Pagina 1 di 2

Biondi di Volterra

MessaggioInviato: lunedì 29 ottobre 2007, 18:44
da Guido10
Cari amici,

cerco notizie storico-genealogiche sulla famiglia Biondi patrizia di Volterra. In particolare sono interessato al periodo compreso tra la II metà del ‘500 e l’inizio del ‘600 e ad un suo rappresentante, Giovan Lorenzo, che dovrebbe essere vissuto in quel periodo.

Riporto la breve nota presente sul Ceramelli Papiani:

“Sembra che sia questa la famiglia discendente dal fuoriuscito fiorentino Lapo del Biondo e trasferitasi a Pomarance.

Arma: Troncato: nel 1° d'argento, al vaso biansato d'oro, sostenente cinque rami di rosaio al naturale, fioriti ciascuno di un pezzo di rosso; nel 2° d'azzurro, alla cometa d'oro; e alla fascia di rosso passata sulla troncatura e sostenente il vaso.”

Un saluto

Guido10

MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 18:02
da Matteo CB
Salve,
l'Arma che riporta dalla raccolta Ceramelli Papiani è la medesima dei Biondi Bartolini, famiglia (tuttora fiorente) originaria di Pomarance (PI), per l'appunto, ed ammessa alla Nobiltà volterrana con rescritto del 9 settembre 1832 su proposta della magistratura civica di questa città (dall'Enciclopedia Storico-Nobiliare italiana curata da V. Spreti).

Non saprei dire se questo stemma venga usato anche da altre famiglie ascritte alla nobiltà di Volterra con lo stesso cognome della già citata quali i Biondi della Sdriscia e i Biondi Santi, alle quali potrebbe appartenere il Giovan Lorenzo di cui cerca notizie.

Purtroppo, sembra che allo stato attuale non sia stato prodotto da nessuno studioso un serio contributo sulla nobiltà volterrana in epoca moderna, comunque potrebbe essere utile consultare il volume di G. Stendardi, Antiche famiglie patrizie di Pisa, San Miniato e Volterra, 1997, Firenze.

Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni

MessaggioInviato: martedì 30 ottobre 2007, 18:52
da RFVS
per conoscenza posto lo stemma Biondi-Santi, tratto dal sito dell'importante gruppo vitivinicolo toscano.

Immagine

MessaggioInviato: mercoledì 31 ottobre 2007, 18:37
da Guido10
Ringrazio per le informazioni fornite, e preciso che la raccolta Ceramelli Papiani aggiunge anche:

Per decreto del 1830 un ramo della famiglia aggiunse il cognome Bartolini, per eredità di Violante Bartolini, moglie di Giuseppe Antonio Biondi, ultima della sua famiglia.

Libro d’Oro della Nobiltà di Volterra 222/33


Quindi fino al 1830 i Biondi Bartolini avevano il solo cognome Biondi.

Circa i Biondi Santi non saprei, però il vaso di rose che appare nel 1° quarto mi ricorda molto quello presente nell'arma Biondi (poi Biondi Bartolini).

Sarebbe interessare appure se le varie famiglie Biondi-xyz abbiano avuto un origine comune.

Qualcuno sa se per i registri battesimali di Volterra è stata fatta un opera simile a quella di S, Maria del Fiore di Firenze?

Un saluto

Guido10

MessaggioInviato: mercoledì 31 ottobre 2007, 20:19
da Matteo CB
Gentile Guido10,
nella citazione da lei riportata ci sarebbero già i presupposti per ipotizzare l'origine comune dei Biondi (poi Biondi Bartolini) con le altre famiglie Biondi Nobili di Volterra.

A proposito dei registri battesimali di Volterra, non è stata fatta un'opera simile a quella dell'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze.

Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni

MessaggioInviato: giovedì 1 novembre 2007, 0:35
da San Marco
La famiglia Biondi, Nobile di Volterra innalza tale Arma:
Spaccato d'oro e di rosso da una fascia d'azzurro sostenente un bambino in maestà il tutto al naturale.

