Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegna

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Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegna

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » domenica 10 agosto 2014, 10:13

Chiarissimi forumisti,
in questa estate poco calda e poco assolata ho ripreso a redigere la storia di famiglia e sono ritornato ad un punto che potrebbe suscitare un certo interesse in questo forum, e ritengo importanti i vostri eruditi commenti.
Un paio di premesse:
- la vicenda nasce e si sviluppa nell'ambiente "giuridico" del Regno di Sardegna, post napoleonico;
- nessun riferimento ai giorni nostri ha un senso od un interesse per me, tranne quello morale e strettamente familiare.

La vicenda è questa:
Nel 1827 il conte Francesco Felice Aureli di Torricella convolò a nozze con la nobile damigella Teresa Eugenia Prasca, sua cugina (lontana). Costui aveva 72 anni ed era vedovo della sua prima moglie, anch'essa cugina, Anna Burotti di Scagnello.

Il conte, ultimo della sua famiglia, con testamento dell'agosto 1827, nominò la moglie sua erede universale, con l'obbligo di [i]"...eseguire intieramente tutte le disposizioni contenute in questo mio testamento ed anche quelle contenute in una memoria da me sottoscritta, ed incominciante LAUS DEO PAX HOMINIBUS, che sarà da me rimessa alla detta mia Erede Universale..." [/i].

Nella memoria citata il conte Aureli ordinava alla consorte di conservare cognome e titolo per tutta la sua vita, e disponeva che il titolo ed il cognome Aureli proseguisse nei nipoti della moglie, nati o nascituri, per ordine di primogenitura maschile e, in caso di mancanza di questa, "per una, ed una sola, femmina". (I nipoti Prasca erano nipoti della sua seconda moglie, nonché pronipoti della sua prima moglie, che era zia della mamma di costoro: Gabriella Vagnone di Trofarello; inoltre erano discendenti di alcune donne - nei secoli - di casa Aureli).

Questa curiosa disposizione dell'unica donna era, se ricordo bene, presente sia nella concessione del titolo di conte di Torricella, sia nelle antiche disposizioni del 1450 (circa) quando la famiglia Aureli si estinse e proseguì nella famiglia Bealesio, ovvero nella famiglia della sorella del vassallo Giacomo Aureli. (Gli Aureli e gli Oreglia sono sostanzialmente lo stesso gruppo famigliare, o meglio un consortile nobiliare, una delle quattro famiglie militari di Bene Vagienna).

Per la consorte vi era quindi l'obbligo di non mutare stato e cognome, per i nipoti Prasca l'obbligo di assumere, solo od in aggiunta, il cognome e lo stemma Aureli.

La contessa Aureli rimase vedova fino a quando, nel 1841, ritornò a Cherasco il barone Carlo Maurizio Rinaldi della Torre, capitano della milizia nella Brigata Piemonte. I due probabilmente si innamorarono, ma vi era l'impedimento al matrimonio secondo le disposizioni del defunto conte.
Il barone Rinaldi fece ricorso al Regio Senato: [i]"...Desiderando accondiscendere alle brame dell'infelice genitore, che null'altro brama che di vederlo collocato, volse i suoi sguardi sulla vedova contessa Teresa Aureli di Torricella, sua cugina in secondo grado, che di buon animo acconsente ai suoi desideri, duolendole soltanto di cangiare cognome, motivo per cui stette fin ora in stato vedovile...[/i]
Quindi l'istanza del barone era: [i]"...Ottenere da Sua Maestà il favore di potersi unire in matrimonio colla Signora suddetta, colla facoltà in un tempo di prendere in simile occasione il titolo e nome di conte Aureli di Torricella."[/i]
Il Sovrano rigettò questa istanza, espresse il proprio placet al matrimonio, e con una logica ineccepibile nel rispetto ed in accoglienza dei desideri del defunto, confermò il titolo di contessa Aureli di Torricella a Teresa Prasca.
Il Manno riporta questa vicenda, attribuendola per errore al padre del richiedente: [i]"Chiese (1840) il predicato e titolo materno di Torricella, e non l’ebbe."[/i]
Teresa e Carlo si sposarono il 28 agosto 1843, ma il matrimonio durò poco meno di tre anni perché il barone Carlo Maurizio morì il 10 agosto 1846. La vedova lo fece tumulare nella cappella di famiglia nel Santuario di N. S. del Popolo in Cherasco ove riposa tutt'ora. Teresa in tutti i documenti ufficiali usò entrambi i cognomi e titoli congiunti.

