Offizio dei Poveri Vergognosi

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Offizio dei Poveri Vergognosi

Messaggioda contegufo » mercoledì 1 ottobre 2014, 10:32

Salve

In documenti originali del 1766 si legge che Domenico Banchieri insieme ai figli Sebastiano, Domenico e Libertà cedettero per 30 anni alcuni terreni circostanti la Villa all‘ “Offizio dei Poveri Vergognosi”, associazione che aiutava i nobili decaduti che non osavano elemosinare: tale pratica di beneficienza era infatti tipica delle famiglie più abbienti nei secoli XV/XVIII.

Adesso sappiamo che anche a Lucca come altrove c'era un occhio di riguardo verso i nobili caduti in disgrazia.

Saluti
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Re: Offizio dei Poveri Vergognosi

Messaggioda Delehaye » mercoledì 1 ottobre 2014, 10:48

ma Domenico Francesco Maria Banchieri (di Giuseppe Arcangelo Gaetano, di Carlo Francesco, di Francesco)? quello sposato con Anna Maria Santini??? [sweatdrop.gif]


il bisnonno del trisavolo??? ghghghghg
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Re: Offizio dei Poveri Vergognosi

Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 1 ottobre 2014, 13:19

A Torino è presente dal dopoguerra un'associazione molto similare a quella di Lucca, seppur non solo finalizzata ai nobili, ma a tutti coloro che, provenienti da una situazione agiata, si ritrovano in una condizione di povertà o difficoltà.

L’Opera di San Giobbe è nata nel gennaio 1946, quando un Gruppo di professionisti, già attivi nella San Vincenzo, rendendosi conto dei tanti casi di nuova miseria che la guerra aveva portato, decise di occuparsi di quelle persone che, come San Giobbe a cui il Gruppo si ispirò, avendo conosciuto un certo benessere, si trovavano ora in situazioni di grande povertà, ridotti alla fame e al freddo, incapaci però di palesare la nuova penosa situazione.
Risolti i casi più urgenti del dopoguerra, ben presto si realizzò che le necessità di famiglie un tempo agiate e che, per i motivi più diversi, versavano in gravi situazioni economiche, non erano diminuite: ancora adesso, l’attuale situazione economica ne fa temere un preoccupante aumento.
Anonimato assoluto, aiuto non solo materiale, ma anche morale, tatto, discrezione, sono gli strumenti utilizzati per non lasciare andare alla deriva chi non ha imparato a fare dell’assistenza pubblica un mezzo di sostentamento: per molti l’umiliazione del chiedere è più forte delle necessità materiali.
Dal 1998, dopo il necessario adeguamento dello Statuto alle norme del D.L. 460/1997, è iscritta nel registro delle ONLUS.
L’attività si basa sull’opera delle Visitatrici e dei Visitatori, che periodicamente si recano presso le famiglie individuate dal Consiglio Direttivo; i Patroni e le Patronesse forniscono un prezioso supporto economico.
I nuclei familiari assistiti sono ad oggi circa 35, ma le richieste di aiuto continuino ad aumentare. La maggior parte di essi vive con la pensione minima, ma vi sono casi di persone di circa 50 anni che, non percependo ancora la pensione e avendo perso il lavoro, non riescono a reinserirsi nel mondo produttivo.
L’Opera di San Giobbe ha scelto di non versare alle famiglie il denaro, ma di pagare direttamente l’affitto, le bollette (luce e gas), ecc., per permettere loro una sopravvivenza dignitosa.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Re: Offizio dei Poveri Vergognosi

Messaggioda Delehaye » mercoledì 1 ottobre 2014, 14:25

Sergio ne parlò, se non sbaglio, di una istituzione similare anche a Venezia, quella dei Barnabotti!

a Vicenza, oramai nel Regno d'Italia, esisteva l'Ospizio "Proti-Vajenti" (fondato nel 1412) per accogliere 6 nobili decaduti
fonte: Gianni A. Cisotto (a cura di); La visita Pastorale di Giovanni Antonio Farina nella Diocesi di Vicenza (1864-1871); Thesaurus Ecclesiarum Italiae - Recentioris Aevi - III, 14; Edizioni di Storia e Letteratura; Roma; 1977; pag. LIX

ospizio de' Proti, in origine annesso all'oratorio, istituzione fondata nel 1412 per accogliere sei nobili decaduti
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Re: Offizio dei Poveri Vergognosi

Messaggioda GENS VALERIA » mercoledì 1 ottobre 2014, 16:03

Delehaye ha scritto:Sergio ne parlò, se non sbaglio, di una istituzione similare anche a Venezia, quella dei Barnabotti!

I Barnabotti ( chiamati così perché vivevano nel rione S. Barnaba , dove l'affitto delle abitazioni non era troppo caro ) non erano un'istituzione , ma così venivano indicati i patrizi meno abbienti , i quali tuttavia godevano il pieno diritto dovuta allo status nobiliare di appartenenza , la Serenissima che era l'unica , vera detentrice della sovranità statale , cercava in ogni modo di fare loro trovare un "ufficio minore" per il proprio sostentamento e dotavano le figlie , le quali , una volta maritate , avrebbero contribuito al mantenimento familiare.
I Barnabotti ascritti in Maggior Consiglio , godendo pieni diritti , spesso barattavano appoggi e favori in cambio di ricompense o agevolazioni , insomma ... si arrangiavano .
Quando leggo persone particolarmente esperte nella conoscenza della nobiltà e delle sue leggi , in special l modo del Regno delle Due Sicilie , che trasecolano e scuotendo la testa di fronte allo stato di miseria del nobile , trovano la stessa incompatibile, francamente mi viene da sorridere:
La Serenissima non si è mai sognata di estromettere un povero nobile, essi erano tutelati al massimo , gli sfortunati non erano affatto corpi estranei.

Dimenticavo ... i giardini che erano sottostanti al palazzo ducale , dove venivano messe a punto strategie di voto, si chiamavano " del Broglio " , è facilmente intuibile la provenienza del moderno termine elettorale.
Nulla di nuovo sotto il sole .


Altro discorso era quello dei poveri vergognosi in questo caso , in realtà differenti, erano i privati più fortunati , non lo Stato , a farsi carico delle necessità dei nobili ( poi dal Secolo XIX ) dei borghesi caduti in disgrazia.
Chi è ... è , chi non è ... non può essere.

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