Vendita di feudo e titolo nel '700

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Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda Avilius » domenica 28 ottobre 2012, 11:48

Gentili ed esperti forumisti , vorrei porre un quesito tecnico. Supponiamo che , nel regno
sabaudo del '700 , un nobile decidesse di vendere uno dei suoi feudi con titolo nobiliare annesso.
Per il titolo nobiliare era sempre obbligatorio il parere favorevole del sovrano o questo poteva
essere tacito ? Se il re non si esprimeva , bisognava per forza aspettare oppure dopo un certo
" tempo tecnico " si poteva considerare tacito assenso ? E ancora : se la voltura del titolo era
conditio sine qua non per il buon esito della compravendita del feudo , se questa veniva a
mancare vi era una qualche forma di risarcimento per l' acquirente ? Potete spiegarmi come
avvenivano "tecnicamente" questi "passaggi" , chi erano i funzionari o l' ufficio regio che se
ne occupava ? Il re delegava ad altri o veramente prendeva personalmente in considerazione
ogni singolo caso ? Scusate per le tante domande , ma non avrei saputo come meglio riassumere
le mie curiosità. grazie , Avilius
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda contegufo » domenica 28 ottobre 2012, 19:25

Salve

Credo che la risposta alle Tue domande stia almeno in due volumi:

Storia del Diritto Nobiliare Italiano vol I, il secondo è imminente. Ed. IAGI
Memoriale per la Consulta Araldica (Legislazione nobiliare) Ed. Orsini de Marzo 2012, http://www.orsinidemarzo.com/it/index.p ... o_tipo=ODM

Di certo il passaggio comportava l'approvazione del Sovrano ......

Saluti
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda Avilius » martedì 6 novembre 2012, 18:40

Grato per la risposta e le utili indicazioni vorrei però riproporre la questione
in altri termini. Tizio fu insignito del titolo di marchese del feudo di Pincopallo
( titolo + predicato ). Un ventennio dopo vendette il feudo ( inteso come terreno )
rimanendo marchese di Pincopallo. L' acquirente del feudo ( sempre inteso solo
come terreno ) può essere stato insignito del titolo di conte di Pincopallo ?
Si potrebbe cioè essere verificata la coesistenza di un marchese di Pincopallo
( senza feudo "materiale" ) con quella di un conte di Pincopallo ( con feudo annesso ) ?
Grazie , soprattutto per la pazienza che vorrete riservare alla mia insistenza.
Avilius
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda AlbertoLubelliPrasca » domenica 11 novembre 2012, 22:30

Riferendosi al Regno Sabaudo del 700, una situazione molto comune è questa (mi scuso per le eventuali inesattezze, ma sto riferendo a memoria):
Il marchese del Carretto vendette ad un mio antenato, il vassallo Aureli (già nobile), alcuni punti di giurisdizione del feudo di Torricella, "quartiere di Lesegno" (verso la fine del 600 se ricordo bene), Con una congrua erogazione ne fu infeudato dal Sovrano col titolo di Signore ed il relativo assenso. Dopo poco fu fatta richiesta al Regio Senato per l'elevazione di quella porzione del feudo di Torricella a Comitato, ed il vassallo Aureli, signore di Torricella, con una ulteriore erogazione, diventò conte di Torricella.
Il marchese Del Carretto continuò a vendere punti di giurisdizione del già minuscolo feudo di Torricella, e così, con la medesima procedura vi furono altri Signori, Conti e Marchesi col predicato "di Torricella".
Vendendo queste porzioni il marchese trasferiva dei diritti reali su quella quota del feudo: pedaggio, omaggio, plateatici, ecc. che però dovevano ricevere il placet del Sovrano. Nella realtà dei fatti i pochi abitanti di Torricella si guardavano bene dal pagare tutti quei balzelli, ormai la feudalità si avviava a diventare puramente ideale. Ma questi acquisti servivano sia al grande feudatario che al Sovrano per far cassa salvando delle regole formali.
Per cui la nobiltà piemontese veniva rimpinguata con ricchi borghesi, piccola nobiltà e cadetti. Naturalmente le grandi famiglie storcevano il naso, puntavano i piedi e si rifiutavano di ricevere quei parvenu! Poi "più dell'onor poté il digiuno" ed il marchese di Grannome maturava la consapevolezza di avere le casse vuote e cinque figlie da collocare a nozze in modo adeguato e con adeguate doti... Che fare? Il neo conte di Vattelapesca aveva tanti soldi, tanta ambizione e alcuni figli maschi. Il gioco era fatto: il neo conte accettava la figlia del marchese senza dote, perché ciò lo elevava socialmente... Su questa strada, una dopo l'altra le grandi famiglie cadevano come birilli... Dopo una generazione l'integrazione era fatta! E i parvenu acquisivano i modi squisiti la grazia ed i doveri della classe aristocratica.
Il feudo di Costigliole di Saluzzo arrivò ad avere oltre venti consignori, tra questi la Comunità che ne era infeudata per un mese ogni sette anni!
Chi vendeva questi punti di giurisdizione di fatto non perdeva le proprie prerogative, perché conservava quel pochino che serviva per mantenerle.
Stiamo parlando di una feudalità languente, che pochi decenni dopo sarebbe stata abolita.
Gli organi principali che si occupavano di queste transazioni erano il Regio Senato e la Reale Camera dei Conti, su tutti il Sovrano.
Cordialmente.
Prasca.
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda Avilius » lunedì 12 novembre 2012, 11:09