La primogenitura (non so se nel Regno di Sardegna in generale, o per il dispositivo di concessione del titolo di casa Aureli, ed anche in casa Prasca) se il primo chiamato moriva senza prole, passava al fratello, se questi figliolava proseguiva sulla sua linea, altrimenti passava al successivo fratello, [i]"...in ordine di primogenitura"[/i].

Nel frattempo il Regno di Sardegna diventò Regno d'Italia, Teresa vide morire giovani quattro dei suoi sei amatissimi nipoti (Alessandro, Teodolinda, Alfredo, Callisto), solo l'ultimo (Ermanno, mio trisnonno) si sposò con la cugina Anna Manassero di Costigliole. Ermanno, ufficiale dei bersaglieri, lasciò la gestione dei beni di famiglia al fratello Ernesto che li sperperò per poi andarsene a morire solo a Napoli. Le drammatiche vicende che seguirono non costituivano sicuramente il clima adatto per richiedere al Sovrano la rinnovazione del titolo, e portarono la contessa Aureli a redigere un testamento che salvò il salvabile: nominò suo erede universale la prole nata o nascitura dei suoi nipoti superstiti, a condizione che raggiungessero i trent'anni di età. Il mondo sia famigliare che sociale era cambiato, e nessun riferimento nel testamento vi è sul titolo Aureli.
Sette anni dopo il testamento nacque mio bisnonno, l'erede.

Sono curioso di conoscere i vostri commenti sulla parte della vicenda che riguarda la trasmissione del titolo, la facoltà dell'ultimo di una famiglia di designare i successori, ecc.

Naturalmente tutta la vicenda riguarda il tempo in cui si svolse, nel mondo attuale vi è solo la mia personale consapevolezza di essere il successore virtuale e morale dei conti Aureli, e nessuna fantasiosa pretendenza.

Vi ringrazio e saluto cordialmente.
Alberto L. Prasca.
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » lunedì 18 agosto 2014, 14:44

Gentili Signori,
a seguito della mia narrazione, specifico meglio i quesiti che mi incuriosiscono:

1 - era frequente che l'ultimo di una nobile famiglia nominasse per testamento il/i propri successori (beni, nome, titolo)?

2 - come venivano accolte tali ultime volontà dalle Regie Autorità?

3 - tale fatto era talmente in uso che la risposta del Regio Senato non era che un "atto dovuto"?

4 - era comunque sempre necessario che la famiglia "ricevente" presentasse un'istanza di rinnovazione del titolo?

5 - si presume che fosse comunque sempre necessario un Regio Assenso?

6 - l'ultimo di una famiglia poteva agire in quel modo perché le proprie antiche patenti di concessione gliene davano facoltà?

Io personalmente, pur avendo conoscenze abbastanza approfondite sulle famiglie nobili piemontesi, non sono mai incappato nella fattispecie che ho narrato. Pertanto ritengo molto interessanti i Vostri commenti, che vado cortesemente a sollecitare e di cui Vi ringrazio.

A. Prasca.
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda Tilius » lunedì 18 agosto 2014, 17:34

Alberto Lubelli Prasca ha scritto:1 - era frequente che l'ultimo di una nobile famiglia nominasse per testamento il/i propri successori (beni, nome, titolo)?

Certo. Ovviamente le disposizioni testamentarie valide sic et simpliciter erano quelle inerenti le proprietà. Sulla trasmissione del titolo, erano più dei desiderata che necessitavano comunque dell'assenso regio.
2 - come venivano accolte tali ultime volontà dalle Regie Autorità?