Nei " Blasoni delle famiglie toscane " conservati nella raccolta Ceremelli-Papiani, a meno che non mi sia sfuggito, non si fa alcun riferimento al casato Biondi, Nobile di Volterra.

MessaggioInviato: giovedì 1 novembre 2007, 10:12
da RFVS
sinceramente di queste famiglia non conosco niente, apparte alcuni grandi vini del casato Biondi-Santi :wink: :lol:

MessaggioInviato: giovedì 1 novembre 2007, 18:39
da Guido10
Gent.mo San Marco,
San Marco ha scritto:La famiglia Biondi, Nobile di Volterra innalza tale Arma:
Spaccato d'oro e di rosso da una fascia d'azzurro sostenente un bambino in maestà il tutto al naturale.

molto interessante quest'altro blasone, sarei interessato a conoscerne la fonte e se, eventualente siano presenti ulteriori notizie sulla famiglia.

San Marco ha scritto:Nei " Blasoni delle famiglie toscane " conservati nella raccolta Ceremelli-Papiani, a meno che non mi sia sfuggito, non si fa alcun riferimento al casato Biondi, Nobile di Volterra.

Tale famiglia è presente (esattamente con le note da me già riportate circa la sua origine, i Biondi Bartolini, l'arma ed il riferimento al libro d'oro di Volterra) al fascicolo n.5168.

Sono altresì presenti altre famiglie Biondi (ma non di Volterra!) come, ad esempio, i Biondi di Firenze (originari di San Donato a Menzano, nella podesteria di Castelfranco di Sopra, ammessa alla cittadinanza fiorentina nel 1655) citati al fascicolo n.710, con i quali potrebbe sorgere confusione.

Sarebbe interessente, se qualcuno ha il Libro d'Oro di Volterra, verificare cosa è li riportato.

Colgo anche l'occasione per ringraziare nuovamente i gentili Matteo Calcagni B. e Riccardo Francalancia V.S. per i rispettivi contributi.

Infine, vorrei chiedere agli amici esperti di storia toscana, un sommario riepilogo dei principali avvenimenti (guerre/rivolte, nomine di alti prelati, ecc...) che coinvolsero Volterra tra la seconda metà del '500 e l'inizio del '600.

Un saluto

Guido

MessaggioInviato: giovedì 1 novembre 2007, 19:58
da RFVS
per quanto riguarda la famiglia Biondi-Santi, dai diversi siti del gruppo emerge quanto segue:

Clemente Santi apparteneva ad una famiglia di possidenti terrieri tra Montalcino e Pienza. Il nonno, Giorgio Santi, fu preside della facoltà di storia naturale, botanica e chimica dell'Università di Pisa ed il fratello, Tullio Santi-Canali fu storico rinomato.
Caterina, figlia di Clemente Santi, andò in sposa a Jacopo Biondi, nobile medico fiorentino la cui famiglia proveniva da Pomarance)

da questa unione nacque l'attuale famiglia Biondi-Santi.

MessaggioInviato: domenica 4 novembre 2007, 17:16
da Matteo CB
Gentile Guido10,
le riporto in serie (dal sito ufficiale della diocesi) i vescovi di Volterra tra la seconda metà del '5OO e l'inizio del '6OO:

-Benedetto Nerli 1545-1566;
-Alessandro Strozzi 1566-1568;
-Lodovico Antinori 1568-1573;
-Marco Saracini 1574;
-Guido Serguidi 1574-1598;
-Luca Alemanni 1598-1617.

Dopo il 1530, anno dell'ultima rivolta indipendentista della cittadina nei confronti del governo fiorentino, con il dominio granducale inizia per Volterra e il suo territorio un perido di lenta ma progressiva decadenza che si protrarrà fino a tutto il XVIII sec.
Nel 1550 Volterra conta appena 2000 abitanti, diventa centro agricolo e inizia il suo declino;
Nel 1618 i Vescovi vanno ad abitare nell'attuale Palazzo Vescovile.