AlbertoLubelliPrasca ha scritto:Riferendosi al Regno Sabaudo del 700, una situazione molto comune è questa (mi scuso per le eventuali inesattezze, ma sto riferendo a memoria) [...]

Gentile Signore , il Suo intervento è veramente molto ma molto interessante ! Credo che qualche cosa
di analogo sia accaduto a proposito del marchesato / contea di Salasco. Stiamo continuando le ricerche
e l' informazione che ci ha fornito ci farà da sprone per non mollare la presa. Grazie.
Avilius
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda AlbertoLubelliPrasca » martedì 13 novembre 2012, 22:09

Secondo le ricerche del marchese Guasco di Bisio:
SALASCO:
11 ottobre 1404 si sottomettono al duca di Savoia: Antonio Margaria e Giacomo Ricci (Consignori)
18 marzo 1581 e il 5 febbraio 1582 Carlo Emanuele I ne investe Ludovico Raspa e fratelli, poi Giorgio Alciati (Consignori)
il 21 ottobre 1620 viene riunito ed infeudato a Ippolito Tassoni-Estense col titolo di Marchese,
il figlio Ercole Tassoni Estense vende il feudo a Bartolomeo Canera, da Pinerolo, che ne viene investito il 3 settembre 1661, col titolo di Conte.

Cordialmente.
Prasca.
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda Avilius » mercoledì 14 novembre 2012, 5:20

Gentile Signore , Lei riporta correttamente un fatto non messo in discussione : Ercole Tassoni Estense
vendette il feudo di Salasco a Bartolomeo Canera che ne vene investito con il titolo di conte ( con il
predicato di Salasco ). La questione non chiara è un' altra : vendette il feudo di Salasco inteso solo
come proprietà terriera o anche il titolo di marchese di Salasco ? Si vorrebbe cioè scoprire se i Canera
furono investiti del titolo di conte di Salasco poichè era rimasto ai Tassone Estense quello di marchese
di Salasco , pur senza aver più questa famiglia la proprietà terriera dello stesso.
grazie , Avilius
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda AlbertoLubelliPrasca » giovedì 15 novembre 2012, 23:28

Gentile signore,
non ho capito quale sia la famiglia che le interessa, se la Tassoni Estense o la Canera.

Avilius ha scritto: La questione non chiara è un' altra : vendette il feudo di Salasco inteso solo
come proprietà terriera o anche il titolo di marchese di Salasco ? Si


