Medici - (Gran)duchi

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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda De Vineis » lunedì 28 ottobre 2013, 23:13

Carlo V nel 1532, se le notizie che ho trovato sono corrette.. Nel 1531 era stato già nominato, sempre con decreto di Carlo V, Signore di Firenze.. Ma il papa regnante era un Medici, Clemente VII, che qualche storico dice addirittura padre naturale del primo duca, Alessandro.. e la concessione del titolo, affiancata dall'esercito imperiale che "convinceva" i Fiorentini a rinunciare alla repubblica rientrava in un più ampio accordo politico fra il Papa e l'Imperatore.
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda pierluigic » martedì 29 ottobre 2013, 0:38

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Dicono alcuni che il prezzo dell' upgrade duca-granduca sia stata la testa dell'eretico Pietro Carnesecchi


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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda Romegas » martedì 29 ottobre 2013, 16:15

Non credo sia questo il motivo. Penso più all'accresciuta importanza del ducato in Italia e al fatto di avere ducati più piccoli e meno importanti della Toscana con lo stesso titolo.
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda pierluigic » martedì 29 ottobre 2013, 18:28

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Cosimo I fu praticamente costretto a consegnare il Carnesecchi ( la richiesta era stringente e non poteva essere evitata se non entrando in dissidio aperto ) , ma seppe approfittarne , volgendo con prontezza la cosa a suo favore , in modo pragmaticamente magnifico e molto opportunistico

Era ed e' un opinione abbastanza comune tra gli storici , che la consegna del Carnesecchi sia stato un importante motivo di ristabilimento di rapporti benevolenti di Pio V verso Cosimo I
E Cosimo seppe approfittare di questa nuova disposizione con le sue notevoli capacita' di statista e di uomo politicamente fortunato

***

............Due anni dopo Cosimo I riportava il premio del suo tradimento e riceveva il titolo ambito di Granduca e una Bolla pontificia che diceva come per suo merito, per la sua virtu'e per la prudenza la provincia della Toscana era , tra tutte le altre, la piu' libera dalla perniciosa tabe delle pestifere eresie

(Da Agostini Antonio "Pietro Carnesecchi e il movimento Valdesiano" )

***
Pio V considerava un esempio fondamentale per gli altri principi costringere Cosimo a consegnargli il Carnesecchi ed era disposto a dare qualcosa in cambio

Per parte suo papa Pio V, che riusciva finalmente ad acciuffare quell'eretico impenitente sottrattosi solo pochi anni prima al Sant'Ufficio non nascose la sua soddisfazione e subito, appena avuta notizia dell'arresto, il primo luglio, volle che il cardinal nipote ringraziasse il duca mediceo: "Nostro Signore è restato intieramente satisfatto di Vostra Eccellenza nel successo di questo negotio", esordiva Michele Bonelli, assicurandolo peraltro che il pontefice non aveva mai dubitato di trovare piena collaborazione da parte sua e facendogli sapere che "non cessa di laudarla quanto meritamente si deve per ogni rispetto" e, oltre a impartirgli la benedizione apostolica, "promette serbarne viva et grata memoria": "Se molti altri principi christiani fossero simili allei in questa parte et dallei pigliassero essempio per l'avenire - concludeva -, le cose della religione piglíarebbon forma migliore et più servitio sarebbe del signor Iddio et maggior benefitio consequentemente di tutto '1 christianesmo" `. Concetto sul quale avrebbe insistito all'indomani della conclusione di quel processo anche il cardinale Scipione Rebiba che, nello scrivere all'inquisítore di Mantova il 5 novembre 1567 per sollecitare analoghi comportamenti da parte di Guglielmo Gonzaga, avrebbe additato ad esempio proprio "íl signor duca di Fiorenza et il signor viceré di Napoli, ch'hanno dato nelle mani della santissima Inquisitione quelli che gl'erano molto e molto cari, e per tal causa poi sempre odiosi" .Quali che fossero le argomentazioni del Manrique, esse valsero comunque a convincere subito il duca mediceo, che la sera stessa del suo arrivo - il 22 giugno - ordinò l'arresto del Camesecchi. Il bargello si presentò a casa sua con tre uomini che provvidero a effettuare una perquisizione, al termine della quale fu stilato un inventario dei 65 pezzi sequestrati e poi inviati a Roma, da cui il Sant'Ufficio avrebbe tratto nuovi elementi in grado di orientare gli interrogatori e di arricchire il poderoso arsenale probatorio già in suo possesso: scritti del Valdés e del Flaminio, lettere di quest'ultimo, del Priuli, della Gonzaga, minute del protonotario, scritti sull'eucaristia, documenti relativi all'ultimo processo del 1560-61 , il cui originale era peraltro custodito negli archivi inquisitoriali. Dopo le carte napoletane, il dossier a carico del Carnesecchi si arricchiva ora di quelle fiorentine,.......................

