Famiglia Rizzi di Venezia
Gentili signori vorrei avere notizie sulla famiglia Rizzi di Venezia, sui loro palazzi, sui loro titoli nobiliari e su eventuali loro discendenti nell'800 e nel '900.
Vi allego le notizie in mio possesso.
FAMIGLIA RIZZI DI VENEZIA
(Notizie estratte da: G. Dolcetti, Il Libro d’Argento dei cittadini di Venezia e del Veneto – Nobili, Cittadini e popolani – Volume I – Ristampa anastatica dell’Edizione di Venezia del 1922-28, Bologna – Alberto Forni Editore)
Narrano le vecchie storie di una famiglia Rizzi che sedeva nel Consiglio di Venezia nel 1122. Tra le varie memorie di questa famiglia molto diffusa in ogni epoca a Venezia, ricordiamo quell’Andrea, padre di Benedetto e di Francesco, ambedue orefici a Rialto, il primo all’insegna di San Giovanni e l’altro del Naranzo.
Arricchitisi, assieme al loro zio Francesco, essi durante la guerra di Morea, chiesero alla Repubblica di Venezia di essere ascritti nel patriziato pel tramite della seguente supplica in data 28 luglio 1687:
“““Ser.mo Principe
Non dovendo mirare al altro scopo l’applicationi e li studii de buoni sudditi, che a quelli dell’honore del Signor Dio, e del servizio del Principe, ha procurato sempre la Casa di Noi fratelli Ricci (Rizzi) q. Beneto, ossequentissimi servi e sudditi della Serenità V. di rendere le più manifeste prove, di nutrire nell’animo questo giusto e divoto sentimento. Ci segnò la strada il q. Abbate Angelo nostro zio paterno, che applicatosi al sacerdozio visse con morigeratezza dei costumi, e con la pietà ben nota.
Ne seguitammo il lodevole esempio noi Abbati Iseppo e Sebastian suoi nipoti, studiando di corrispondere alla santa vocazione con opere degne del grado; Né abbiamo lasciato noi Marc’Antonio e Zorzi nelle Gastaldie delle Ecc.me Procuratie di Supra e di Citra con impiego pontuale e diligente negli essercitii del proprio debito di dar riverente testimonio della nostra ossequiosa svisceratezza verso il Pubblico Servitio come l’anno benignamente rimarcato gli Ecc.mi Procuratori che con somma gloria et egual merito presiedono a quelle .... importanti incombenze. Vediamo di presente la Serenità V.a impegnata con generosa costanza a proseguire la guerra contro l’Ottomano per l’essaltatione della fede e per la conservatione dei suoi fedelissimi sudditi e mentre sarebbe inutile il sacrificio delle nostre vite, non mai applicate alla professione dell’armi, prendiamo umile confidenza di tributarle in queste gravi congiunture il più essenziale et il più puro delle nostre misurate sostanze; supplichiamo però prostrati à questo Trono Augusteo La Ser.à V. che si degni abilitarci à contraddistinguere la divotione, e la fede nostra, con l’oblatione divota, che unito à D. Francesco Rizzi nostro Zio paterno, e suoi figlioli, li facciamo noi Iseppo, e Sebastiano Abbati, Gio. Batta, Marc’Antonio e Zorzi fratelli Ricci (Rizzi) di ducati 100 mila V.C. da scriversi in una sola partita di Banco à pubblica disposizione, 60 mila de quali in puro dono, e 40 mila da girarsi nei pubblici Depositi alle 4 per 100.
Sarà effetto dell’incomparabile clemenza della Ser.à V. il suo benigno sospirato gradimento che consolerà il nostro fervido zelo, e renderà sempre più gloriosa la sua Reale munificenza”””.
