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Registri ecclesistici e "causa della morte"

MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 18:35
da Rogerius Rex
Pur avendo condotto (e la ricerca all'85% è completa) tre ricerche genealogiche, raramente mi era capitato di leggere nei registri dei morti redatti dai parroci la causa della morte di un individuo. Mi è successo in particolare per un'antenata nata nel 1766 e morta nel 1806: la nota nel registro dei morti recita "...ulcere maligno in cruve laborans decessit..." . Confesso che, pur avendo letto e riletto molte volte la stessa parola sul registro, non riesco a capire il significato di "cruve"...
Ad ogni modo vi è mai capitato di trovare, nelle vostre ricerche, una indicazione simile a questa?

MessaggioInviato: martedì 13 febbraio 2007, 18:44
da Guido5
Solo un piccolo errore di lettura: "in crure", a una gamba... Antonio, completa ... l'autopsia!

Ciao a tutti!
Guido5

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 1:25
da Aesculapius
Si Guido,
la cara estinta si estinse per cancrena dell'arto inferiore...
Tumore? Diabete mellito? Esiti di una ferita infetta? Chi puo' dirlo...

Saluti

Re: Registri ecclesistici e "causa della morte"

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 14:42
da FP
Rogerius Rex ha scritto:Pur avendo condotto (e la ricerca all'85% è completa) tre ricerche genealogiche, raramente mi era capitato di leggere nei registri dei morti redatti dai parroci la causa della morte di un individuo. Mi è successo in particolare per un'antenata nata nel 1766 e morta nel 1806: la nota nel registro dei morti recita "...ulcere maligno in cruve laborans decessit..." . Confesso che, pur avendo letto e riletto molte volte la stessa parola sul registro, non riesco a capire il significato di "cruve"...
Ad ogni modo vi è mai capitato di trovare, nelle vostre ricerche, una indicazione simile a questa?


Beh nell'atto di morte del mio avo Ippolito Pecchioli, morto a Sermoneta nel 1838, il prete annotò "...gravi morbi morivit", anche se non specifica cosa...Un altro documento, datato 1777, riporta di un mio lontano parente "...accetto vulnere in domum suam morivit". Quest'ultimo fu ritrovato massacrato da un'arma tagliente...Ma se ne ignora il motivo!

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 16:26
da Cottoneum
Nell'atto di morte di D. Francesco Cairo, morto nel 1665, vi è la dicitura dsps, ovvero decessit sine pistis suspicione, morto senza sospetto di peste (si era nella Milano del '600). La causa della morte però fu una specie di febbre.

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 17:48
da Rogerius Rex
Grazie a tutti per la piccola consulenza: siete sempre gentili e disponibili! :wink:

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 21:46
da renatocampofreda
Non è tanto inconsueto che i parroci scrivessero anche la causa del decesso negli atti di morte.Ho trovato questo tra i documenti:<Portocannoni ,12 marzo 17 novanta.
Nicolò Campofredano (il cognome era ancora quello),marito di Cristina Carriero,dopo essere stato munito dei sacramenti necessari,è morto nella propria abitazione con morbo di tisichezza,in età di anni 42.Il di lui cadavere dopo le solite esequie,fu seppellito nella sepoltura della sua famiglia.Felice Arcprete Spagnoletti.Saluti .Renato campofreda.

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 22:12
da Rogerius Rex
Forse l'usanza di stilare note più o meno dettagliate dipende dall'ex Stato Preunitario cui si fa riferimento...la mia piccola esperienza naturalmente vale per la Sicilia (anche nell'ambito di centri più grandi, e amministrativamente più importanti, del mio).

MessaggioInviato: mercoledì 14 febbraio 2007, 22:35
da MMT
Rogerius Rex ha scritto:Forse l'usanza di stilare note più o meno dettagliate dipende dall'ex Stato Preunitario cui si fa riferimento...la mia piccola esperienza naturalmente vale per la Sicilia (anche nell'ambito di centri più grandi, e amministrativamente più importanti, del mio).


In realtà credo che dipendesse sì da un fatto di consuetudine, ma anche di predisposizione ed interesse del parroco che redigeva l'atto. Ovvio che influissero anche le circostanze del mondo in cui si viveva: per cui era quasi d'obbligo nella Milano di quattro secoli or sono specificare che il malato non fosse appestato come nell'800 romano riportare se uno fosse morto di colera o meno (dato che vi fu una grande epidemia nella prima metà del XIX secolo).

Cordialità,
Michele Tuccimei