In Italia non c'è autorità che possa o voglia legiferare in materia nobiliare, quindi ognuno fa per sé seguendo la propria coscienza, le proprie tradizioni, la propria storia.
L'argomento è stato molto dibattuto negli ultimi mesi e potrà trovare molte discussioni infuocate a riguardo. Ad ogni modo, provo a rispondere ai suoi quesiti.
Mi chiedevo: decedendo oggi -in ordinamento repubblicano e con una Casa reale sdoppiata e senza pretese di legiferazione in materia al di fuori della Famiglia stessa-l'ultimo portatore di un titolo senza figli maschi , il titolo si estingue?
Tutto dipende da cosa prevedeva la concessione relativa al titolo. Se non era previsto il trasferimento del titolo ad altro ramo familiare o a discendenti donne, il titolo sarebbe da considerarsi estinto in assenza di figli maschi.
O, ( e in questo caso in virtù di cosa) passa automaticamente al parente maschio più prossimo ?
Come sopra, dipende da cosa prevedeva la concessione originaria.
E mi chiedevo anche : oggi, quando per legge ( e nella realtà in cui viviamo) non c'è differenza tra il primogenito e gli altri figli, ha ancora senso "discriminare" questi ultimi?
Senza una fons honorum che possa legiferare in materia, questi distinguo sono inutili. Ogni titolo nobiliare deve fare riferimento alla legislazione relativa alla propria concessione e se la concessione prevedeva l'ereditarietà del titolo al solo maschio primogenito, così dovrà avvenire per il futuro, ovviamente per pura coerenza morale personale visto che nessuna legge vieta all'ultrogenito di utilizzare il titolo spettante al primogenito, almeno oggi in Italia.
Quale differenza sostanziale sussiste oggi ( ma anche dalla fine del feudalesimo in poi) nell'essere "titolato" in quanto primogenito o nell'essere nobile dei...?
Oggi nessuna differenza, un tempo, quando la nobiltà godeva di precisi diritti/doveri riconosciuti dalla legislazione, il titolato godeva sicuramente di specifici diritti/doveri differenti dai fratelli "nobili dei...". Senza contare che non sempre e ovunque la trasmissione del titolo era per mpr (maschio primogenito), ma poteva essere anche per tutti i figli maschi del capo famiglia come per tutti i figli maschi e femmine.
In definitiva, la discriminante fondamentale è ciò che prevedeva la concessione di quello specifico titolo. Inoltre, ci tengo a sottolinearlo, in linea generale (fatte salve le debite eccezioni di tempi e luoghi) pur in presenza di una concessione, la legge prevedeva solitamente la conferma del sovrano (o del cancelliere) e/o il pagamento di una tassa successoria o altri atti burocratici. Quindi c'erano leggi che oggi non si possono rispettare. Ma questo, per molti, è solo questione da legulei
