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Capitano e Caporale, Stato Pontificio

MessaggioInviato: lunedì 24 marzo 2008, 13:52
da RFVS
Siamo tra Assisi e Perugia, Stato Pontificio.

Le persone in questione sono due, appartenenti alla famiglia Tini, Cittadina di Perugia (ante 1777) e di Assisi (dal 1798), ammessa al grado dei gonfalonieri di Gualdo Tadino nel 1808 ed autorizzata a fregiarsi del titolo di Nobile di Gualdo Tadino nel 1837. Possedevano il trecentesco Castello di Petrata, non so se con diritti feudali o signorili o semplicmente come possedimento.

Ho trovato le seguenti persone:

Il Caporal Giovanni Tini da Petrata, vivente nella seconda metà del 1600 (i suoi figli nascono negli anni '90 del 1600), sposato con D.na Chiara.

Il Capitano Vincenzo Tini, che nel 1777 fu tra i 4 esponenti della cittadinanza perugina (assieme al grande Annibale Mariotti!) che fondarono l'Accademia Civica del Teatro del Verzaro, nata per edificare un teatro per le famiglie che in città non godevano del grado nobiliare ma di quello cittadino.

Viste le premesse, contesto sociale, luogo e tempo, i gradi militari (credo) dei due in questione a cosa potrebbero riferirsi?

Re: Capitano e Caporale, Stato Pontificio

MessaggioInviato: martedì 25 marzo 2008, 13:42
da inquisitor86
Buongiorno,
ho trovato anch'io un Caporale "Giovanni Maria Valcasali di Castelnuovo" nello stesso periodo da lei indicato e anche questo nello Stato Pontificio (anche se un po' più a nord - Brisighella). Avevo aperto una discussione qualche tempo fa, dove riportavo anche alcune immagini relative ad atti notarili dell'epoca (anche qui fine '600). Purtroppo non so esattamente a cosa possa essere riferito il grado di caporale, anche se tenderei ad escludere una rilevanza militare del termine. Di questo Caporale sopra citato so poco: le notizie mi vengono da atti notarili, nei quali figura come "Mag.co Caporalis..."; unica cosa che posso riferirle (e che potrebbe avere una qualche rilevanza) è il fatto che questo soggetto (in tarda età) era chiamato da varie parti per stimare terreni: potrebbe avere a che fare con la sua passata attività, ma è solo un'ipotesi.
Saluti

Andrea G.

Re: Capitano e Caporale, Stato Pontificio

MessaggioInviato: mercoledì 26 marzo 2008, 18:54
da RFVS
...se proprio devo essere sincero propendo invece sull'ipotesi di un grado militare poichè il termine caporale ha sempre avuto una valenza piuttosto precisa e limitata a tale campo.
cosa diversa invece potrebbe dirsi per il termine Capitano, che potrebbe avere, volendo, utilizzi diversi dall'ambito guerresco...

Re: Capitano e Caporale, Stato Pontificio

MessaggioInviato: giovedì 27 marzo 2008, 13:30
da inquisitor86
Ho potuto consultare proprio ieri un volume molto interessante riguardante le "Milizie dello Stato Romano dal 1600 al 1797" di Andrea Da Mosto. Uno dei capitoli riguarda le milizie locali: lo Stato romano aveva infatti organizzato, fin dal '500, delle milizie locali che dovevano concorrere alla difesa, o rimanendo fisse nei loro paesi, o prendendo parte, colle truppe di linea, alle operazioni di guerra, dove se ne fosse presentata la necessità.
Vi erano diversi tipi di milizie locali: quelle dipendenti dal Generale di Santa Chiesa e poi dal Commissario Generale delle Armi, quelle speciali della città di Roma e quelle speciali della Romagna (dette del Numero dei Pacifici) e di Avignone.
Riguardo alle prime, e cioè dipendenti dal Generale di Santa Chiesa, esse erano costituite da abitanti dello Stato, dai 18 ai 45 anni, abili al servizio, e di questo solo coloro che possedevano il cavallo o che avevano i mezzi per acquistarlo e mantenerlo.
Nel 1656 fu stabilito che, gli aspiranti a quest'arma, dovessero avere almeno 1000 scudi di proprietà. Molti erano gli esenti dal servizio: poveri, forestieri, scolari, dottori, notai esercitanti, perseguitati dalla giustizia, persone infamate e non direttamente suddite della Santa Sede, i capifamiglia (solo se avessero avuto tre figli minori di 14 anni - dal 1672 erano tutti esenti).
I miliziotti, nei ruoli, si descrivevano come i soldati di leva.
Si distinguevano quelli pronti a marciare ovunque da quelli non disposti a lasciare il loro paese. Nel 1656, si divisero i miliziotti in SCELTI (giovani robusti e orfani), VOLONTARI (disposti a marciare ovunque) e ORDINARI (non adoperabili che in patria). Godevano di numerosi privilegi amministrativi e tributari.
Di stipendio fisso fruivano solo il collaterale, i maestri di campo, i colonnelli, i sergenti maggiori ed i capitani della banda.
Gli altri erano pagati solo quando prestavano servizio.
La fanteria si divideva in battaglie o compagnie, comandate da un capitano, con un luogotenente, un alfiere, uno o più sergenti, un cancelliere, un foriere, un depositario, alcuni caporali, due tamburi ed un numero variabile di soldati: per ogni caporale si computavano 25 soldati, e per una compagnia di 200 fanti non più di 4 sergenti. (Le compagnie di Bologna erano di 200 fanti ordinari e 30 scelti oltre gli ufficiali, cioè il capitano, il luogotenente, l'alfiere, il sergente, il cancelliere, 8 caporali, il foriere e il depositario).
Più battaglie riunite costituivano una banda comandata da un capitano. Le bande di una stessa provincia riunite formavano il terzo, dipendente da un governatore delle armi, maestro di campo o colonnello, coadiuvato da un sergente maggiore.
La cavalleria era più scarsa, ed era organizzata in compagnia di lance, corazze e archibugieri a cavallo. Ognuna aveva il capitano, il luogotenente, il foriere, il cancelliere, il depositario, il marescalco, una o più trombette, più caporali e un certo numero di soldati.
Il maestro di campo o colonnello nominava o proponeva per la nomina i tenenti, gli alfieri, e spesso anche i sergenti, mentre i capitani ed i sergenti maggiori venivano scelti dal Generale di Santa Chiesa. Il capitano di fanteria nominava i caporali, i forieri, e, per un certo tempo, anche i sergenti.
Nel '600 le milizie erano ripartite nei terzi della marca del Tronto, della Marca del Chienti, di Romagna, dell'Umbria, del Patrimonio, della Sabina e Montagna, di Campagna e Marittima e nei terzi di Bologna; nel 1626 fu costituito anche un terzo ad Urbino.
Gli stipendi del capitano della milizia locale variavano da un minimo di 9 a un massimo di 25 scudi mensili, con una media di 20 scudi mensili.
Gli stipendi deli caporali variavano da un minimo di 2,80 a un massimo di 8 scudi mensili, con una media di 7,69 scudi mensili.

Questo è quello che ho trovato, estrapolandolo dal testo sopra citato del Da Mosto.
Saluti
Andrea G.

Re: Capitano e Caporale, Stato Pontificio

MessaggioInviato: sabato 29 marzo 2008, 20:04
da eugubino
Notizie interessantissime !!