da T.G.Cravarezza » lunedì 3 febbraio 2014, 17:39
Ti ringrazio Nicola per la spiegazione e grazie a Cronista per le ulteriori dettagliate informazioni (mi leggerò sicuramente il testo consigliato).
Avevo letto l'intervento precedente di Cronista e l'avevo anche compreso, ma pensavo ci fossero maggiori differenze. Effettivamente il paragone con l'Onu lo trovo un poco differente. l'Onu non è "altro Stato", ma è un'organizzazione di Stati che, in accordo tra loro, mettono in atto determinate azioni, tra cui quella di inviare dei soldati appartenenti alle singole nazioni sotto l'unica bandiera dell'Onu con uno specifico mandato.
Così come è totalmente differente un'alleanza tra due stati che combattono insieme una guerra, ognuno con le proprie Forze Armate (l'esempio precedente dell'Italia e Germania nella II guerra mondiale).
Così come ritengo sia differente anche il caso del Corpo delle Guardie Svizzere in Vaticano: è vero che sono nate anch'esse con un accordo tra Santa Sede e Svizzera, al pari degli accordi con altri Stati, ma oggi (come penso ieri) tale servizio non è rivolto ad uno stato estero qualsiasi, ma alla protezione del Sommo Pontefice ed infatti, mi pare, gli appartenenti devono anche essere battezzati, quindi non è un lavoro come un altro, un datore di lavoro come un altro.
Il caso dei militari svizzeri dispiegati in eserciti di altre nazioni, per quanto ci sia un "capitolato" tra lo stato richiedente e la Svizzera, per quanto ci siano dei giuramenti e quindi siano messi in gioco più che dei semplici denari e su questo non si discute, ritengo che di base si avvicini molto al mercenariato e, personalmente, sono più vicino all'opinione di Piero. Per carità, erano soldati svizzeri preparati dallo stato, combattevano per altri stati su mandato del proprio governo, quindi la differenza con i mercenari privati che combattevano per qualsiasi stato li pagasse, è evidente così come è evidente la presenza di giuramento e di onore che li poteva contraddistinguere dal semplice mercenario (oggi scriveremmo "contractor". Però essenzialmente anche i capitolati tra lo stato richiedente e la Svizzera non erano altro che "prestazioni di servizio dietro compenso": io Svizzera ti cedo un paio di miei reggimenti ed in cambio tu non mi invadi, mi paghi un indennizzo e mi sostieni i reggimenti che ti cedo.
Questo non inficia il valore militare di tali soldati né il loro valore patriottico (svolgevano un servizio per la loro patria e così facendo garantivano la prosperità della Svizzera e la sua sicurezza), però... mi lascia un poco di amaro in bocca, non so se mi sentirei di combattere ed eventualmente morire per un'altra nazione o un altro re (fatto salvo il Pontefice, ma ripeto, era un caso unico rispetto ai normali sovrani in quanto si inseriva anche la componente spirituale), pur essendo al servizio della mia Patria e sapendo che tale servizio va a suo beneficio, seppur di ritorno.
Riguardo all'Esercito svizzero oggi, non ritengo che la preparazione e la capacità di un esercito si valuti solamente da quante guerre ha fatto. Si può stare in pace per decenni, ma avere un esercito altamente addestrato e preparato, così come si può essere in continua guerra (vedasi molti stati africani) e non avere soldati capaci e professionali.
La discriminante, semmai, è tra l'avere un esercito di professionisti ed un esercito di riservisti. Ritengo che un esercito di riservisti sia meno preparato di un esercito professionale, per quanto i riservisti ci mettano cuore e volontà nell'addestramento. E' inevitabile che certi automatismi necessari per svolgere bene un determinato lavoro si acquisiscano solamente con la continua pratica. Se svolgo tali attività solo di tanto in tanto (ogni due o tre mesi, o addirittura solo poche volte l'anno) è inevitabile che siano meno immediate che per una persona che si addestra quotidianamente.
Poi ovviamente ci sono casi eccezionali come l'Esercito israeliano, ma lì si tratta di un addestramento continuo, purtroppo per loro, da parte dei riservisti e quindi mal si raffronta ad un esercito in pace.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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"Vince te ipsum"