costituzionale, ma una legge ordinaria in quanto non modifica la costituzione, ma semplicemente dà attuazione ad una legge costituzionale. Quidni penso seguirà l'iter legislativo ordinario.

Concordo: si tratta di una disposizione di attuazione costituzionale e non di una norma costituzionale. Inoltre, non èassolutamente necessaria una legge costituzionale per l'attuazione dell'art. XIV disp. trans. fin. in quanto questa contiene una riserva di legge ordinaria.
Gentile Roberto C, il progetto di legge è stato presentato al Senato.
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 10 ottobre 2005, 8:51

Cari signori
sarebbe davvero opportuno leggere il testo della citata proposta di legge.

A mio avviso però la proposta doveva andare in diversa direzione:

1) Istituzione Commissione onorificenze ed araldica pubblica; composto da esperti delle materie, assunti per titoli e concorsi;

2) Ufficio araldica privata e famiglie storiche (sull'idea del famoso progetto lanciato dall'IAGI); affidato a commissione di esperti delle materie, assunti per titoli e concorsi;

In tal modo si separava il diritto pubblico, con relativi accertamenti, dalla questione privata di usi di cognomi, predicati, pretese storiche ed araldica privata.
Ad esempio trovo ridicolo che si possa essere tutelati nell'usare un marchio ma non uno stemma di famiglia vecchio di secoli!
Allo stesso modo si potrebbe così iniziare a porre ordine nella Babilonia dei "falsi coronati" e "nobili della patacca".
Grimaldi
 

Messaggioda eugubino » lunedì 10 ottobre 2005, 16:30

... sarà l'inizio di interminabili litigi ...????
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 10 ottobre 2005, 18:00

????

In che senso litigi? E di chi?
Grimaldi
 

Messaggioda assoro » martedì 11 ottobre 2005, 1:05

per questa legislatura.........forse alla prossima

assoro
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Messaggioda Grimaldi » martedì 11 ottobre 2005, 8:46

Beh cari amici
(a proposito Assoro: lieto di risentirti!)
credo che il governo alla molti altri problemi...
Visti poi i tagli alla cultura attuati... non credo proprio che si possa ideare una commissione di studiosi di genealogia, araldica e scienze affini che possano arginare l'onda alta dei falsi...
Poi però quando nascono casi come quel "principato" che vendeva titolo (e che finì in galera...)...
Grimaldi
 

Messaggioda RobertoC » martedì 11 ottobre 2005, 18:43

Ecco quanto ho raccolto per voi dalle fonti senatorie.
Effettivamente il disegno di legge 3399 risulta assegnato alla I Commissione (Affari Costituzionali) e discusso il 27/7/2005.
Cordialità.
Roberto


DISEGNO DI LEGGE
Art. 1.
1. La Consulta araldica istituita ai sensi del regio decreto 10 ottobre 1869, n. 5318 è soppressa.
2. I compiti connessi unicamente alle attività di cui al secondo comma della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione sono svolti dall’Ufficio onorificenze e araldica pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.
3. L’Ufficio di cui al comma 2 si avvale per la consulenza storica anche dell’Associazione che svolge tale attività in continuità con quella già esercitata dall’ente di cui al comma 1.

RELAZIONE
Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge intende dare attuazione alla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione, regolando al contempo le competenze dell’Ufficio onorificenze e araldica pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.
In particolare, oltre alla soppressione della Consulta Araldica da attuarsi in ottemperanza alla norma costituzionale, occorre provvedere alla rideterminazione delle competenze residuali del succitato Ufficio.
Tra tali competenze, oltre alla concessione di emblemi (stemmi, gonfaloni, bandiere, sigilli), a regioni, città, comuni, comunità montane e isolane, alle unioni di comuni, agli enti militari, a università ed enti giuridici; oltre alle risposte a quesiti araldici e storico-araldici da parte di Amministrazioni pubbliche, enti e privati, vanno ricordate le competenze in materia di riconoscimenti delle onorificenze della S. Sede e degli ordini cavallereschi da essa vigilati, nonchè di conferimenti all’Avvocatura dello Stato di pareri in materia di cognomizzazione di predicati di titoli nobiliari esistenti prima del 28 ottobre 1922, in attuazione della citata disposizione transitoria e finale della Costituzione.
Si tratta di una serie di compiti che richiede una adeguata consulenza storico specialistica come quella svolta in questi decenni dall’Associazione nazionale del Corpo della nobiltà italiana, associazione volontaria di diritto privato costituita il 30 giugno 1958 proprio per l’approfondimento degli studi storico-araldici, nella prospettiva e con la esclusiva finalità di tutela del patrimonio storico e culturale italiano e che per dette peculiari caratteristiche è l’unico organismo italiano di questo tipo la cui funzione e competenza è riconosciuta dal Sovrano Militare Ordine di Malta.