I Savi dell’Una e dell’altra Mano, che erano allora Marc’Antonio Mocenigo, Gerolamo Renier, Zorzi Priuli, Andrea Vendramin, ed Angelo Morosini, diedero il loro parere favorevole per l’accettazione della famiglia Rizzi nel patriziato; di conseguenza al 31 luglio 1687 il Senato prese questa deliberazione:
“““Datasi la famiglia Ricci all’applicationi più degne del Sacerdotio e del servitio del Principe, ha procurato sempre di far spiccare la bontà del proprio genio particolarmente il q. Abbate Angelo Zio paterno degli Abbati superstiti Iseppo, e Sebastiano, che vivendo con esemplarissimi costumi, ha lasciato à questi un efficace stimolo di ben imitarli come lo praticano à loro singolare ornamento e li fedelissimi Marc’Antonio e Zorzi pur suoi nipoti, che impegandosi con questo merito, e con puntualità nel geloso Ministerio di Gastaldo delle Procuratie di Supra, e di Citra, hanno reso li Saggi più abbondanti d’incorrotta fede, e della più sviscerata divotione verso la Signoria nostra. Abbracciamo di buon cuore al presente l’opportunità di dar maggior testimonio di vivo ossequio, e d’animo religioso, mentre prosseguendosi dalla Repubblica nostra la Guerra contro l’Ottomano, à dilatatione della fede et à decoro della Patria, né potendo come lontane dall’eserciti dell’Armi giovare con le persone alla pubblica Causa spremono li fedelissimi Iseppo, e Sebastian Abbati Gio. Batta, Marc’Antonio, e Zorzi fratelli Ricci qd. Benetto, e Francesco loro Zio paterno dal più essenziale delle proprie sostanze la somma rilevante di 100 mila ducati effettivi, et li consacrano à presenti bisogni, da scriversi in una sola partita di Banco à pubblica disposizione .... L’anderà parte che sia benignamente accettata la volontaria esibitione delli Ecc.i Iseppo e Sebastiano Abbati, Gio. Batta, Marc’Antonio e Zorzi fratelli Rizzi qd. Beneto e di Francesco loro Zio paterno di ducati 100 mila V.C. .... E sono essi con i loro figlioli e discendenti legittimi decorati in perpetuo della Patrizia nobiltà ....”””.
Abbiamo riportato questi due notevoli documenti per dimostrare come ed in qual modo la Repubblica di Venezia provvedeva alle proprie finanze nei momenti critici del suo bilancio, causati dalle guerre. Non disturbava il paese con imposte gravose, e nel tempo stesso rinforzava il corpo legislativo.
La famiglia Rizzi aveva un palazzo proprio sulla fondamenta omonima a S. Maria Maggiore fornito di egregie opere d’arte ed i suoi componenti venivano sepolti nell’ex chiesa di S. Margherita, dove attualmente vi è il cinematografo.
Il ramo dei suddetti Rizzi o Ricci (assai diffusi in Italia) era stato ascritto alla cittadinanza originaria il 16 luglio 1673; accanto a questa famiglia vissero altri Rizzi, modestamente ed altri si affermarono specialmente nella pittura.
Da un sito internet ho inoltre rilevato che un palazzo Rizzi è sito in S. Croce, n. 315-318.
Vi allego le notizie in mio possesso.
FAMIGLIA RIZZI DI VENEZIA
(Notizie estratte da: G. Dolcetti, Il Libro d’Argento dei cittadini di Venezia e del Veneto – Nobili, Cittadini e popolani – Volume I – Ristampa anastatica dell’Edizione di Venezia del 1922-28, Bologna – Alberto Forni Editore)
Narrano le vecchie storie di una famiglia Rizzi che sedeva nel Consiglio di Venezia nel 1122. Tra le varie memorie di questa famiglia molto diffusa in ogni epoca a Venezia, ricordiamo quell’Andrea, padre di Benedetto e di Francesco, ambedue orefici a Rialto, il primo all’insegna di San Giovanni e l’altro del Naranzo.
Arricchitisi, assieme al loro zio Francesco, essi durante la guerra di Morea, chiesero alla Repubblica di Venezia di essere ascritti nel patriziato pel tramite della seguente supplica in data 28 luglio 1687:
“““Ser.mo Principe
Non dovendo mirare al altro scopo l’applicationi e li studii de buoni sudditi, che a quelli dell’honore del Signor Dio, e del servizio del Principe, ha procurato sempre la Casa di Noi fratelli Ricci (Rizzi) q. Beneto, ossequentissimi servi e sudditi della Serenità V. di rendere le più manifeste prove, di nutrire nell’animo questo giusto e divoto sentimento. Ci segnò la strada il q. Abbate Angelo nostro zio paterno, che applicatosi al sacerdozio visse con morigeratezza dei costumi, e con la pietà ben nota.
