Il fatto riguarda i miei avi.
In primo luogo vorrei descrivervi il ruspista. Non so se mai avete assistito o partecipato alla mangiata per festeggiare, dopo aver esposto il ticolore, la copertura di un tetto. Offerta dal proprietario dell'immobile in costruzione, normalmente vi partecipano tutti coloro che hanno contribuito all'opera: tecnici, costruttori, operai e....ruspisti.E proprio il ruspista spesso facilmente si contraddistingue per alcune peculiarità. In primo luogo frequentemente è cicciottello: infatti condivide il desco, per quantità e qualità, con tutti gli altri operai, che sudano e lavorano bruciando calorie, mentre il nostro amico se ne sta bello tranquillo nella sua cabina maneggiando soffici leve. In secondo luogo, proprio perchè la vita è meno dura, è più ilare e giocondo della media.
Non vorrei generalizzare, conosco persone magre e tristi che fanno quel lavoro.
Ma quanto vi ho detto, descrive perfettamente i personaggi della storia che racconto.
Tutto ha inizio nella sala d'aspetto di un avvocato amministrativista. Mentre si attendeva, due tizi, un distinto signore ben vestito ed un ruspista in tuta blu ed unta, decisero di scendere al bar per un caffè. Ed io li accompagnai.
Al bar il nostro amico, ilare e giocondo, raccontò di un cantiere, in centro, in un bel palazzo, oggi adibito a pubblici uffici ed anticamente di proprietà della famiglia della mia bisnonna. Famiglia che, in qualche modo, ha rapporti pure con Bardo. Lavorando col suo miniescavatore nei sottofondi, sarebbero emerse delle sepolture: il nostro eroe ed altri sciagurati, prima di far sparire il tutto, avrebbero giocato a tirarsi i teschi. Io non so se il fatto sia realmente accaduto, o se si tratti di una sbruffonata da caffè. So soltanto che me ne andai subito, comunque col dubbio che il tizio ed i suoi amici avessero giocato con i resti dei miei avi. Dubbio che spererei infondato.
Ma non finisce qui, purtroppo.
La nuova Chiesa del mio paese venne edificata nel 1929. Quella antica, vicina al cimitero, venne abbandonata per motivi statici. Il vecchio parroco trasformò i ruderi in un capannoncino che affittò a varie attività. Il nuovo parroco, ottenuto il permesso per cambiar destinazione, vendette il tutto. Oggi, al posto dell'antico e sacro fabbricato, sono in fase di ultimazione due belle ville.
Una mattina, facendo colazione al bar del paese, (tanto per cambiare chiacchiere da bar...), casualmente sentii i discorsi di due operai. Uno era, chiaramente, il classico ruspista...
"Abbiam trovato un sacco d'ossa. Il proprietario ha voluto che facessimo sparire tutto..."
E, questa volta, temo non fossero sbruffonate.
E, soprattutto, dovrebbero aver ruspato veramente i miei avi...
Non ho parole.
Ricordo solamente quando, da bambino, passavo nei pressi dell'antica Chiesa con mia sorella. Non si poteva giocare, o far chiasso, per il rispetto dovuto ai nostri defunti, proprio ai nostri avi che lì avrebbero dovuto riposare per sempre e, soprattutto, in pace.
Saluto tutti. Antonio