IL PRESENTATORE.
Sen. Vittorio Pessina (FI), n. a Milano il 5/11/1938, imprenditore, eletto nel 2001 nel gruppo di FI, membro dell’VIII Commissione permanente (lavori pubblici, comunicazioni), della Commissione di vigilanza per i servizi radiotelevisivi, e Presidente della Sottocommissione permanente RAI per l’accesso. Ha presentato 4 disegni di legge durante il suo mandato.
RobertoC
 

Messaggioda Grimaldi » venerdì 14 ottobre 2005, 10:44

Cari amici
ho letto il testo di questa proposta di legge ed esprimo quelle che secondo me sono lacune e perplessità...

1) La consulenza necessaria, della detta associazione, non farebbe, di fatto, di tale organo un atipico ufficio pubblico gestito da privati?
L'organo che si intenderebbe così creare sarebbe, a mio avviso, non rischierebbe di essere troppo legato a tale associazione?

2) L'attività che si intende regolamentare si basa su una associazione privata che, senza sminuirne gli eventuali pregi e le competenze, resta tale. Non sarebbe quindi stato più giusto e secondo diritto un accesso a tale organo ufficiale con concorsi per titoli ed esami (ad esempio riservato a laureati in scienze storiche, studiosi e ricercatori qualificati, esperti riconosciuti come tali, ecc.)?

3) Il testo non contempla, mi sembra, nessuna sezione che si possa occupare di esaminare e definire veritiera una ricerca genealogica e storica (non vedo perchè una famiglia non nobile non possa avere riconoscimento ufficiale della propria genealogia dallo Stato Italiano). Insomma non si rischia di farne una Consulta araldica in una Repubblica? Una "Consulta" gestita da studiosi diciamo "nobiliaristi" che come fine non avrebbe l'interesse dei molti ma solo di pochi? Ovvero che gli unici casi trattati sarebbero quelli di famiglie discese da nobili.


Sollevo quindi questi miei dubbi in attesa di avere pareri e risposte.
Grazie.

G.
Grimaldi
 

Messaggioda eugubino » venerdì 14 ottobre 2005, 11:23

3. L’Ufficio di cui al comma 2 si avvale per la consulenza storica anche dell’Associazione che svolge tale attività in continuità con quella già esercitata dall’ente di cui al comma 1.

"Anche" in che senso?
Oltre al C.N.I. verranno contattate altre associazioni oppure oltre all'ufficio araldico presso la presidenza del Consiglio verrà sentito solo il detto C.N.I.?

Credo che una legge pubblica non possa scegliere SOLO UNA associazione privata. O no?
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Messaggioda RobertoC » sabato 15 ottobre 2005, 9:47

Provo a dare il mio parere.

D:
La consulenza necessaria (del C.N.I.) non farebbe, di fatto, dell'Ufficio Onoreficenze e Araldica Pubblica, un atipico ufficio pubblico gestito da privati?

R:
In assoluto nulla si può dire di certo, ma non sembra di poter inferire questo dal testo.
La consulenza non è affatto qualificata necessaria od obbligatoria. L'uso della congiunzione ("anche") -e qui chiamo in causa l'attento Eugubino- implica solo un rapporto di sussidiarietà basato su una valutazione del caso particolare.

