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"Chierici coniugati"

MessaggioInviato: domenica 17 giugno 2007, 15:59
da Giovannimaria Ammassari
Signori,
nelle mie ricerche genealogiche e storie di famiglie ho sovente incontrato taluni atti di matrimonio in cui lo sposo era appellato come "clerico coniugato".
Mi riferisco al milleseicento e millessettecento, come secoli.
In un Archivio Diocesano della Puglia, non ricordo quale, vi erano i fascicoli personali dei vari "gradini " a cui si poteva ascendere prima di diventare presbiteri.
Se non erro erano questi in questo ordine:
1. chiericato
2. "esorcistato"
3. "ostariato"
4."accolitato"
5. suddiaconato
6. diaconato
7. presbiterato.
Ai primi quattro potevano ascendere anche coloro che poi si coniugavano.
Per gli ultimi tre, naturalmente, bisognava rigorosamente, come oggi, essere e restare celibi.
Poi vi erano i chierici di "prima di "seconda tonsura"..........

Insomma vorrei avere informazioni più dettagliate a riguardo, e se vi sono dei riferimenti bibliografici ma anche legislativi (ecclesiastici) riguardo i vari "gradini" prima di ascendere all'ordinazione presbiterale.
In attesa di profique ed esaustive risposte, qualora ve ne siano, vi ringrazio anticipatamente porgendo i miei soliti
Saluti

MessaggioInviato: domenica 17 giugno 2007, 18:32
da Antonio Pompili
La questione è molto interessante. Se stiamo parlando di un "clerico coniugato" non possiamo esser davanti a un chierico di rito latino. Se poteva esserci qualche dubbio a riguardo nel Medioevo (più a livello di "prassi" che non di "teoria", già definita precedentemente...), con il Concilio di Trento dubbi non potevano essercene.
D'altra parte è con il Concilio di Firenze del 1439 che è stata promulgata la bolla "Laetentur caeli" sull'unione con i greci. Da quel momento alcuni cristiani di rito orientale tornarono nella comunione con Roma. Ancora oggi parliamo di "cattolici di rito orientale". A questi - come è noto - è concesso accedere agli Ordini del Diaconato e del Presbiterato pure se già coniugati. Non all'Episcopato però, che è riservato ai celibi. Detto in maniera molto sommaria...
Ora, la cosa che mi colpisce e non so spiegare è che stiamo parlando di un archivio diocesano pugliese. In Sicilia esiste la Sede eparchiale di Piana degli Albanesi. Dunque nessun problema se lì fosse l'archivio in questione. In Calabria c'è la Sede eparchiale di Lungro. Ancora nessun problema. Ma come mai si possa parlare di un "clerico coniugato" in Puglia, non so spiegarlo... :roll: Mi chiedo se non si stia parlando di "chierici" che avevano lasciato il seminario prima di accedere agli Ordini Maggiori, e sono volati liberamente (non avendo assunto con il Suddiaconato l'obbligo del celibato) a nozze. La cosa allora sarebbe più che ragionevole. 8)

Diversa è la questione dei "ministeri istituiti" di cui si parla oggi (e sostituiscono gli Ordini Minori) che, per il rito latino sono due: Lettorato e Accolitato. Questi possono essere conferiti non solo ai seminaristi (celibi!) che si preparano agli Ordini Sacri o a chi voglia accedere da sposato al Diaconato (permanente), ma anche a laici (solo uomini) che possono esser benissimo coniugati.
:wink:
Antonio

MessaggioInviato: domenica 17 giugno 2007, 22:05
da Giovannimaria Ammassari
antonio p. v. g. ha scritto: Mi chiedo se non si stia parlando di "chierici" che avevano lasciato il seminario prima di accedere agli Ordini Maggiori, e sono volati liberamente (non avendo assunto con il Suddiaconato l'obbligo del celibato) a nozze. La cosa allora sarebbe più che ragionevole.

Signor Antonio,
anch'io mi sono data questa come probabile spiegazione.
Io mi riferivo ad atti di matrimonio ecclesiastici in cui nel corpo dell'atto lo sposo veniva appellato ovvero "definito" come: "clerico coniugato Tizio" (ad esempio). Ho riscontrato che in alcuni casi ovvero in alcune famiglie taluni esponenti a volte di padre in figlio erano "definiti" "clerici coniugati", magari come Lei scrive "avevano lasciato il seminario" ovvero avevano frequentato gli studi presso il seminario o comunque sotto la guida di "maestri sacerdoti" e successivamente non sono ascesi all'ordine sacro.
Poteva anche essere una scelta arbitraria del Parroco o sacerdote sostituto nello stilare l'atto di matrimonio?
Se riesco troverò i riferimenti precisi non tanto alle persone o famiglie ma perlomeno agli anni in cui i matrimoni sono avvenuti.
Signor Antonio,
La ringrazio per la risposta precisa e puntuale
Saluti

MessaggioInviato: martedì 19 giugno 2007, 14:57
da Carnelevario
Riprendendo alcuni concetti discussi in altre sedi, il Chierico di per sè non era un prete, non poteva per esempio amministrare i sacramenti, ma poteva formulare dei voti (in genere di povertà, castità e obbedienza). Questi voti potevano essere formulati non in modo solenne, come per i preti, o essere temporanei. Dunque il chierico, a queste condizioni, si poteva sposare.