Le riporto, per comodità, il passo dedicato a Volterra nel periodo da lei richiesto dal Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di E. Repetti:

"V. VOLTERRA GRANDUCALE

L'ultima sventura di questa città terminò con la repubblica fiorentina, mentre il principio del governo assoluto di Firenze parve piuttosto favorevole ai Volterrani, stantechè appena sottomessa la metropoli alle armi pontefice e imperiali, innanzi che Alessandro de' Medici fosse dichiarato capo politico di quello stato col titolo di Duca, i Volterrani nel 10 settembre del 1530 ottennero da quel governo provvisorio la conferma perpetua dei privilegi nel 3 giugno del 1551 furono loro dal Duca Cosimo I confermati.
Ma nell'anno della caduta di Firenze i Volterrani erano stati afflitti da un'altra sciagura pubblica, come fu quella della orribile pestilenza che dopo la guerra ed i molti stenti falcidiò quella popolazione riducendolo a pochi abitanti.
Non era appena creato Alessandro de' Medici Duca di Firenze che fu ordinata una coscrizione militare nel contado e dominio fiorentino di 10000 fanti; alla quale perciò fu ascritta la gioventù superstite di Volterra, sotto nome di Bande, coll'accordare a quelle milizie alcuni privilegi, due fra gli altri si contavano quelli di potere portare le armi e pagare meno gravezze.
Alla qual epoca la stessa città era suddivisa in tre quartieri, ed i cinque contrade, come al tempo della repubblica, nel modo che apparisce da una statistica ordinata nel 1551 da Cosimo I, nella quale si noveravano in Volterra e nelle sue Pendici o sobborghi le seguenti famiglie ed abitanti.

NOME DEI QUARTIERI DENTRO LA CITTA' E DELLE CONTRADE O SUBBORGHI FUORI DELLE MURA e NUMERO DELLE FAMIGLIE E DEGLI ABITANTI NELL'ANNO 1551

Popolazione e famiglie della città di Volterra nell'anno 1551

- Nel Quartiere del Borgo
n› delle famiglie: 194
n› degli abitanti: 940
- Nel Quartiere della Piazza
n› delle famiglie: 77
n› degli abitanti: 391
- Nel Quartiere di S. Michele
n› delle famiglie: 142
n› degli abitanti: 677

- TOTALE dentro la città
n› delle famiglie: 413
n› degli abitanti: 2008

Popolazione e famiglie fuori delle mura di Volterra nell'anno 1551

1. Contrada di Porta a Selci e Pian di Castello
n› delle famiglie: 104
n› degli abitanti: 518
2. Contrada di Piazza e di S. Alessandro
n› delle famiglie: 65
n› degli abitanti: 398
3. Contrada di S. Giusto e di Pratomarzio
n› delle famiglie: 81
n› degli abitanti: 455
4. Contrada di S. Michele fuori le mura
n› delle famiglie: 101
n› degli abitanti: 450
5. Contrada di Monte Gradoni e di altre Pendici
n› delle famiglie: 118
n› degli abitanti: 569