D:
L'attività che si intende regolamentare si basa su una associazione privata che, senza sminuirne gli eventuali pregi e le competenze, resta tale. Non sarebbe quindi stato più giusto e secondo diritto un accesso a tale organo ufficiale con concorsi per titoli ed esami (ad esempio riservato a laureati in scienze storiche, studiosi e ricercatori qualificati, esperti riconosciuti come tali, ecc.)?

R:
No, Giovanni, l'attività dell'Ufficio così come è prospettata dal testo, non "si basa" affatto sull'opera del C.N.I.. Il comma 3 dispone solo che l'Ufficio "si avvale per la consulenza storica anche" della tale associazione.
Il principio è in linea con la strategia pubblica, che da tempo si avvale, grosso modo in questi termini, anche delle esperienze dei privati nei più disparati settori. L'associazione C.N.I. è quindi un consulente storico esterno, cui si ricorre per certi casi di difficile soluzione.

D:
Il testo non contempla, mi sembra, nessuna sezione che si possa occupare di esaminare e definire veritiera una ricerca genealogica e storica (non vedo perchè una famiglia non nobile non possa avere riconoscimento ufficiale della propria genealogia dallo Stato Italiano). Insomma non si rischia di farne una Consulta araldica in una Repubblica? Una "Consulta" gestita da studiosi diciamo "nobiliaristi" che come fine non avrebbe l'interesse dei molti ma solo di pochi? Ovvero che gli unici casi trattati sarebbero quelli di famiglie discese da nobili.

R:
Ma questi non sono gli obiettivi né della disposizione transitoria, né della norma attuativa, che è norma di per sé non "democratica" (nel senso che preciso più avanti, e a cui rimando).
Il secondo comma del disegno recita chiaramente che oggetto di regolamentazione sono "I compiti connessi UNICAMENTE alle attività di cui al secondo comma della XIV disp. trans. e fin. della Cost.", vale a dire la famosa cognomizzazione dei predicati dei titoli nobiliari esistenti prima del 28/10/1922.
Attenzione, quindi: attraverso la XIV disp. trans. nessuno può avere il "riconoscimento ufficiale" di cui tu parli (e non saprei neppure perché poi dovrebbe poterlo ottenere); mentre attraverso il disegno di legge attuativa NON si introduce alcuna nuova Consulta Araldica, tanto è vero che si sopprime quella esistente.

Circa poi il C.N.I., voi ne sapete più di me. Il relatore spiega che, oltre ad essere un'associazione storicamente solida (1958), è riconosciuta dal S.M.O.M., il che vale ad attestarne la serietà e la competenza.
Quali sono le vostre obiezioni in merito?
Giovanni vorrebbe forse un'associazione più "democratica", per usare un aggettivo ultimamente molto usato in questo forum. Epperò vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che la XIV disp. trans. e fin. effettivamente non si occupa di accertare scientificamente e magari sanzionare la genealogia di chiunque; ma solo di regolare la cognomizzazione dei predicati di titoli nobiliari, riducendo il discorso solo a chi ha legittimamente portato un titolo nobiliare.
Sostanzialmente, quindi, la XIV disp. trans. e fin., è una norma di per sé poco "democratica", perché mirante ad accordare una sorta di privilegio (la cognomizzazione del predicato) solo ad una certa classe di cittadini (coloro che legittimamente portavano il relativo titolo nobiliare).
Avevate mai visto la norma in questa chiave?

Attendo le vostre riflessioni.
Roberto
RobertoC
 

Messaggioda Grimaldi » sabato 15 ottobre 2005, 15:50

Caro Roberto
quando una Legge non si basa su aspetti ben delineati ma parla genericamente, come dici, di "consulenze esterne", le mie perplessità sono sempre varie.
L'Italia non ha abbastanza storici e studiosi capaci e meritevoli da dover ricorrere al C.N.I.? Perchè non citare allora Università. asociazioni qualiticate insieme ANCHE al C.N.I.?

