Questioni di Storia Locale
Egregi studiosi ed esperti, egregi appassionati,
con questa vorrei porre alla vostra attenzione un paio di questioni che mi incuriosiscono e sulla quale negli ultimi tempi ho focalizzato le mie attenzioni.
Primo caso: siamo nei territori dell’attuale provincia di Parma, anno 1348. Una famiglia compare in un atto quale proprietaria di terre confinanti con quelle dei Pallavicino, i quali sulle loro possessioni avevano diritti feudali, che poi confluiranno nel cd. Stato Pallavicino, soggetto immediato dell’Imperatore e con alterne vicende sgretolatosi poi nel Ducato Farnesiano: storia comunque nota.
Ora io mi chiedo quale potesse essere la situazione di questa tale famiglia o meglio: in che senso, in base a che diritto era possibile essere proprietari, non dipendendo né da contratti di vario modo ecclesiastici, né di affitto, né ad altro titolo, né fittavoli di un signore investito dall’autorità?
Confesso la mia ignoranza del diritto medievale, ricorrendo per l’appunto alla vostra esperienza.
Seconda questione: Busseto, XVI secolo. L’imperatore Carlo V erige Busseto Città, con i relativi privilegi. Tralasciamo in questa sede tutto, e focalizziamo l’attenzione su il Libro d’Oro e sul Libro delle Angustie. Entrambi perduti. V’è da dire che dal 1533 in avanti si fondò il Collegio Notarile, e il governo della comunità fu retto da un Consiglio Ristretto( il cd. Consiglio Segreto) e da un Consiglio Allargato, che pian piano perderà sempre più potere a favore del primo. Il numero di componenti si assottiglia fino ad arrivare alla metà del XVII in cui le stesse famiglie (quelle inscritte nelle pubblicazioni di cui sopra) detengono sempre a rotazione il governo della comunità, ormai stabilizzatosi al numero di 6 membri.
Il contenuto dei summentovati libri, perduti in originale, è riportato da diversi storici locali, con nomi, cognomi, agnazione, discendenza. I componenti contraevano matrimoni o con donne appartenenti al patriziato, o con famiglie feudali. Le condizioni di ammissione al patriziato(fenomeno raro: le famiglie presenti a metà del XVI sec. mantengono il potere fino al 1806; il processo di aggregazione si componeva tra l’altro di più tappe:concessione della cittadinanza, due deputati per “far la fede con necessaria autorità”, la chiamata come “soprannumerario”, la terza la chiamata effettiva) sono molto selettive: vivere civilmente da tre generazioni, non esercitare arte meccanica o vile, non tenere botteghe aperte, “non si sogliono admettere contadini né persone nate at allevate et nutrite nella villa”, bontà di costumi, doti di virtù, beni di fortuna e purità e chiarezza di sangue &c.
Famiglie non solo notabili, ma nobili, spesso con stemma, tutte appellate in scritti e sepolture e documenti anche ufficiali, patrizi bussetani e nobili, tanto è vero che non c’è nessuna nobilitazione ufficiale di queste(se non alcuni titoli comitali) da parte dei sovrani del Ducato dal 1545 al 1859. “…godevano di nobiltà antichissima e originaria praticamente tutte le famiglie del patriziato dell’epoca comunale…omissis…” (G.Fiori, Infeudazioni e titoli nobiliari nei ducati parmensi).
Alla luce di questa esposizione, considerato che Busseto non è nell’ altrove citato elenco di Città della Consulta Araldica (rectius: non ricordo la fonte!), pur evidentemente godendo di un patriziato, come bisogna considerare queste famiglie oggi(in verità se ne sono conservate poche delle originarie, e sottintendo ai fini di quegli organismi che riconoscono e tutelano oggi lo status nobiliare delle famiglie cd. Storiche)?
Mi scuso per la stringata esposizione, che invece di semplificare la questione l’ha senza dubbio resa meno chiara, e invio i miei saluti più cordiali a chi vorrà darmi un’opinione in merito.