Purtuttavia, l'elevato numero di chierici, sia coniugati che non, fa pensare che all'origine di tali scelte ci debbano essere dei motivi ben più fondati che quelli spirituali.
Intendo dire che, per quanto riguarda la Calabria e quindi la Puglia, i "chierici", stante la loro posizione nella gerarchia ecclesiale, rispondevano a precise strategie per il mantenimento del patrimonio di famiglia, considerato il particolare regime di esenzione fiscale di cui godeva, almeno fino alla seconda metà del Settecento il clero. Era consuetudine nelle famiglie del tempo l’avvio alla vita religiosa di alcuni figli ultrogeniti, sia maschi che femmine, dotandoli congruamente, soprattutto i primi, per il mezzo di “donazioni” di beni immobili, fruttiferi, inalienabili ed ipotecabili inter vivos. E poiché si trattava di donazione, il beneficiario fin che era in vita a sua volta poteva disporre dei beni, nel frattempo amministrati convenientemente e tenuti al riparo dal fisco, a suo piacimento. La primitiva donazione, salvo una non eccessiva quota data in lascito alla Chiesa, rientrava in famiglia come eredità per i nipoti maschi o come beni dotali per le nipoti, sia ex-frate che ex-avo, ripristinando il patrimonio ante quo della famiglia.

MessaggioInviato: giovedì 21 giugno 2007, 17:03
da Giovannimaria Ammassari
Grazie, Grazie, Grazie Signor Alberto,
La Sua risposta è stata completa ed esaustiva. Crsedo anch'io in ciò che Lei ha scritto, suffragato tra l'altro dai documenti che poi vanno a comprovare la situazione di "chierico coniugato2.
Speravo in qualchealtro intervento; ma credo che la risposta più completa e provata sia la Sua.
Grazie, Grazie, e ancora Grazie.....
Saluti

Chierico Coniugato

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 10:11
da Centelles5
Salve a tutti. Sono contento d'esser ritornato in questo forum.
A proprosito di Chierico coniugato anch'io durante le mie ricerche genealogiche sulla mia famiglia, i DE GIOVANNI da Corsano, presso l'Archivio Parrocchiale ho avuto modo di trovare numerosi membri della mia famiglia tra il XVII e il XVIII secolo col titolo di "chierico coniugato". Certo di rito latino non si tratta. Anche se alcuni storici commettono l'errore di affermare che il rito greco fu soppresso nel XVI secoo.
Ciao
MEa Virtute me involvo

antonio p. v. g.

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 12:06
da Centelles5
Rispondo ad Antonio p.v.g. in merito al fatto che non sa spiegarsi del perché della presenza di "chierici coniugati" in Puglia.
La cosa è ovvia caro antonio.
La Puglia, ve lo ricordo, è stata terra di numerosi sbarchi e dai numerosi signori che si sono succeduti nei secoli. E vi ricordo che l'impero Bizantino verso il VII secolo d.C. favorì l'arrivo di colonie greche che potessero ripopolare le zone rase al suolo dall'esercito romano. Verso il IX secolo ancora colonie greche provenienti da Messina. Tra la fine del IX e gli inizi del X secolo frotte di monaci iconoduli si stabilirono in Puglia ( e non solo) a seguito della lotta iconoclasta promossa da Leone III l'Isaurico.
MA la Puglia, e in special modo il Salento (mia terra natale), erano già terre greche, culla della culura magnogreca. Lo stesso nome di Salento è di origine messapica e significherebbe "patto sul mare" fatto dalle varie popolazioni che l'abitarono.
I monaci iconoduli ovviamente contribuirono alla crescita, allo sviluppoe anche alla nascita di nuove comunità. Quindi la presenza di preti greco-ortodossi non è così strana quanto può sembrare. Nel corso dei secoli i preti di rito greco erano sempre più numerosi. In molte famiglie se ne contavano a decine (vedesi la mia). Dopo il Concilio di Trento, la Chiesa di Roma volle porre fine alla presenza del rito greco, a causa della diversità di dottrina, ama anche per la presenza di preti sposati. Numerose testimonianze, come una lettera inviata dal Vescovo di Alessano ad un presule romano della necessità di arrestare l'ordinazione di preti greci. E non siamo che nel 1572.
In seguito questa volontà di combattere il rito greco divenne generale. Le comunità scomparvero poco a poco, ma non del tutto. Alcuni storici affermano - falsamente - che il rito greco scomparve totalmente nel XVII secolo. Cosa non vera.
Ma se vuole potrò fornirle ulteriori spiegazioni.