Massimo Firpo e Dario Marcato : "I processi inquisitoriali ......"

***


Poi ci sono effettivamente altre azioni di Cosimo che contribuiscono alla realizzazione delle sue aspirazioni


***

Un analisi interessante sull'episodio nel Portale Storia di Firenze

http://www.storiadifirenze.org/?temadelmese=dicembre-1569-la-concessione-del-titolo-granducale-ai-medici

***



Considerando Pio V , che siccome costui era il piu' autorevole e illustre corrispondente dei Settarj in Italia. il toglierlo di mezzo era percio' della massima importanza per estirpare da questa Provincia il seminio delle nuove opinioni. Sapeva la protezione , che avea Cosimo per il medesimo , e trattò in Congregazione del modo di obbligarlo con gli ufficj per non avere una negativa. Ecco come il Cardinale Pacecco li diciannove di Giugno prevenne il Duca di questo affare: Dalla lettera ,che N.S. scrive a Vostra Eccellenza , e dalla persona , che spedisce, potra' Ella ben giudicare di quanta premura sia il negozio , che il Padre Maestro Le dirà , nel quale Le posso assicurare che ho visto con i miei occhi cose nuovamente scoperte, che non solo non si possono dissimulare , ma sarebbe gran peccato davanti a Dio se sua Santita' non ne venisse a capo , e di Vostra Eccellenza come Principe Temporale se non desse al Papa tutto il favore , di cui ha bisogno per fare il suo uffizio come Vicario di Gesu' Cristo . Sua Santita' mi ha parlato di questo affare con gran premura e ansieta', e io l'ho assicurata di due cose , l'una che in tutta la Cristianita' non vi e' principe piu' zelante della gloria di Dio , e delle cose della Inquisizione quanto Vostra Eccellenza, e Sua Santita'conosce molto bene questa parte in Lei , e la predica. L'altra che per suo particolar contento e consolazione non vi sarebbe cosa per grave che fosse , che Ella non facesse , e mi ha detto che non poteva venir negozio in cui Vostra Eccellenza gli potesse mostrare il suo animo come questo ;e per dichiararglielo in una parola diro' che mi commesse nella Congregazione due volte che io venissi in persona a far l'uffizio, che viene a fare il P.Maestro, e se gli illustrissimi miei Colleghi non avessero disapprovato questa risoluzione non mi scaricava di tal peso ,dicendo queste parole : << Se bisognasse per la buona spedizione di questo affare che andassi io in persona lo farei volontieri , perche' questo e' il mio uffizio. >>Non si meravigli Vostra Eccellenza che per un uomo solo si faccia questa istanza , perche' sarebbe possibile ricavare altre cose che importassero moltissimo , e forse qualcuna che fosse di suo servizio. La supplico intanto che , considerando questo negozio con la sua solita Cristianita' e prudenza , si risolva in quello come suole nelli altri maggiori , tenendo Dio davanti agli occhi , e tenendo ancora per certo che da questo caso dipendera' gran parte della buona corrispondenza , che Vostra Eccellenza deve tenere col Papa in questo Pontificato ecc.
Fu percio' spedito a Firenze il Maestro del Sacro Palazzo , accompagnato da una lettera di proprio pugno di Sua Santita' in data del 30 Giugno del seguente tenore : Dilecte fili ecc..Per causa molto importante al servizio di Sua Divina Maesta', e della Religione Cattolica mandiamo il portatore della presente Maestro del nostro Sacro Palazzo , e e quando non fossero stati i caldi eccessivi avressimo mandato il Cardinale Pacecco per la stessa causa , tanto l'abbiamo a cuore per l'importanza suddetta , nella quale dara' ad esso Maestro quella credenza , che daria a nostra medesima persona. Cosi Sua Divina Maesta' benedicavi ecc.. Cosi vigorose premure del Papa posero il Duca Cosimo in un grave cimento, ma prevalendo in esso il desiderio di guadagnarsi la sua benevolenza , e dimostrare il zelo per la Religione , delibero' di concederlo , lusingandosi che in progresso i buoni ufficj , e forse la giustizia della causa avrebbero potuto renderli la liberta'.

