Silvestro Camerini
Salve

Chi erano i Camerini ?
" Silvestro Camerini nacque il 5 ott. 1777 a Castel Bolognese (Ravenna), in una modesta casa della parrocchia di Biancanigo, da Francesco e da Lucia Borghesi.
Alla famiglia erano appartenuti Giovanni, architetto del '500 al servizio del duca di Toscana, e Francesco Saverio, gesuita missionario in India e in Cina nella seconda metà del '700, dichiarato venerabile. Il padre, proprietario di terre, aveva perso tutto in speculazioni sbagliate ed era morto precocemente nel 1782, lasciando sette figli. I tre maschi, privi di istruzione, avevano dovuto mettersi a lavorare.
Il C. fece dapprima il bracciante agricolo, poi il custode di bestiame, ed ebbe così l'occasione di girare per i mercati della Romagna e del Ferrarese, vedendo i diversi lavori idraulici che venivano eseguiti lungo il Panaro, il Reno e l'Adige. Queste opere attrassero il suo interesse, tanto da indurlo ad abbandonare casa e famiglia per trasferirsi a Ferrara come operaio nei lavori di riparazione degli argini dei fiumi. Da carriolante e badilante, con molto impegno riuscì a diventare caposquadra, poi intraprese l'ingaggio di operai giornalieri per il trasporto di materiali lungo gli argini del Panaro presso Bondeno.
Cresciuta ormai l'importanza dei suoi affari, il C. investì i guadagni nell'acquisto di terreni nel Rodigino e nel Padovano. Oltre ai lavori di bonifica, ebbe forniture militari e successivamente l'appalto delle esattorie di Rovigo, Padova, Ferrara e Venezia. Trattò anche operazioni di credito pubblico con alcuni governi degli Stati italiani e con l'Austria, e ricevette varie onorificenze.
C. si trasferì nel 1842 a Padova, dove acquistò il centrale palazzo Gradenigo, già dimora del card. Bembo e del Cellini, e dove attivò un proficuo commercio di sabbia.
Fin dal '46 fornì sussidi ai parenti poveri di Castel Bolognese e donò 300 scudi romani a quel comune a favore dei fanciulli indigenti. Contribuì al restauro della chiesa di S. Sofia di Padova, e nel '52 acquistò dai Correr-Giovannelli la villa Contarini di Piazzola sul Brenta, lasciata in abbandono e danneggiata dagli alloggiamenti di soldati austriaci e pontifici nel '48, con gli edifici annessi, il parco e circa 5.000 ettari di terreno. Nel '56 istituì nel paese natio l'asilo infantile, l'ospedale e l'istituto dei cronici, borse di studio per giovani frequentanti scuole d'arti e mestieri.
Il C., rimasto vedovo e solo, quasi novantenne, figura ormai leggendaria sia per quanto era riuscito a realizzare sia per la filantropia, nominato cavaliere, commendatore e conte della Corona ferrea e gonfaloniere di Ferrara, il 29 marzo 1866 venne insignito del titolo di duca con breve pontificio.
Qualche mese dopo fece donazione della sua principale proprietà di Diamantina e del palazzo in Ferrara al nipote Giovanni Battista, figlio di Cristoforo e di Maria Cuccati, nato a Rovigo il 28 genn. 1837 e ivi morto il 1º maggio 1919. Questi fu di tendenze liberali, volontario agli ordini del Mezzacapo in Toscana nel '59 e generoso sovvenzionatore dell'emigrazione politica fino al '66, fatto conte il 30 luglio 1883 e senatore per la XXI categoria - alto censo - il 4 dic. 1890, fu confermato erede del titolo di duca di nomina papale nel '96.
Il C. morì a Padova il 4 dic. 1866.

La proprietà denominata La Diamantina
Un affascinante viaggio lungo cinque secoli
A Ovest di Ferrara, immerso nella campagna di Vigarano Pieve, si erge il complesso della Delizia della Diamantina.
Una volta giunti di fronte all’edificio principale, l’occhio viene immediatamente catturato dall’imponente torre dell’orologio, che risale alla metà del 1400: nel Medioevo la sua funzione era quella di torre di avvistamento, ma i secoli le hanno regalato l’altrettanto importante ruolo di scandire il tempo.
Dal 1506 in poi la Diamantina divenne la residenza di campagna dei Duchi Estensi, luogo prescelto per la gestione degli affari della nobile famiglia: secondo le cronache del tempo Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este, impegnò il proprio patrimonio per completare la bonifica di una vasta area valliva allo scopo di rendere produttivi i terreni e migliorare le condizioni di vita dei contadini.
Nel 1597, in seguito alla morte senza eredi di Alfonso II d’Este, Ferrara tornò sotto la sovranità dello Stato Pontificio, mentre la tenuta rimase di proprietà degli Este che nel frattempo si erano trasferiti a Modena; nel 1827 fu acquistata da Silvestro Camerini, che la restaurò e diede inizio alla bonifica meccanica rendendo la zona idonea a ospitare numerose coltivazioni. Nel 1866 il Duca morì e la sua eredità passò al nipote, Giovanni Camerini, grazie al quale la Diamantina assunse l’aspetto attuale."
Nel 1892 la primogenita di Giovanni Camerini, Maria, si sposò in giovane età con un ricco vicentino erede della nobile famiglia Scola: fu così che i cognomi Scola e Camerini si unirono sotto un unico stemma. La tenuta rimase di proprietà della famiglia Scola Camerini fino al 1968, quando fu acquistata dalla famiglia Cavallari.https://gestcav.it/la-diamantina/

La corona è baronale.
Lo stemma della famiglia Scola Camerini è costituita da due scudi. In quello di destra sono raffigurate tre stelle, una cometa e una torre con ponti; quello di sinistra è diviso in tre parti che recano rispettivamente i seguenti simboli: una mano che si accinge a scrivere con la penna su un libro, una corona e un pesce.