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 12:37
da Antonio Pompili
Grazie delle precise e interessanti indicazioni. Anche questa sembra una valida ipotesi in spiegazione al quesito posto da Giovannimaria.

Devo dire inoltre che soprattutto con la probabile etimologia di Salento ("patto sul mare") mi è venuta grande nostalgia dei bellissimi giorni di vacanza passati durante un paio di estati scorse nella sua bellissima terra natale.

Anche se una possibile spiegazione al quesito posto inizialmente nel forum potrebbe muoversi sull'altra linea da me abbozzata e indicata più ampliamente dal gentile Carnelevario.

A presto. :wink:

Antonio

Chierici coniugati e salento

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 14:07
da Centelles5
Ciò non toglie che Lei possa tornare nel bel Salento e rivedere le bellezze dei ns avi, offrendomi da guida, impegni accademici permettendo.
Qual è la questione posta all'inizio? Non lo ricordo...

Chierici coniugati e salento 2

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 14:08
da Centelles5
e soprattutto qual è la sua ipotesi?
quanto rpima dpvrò pubblicare qualcosa in merito, impegni accademici permettendo.

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 14:30
da Giovannimaria Ammassari
Signor centelles5,
anche Lei è Salentino credo, come vado a leggere.
Il mio quesito iniziale credo abbia già avuto una risposta per quanto mi riguarda esauriente. A dare la risposta più completa è stato il signor Alberto Carnevale (Carnevalario) che dalle Calabrie ha risolto il quesito.
I chierici studiavano in "Seminario" o comunque ascendevano al primo gradino, non emettevano voti, non si consacravano, studiavano restando celibi e poi potevano- come ancora oggi può fare chi frequenta gli studi in seminario-coniugarsi. Per prestigio di famiglòia o per aaltro venivano definiti chierici coniugati. Oggi diremo era un ex seminarista o a studiato in seminario.
Il Rito Greco e quant'altro secondo me ci porta fuori via verso altre strade per la maggior parte totalmente cancellate e scomparse definitivamente dal nostro Salento per mano a volte di predoni che non provenivano dalla Turchia ma da Roma con la porpora.
Grazie e Saluti

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 15:05
da Carnelevario
Giovannimaria Ammassari ha scritto:A dare la risposta più completa è stato il signor Alberto Carnevale (Carnevalario) che dalle Calabrie ha risolto il quesito.


:oops: :oops: :oops: :oops: :oops:

chierici coniugati

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 15:14
da Centelles5
quanto sostenuto dall'amico delle Calabrie non è sbagliato, ma non è da escludere il fattore legato al rito greco-ortodosso.

Re: Chierici coniugati e salento

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 18:11
da Antonio Pompili
Centelles5 ha scritto:Ciò non toglie che Lei possa tornare nel bel Salento e rivedere le bellezze dei ns avi, offrendomi da guida, impegni accademici permettendo.
Qual è la questione posta all'inizio? Non lo ricordo...


Tornerò volentieri. E la ringrazio per la gentile disponibilità.

Giovannimaria ha risposto per me alla domanda circa la questione posta all'inizio.

Prima di sapere che la Puglia è stata fiorente di clero di rito greco nel passato, infatti, mi ero meravigliato per la presenza di "clerici sposati" nei secoli passati, pensando che poteva trattarsi al massimo di chierici di rito latino usciti dal seminario prima di accedere agli ordini maggiori. Ipotesi che Carnelevario sembra aver ripreso con l'aggiunta di un interessante riflessione di tipo socio-economico circa possibili strategie patrimoniali.
Quindi "il fattore legato al rito greco-ortodosso", come lei dice, non è da escludere. E tuttavia davanti le due ipotesi visto il veloce (sia pure non totale) scomparire di riti diversi dal romano fino al XVII secolo - come da lei stesso registrato - mi sembra preferibile pensare all'ipotesi di chierici di rito latino "sposati" in quanto non investiti degli ordini maggiori.

Grazie ancora per la gentilezza dimostrata e speriamo di vederci presto nel "patto del mare".

Antonio

MessaggioInviato: lunedì 25 giugno 2007, 18:54
da Centelles5
non posso essere totalmente d'accordo con lei e con l'amico delle Calabrie. Ma potremmo intavolare una discussione, un dibattito con approfondimenti. le rinnovo il mio invito.