Gentilissimo Federico,
come le anticipavo i Cardone di Vasto altro non sono che una diramazione dei Cardon
A di Atessa i quali possedevano un palazzo già nel 1577 e dovrebbero essere tuttora fiorenti.
I
Cardone/a vastesi discendono da
Accurzio, dottore in medicina, che si trasferì da Atessa nel 1602, in seguito al suo matrimonio con la nobildonna vastese Angela de Sanctis. Altro
Accurzio, nipote del precedente, fu priore della contraternita del Monte dei Morti in San Pietro nel 1670.
Nicola Antonio, nel 1700, edificò la tomba gentilizia in Santa Maria Maggiore.
Diego, mastrogiurato nel 1729 e 1740, fu priore della confraternita del Santissimo Sacramento e della Santa Spina dal 1732 al 1735.
Giuseppe Antonio fu priore della stessa confraternita dal 1750 al 1779.
Giovanni fu mastrogiurato el 1794.
Vincenzo, avvocato, fu incarcerato nel 1848 a causa dei suoi sentimenti patriottici e liberali.
Umberto e
Giuseppe furono decorati entrambi con la medaglia d'argento al valor militare durante la I Guerra Mondiale. Il secondo cadde eroicamente sul campo a Selz nel 1916.
La famiglia è tuttora (1973) proprietaria di un bel palazzo barocco al Carmine e si mantenne nei secoli XVII e XVIII in condizione economica e sociale particolarmente elevata, tanto da imparentarsi coi marchesi Frasconi, i conti Ricci, Mayo e Tiberi, i baroni Cauli, de Osses, Genova e Aceto. Essa trovasi ovviamente annoverata tra le nobili sia nel Palma che ne Pacichelli.
I
Cardone di Calcabottaccio discendono invece da
Flaminio, anche lui originario di Atessa, il quale si stabilì a Vasto nel 1623, avendo sposato la vastese Silvia d'Ambrosio, che portò in dote la somma di 2000 ducati.
Il figlio
Vincenzo, nato nel 1626, incrementò il già ricco patrimonio con ogni genere di operazioni commerciali.
Il nipote
Domenico (1670-1743), dottore in legge, comprò il feudo di Calcabottaccio in Molise nel 1696, sposò Anna Bassano dei Marchesi di Tufillo ed esercitò un larvato dominio della città di avsto durante l'esilio del feudatorio d. Cesare d'Avalos (1700 - 1707). Al ritorno di questi seppe sottrarsi alle accuse contro di lui scagliate dall'Arciprete Giuseppe Bellante con l'astuzia e con la forza del danaro.
Francesco (1735 - 1810) figlio di
Nicola, secondo barone, sposò a Napoli Olimpia Frangipane dei duchi di Mirabello, donna intelletuale e di sentimenti liberali.
Filippo, altro figlio di Nicola, fu priore della confraternita del Santissimo Sacramento e della Santa Spina dal 1780 al 1800.
Vincenzo, I sindaco nel 1797 e mastrogiurato nel 1804, ebbe la casa saccheggiata dai Sanfedisti durante i moti del 1799, subendo un danno di 6000 ducati.
Luigi (1789 - 1855) quarto barone di Calcabottaccio, figlio di Francesco, fu di sentimenti liberali e versato nelle amene lettere (sic!). Al comando del battaglione dei militi vastesi partecipò valorosamente alla infausta battaglia di Rieti del 1821. Quale priore della confraternita del Santissimo Sacramento iniziò, nel 1826, la costruzione del grandioso nuovo presbiterio in Santa Maria Maggiore. Essendo sindaco di Vasto, tra il 1839 e il 1840, costruì il nuovo cimitero in contrada Catello.
Nel 1849 protestò con vigore, quale membro del parlamento napoletano, per l'abolizione della Costituzione. Le sue due uniche figlie Maria Antonia e Maria Elisabetta, andarono rispettivamente spose ai possidenti vastesi Carlo Nasci, nel 1852, e Silvio Ciccarone, nel 1856.
Enrico, fratello di Luigi, si trasferì definitivamente a Napoli, ove i suoi discendenti, assunto il cognome "Cardona Frangipane", ottennero dalla Consulta Araldica il riconoscimento del titolo di nobile col predicato di Calcabottaccio.
Il mancato riconoscimento del titolo di barone, legittimamente usato prima del 1860, è motivato dal fatto che la consulta araldica del regno d'italia faceva tale concessione solo alle famiglie che nel 1806, anno di abolizione della feudalità, erano da almeno 200 anni in possesso del feudo [:shock: non so se sia vero... ma riporto come leggo]. I Cardone, come tutte le altre famiglie feudatarie vastesi, non avevano tale necessario requisito.
La famiglia abitava nella palazzina, demolita nel 1956 per la frana, situata in via delle Lame, dirimpetto Porta Palazzo.
Queste sono le notizie riferite da Vittorio d'Anelli nel suo volume Ricerche di Araldica Vastese pubblicato, credo a spese dell'autore, nel 1973.
Su wikipedia ho anche trovato:
Domenico Cardone, oriundo di Atessa, utilista di Archi e Fara in Abruzzo, teneva intestata Castelbottaccio nel 1725, ma probabilmente ne era titolare da assai tempo prima. Non è da confondere questa famiglia Cardone, indigena, con la famiglia Cardona dell'antico patriziato catalano, venuta nel Reame con Alfonso I d'Aragona illustrata dal valore e dalla lama di Raimondo di Cardona. Furono successori a Domenico.- a) Nicola, titolare certamente dal 1731: il quale ebbe due figli, Francesco e Vincenzo. Morì nel 1740. b) Francesco, nato il 22 novembre 1735: il quale in età di 46 anni sposò - nel 1781 - donna Olimpia Frangipane figlia del Duca di Mirabello, la quale contava 20 anni essendo nata il 16 luglio 1761.
Questo mi ha richiamato alla mente la triste vicenda di Violante di Cardona, meravigliosamente narrata da Stendhal ne "La Duchessa di Palliano", una delle novelle delle Cronache Romane, nella quale dice:
Il duca [di Palliano, Giovanni figlio del Conte di Montorio e nipote di Paolo IV Carafa] aveva sposato, prima dell'elezione di suo zio, Violante di Cardona, di una famiglia originaria della Spagna, e che, a Napoli, apparteneva alla più alta nobiltà.
Essa era iscritta al Seggio di nido.
Violante, celebre per la sua rara bellezza e per le grazie che sapeva sfoderare quando voleva piacere, lo era ancora di più per il suo orgoglio insensato. Ma, ad esser giusti, sarebbe stato difficile avere un carattere più forte, come dimostrò bene al mondo non rivelando nulla, prima di morire, al frate cappuccino che la confessò. Sapeva a memoria e recitava con grazia infinita il meraviglioso Orlando di messer Ariosto, la maggior parte dei sonetti del divino Petrarca, le novelle del Pecorone, ecc., ecc. Ma era ancor più seducente quando degnava intrattenere gli interlocutori con le idee singolari che il suo spirito le suggeriva.
Ebbe un figlio che fu chiamato il duca di Cavi. Suo fratello, don Ferrante, conte d'Alife, andò a Roma, attratto dalla fortunata carriera dei suoi cognati.
Sui Cardona spagnoli potrà trovare su internet tutte le informazioni per cui non mi dilungo.
Per ora nessun aggancio col Friuli ma i tratta di una famiglia nota e credo anche abbastanza studiata.
Con i diti

indolenziti la saluto cordialmente.
Domenico Maria d. B.