Grazie, Federico F.
con questa vorrei porre alla vostra attenzione un paio di questioni che mi incuriosiscono e sulla quale negli ultimi tempi ho focalizzato le mie attenzioni.
Primo caso: siamo nei territori dell’attuale provincia di Parma, anno 1348. Una famiglia compare in un atto quale proprietaria di terre confinanti con quelle dei Pallavicino, i quali sulle loro possessioni avevano diritti feudali, che poi confluiranno nel cd. Stato Pallavicino, soggetto immediato dell’Imperatore e con alterne vicende sgretolatosi poi nel Ducato Farnesiano: storia comunque nota.
Ora io mi chiedo quale potesse essere la situazione di questa tale famiglia o meglio: in che senso, in base a che diritto era possibile essere proprietari, non dipendendo né da contratti di vario modo ecclesiastici, né di affitto, né ad altro titolo, né fittavoli di un signore investito dall’autorità?
Confesso la mia ignoranza del diritto medievale, ricorrendo per l’appunto alla vostra esperienza.
Seconda questione: Busseto, XVI secolo. L’imperatore Carlo V erige Busseto Città, con i relativi privilegi. Tralasciamo in questa sede tutto, e focalizziamo l’attenzione su il Libro d’Oro e sul Libro delle Angustie. Entrambi perduti. V’è da dire che dal 1533 in avanti si fondò il Collegio Notarile, e il governo della comunità fu retto da un Consiglio Ristretto( il cd. Consiglio Segreto) e da un Consiglio Allargato, che pian piano perderà sempre più potere a favore del primo. Il numero di componenti si assottiglia fino ad arrivare alla metà del XVII in cui le stesse famiglie (quelle inscritte nelle pubblicazioni di cui sopra) detengono sempre a rotazione il governo della comunità, ormai stabilizzatosi al numero di 6 membri.
Il contenuto dei summentovati libri, perduti in originale, è riportato da diversi storici locali, con nomi, cognomi, agnazione, discendenza. I componenti contraevano matrimoni o con donne appartenenti al patriziato, o con famiglie feudali. Le condizioni di ammissione al patriziato(fenomeno raro: le famiglie presenti a metà del XVI sec. mantengono il potere fino al 1806; il processo di aggregazione si componeva tra l’altro di più tappe:concessione della cittadinanza, due deputati per “far la fede con necessaria autorità”, la chiamata come “soprannumerario”, la terza la chiamata effettiva) sono molto selettive: vivere civilmente da tre generazioni, non esercitare arte meccanica o vile, non tenere botteghe aperte, “non si sogliono admettere contadini né persone nate at allevate et nutrite nella villa”, bontà di costumi, doti di virtù, beni di fortuna e purità e chiarezza di sangue &c.
Famiglie non solo notabili, ma nobili, spesso con stemma, tutte appellate in scritti e sepolture e documenti anche ufficiali, patrizi bussetani e nobili, tanto è vero che non c’è nessuna nobilitazione ufficiale di queste(se non alcuni titoli comitali) da parte dei sovrani del Ducato dal 1545 al 1859. “…godevano di nobiltà antichissima e originaria praticamente tutte le famiglie del patriziato dell’epoca comunale…omissis…” (G.Fiori, Infeudazioni e titoli nobiliari nei ducati parmensi).
Alla luce di questa esposizione, considerato che Busseto non è nell’ altrove citato elenco di Città della Consulta Araldica (rectius: non ricordo la fonte!), pur evidentemente godendo di un patriziato, come bisogna considerare queste famiglie oggi(in verità se ne sono conservate poche delle originarie, e sottintendo ai fini di quegli organismi che riconoscono e tutelano oggi lo status nobiliare delle famiglie cd. Storiche)?
Mi scuso per la stringata esposizione, che invece di semplificare la questione l’ha senza dubbio resa meno chiara, e invio i miei saluti più cordiali a chi vorrà darmi un’opinione in merito.
Grazie, Federico F.