dalla "Storia del Granducato di Toscana" di Riguccio Galluzzi





Massimo Firpo e Dario Marcato ne "I processi inquisitoriali ......" dicono invece/anche :


Piuttosto, è lecito ipotizzare che altri furono forse gli strumenti di pressione messi in campo dal pontefice: vale a dire da un lato la minaccia di scatenare anche a Firenze una poderosa offensiva inquisitoriale, come già stava avvenendo in molte città italiane, e dall'altro l'impegno a non utilizzare ai danni dell'establísbment cittadino la nuova documentazione caduta nelle mani del Sant'Ufficio e, a maggior ragione, gli eventuali elementi d'accusa scaturiti dagli interrogatori del protonotario in relazione a uomini e ambienti vicini alla corte medicea. Il che era agevole supporre da parte di chiunque - a cominciare dal duca stesso - fosse stato a conoscenza delle deviazioni e complicità eterodosse di cui si erano resi responsabili negli anni quaranta e oltre alcuni dei patrizi e degli intellettuali più vicini alla corte medicea, da Bartolomeo Panciatichi ad Alessandro Del Caccia, da Giovan Battista Ricasoli a Pietro Gelido, da Pierfrancesco Riccio a Benedetto Varchi, da Cosimo Bartoli a Giambattista Gelli, da Ludovico Domenichi allo stesso Carnesecchi ". E' bene non dimenticare, insomma, che mentre quest'ultimo sarebbe stato processato, condannato e giustiziato a Roma a causa delle dottrine valdesiane da lui professate e diffuse per un quarto di secolo, i sacri riti del potere mediceo non avrebbero cessato di essere celebrati nell'antica basilica di San Lorenzo, dove splendevano i "chiari colori" con cui tra il 1545/46 e il 1558 - e non certo senza il consenso e l'avallo del duca - Iacopo da Pontormo e poi il suo allievo Bronzino avevano trasferito nei grandiosi affreschi del coro lo spirito e la lettera del catechismo dell'esule spagnolo pubblicato nel '45 `. Non più tardi del 24 marzo 1562, del resto, un vecchio amico e confidente del protonotario come il Gelido, all'indomani della sua fuga a Ginevra nella cui Chiesa si era ormai "incorporato", concludeva una sua lettera a Cosimo con l'esortazione ad astenersi dal "perseguitare i membri di Christo, il quale in un momento può mandarli altretanta calamità e ruina quanta in tanto tempo le ha data felicità et grandezza", e l'augurio che Iddio si inducesse infine a "darle vera cognitione della verità, accioché la sia ministro e istrumento di Dio per persuadere al papa che, deposto ogni ambitione et ogni interesse, voglia una volta che si vegga et si conosca il vero di questa causa, come farebbe se egli medesimo volesse congregare un concilio legittimo nel mezzo di Germania, trovarvisi in persona et che davvero si riformasse la Chiesa". Tutto ciò consente di ipotizzare che ciò che Cosimo chiese in cambio della consegna a Roma del Carnesecchi non fu tanto la corona granducale, che ne sarebbe stata piuttosto una ricompensa, una sorta di riconoscimento dell'ormai consolidata fama di "grande essecutor de lo que se ordena en la Inquisición en Roma", come avrebbe scritto nel '68 l'ambasciatore spagnolo presso la santa sede ". Ciò che forse il duca chiese - e ottenne - fu piuttosto una garanzia di impunità per sé e per il mondo che più da vicino lo aveva circondato negli anni dell'aspro conflitto contro Paolo III e Paolo IV, quando anche le dottrine valdesiane erano potute apparire al suo sguardo di spregiudicato uomo politico un'arma con cui combattere contro le prepotenti invadenze della corte papale, di schierarsi al fianco e nell'ombra di Carlo V, di appoggiare l'irenico riformismo che gli 'spirituali' avevano cercato di proporre anche in sede conciliare, di lottare contro la sorda opposizione piagnona. Ma ora quel mondo era tramontato per sempre: e se il prenderne realisticamente atto e schierarsi di conseguenza non dovette comportare eccessivi scrupoli di coscienza per il duca, gli impose tuttavia di fare qualcosa per mascherare e nascondere a occhi, indiscreti un passato religioso non proprio esemplare dal punto di vista della nuova ortodossia tridentina. Di qui la decisione di consegnare a Roma il Carnesecchi, mentre al pennello del Bronzino in San Lorenzo (1565-69) e alla penna del Vasari nella Vita del Pontormo (1568) veniva affidato il compito far dimenticare il significato religioso degli affreschi valdesiani scoperti solo dieci anni prima nella basilica medicea". Ne offre una pur indiretta riprova il fatto che, nonostante il lungo sforzo per spremere dalle esperienze e dai ricordi del protonotario tutto quanto egli sapeva su eretici e sospetti del passato e del presente, il tribunale romano evitò di porre domande imbarazzanti sul conto di Cosimo de' Medici, che per parte sua il Carnesecchi volle sempre presentare come "principe tanto catholico" `. E ciò a dispetto della sua stessa testimonianza su alcuni dei più stretti collaboratori del duca, come per esempio il Panciatichi e il Rícasoli, nei confronti dei quali da parte di Roma non fu preso alcun provvedimento alla fine del processo nonostante essi fossero ancor vivi e vegeti a Firenze`. 11 che autorizza il sospetto di una sorta di scambio tutto politico tra l'impunità per sé e la sua città ottenuta dal duca (e forse offerta dal papa) e l'abbandono del Carnesecchi al suo destino, senza lasciargli neanche la possibilità di sottrarsi all'arresto con una fuga da Firenze, o almeno di sbarazzarsi di carte e libri compromettenti