Variamente. In questo caso, infatti, mi sembra di capire che l'istanza erediaria originale non venne mai sottoposta, né prima (Sardegna), né dopo (Italia), al vaglio delle autorità competenti. L'istanza per passare i titolo al nuovo marito di lei venne (ovviamente, se posso aggiungere) rigettata. L'unica concessione é la conferma del titolo a lei, nonostante l'imminente nuovo matrimonio.
Trasmissioni meno eterodosse (passare un titolo ai nipoti della moglie, dove il legame di sangue é inesistente, era acrobazia tale che forse necessitava di entrature più altolocate per poter essere vidimata...), ad esempio al marito della figlia, se questi era di rango elevato, tipicamente venivano accettate.
Il fatto che la contessa non presenti mai richiesta di assenso per la trasmissione del titolo ai nipoti la dice lunga sulle chance che una tal cosa potesse essere accettata (anche prima , a caldo, quando le condizioni poteveno essere forse più favorevoli).

3 - tale fatto era talmente in uso che la risposta del Regio Senato non era che un "atto dovuto"?
Quale fatto? Cosa era "atto dovuto"?

4 - era comunque sempre necessario che la famiglia "ricevente" presentasse un'istanza di rinnovazione del titolo?

Credo proprio di sì.

5 - si presume che fosse comunque sempre necessario un Regio Assenso?

Certamente sì.

6 - l'ultimo di una famiglia poteva agire in quel modo perché le proprie antiche patenti di concessione gliene davano facoltà?

Certamente una tale concessione originale avrebbe costituito argomentazione ponderosa e poderosa da allegare alla richiesta.
Anche se un simile complicato cavillo (trasmissione alla primogenitura maschile del parentado della moglie? really?) mi sembra strano fosse previsto nell'originaria concessione.

Questa curiosa disposizione dell'unica donna era, se ricordo bene, presente sia nella concessione del titolo di conte di Torricella, sia nelle antiche disposizioni del 1450 (circa) quando la famiglia Aureli si estinse e proseguì nella famiglia Bealesio, ovvero nella famiglia della sorella del vassallo Giacomo Aureli. (Gli Aureli e gli Oreglia sono sostanzialmente lo stesso gruppo famigliare, o meglio un consortile nobiliare, una delle quattro famiglie militari di Bene Vagienna).


Siamo sicuri che "l'unica donna" menzionata non fosse discendenza diretta (ergo figlia, o nipoti - maschi o in assenza femmine - per via femminile)?

Aggregare un cognome per via un po' stramba lo posso anche capire (lo si fa anche oggi: basta spedire una lettra al prefetto e, stante recente sentenza in merito, ci si può aggiungere il cognome praticamente di lachiunque...).

Trasmettere un titolo al parentado della moglie, mi sembra alquanto più strano (sono menzionate le femmine della famiglia? mi sembrerebbe molto più sensato trasmettere a queste, in assenza di maschi, che almeno una linea di sangue "proprio" la garantiscono, che non ai parenti maschi della moglie, dove abbiamo zero consanguineità).
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda contegufo » lunedì 18 agosto 2014, 17:37

Salve

Cito da "I Patrizi di Lucca" Titana Editrice, Lucca 1996" e "Il Palazzo dei Mansi di San Pellegrino 1616-1963" G. M Ed.

1) " Stefano Orsetti unito in sposa ad Alaide Giannini (leggasi invece Ersilia Mansi) ebbe due figli, il primogenito Lelio (+1931) e il secondogenito Raffaello (1866-1956) che all'età di 14 anni, quindi nel 1880, ereditò tutte le sostanze da Girolamo Mansi (+1880) suo zio con l'obbligo di assumere il cognome Mansi ed abitare nel Palazzo Mansi di Via Galli Tassi."

