da RFVS » lunedì 19 gennaio 2009, 23:57
..cosa intendi per "terzo ceto nobiliare"?
Il patriziato e la nobiltà civica erano due "titoli", che sussistevano nei centri abitati, fossero esse Città o Terre.
Li ho scritti in maiuscolo perchè prima dell'unità d'Italia i centri abitati erano suddivisi in una scala gerarchica i cui due principali scalini erano le Città e, sotto, le Terre, che potevano essere libere o infeudate.
Circa il patriziato e la nobiltà civica ho scritto "titoli" perchè in realtà veri titoli come li intendiamo noi non erano. Tant'è che non venivano concessi nè rinnovati da alcun tipo di sovrano. Gli organi di governo potevano soltanto stabilire che una famiglia (in alcuni casi, per aggregazioni personali, una singola persona) avesse le qualità necessarie per far parte di tali ceti o non le avesse.
Non tutti i centri abitati avevano sia il ceto patrizio, che era il massimo ceto cittadino, che quello nobile. Ciò dipendeva da diversi fattori tra cui, non per ultimo, le consuetudini locali di gestione della cosa pubblica.
La separazione di ceto era, nei centri abitati di cui sopra, la consuetudine di suddividere nettamente la popolazione cittadina in classi sociali. A seconda degli usi i ceti potevano essere tre o quattro, fino a casi particolari come Orvieto che nel XVIII° secolo ne aveva ben sette!
Nei centri abitati dove era presente una forma di nobiltà il primo ceto era rappresentato proprio da questa. Avremmo avuto quindi il primo ceto, o ceto nobile, il secondo o civico o cittadino, il terzo che poteva avere varie denominazioni.
Ovviamente dove invece era presente anche il patriziato il primo ceto sarebbe sato occupato proprio da questa classe.
Sul patriziato nelle città infeudate non saprei dirti, tantomeno nelle città regie.
Per quanto riguarda l’ammissione al patriziato o nobiltà civica è doveroso dire che non in tutti gli stati italiani la cosa funzionava allo stesso modo.
Nello Stato Pontificio prima del 1827 era il governo cittadino a stabilire se una famiglia aveva le qualità necessarie. Dopo questa data il Papa unificò il ceto patrizio e quello nobile in un unico ceto, chiamandolo semplicemente nobile. Le aggregazioni dovettero quindi passare il vaglio del governo pontificio.
Le caratteristiche sono variabili, per epoca e per logo. Difficile stilare un elenco valevole dalle Alpi alla Sicilia.