Tuttavia, se si affronta il discorso delle diversità, non si può certo omettere che il cavalierato differenzi a sua volta gli uomini!

Tutto ciò che conferisce o riconosce onore differenzia gli uomini da coloro a cui non è conferito o riconosciuto tale onore.
Proprio come debbasi accettare che vi sia una differenziazione nei ranghi militari, allo stesso modo negli Ordini Equestri, nelle classi e negli incarichi, nonché nel prestigio degli Ordini Stessi.
Altra annotazione: Tutti sono in grado di fare azioni meritevoli nella misura delle proprie possibilità (Contribuire al restauro di una chiesa, o restaurarla a spese proprie per riprendere un esempio). Ma non è il semplice merito che è bastevole per tutte le onorificenze (soprattutto per gli Ordini cattolici non sono un semplice premio al passato, come può esserlo un Ordine della Repubblica, o almeno non dovrebbero ridursi a questo). Sono un insieme di fattori nel quale, nella maggior parte dei casi, possono e devono figurare anche altri aspetti. Non solo dunque l'atto meritorio in se stesso.
Inter nos, in teoria, un esempio indicativo è nella distinzione tra un insignito di croce al merito melitense ed un membro dell'ordine di malta. Nel primo caso si premia un merito. Nel secondo caso è possibile che ci siano meriti che sostengono anche altri requisiti. Lo stesso dicasi tra una croce al merito del santo sepolcro e l'impegno a vita che si assumono i cavalieri del santo sepolcro. I primi vengono premiati di un merito. I secondi si assumono un impegno per cui non è bastevole il merito passato, ma è necessario assumerne costantemente. I primi vengono premiati dall'Ordine, ed i secondi costituiscono l'ordine.
Così funziona il mondo degli onori e credo che almeno gli insigniti debbano farsene una ragione.
Perché un Generale non si stupirà se per le sue pur lodevoli azioni, il Pontefice non valuterà opportuno insignirlo dell'Ordine Supremo del Cristo?