La mia opinione è questa: un feudo è soprattutto un'entità politica, almeno nelle aree che meglio conosco (Piemonte, Monferrato, Liguria...), che non è necessariamente legata alla proprietà terriera, almeno non completamente.
Si parla di giurisdizione feudale, ovvero in senso stretto l'amministrazione della giustizia (almeno la bassa giustizia), poi la facoltà di imporre tasse, levare truppe, imporre corvè.
E' molto complicata la situazione medievale e le cose sono diverse da feudo a feudo, così come i redditi che derivano dalla natura dei luoghi: strade importanti, quindi pedaggi redditizi, corsi d'acqua, quindi redditi per mulini, concessioni di pesca, traghetti, pedaggi sui ponti, importantissima la presenza di abitanti vincolati al feudo, che servono per le corvè e per muovere guerra, ed anche la presenza di residenti liberi che comunque creavano un movimento di ricchezza. E' errato pensare ad un feudo come ad una semplice proprietà immobiliare: lo Stato italiano non è proprietario della mia casa, ma ha la possibilità di impormi il pagamento di tasse su questa.
L'acquisto di un feudo, e la successiva investitura, era il potenziamento della posizione di una famiglia o di un consorzio nobiliare, quasi sempre con vincoli di parentela.
Talvolta la proprietà immobiliare di un feudo consisteva nella "Motta ed il suo sedime, la Torre ed il suo sedime, il Castello ed il suo sedime".
Quando il 10 giugno 1379 Vittor Vagnone (mio antenato per donne), nel castello della città di Acqui vendette il castello, la villa, gli uomini di Guarene con tutti i diritti e giurisdizioni annessi, ad Aimonetto Roero, il consegnamento del feudo ed il relativo giuramento di fedeltà al Marchese del Monferrato registrava come parte "hardware" :P il solo castello e il suo sito feudale di una giornata e mezza (poco meno di seimila metri quadrati), mentre la parte "software" era costituita da tutti i diritti feudali.
Intersecati nei vari feudi vi erano potenti proprietari terrieri di beni allodiali, liberi cioè da vincoli feudali, spine nel fianco dei feudatari. I signori allodiali avevano propri soldati, uomini liberi. Spesso costoro approfittavano del bisogno che si poteva avere di loro nelle varie lotte e guerricciole per ottenere riconoscimenti da Sovrani o dall'Impero! Situazione decisamente complicata!

Diversa - mi è sembrato di capire - che fosse la situazione dei feudi del Sud Italia, dove la giurisdizione era più legata ad una vasta proprietà terriera.

Diversa ancora era la situazione nella fine del '600 e nel '700: l'acquisto e la vendita di una giurisdizione feudale non aveva ormai che un significato puramente ideale, perché lo stato centrale (il Sovrano) aveva un controllo quasi totale sull'amministrazione, perché lo scopo di questi acquisti di feudi era per ragioni di prestigio. Il prestigio poteva migliorare la condizione sociale di una famiglia, spianare la strada a buoni matrimoni o a buoni incarichi da funzionari dello stato... Serviva insomma ad inserirsi in una rete di relazioni di buon livello.

Per quanto riguarda il feudo di Salasco, è mia opinione che la proprietà terriera fosse ben poca cosa (forse addirittura nulla), ma ciò si dovrebbe poter verificare con gli atti di vendita (se si trovano).

Cordialmente.
Prasca.
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda Avilius » venerdì 16 novembre 2012, 9:20

Gent.mo Signore , Ella mi ha davvero illuminato con una serie di nozioni molto
interessanti , spiegate benissimo , che mi saranno di grande aiuto. Io sono
interessato più ai Tassoni Estense che ai Canera ma ancor più di tutto al feudo
di Salasco e Le spiego perchè : un colto ricercatore che vanto tra i miei amici
sta cercando di appurare se il titolo marchionale sul feudo di Salasco sia stato
oggetto di " passaggio " dai Tassoni Estense ad altra famiglia ( i Barbieri-Fontana
di Modena ) mentre la proprietà terriera di Salasco sia stata oggetto di vendita
separata ai banchieri piemontesi Canera che poi , pur sussistendo forse ancora
il titolo marchionale dei Barbieri Fontana , furono infeudati , sempre di Salasco ,
con il titolo comitale. Sarebbe un caso simile a quello da Lei citato in un Suo
precedente intervento : vari titoli con lo stesso predicato su di uno stesso feudo.
Abbiamo rinvenuto due testamenti di due diversi Barbieri Fontana che lasciano in
eredità il marchesato di Salasco ma senza specificare se con o senza terreno.
Noi presumiamo quindi si trattasse solo del titolo ma il caso ci ha incuriosito
anche perchè dopo questi testamenti nessuno ha mai più utilizzato ne titolo ne
predicato di marchese di Salasco. Stiamo aspettando informazioni dall' Archivio
di Stato di Torino , vedremo ....
In ogni caso La ringrazio per La Sua cortesissima disponibilità e mi congratulo per
le Sue conoscenze e capacità divulgative. Leggere i Suoi interventi è un raro piacere.
i miei ossequi , Avilius
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Re: Vendita di feudo e titolo nel '700