Sulla tua osservazione, poi...
... Sostanzialmente, quindi, la XIV disp. trans. e fin., è una norma di per sé poco "democratica", perché mirante ad accordare una sorta di privilegio (la cognomizzazione del predicato) solo ad una certa classe di cittadini (coloro che legittimamente portavano il relativo titolo nobiliare).
vorrei far notare appunto che è stata questa visione "di privilegio di pochi" il limite e la natura limitata che, in una Repubblica come è la nostra, hanno fatto continuare a tenere limitato (e decadere) l'interesse generale per la genealogia e l'araldica che, invece di essere un nostro patrimonio storico esteso a tutti i cittadini, è sembrato essere rimasto invece "privilegio di pochi"...

Insomma se invece di abolire la Consulta si fosse creato un organo che, pur in una Repubblica, si occupava di accertare genealogie, memorie storiche, predicati e cognomi, stemmi araldici ecc. (ma NON diritti nobiliari), forse non saremmo oggi in un paese dove chiunque può dirsi fantanobile, vendere patacche e pergamene e dove gli studiosi delle materie a noi tanto care sono quasi visti come "marziani", in certi casi...

Questa Legge poteva avere l'occasione quindi di compiere questo passo e di far eseguire un salto di qualità a queste scienze.

Grazie
Grimaldi
 

Messaggioda RobertoC » sabato 15 ottobre 2005, 16:31

Caro Giovanni,
dunque questo testo, per te, è un'occasione perduta.
Sia pure, tuttavia le questioni che sollevi tu fuoriescono dall'alveo della XIV disp. trans. della Costituzione. Tu auspichi la sanzione statuale sulla ricerca genealogica, se non la creazione di un centro genealogico di Stato; e la cosa, sebbene interessante, è del tutto estranea alla portata della norma di cui trattiamo.
Non capisco, però, la resistenza nei confronti del C.N.I., circa il quale confesso la mia ignoranza. Se la sua attività è apprezzata dal S.M.O.M., come leggo, ciò non implica la serietà, la correttezza, il rigore del suo operato?

Condivido, ma solo in parte, invece, il tuo rilievo secondo cui si è un po' pasticciato, in Italia, tra interesse per la genealogia e diritti nobiliari, tale da far presumere che i due ambiti siano indissolubilmente connessi.
La mia riserva deriva dal fatto che noi non abbiamo mai avuto, come Nazione, una grande attenzione per la genealogia, al pari dei francesi o dei tedeschi per fare un esempio; e non abbiamo neppure mai avuto un gran rispetto per la ricerca: senza andare troppo lontano, basti pensare alle finanziarie, che di anno in anno tagliano i fondi alla ricerca scientifica; nonché al penoso stato in cui versano molti (troppi) archivi pubblici.
Non credo quindi che la massa sia lontana dalla ricerca genealogica sol perché la ritiene appannaggio di una nobiltà che sempre più si sfuma nell'arbitrio e nell'abuso storico. Credo che alla massa difetti proprio l'educazione e la cultura storica. Ti faccio un esempio banale: se hai modo di frequentare qualche mercatino domenicale, vi troverai innumerevoli quantità di vecchie fotografie, dagherrotipi e antichi raccoglitori. Tolto il materiale che viene dall'estero (e che possiamo pensare che rifluisca nel nostro mercato per disperazione), come giustificare un atto a mio avviso tanto aberrante qual è quello di spogliarsi della propria identità cedendo il materiale fotografico? Qualcuno di noi presenti in questo forum lo farebbe? Ecco, a mio avviso questa situazione è lo specchio del disinteresse con cui, ancora oggi, molta gente pensa ai propri trascorsi generazionali.

Sul disegno di legge, che legge ancora non è, comunque, forse possiamo essere ottimisti, perché gli ultimi mesi di questa legislatura si preannunciano tanto bollenti da rendere meno probabile che il governo si occupi di questo progetto.

Piuttosto, c'è da chiedersi come mai a firmare il disegno di legge sia questo signor nessuno -con tutto il rispetto per la persona-, che in tutta la legislatura ha firmato solo 4 disegni di legge, incluso questo, e che si occupa, come parlamentare, di ben altro.
Non trovi strana questa circostanza?

Saluti.
Roberto
RobertoC
 


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