- TOTALE fuori di città
n› delle famiglie: 469
n› degli abitanti: 2390

- SOMMANO in tutti
n› delle famiglie: 882
n› degli abitanti: 4398

Cotesta popolazione della città e sobborghi di Volterra all'anno 1551 potrà servire di misura onde mitigare il danno che molti vissuti assai dopo attribuirono alla peste del 1550 accaduta in questa città, talchè stando ad un ragguaglio scritto dal volterrano Cammillo Incontri sembrerebbe, che a detta epoca Volterra fosse rimasta quasi vuota di abitatori.
Peraltro dalla relazione che fece nel 1579 al Granduca Francesco I sullo stato di questa città, Giovanni di Alessandro Rondinelli, inviato Commissario a Volterra, si comprende, che la sua popolazione era diminuita assai, specialmente di famiglie nobili. Ma una di quelle che non spatriò, n? si e spenta, ha reso celebre il casato Inghirami più che pel Curzio de' Scariffi per quell'Jacopo ammiraglio delle galere sotto il Granduca Ferdinando I che con esito felice nel 1607 sorprese la città di Bona nido di pirati.
Per tornare però al'epoca del secondo Duca di Firenze, giova indicare, che Cosimo I con suo motuproprio del 26 novembre 1547, non ostante le antecedenti sospensioni, confermò a questa città le esenzioni della Repubblica Fiorentina accordata al suo capitanato che poi restituì nel primitivo perimetro con altro diploma del 21 marzo 1548 (stile comune), mentre rispetto alle decime solite pagarsi dai canonici di Volterra da consultarsi una memoria del segretario Pagnini nell'Archivio delle Riformagioni di Firenze.
Nel 1567 il Granduca Cosimo I inviò a Volterra con suprema autorità i nobili fiorentini Donato Tornabuoni e Giovanni Accaiajoli, affinché prendessero nota del raccolto delle granaglie che produceva annualmente il territorio volterrano, onde su quello stabilire una tassa costante.
Sotto il governo de' primi Granduchi, oltre l'elezione in Vescovo di Volterra di Guido Serguidi volterrano (anno 1574) oltre il suo parente Antonio Serguidi creato ministro del Granduca Francesco I, furono chiamati alla corte di Toscana Belisario Vinta che divenne direttore di quel gabinetto sotto Ferdinando I, nipote di altro giureconsulto, Francesco Vinta, che fu presidente della Pratica Segreta sotto Cosimo I, del quale Granduca era stato segretario di legazione in Roma l'infelice Francesco Babbi pure di Volterra.
Ma gli uomini volterrani più segnalati dall'istoria figurarono sino dai tempi della repubblicana, come un Raffaello Maffei, un Zacchia Zacchi, un Aldo Mannucci, ecc. mentre molti si resero celebri sotto il Granducato della Casa Austro-Lorena felicemente regnante, tra i quali citerò per tutti l'economista segretario Mario Guarnacci, e lo storiografo Riguccio Galluzzi, al quale fanno corona onorifica gli storici A. Cecina, l'Ab. Giachi e Gius. Maria Del Bava."

In più, nel sito della famiglia Inghirami (http://www.inghirami.it), alla sezione "Articoli Storici", c'è un breve saggio sul patriziato volterrano:Patriziato e cultura a Volterra in età moderna (Lodovico Inghirami, 1993).

Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni

MessaggioInviato: lunedì 5 novembre 2007, 15:15
da Guido10
Gentilissimo Matteo CB,

mille grazie per le interessanti note su Volterra, che mi hanno consentito di meglio inquadrare il contesto storico.

Sono rimasto particolarmente incuriosito il punto in cui si dice:
“… dalla relazione che fece nel 1579 al Granduca Francesco I sullo stato di questa città, Giovanni di Alessandro Rondinelli, inviato Commissario a Volterra, si comprende, che la sua popolazione era diminuita assai, specialmente di famiglie nobili.”.


Ha idea di quali potrebbero essere state le cause di questa “emigrazione” di famiglie nobili?
Non credo la pestilenza del 1550 dalla quale erano passati quasi trent’anni e che, comunque, non avrebbe riguardato in modo particolare le famiglie nobili. Forse qualcuna potrebbe essersi trasferita a Roma al seguito di qualche prelato?

Inoltre, mi viene da pensare, per quali ragioni il Granduca inviò un proprio Commissario a Volterra nel 1579? Vi sono forse state lotte tra famiglie nobili volterrane? (che, peraltro, non dovevano essere molte visto che, già nel 1551, in tutto vi erano solo 413 famiglie).

