emax ha scritto:Buongiorno.
qualcuno di Voi sa darmi notizie su questa famiglia, sui suoi titoli e sui suoi attuali rappresentanti?
Ringrazio anticipatamente di cuore.
Riporto alcuni brani estrapolati da una relazione tenuta da me alcuni anni orsono a Basciano (Teramo) e pubblicata in un allegato alla rivista locale “La Voce del Vomano”.
Nel 1626 Giovanni Antonio Salone sposò Lucrezia, figlia di Giovanni Andrea Caracciolo. Dal matrimonio nacque Bonaventura (1634-1688) che adottò il cognome Salone Caracciolo ma lasciò solo figlie femmine. La sua primogenita, Serafina (morta nel 1723) sul finire del sec. XVII sposò Tommaso Barra (m. 1710), figlio del gentiluomo napoletano Vincenzo Antonio Barra. I discendenti di Tommaso Barra e Serafina Salone Caracciolo adottarono il cognome Barra Salone Caracciolo.
Ignazio Avellone, barone di Basciano morto nel dicembre del 1775, non avendo eredi diretti decise di lasciare il feudo al nipote Nicola Barra Salone Caracciolo – figlio di Angelo e di Emilia Avellone, primogenita del defunto feudatario – che gli sopravvisse per soli due anni e lasciò a sua volta il feudo al figlio primogenito Placido Barra Salone Caracciolo (che avrebbe dovuto, in verità, aggiungere ai suoi tre cognomi anche il cognome Avellone!!!).
I nuovi baroni preferirono mantenere la sede della loro dimora in Napoli tanto che difficilmente si trovano atti stipulati per loro conto nei protocolli dei notai abruzzesi: solo nell’aprile del 1775 e nel luglio del 1776, vale a dire a cavallo della morte di Ignazio Avellone, troviamo atti rogati per conto di Nicola Barra Salone Caracciolo nel palazzo baronale di Basciano. In quegli anni, peraltro, i Barra erano impegnati in una vertenza legale per il recupero di un fedecommesso istituito in Napoli da Vincenzo Antonio Barra, bisnonno di Nicola, sulla «partita dell’arrendamento della farina vecchia» per oltre quattromila ducati.
Con l’abolizione del sistema feudale e la divisione in massa del demanio ex feudale, all’ultimo feudatario di Basciano rimase la piena proprietà di considerevoli beni immobili: le due chiese della Madonna delle Grazie e di San Gennaro, un mulino con gualcheria, diversi terreni seminativi, orti, uliveti, boschi e, soprattutto, la casa palazziata edificata sul sito dell’antico castello con le sue pertinenze. Nel 1817, al momento dell’approvazione del nuovo catasto provvisorio, Placido Barra Salone Caracciolo risultava essere il principale contribuente di Basciano, con una rendita netta imponibile di 325 ducati.