Ne seguitammo il lodevole esempio noi Abbati Iseppo e Sebastian suoi nipoti, studiando di corrispondere alla santa vocazione con opere degne del grado; Né abbiamo lasciato noi Marc’Antonio e Zorzi nelle Gastaldie delle Ecc.me Procuratie di Supra e di Citra con impiego pontuale e diligente negli essercitii del proprio debito di dar riverente testimonio della nostra ossequiosa svisceratezza verso il Pubblico Servitio come l’anno benignamente rimarcato gli Ecc.mi Procuratori che con somma gloria et egual merito presiedono a quelle .... importanti incombenze. Vediamo di presente la Serenità V.a impegnata con generosa costanza a proseguire la guerra contro l’Ottomano per l’essaltatione della fede e per la conservatione dei suoi fedelissimi sudditi e mentre sarebbe inutile il sacrificio delle nostre vite, non mai applicate alla professione dell’armi, prendiamo umile confidenza di tributarle in queste gravi congiunture il più essenziale et il più puro delle nostre misurate sostanze; supplichiamo però prostrati à questo Trono Augusteo La Ser.à V. che si degni abilitarci à contraddistinguere la divotione, e la fede nostra, con l’oblatione divota, che unito à D. Francesco Rizzi nostro Zio paterno, e suoi figlioli, li facciamo noi Iseppo, e Sebastiano Abbati, Gio. Batta, Marc’Antonio e Zorzi fratelli Ricci (Rizzi) di ducati 100 mila V.C. da scriversi in una sola partita di Banco à pubblica disposizione, 60 mila de quali in puro dono, e 40 mila da girarsi nei pubblici Depositi alle 4 per 100.
Sarà effetto dell’incomparabile clemenza della Ser.à V. il suo benigno sospirato gradimento che consolerà il nostro fervido zelo, e renderà sempre più gloriosa la sua Reale munificenza”””.
I Savi dell’Una e dell’altra Mano, che erano allora Marc’Antonio Mocenigo, Gerolamo Renier, Zorzi Priuli, Andrea Vendramin, ed Angelo Morosini, diedero il loro parere favorevole per l’accettazione della famiglia Rizzi nel patriziato; di conseguenza al 31 luglio 1687 il Senato prese questa deliberazione:
“““Datasi la famiglia Ricci all’applicationi più degne del Sacerdotio e del servitio del Principe, ha procurato sempre di far spiccare la bontà del proprio genio particolarmente il q. Abbate Angelo Zio paterno degli Abbati superstiti Iseppo, e Sebastiano, che vivendo con esemplarissimi costumi, ha lasciato à questi un efficace stimolo di ben imitarli come lo praticano à loro singolare ornamento e li fedelissimi Marc’Antonio e Zorzi pur suoi nipoti, che impegandosi con questo merito, e con puntualità nel geloso Ministerio di Gastaldo delle Procuratie di Supra, e di Citra, hanno reso li Saggi più abbondanti d’incorrotta fede, e della più sviscerata divotione verso la Signoria nostra. Abbracciamo di buon cuore al presente l’opportunità di dar maggior testimonio di vivo ossequio, e d’animo religioso, mentre prosseguendosi dalla Repubblica nostra la Guerra contro l’Ottomano, à dilatatione della fede et à decoro della Patria, né potendo come lontane dall’eserciti dell’Armi giovare con le persone alla pubblica Causa spremono li fedelissimi Iseppo, e Sebastian Abbati Gio. Batta, Marc’Antonio, e Zorzi fratelli Ricci qd. Benetto, e Francesco loro Zio paterno dal più essenziale delle proprie sostanze la somma rilevante di 100 mila ducati effettivi, et li consacrano à presenti bisogni, da scriversi in una sola partita di Banco à pubblica disposizione .... L’anderà parte che sia benignamente accettata la volontaria esibitione delli Ecc.i Iseppo e Sebastiano Abbati, Gio. Batta, Marc’Antonio e Zorzi fratelli Rizzi qd. Beneto e di Francesco loro Zio paterno di ducati 100 mila V.C. .... E sono essi con i loro figlioli e discendenti legittimi decorati in perpetuo della Patrizia nobiltà ....”””.
Abbiamo riportato questi due notevoli documenti per dimostrare come ed in qual modo la Repubblica di Venezia provvedeva alle proprie finanze nei momenti critici del suo bilancio, causati dalle guerre. Non disturbava il paese con imposte gravose, e nel tempo stesso rinforzava il corpo legislativo.
La famiglia Rizzi aveva un palazzo proprio sulla fondamenta omonima a S. Maria Maggiore fornito di egregie opere d’arte ed i suoi componenti venivano sepolti nell’ex chiesa di S. Margherita, dove attualmente vi è il cinematografo.
Il ramo dei suddetti Rizzi o Ricci (assai diffusi in Italia) era stato ascritto alla cittadinanza originaria il 16 luglio 1673; accanto a questa famiglia vissero altri Rizzi, modestamente ed altri si affermarono specialmente nella pittura.
Da un sito internet ho inoltre rilevato che un palazzo Rizzi è sito in S. Croce, n. 315-318.