Con la speranza di riuscire a chiarire alcuni di questi interrogativi, acquisendo così ulteriori informazioni sul contesto in cui si svolsero le vicende di cui parliamo, le invio i miei migliori saluti

Guido10



angolo di Toscana

MessaggioInviato: mercoledì 7 novembre 2007, 15:20
da equites
Gentili forumisti, approfitto di questa onversazione sulle famiglie toscane per chiedervi se esiste in rete uno stemmario o counque un elenco di famiglie nobili e/o notabili della zona di Santa Croce sull'Arno e di Pistoia.

Vi ringrazio in anticipo e mi scuso per l'off topic! 8)

MessaggioInviato: mercoledì 7 novembre 2007, 20:10
da Matteo CB
Gentile Guido10,
le sue domande meriterebbero risposte adeguate che purtroppo, in mancanza di dati e fonti d'archivio da esaminare, non posso fornirle.
Posso, però, permettermi di formulare alcune ipotesi: dopo la resa di Volterra molte famiglie si avvicinarono al nuovo centro del potere, Firenze.
Poi, è probabile che alcune famiglie si siano trasferite a Roma al seguito di prelati, come è possibile che abbiano mantenuto beni immobiliari in Volterra vivendo parte dell'anno a Firenze, Pisa o Roma.
Escluderei a priori faide tra clans, il patriziato volterrano era molto esiguo, anzi questo numero ridotto di famiglie nobili avrebbe favorito una forte endogamia tra queste.

Gentile equites,
Santa Croce è un paese (conta 12.472 anime) molto industrializzato nato nel contado del Valdarno Inferiore, famoso per la conciatura ed il trattamento delle pelli, non ha mai avuto un patriziato o una nobiltà civica. La nobiltà civica (m./f.) fu riconosciuta a San Miniato, famoso borgo storico vicinissimo Santa Croce sull'Arno; come del resto fu riconosciuta anche a Pistoia, città che ha goduto sia del patriziato che della nobiltà civica. San Miniato e Pistoia hanno ovviamente il loro Libro d'oro della nobiltà, purtroppo non disponibile on-line!

Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni

MessaggioInviato: giovedì 8 novembre 2007, 13:43
da Guido10
Gent.mo Matteo,

concordo pienamene con la sua prospettazione. Io, però, propenderei per l’ipotesi romana, in quanto, a seguito di qualche piccola ricerca da me svolta, non ho rinvenuto indizi circa possibili trasferimenti verso Firenze (che del resto, come potenza “conquistatrice”, forse poteva non godere di eccessive simpatie).

Al fine di approfondire l’ipotesi di un’emigrazione verso Roma al seguito di qualche prelato, ho controllato la lista dei Vescovi di Volterra del periodo. Purtroppo mi sembra che nessuno di essi sia stato creato Cardinale.

Naturalmente, non è detto che, nel caso si sia realmente verificata tale ipotesi, il presule dovesse necessariamente provenire dalla stessa Volterra. Bisognerebbe appurare se, in quel periodo, siano stati creati Cardinali in qualche modo riconducibili a Volterra, ad esempio perché nati lì, o anche in paesi limitrofi, o comunque imparentati con famiglie locali.

Un cordiale saluto

Guido

MessaggioInviato: giovedì 8 novembre 2007, 16:32
da equites
Matteo CB ha scritto:Gentile equites,
Santa Croce è un paese (conta 12.472 anime) molto industrializzato nato nel contado del Valdarno Inferiore, famoso per la conciatura ed il trattamento delle pelli, non ha mai avuto un patriziato o una nobiltà civica. La nobiltà civica (m./f.) fu riconosciuta a San Miniato, famoso borgo storico vicinissimo Santa Croce sull'Arno; come del resto fu riconosciuta anche a Pistoia, città che ha goduto sia del patriziato che della nobiltà civica. San Miniato e Pistoia hanno ovviamente il loro Libro d'oro della nobiltà, purtroppo non disponibile on-line!

Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni



La ringrazio per le preziose informazioni!
Poichè immagino che lei sia toscano o ivi residente, potrebbe segnalarmi le biblioteche della zona dove sono disponibili per la consultazione questi Libri d'Oro? Firenze compresa.
Grazie!