Il Comandante Diavolo, che meraviglia d'Uomo! se mi permettete, vi incollo un paio

di righe dalla Rivista di Cavalleria
Amedeo Guillet
Il tempo è galantuomo dicevano i nostri nonni, e come tante vecchie saggezze anche questa è stata dimenticata; ma ciò nonostante questo vecchio gentiluomo continua a scorrere su cose e persone e con gli anni lava via tutto il superfluo, le sovrastrutture e le apparenze per lasciare solo la sostanza, la vera essenza di uomini e accadimenti.
Per cui è certo che solamente quello che ha un forte valore intrinseco, un vero significato e una reale forza a distanza di anni non solo continuerà ad esistere, ad essere visibile, ma addirittura sarà più brillante e più pulito ancora, come un sasso lucidato dallo scorrere di un torrente. E al contrario, quello che era solo apparenza e futilità verrà sciolto e distrutto e disfatto dalla sua forza e dalla visione più disincantata che si ha allontanandosi dalle cose. Così (seppure a lunga scadenza), verranno setacciati forti e deboli, buoni e cattivi, coraggiosi e vigliacchi, onesti e meschini.
Chi si è comportato assecondando valori personali come fedeltà alle cose e persone amate, chi ha usato le proprie capacità per proteggerle in modo leale e coerente è risultato vincitore comunque, non per aver “guadagnato la giornata” ma perché ha saputo rispettare le regole di un gioco delicato e crudele che si rende giustificabile solamente col rischiare in prima persona ogni volta che ce ne sia bisogno. E così ha fatto il Comandante Guillet, quando toccava a lui la mano e gli altri, quelli dall’altra parte della linea non erano nemici ma avversari: avversari forti, avversari valenti e valorosi contro cui usare tutte le risorse e capacità senza trascurarne nessuna ma non nemici da distruggere stolidamente, ciecamente e irragionevolmente. E non sembri una sottigliezza semantica questa, perché è in realtà una delle regole del mestiere difficile che faceva il Comandante Guillet: Winston S. Churchill diceva che “si fa la guerra per come si vuole che sia la pace” e Amedeo Guillet le sue battaglie le ha fatte in un modo che gli ha portato il rispetto e l’ammirazione delle persone altrettanto limpide, altrettanto coraggiose, altrettanto di valore anche se queste persone erano state in guerra i suoi avversari.
Altri, più meschini e deboli, non hanno avuto la forza necessaria per fare altrettanto e togliersi dalle panìe di convenzioni, opportunismi e convenienze del momento ma di loro e non rimarrà niente, perché niente avevano da lasciare.
Io credo che la serenità di Amedeo Guillet derivi proprio da questo, dal sapere di essersi sempre comportato lealmente con se stesso e con gli altri, e non posso fare altro che dire “anche io!” leggendo il resoconto non solo di una giornata ma di un mare di emozioni che l’impagabile Pietro Montagna ha raccontato su queste pagine a suo tempo: anche io mi sento davvero piccolina per parlare di cose così grandi e lontane dal mio tempo e dal mio mondo, anche io non saprei che titolo usare (Barone? Generale? Comandante? Sua Eccellenza?), anche io vorrei dire tante cose e non so da che parte cominciare e oltretutto non posso nemmeno avere la fortuna di dire che sono della stessa terra, che ho vissuto negli stessi luoghi e conosciuto gli stessi cieli, che rabbia. Però in una cosa, almeno in una posso anche io sentirmi vicina ad Amedeo Guillet: l’amore per i cavalli e l’equitazione, che non per caso è ancora presente nei programmi di insegnamento di tutte le Accademie Militari.
L’equitazione, o meglio ancora il cavallo è un ottimo banco di prova dell’animo umano e mette implacabilmente a nudo ogni piega del cuore di chi lo monta: non è importante infatti il risultato sportivo, ma le reazioni che l’uomo ha di fronte a problemi che gli si presentano e che richiedono per essere superati freddezza, capacità di mantenere il controllo della situazione e anche una certa dose di coraggio. Inevitabilmente si vede quel che c’è e quello che non c’è sia di positivo che di negativo nel carattere del cavaliere, e come il cavaliere stesso affronta problemi e situazioni: e se a piedi si può raccontare qualsiasi chiacchiera si voglia, a cavallo non c’è storia che regga, lui, il cavallo, non ascolta le parole ma soltanto quello che c’è davvero dentro la persona. E poi sempre il cavallo, il montare a cavallo possono insegnare molto ad affrontare i problemi, a superarli, o addirittura a non causarli neppure. E sempre il cavallo, a chi ha la sensibilità necessaria e il desiderio di comprenderlo, fa capire molto di più che non il modo di superare un ostacolo nel modo più semplice e produttivo: il cavallo insegna il valore delle sfumature, educa all’attenzione, al rispetto, alla nobiltà d’animo perché non sopporta altro che sensibilità, correttezza e coerenza e sempre ci ripaga con la stessa moneta che noi usiamo. Per questo, mi permetto di sottolineare non solamente il lato più eroico e guerriero dell’animo di Guillet ma anche la parte più sensibile e attenta al prossimo, che si evidenzia (un episodio per tutti) nel suo non farsi riconoscere dall’uomo che lo aveva salvato dalla morte per fame e sete nel deserto e che si ricordava dei due uomini oramai scomparsi dalla sua vita come di due geni, due spiriti mandati da Allah per mettere alla prova la sua fede e la sua carità: l’ormai Ambasciatore Guillet si rende conto che distruggerebbe una convinzione ed un orgoglio dell’uomo, e non si rende riconoscibile, non gli rivela niente e lo lascia contento di se stesso come lo aveva ritrovato. Umiltà di non farsi riconoscere, sensibilità nel capire i sentimenti dell’altro, coraggio di prendere la decisione migliore nonostante questo implichi la sua apparente cancellazione dall’episodio, negare la propria importanza personale e defilarsi dalla scena che pure, senza di lui, non sarebbe nemmeno esistita. E la stessa sensibilità Amedeo Guillet l’ha usata in tutti i momenti della sua vita, con tutte le persone che lo hanno incontrato, e allora mi viene naturale pensare che Amedeo Guillet sia un perfetto cavaliere, come i cavalieri delle leggende che rappresentavano i migliori valori e le più belle qualità che altri uomini più piccoli possedevano solo in parte e in misura minore. Ma Amedeo Guillet non è una leggenda, è un uomo, esiste realmente e realmente è esistito il Comandante Diavolo. E il Comandante Diavolo avrà sempre Sandor vicino.
MCM