claudio2574 ha scritto:MI restano dei dubbi aperti: se la cappellania serviva a dare una rendita a chi altrimenti "non avrebbe avuto come sbarcare il lunario", mi chiedo come mai venissero acquistate; forse era considerato un bene come un altro? Se non erro, nel forum c'è un topic, che adesso non so indicare, nel quale si parla dell'acquisto di una cappellania in comproprietà tra un sacerdote e un notaio.
Tutto si compra(va) e si vende(va), come una specie di investimento in vista di maggiori guadagni. Anche gli appalti del dazio, la riscossione delle decime, il servizio di portalettere, le cappellanie e qualsiasi altra posizione professionale "di servizio pubblico". Il discorso sul lunario era per contrasto con i "prelati" (che invece erano i titolari delle decime la cui riscossione era data in appalto). Altra cosa ancora sono
Bottacin Arturo ha scritto:Gli altri cosidetti altaristi o mercenari, si arrivò anche a 9, ricevevano una rendita legate a messe di anniversario o suffragio
subappaltatori del servizio liturgico, pagati a cottimo un tot a messa: tante più messe tante più palanche: un gradino socio-economico ancora più giù. Il cappellano era il titolare della rendita o beneficio, ma spesso preferiva rinunciare a una piccola parte della medesima e delegare il lavoro sporco all'altarista, mentre lui stava in villa a istruire il pupo o a circuire la pupa, oppure badava ai fatti suoi da un'altra parte.
Un po' come i vescovi e cardinali che stavano a Roma e delegavano la cura della diocesi di cui incameravano il beneficio ai numerosi vicari e suffraganei, o ai vescovi titolari di sedi in partibus che in realtà stavano nei conventi e monasteri della diocesi di cui sopra. La differenza è solo di scala