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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda Tilius » martedì 29 ottobre 2013, 19:12

Mah... andando a memoria mi sembra che qualche provvedimento contro il Panciatichi (nonostante la protezione (gran)ducale...) venne preso, ma si trattò di una pubblica abiura e poco altro (grazie alla protezione (gran)ducale...) :D
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda algidotricolonio » domenica 10 novembre 2013, 21:21

Una conversazione alla Villa di Corliano a San Giuliano Terme (Pisa), venerdì 15 novembre, ore 19:30, affronterà il quesito con una conversazione/confronto tra studiosi di diritto nobiliare divisi tra partito ghibellino/imperiale e partito guelfo/papale.
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201110269783519&set=a.1058055656271.2009054.1372273402&type=1&theater&notif_t=like
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda algidotricolonio » giovedì 14 novembre 2013, 9:27

Cosimo I de Medici ottenne con un tradimento, un atto illecito in diritto naturale e nel codice cavalleresco, il titolo.
E' valido un titolo ottenuto con un "tradimento", che sarebbe sanzionato con la "squalifica" nei Codici Cavallereschi per lui ed i suoi eredi?
http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/20 ... cana.shtml
Il titolo granducale è stato legittimato con la successione lorenese del ramo cadetto Asburgo, arciduchi dell'impero, nel 1737.
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda Tilius » giovedì 14 novembre 2013, 12:34

algidotricolonio ha scritto:Cosimo I de Medici ottenne con un tradimento, un atto illecito in diritto naturale e nel codice cavalleresco, il titolo.
E' valido un titolo ottenuto con un "tradimento", che sarebbe sanzionato con la "squalifica" nei Codici Cavallereschi per lui ed i suoi eredi?
http://www.lanazione.it/pisa/cronaca/20 ... cana.shtml
Il titolo granducale è stato legittimato con la successione lorenese del ramo cadetto Asburgo, arciduchi dell'impero, nel 1737.

Non é che il ripetere & ripetere queste fantasiose favolette le faccia diventare vere.
Tanto sul primo che sul secondo punto.
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda algidotricolonio » giovedì 14 novembre 2013, 17:37

Ipotesi di discussione:
-l'abuso papale c'è stato non nella concessione del titolo di Granduca (che il Papa ben poteva concedere), ma in relazione al predicato di Toscana. La Toscana, anzi i due Ducati di Firenze e Siena e la Repubblica di Pisa, erano feudi dell'Impero;
-il codice cavalleresco e il diritto naturale riconosce nullo ogni titolo acquisito con inganno e tradimento.
Sarebbe interessante la sua presenza alla conferenza/dibattito.
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Re: Medici - (Gran)duchi

Messaggioda algidotricolonio » martedì 19 novembre 2013, 22:35

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