Messaggioda AlbertoLubelliPrasca » domenica 18 novembre 2012, 10:03

Egregio sig. Avilius,
la ringrazio per le gentili parole [cheers.gif]

Se diamo un'occhiata all"Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922, troviamo:
le famiglie
- Barbieri: Patrizio di Modena (m.), Nobile di Mirandola. (nessun riferimento al feudo di Salasco)
- Estense Tassoni: Marchese di Castelvecchio, m. Conte di Levizzano, Debbio e Saltino, mpr. Patrizio di Ferrara, m. Nobile, mf. Patrizio di Modena, m. Signore di Medelano, Parasacco e Rovereto, mf.
- Tassoni Estense: Nobile, pers. Dei Marchesi di Castelvecchio, pers. Dei conti di Levizzano, Debbio e Saltino (ecc. tutti i titoli precedenti riconosciuti a Guglielmina Tassoni Estense come titoli personali)
- Canera: Conte di Salasco, mpr.

Come può vedere ne' per i Barbieri, ne' per i Tassoni vi è alcun riferimento al feudo di Salasco (1922)

Se consultiamo il Patriziato Subalpino di Antonio Manno, troviamo:

Bartolomeo CANERA (Nato Pinerolo, S. Donato, 12 ottobre 1606); testò (1680, 8 giugno).
Venne in Torino acquistandovi ricchezze con traffichi ed appalti. Il Claretta (Cronistoria di Giaveno 270, 272, 288), tratteggia foscamente questo banchiere fortunato, ma non cita fatti. Eccone alcuni: nel 1653 fece società per fornire il pane all’esercito francese in Italia che era comandato dal piemontese tenente generale conte Broglia direttamente interessato nell’affare e rappresentato dal capitano Spirito Donaudi. Partecipavano al grosso appalto il conte Bianco di San Secondo, il referendario Marchisio e Bartolomeo Falcombello; un Bersanino maneggiava l’azienda. Ucciso in battaglia (1654), il generale Broglia (che ha il mausoleo in S. Carlo di Torino) sorsero gravi contestazioni per la liquidazione e ne nacque una gran lite decisa con sentenza senatoria del 23 giugno 1687, relatore il Richelmi.

Fu poi anche avveduto banchiere della Corte (così per le doti della Principessa Margherita fu richiesto di trovare prontamente 20 mila scudi d’oro e li radunò, mediante pegni di gioie e promessa di restituzione fra un anno coll’interesse al 7% (1660, 28 aprile; Patenti, 69, 121).

Acquista Salasco (1600, 29 dicembre) dal Marchese Ercole Estense Tassoni e ne fu investito (1661, 21 marzo, 3 settembre) riducendo il titolo di marchesato in Comitato. Sposa (Torino, S. Teresa, 8 febbraio 1642) Maria Lucrezia, del celebre 1° presidente Gianfranco Bellezia.

(Il Manno è uno storico importante, ma non è quel mostro sacro che si crede, il suo maggior limite sta nella spocchia rancorosa che lo contraddistingue come ho verificato di persona: ad un personaggio di un ramo collaterale della mia famiglia attribuisce un "negozio di pizzicagnolo", citando documenti dell'ottocento e riferendoli ad una persona vissuta 150 anni prima! Peraltro il pizzicagnolo non è neanche presente nell'albero genealogico :P )

Confronti anche l'Enciclopedia Storico Nobiliare dello Spreti, qualche spunto potrebbe trovarlo. Credo che abbia ragione il Manno, semplicemente il feudo di Salasco è stato venduto ai Canera, e questi, non volendo spendere per l'attribuzione del marchesato si sono accontentati del comitato.

La ricerca all'Archivio di Stato di Torino può essere fatta anche on line. Le consiglio di controllare anche gli archivi di Stato di Vercelli, Novara ed eventualmente Modena.

Cordialmente.
A. Prasca.
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