Il 10 e 11 giugno p.v. si svolgerà un importante Convegno di studi promosso dall’Associazione “Centro Studi Card. Agostino Casaroli” di Bedonia e dal Centro Culturale “Compiano Arte Storia”, dedicato ad “Ubertino Landi nell’Italia del Duecento”
Il convegno, che inizierà alle ore 15 di venerdì 10 giugno presso il castello di Compiano e proseguirà, per tutta la giornata dell’11 giugno, presso il Seminario di Bedonia, vedrà la partecipazione di numerosi studiosi delle Università di Parma, Genova, Milano e Napoli.
Ubertino non fu, infatti, un personaggio di rilievo soltanto locale; tutt’altro.
Fiero ghibellino, fedele agli Svevi anche negli anni tragici della loro rovina, godette della fiducia di Federico II, di Manfredi e di Corradino; fu podestà di Bergamo, Firenze, Siena (dove portò a termine un’importante riforma degli statuti comunali), Alessandria.
Sposò, in prime nozze, Isabella di Aragona, probabilmente legata da parentela con Costanza, figlia di Manfredi, per cui il figlio di Ubertino era chiamato da Federico III, figlio di Costanza, «Nobilis Comes Galvanus de Lando, Consanguineus, Consiliarius, Familiaris fidelis noster»; morta Isabella, sposò Adelasia dei Conti di Biandrate, altra illustre casata ghibellina.
Fu nominato da re Manfredi conte di Venàfro; vide due dei suoi figli catturati da Carlo d’Angiò nella battaglia di Benevento, nella quale fu ucciso Manfredi.
Uno dei due morirà in carcere, l’altro, Galvano, ne uscirà soltanto dopo 14 anni, senza che Ubertino accettasse mai, per riaverli liberi, di passare in campo avverso, nonostante le durissime pressioni del papa piacentino Tedaldo Visconti, Gregorio X, che, per questa sua resistenza, lo scomunicò ripetutamente.
E tuttavia fu uomo religioso, che fece costruire a Piacenza la chiesa di S. Francesco e, nei suoi testamenti, lasciò un ampio patrimonio a istituzioni benefiche e religiose
Coinvolto, a Piacenza e nel Piacentino, in violenti conflitti con la parte guelfa, più volte cacciato dalla città; concluse la sua lunga e drammatica esistenza, nel mese di agosto del 1298, a Montarsiccio, piccolo villaggio del Bedoniese, uno dei suoi rifugi più remoti ed inaccessibili.
La sua fama è controversa, come straordinario e contrastato fu il tempo in cui visse: “Torbido agitatore ghibellino”, come lo definìsce padre Felice da Mareto, o “pio conte”, come lo dice un altro ecclesiastico, Pier Maria Campi; “una delle personalità politiche più spiccate del suo tempo” secondo quanto afferma Lodovico Zdekauer o “vulture selvaggio”, “terribile fuoruscito”, addirittura il “diavolo che soltanto diventando vecchio si fece eremita”, secondo le colorite espressioni di Francesco Giarelli; lo scomunicato che “si diede a scorrere, con più furore che mai, e ruinare con saccheggi, e incendj il paese”, sicchè “tutte di terrore e di stragi riempiva le montagne del Piacentino distretto” o “l'indefesso”, il “formidabile Conte Ubertino”, per riportare alcuni passi del Poggiali, “ornato del decoro della nobiltà e della grazia splendente dei costumi” ma così avido di ricchezza, che “si dirigeva lì dove poteva venirgliene” come ha lasciato scritto il suo contemporaneo ed avversario Enrico di Isernia; o, piuttosto, tutto questo assieme, ed altro ancora, drammatico testimone e protagonista dell'epico, travagliato e affascinante tredicesimo secolo.
Ubertino Landi ebbe grande rilievo anche per le terre della parte alta delle valli del Taro e del Ceno, in cui consolidò fortemente il dominio dei Landi, che, dopo di lui, sarebbe proseguito, in modo pressoché ininterrotto, per quasi quattro secoli.
Ecco, in dettaglio, il programma del Convegno di studi:
nel pomeriggio di venerdì 10 giugno, dopo i saluti delle autorità, l’arch. Ettore Rulli, presidente di “Compiano Arte Storia”, introdurrà i lavori delineando le prospettive di studio su i Landi in Val Taro e in Val Ceno, mentre il prof. Roberto Greci, svolgerà la Prolusione sul tema “Piacenza nel panorama politico del Duecento”.
Seguiranno gli interventi delle professoresse Barbara Bernabò, Ubertino Landi, un protagonista della politica italiana del Duecento e Giuliana Albini, Le podesterie di Ubertino Landi.
Concluderanno la prima tornata il prof. Roberto Delle Donne, Ubertino Landi e il Mezzogiorno svevo e della prof. Marina Gazzini, La presenza dei Landi negli organismi societari a sfondo devozionale
Nella mattinata di sabato, sotto la presidenza della prof. Colette Dufour Bozzo, dell’Università di Genova, si avranno gli interventi delle professoresse Caterina Bruschi, Fermenti ereticali nelle città italiane del Duecento ed Elda Biggi, Ubertino Landi e i Francescani.
Successivamente Marina Cavana, e Fabrizio Chierico, dell’Università di Genova, discuteranno su Committenze signorili nel Duecento. Una chiesa nuova per una città nuova: San Francesco di Piacenza e Ubertino Landi e Ubertino Landi e Alberto Scotti: l’architettura della politica a Piacenza e suo distretto nel Duecento
Nel pomeriggio si avranno gli interventi di Stella Leprai, Alle origini dello stato Landi: la politica fondiaria della famiglia, Flavia Cellerino, Politiche matrimoniali e strategie di relazione di Ubertino e della famiglia Landi nel Duecento; Eliana Vecchi, Guerra, politica e società nell’Appennino piacentino: Ubertino Landi e i da Noceto di Val Nure; Simone Bordini, La memoria di Ubertino nella storiografia medievale e post-medievale
Il convegno si chiuderà con l’intervento del prof. Daniele Calcagno, La Montagna piacentino-parmense e i suoi signori nel panorama politico del Duecento e con le Conclusioni del dott. Corrado Truffelli, Presidente del “Centro Studi Card. Agostino Casaroli”.

si arriva in cielo