2) " Altro caso avvenne in Casa Mazzarosa dove un rigidissimo fidecommesso istituito nel 1732 obbligava il marito dell'ultima erede femmina ad assumere il cognome Mazzarosa cosa che avvenne con Tommaso di Stefano Nieri appunto nel 1732.
Con tale atto si fa obbligo di trasmettere a persone estranee alla famiglia il fidecommesso, a condizione che assumessero il nome Mazzarosa, circostanza che si verificò quasi subito perchè Francesco IV, figlio appunto di Tommaso e Maria Caterina, morì senza figli nel 1800. Prima di morire Francesco adottò Antonio di Gio. Battista Mansi di Santa Maria Bianca trasmettendogli nome e fidecommesso, comprendente fra l'altro il Palazzo di città e la Villa di Segromigno. "

Nel primo caso (eredità) che avvenne in epoca monarchica ci fu senz'altro l'avvallo da parte della Consulta Araldica con provvedimento Regio circa l'assunzione del cognome, del titolo marchionale avuto peraltro in concessione molto tempo prima al di fuori della Repubblica lucchese e quello di C.te Palatino proveniente da casa Orsetti.

Nel secondo (adozione) il fidecommesso prevedeva che si mantenesse il cognome (a tutti i costi anche con elementi estranei alla famiglia) mentre il titolo fu in seguito concesso nel 1826 all'epoca del Ducato di Lucca.

Altra situazione intricata (1788-1817) ma risolta dall'Arcivescovo di Lucca arbitro della querelle a proprio favore è ai link di seguito:

viewtopic.php?f=6&t=19042&start=45#p214069
viewtopic.php?f=3&t=17239&p=196646&hilit=una+successione+ab+intestato#p196646

In tempi più moderni è il caso degli Orsetti con soluzione per metà da parte della Repubblica con provvedimento del capo dello Stato Luigi Einaudi, per il cognome e per metà da Umberto II in quel di Cascais per il titolo:

viewtopic.php?f=3&t=12150&hilit=orsetti#p144759

Questo a Lucca.

Cordiali saluti
Ultima modifica di contegufo il martedì 19 agosto 2014, 16:40, modificato 5 volte in totale.
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda Tilius » lunedì 18 agosto 2014, 17:43

Caro contegufo, l'ultimo esempio che porti riguarda appunto l'ultima erede femmina della propria famiglia. Non la moglie dell'ultimo erede maschio. Oppure ho inteso male?

Il primo esempio mi sfugge: come fa il figlio Orsetti di madre Giannini ad essere nipote di un Mansi (zio)? Si presume, se il Mansi é zio, che o il padre o la madre del raffaello dovessero portare il cognome Mansi...

O ci sono figli di secondo letto di mezzo?
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda contegufo » lunedì 18 agosto 2014, 18:18

Salve

Caro Tilius l'ultimo caso, ORSETTI, esemplifica come un cognome storico che andrà perduto si possa "rinnovare" con un provvedimento in epoca repubblicana appunto, per il cognome e la sensibilità nostalgica di Umberto II per il titolo.

Correggo per errore dalle fonti citate (contraddittorie), nel primo caso alla morte di Girolamo Mansi tutto il patrimonio della famiglia ed anche il nome passarono a Raffaello, figlio di Stefano di Lelio Orsetti e di Ersilia Mansi con tutti i vincoli narrati (assunzione del cognome e obbligo di abitare nell'avito palazzo dei Mansi).

Grazie per l'attenzione!

Saluti
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda Delehaye » lunedì 18 agosto 2014, 18:47

contegufo ha scritto:Salve
Cito da "I Patrizi di Lucca" Titana Editrice, Lucca 1996" e "Il Palazzo dei Mansi di San Pellegrino 1616-1963" G. M Ed.
1) " Stefano Orsetti unito in sposa ad Alaide Giannini ebbe due figli, il primogenito Lelio (+1931) e il secondogenito Raffaello (1866-1956) che all'età di 14 anni, quindi nel 1880, ereditò tutte le sostanze da Girolamo Mansi (+1880) suo zio con l'obbligo di assumere il cognome Mansi ed abitare nel Palazzo Mansi di Via Galli Tassi."
Nel primo caso (eredità) che avvenne in epoca monarchica ci fu senz'altro l'avvallo da parte della Consulta Araldica con provvedimento Regio circa l'assunzione del cognome, del titolo marchionale avuto peraltro in concessione molto tempo prima al di fuori della Repubblica lucchese e quello di C.te Palatino proveniente da casa Orsetti.


Inserzioni a pagamento della Gazzetta Ufficiale (N. 190 - 13 agosto 1890) - pag. 1366 - 4° colonna
AVVISO
Il nobile sig. Conte Raffaello Orsetti domiciliato e residente in Lucca, debitamente autorizzato con decreto ministeriale del 31 luglio p.p. ai termini dell'art. 122 del regio decreto 15 novembre 1865 per l'ordinamento dello Stato civile
Fa noto:
Avere inoltrata domanda a S.M. il Re d'Italia per essere autorizzato ad assumere in cambio del proprio cognome, quello di "Mansi", e quindi fa invito a chiunque abbia interesse, a fare opposizione alla detta domanda nel termine di mesi quattro, a forma, dell'art. 122 del citato regio decreto.
Lucca, 12 agosto 1890
854 - Cent. 30.

fonte: http://augusto.digitpa.gov.it/gazzette/ ... 1890190_FI
"Venne anche preso lo stendardo da battaglia (guðfani), che chiamavano "Corvo"."
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda contegufo » lunedì 18 agosto 2014, 20:58

Bravo!

Un bel colpo che nemmeno chi era parte in causa (gli eredi) erano riusciti ad assestare quanto a notizia ufficiale.

Saluti
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda Alberto Lubelli Prasca » lunedì 18 agosto 2014, 21:17

"Trasmettere un titolo al parentado della moglie, mi sembra alquanto più strano (sono menzionate le femmine della famiglia? mi sembrerebbe molto più sensato trasmettere a queste, in assenza di maschi, che almeno una linea di sangue "proprio" la garantiscono, che non ai parenti maschi della moglie, dove abbiamo zero consanguineità)."

Il conte Aureli scelse i nipoti perché discendenti, più volte, in linea diretta da donne di casa Aureli, oltre che pronipoti della prima moglie e nipoti della seconda. Per buon peso: la "prole nata o nascitura" in persona di mio bisnonno, era figlio di due cugini di secondo grado, entrambi pronipoti della prima moglie del conte Aureli, nonché anche lei discendente da una "manciata" di donne di casa Aureli!
E' sufficiente la consanguineità?
Il chiamato all'eredità non fece alcun atto perché morì al compimento del trentesimo anno di età lasciando una vedova e due figli!
A.P.

P.S.: aggiungo, al momento del testamento la famiglia Aureli era quasi completamente estinta (vi erano un paio di preti vecchi), anche nelle donne!
Ultima modifica di Alberto Lubelli Prasca il martedì 19 agosto 2014, 21:13, modificato 1 volta in totale.
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Re: Designazione di successori a titolo nel Regno di Sardegn

Messaggioda M.Brivio » martedì 19 agosto 2014, 13:30

Non so se può interessare, ma a Milano vi è il caso di Francesco Ferrante Novati (alias Medici di Novate), Marchese di Covo, che, non avendo figli legittimi, nominò eredi anche nei titoli i figli della moglie Caterina Parravicini e del primo marito di lei, Francesco Villani. I figli assunsero per testamento il cognome Novati (Villani Novati) e il titolo di Marchesi, ma non poterono appoggiarvi il predicato di Covo, che secondo l'atto di vendita dai Bentivoglio (ex feudatari), doveva ritornare alla famiglia ceditrice all'estinzione del ramo Novati (e così accadde, nel 1738). Il Senato Milanese deliberò che i Villani Novati potessero comunque avere il titolo di Marchesi, appoggiato però sul cognome.

Fonti: F.CALVI, Famiglie Notabili Milanesi, Villani
http://books.google.it/books?id=Z-tMAAA ... zo&f=false
M.Brivio
 
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