Lo stemma araldico della famiglia Gulinelli è costituito da un solo scudo con un leone rampante appoggiato ad una torre. Ha una cornice color grigio scuro con volute, sovrastata da una corona.
Stemma gentilizio (decorazione pittorica, serie) - ambito ferrarese (prima metà sec. XX)

Chi erano i Camerini ?
" Silvestro Camerini nacque il 5 ott. 1777 a Castel Bolognese (Ravenna), in una modesta casa della parrocchia di Biancanigo, da Francesco e da Lucia Borghesi.
Alla famiglia erano appartenuti Giovanni, architetto del '500 al servizio del duca di Toscana, e Francesco Saverio, gesuita missionario in India e in Cina nella seconda metà del '700, dichiarato venerabile. Il padre, proprietario di terre, aveva perso tutto in speculazioni sbagliate ed era morto precocemente nel 1782, lasciando sette figli. I tre maschi, privi di istruzione, avevano dovuto mettersi a lavorare.
Il C. fece dapprima il bracciante agricolo, poi il custode di bestiame, ed ebbe così l'occasione di girare per i mercati della Romagna e del Ferrarese, vedendo i diversi lavori idraulici che venivano eseguiti lungo il Panaro, il Reno e l'Adige. Queste opere attrassero il suo interesse, tanto da indurlo ad abbandonare casa e famiglia per trasferirsi a Ferrara come operaio nei lavori di riparazione degli argini dei fiumi. Da carriolante e badilante, con molto impegno riuscì a diventare caposquadra, poi intraprese l'ingaggio di operai giornalieri per il trasporto di materiali lungo gli argini del Panaro presso Bondeno.
Cresciuta ormai l'importanza dei suoi affari, il C. investì i guadagni nell'acquisto di terreni nel Rodigino e nel Padovano. Oltre ai lavori di bonifica, ebbe forniture militari e successivamente l'appalto delle esattorie di Rovigo, Padova, Ferrara e Venezia. Trattò anche operazioni di credito pubblico con alcuni governi degli Stati italiani e con l'Austria, e ricevette varie onorificenze.
C. si trasferì nel 1842 a Padova, dove acquistò il centrale palazzo Gradenigo, già dimora del card. Bembo e del Cellini, e dove attivò un proficuo commercio di sabbia.
Fin dal '46 fornì sussidi ai parenti poveri di Castel Bolognese e donò 300 scudi romani a quel comune a favore dei fanciulli indigenti. Contribuì al restauro della chiesa di S. Sofia di Padova, e nel '52 acquistò dai Correr-Giovannelli la villa Contarini di Piazzola sul Brenta, lasciata in abbandono e danneggiata dagli alloggiamenti di soldati austriaci e pontifici nel '48, con gli edifici annessi, il parco e circa 5.000 ettari di terreno. Nel '56 istituì nel paese natio l'asilo infantile, l'ospedale e l'istituto dei cronici, borse di studio per giovani frequentanti scuole d'arti e mestieri.
Il C., rimasto vedovo e solo, quasi novantenne, figura ormai leggendaria sia per quanto era riuscito a realizzare sia per la filantropia, nominato cavaliere, commendatore e conte della Corona ferrea e gonfaloniere di Ferrara, il 29 marzo 1866 venne insignito del titolo di duca con breve pontificio.
Qualche mese dopo fece donazione della sua principale proprietà di Diamantina e del palazzo in Ferrara al nipote Giovanni Battista, figlio di Cristoforo e di Maria Cuccati, nato a Rovigo il 28 genn. 1837 e ivi morto il 1º maggio 1919. Questi fu di tendenze liberali, volontario agli ordini del Mezzacapo in Toscana nel '59 e generoso sovvenzionatore dell'emigrazione politica fino al '66, fatto conte il 30 luglio 1883 e senatore per la XXI categoria - alto censo - il 4 dic. 1890, fu confermato erede del titolo di duca di nomina papale nel '96.
Il C. morì a Padova il 4 dic. 1866.

La proprietà denominata La Diamantina
Un affascinante viaggio lungo cinque secoli
A Ovest di Ferrara, immerso nella campagna di Vigarano Pieve, si erge il complesso della Delizia della Diamantina.
Una volta giunti di fronte all’edificio principale, l’occhio viene immediatamente catturato dall’imponente torre dell’orologio, che risale alla metà del 1400: nel Medioevo la sua funzione era quella di torre di avvistamento, ma i secoli le hanno regalato l’altrettanto importante ruolo di scandire il tempo.
Dal 1506 in poi la Diamantina divenne la residenza di campagna dei Duchi Estensi, luogo prescelto per la gestione degli affari della nobile famiglia: secondo le cronache del tempo Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este, impegnò il proprio patrimonio per completare la bonifica di una vasta area valliva allo scopo di rendere produttivi i terreni e migliorare le condizioni di vita dei contadini.
Nel 1597, in seguito alla morte senza eredi di Alfonso II d’Este, Ferrara tornò sotto la sovranità dello Stato Pontificio, mentre la tenuta rimase di proprietà degli Este che nel frattempo si erano trasferiti a Modena; nel 1827 fu acquistata da Silvestro Camerini, che la restaurò e diede inizio alla bonifica meccanica rendendo la zona idonea a ospitare numerose coltivazioni. Nel 1866 il Duca morì e la sua eredità passò al nipote, Giovanni Camerini, grazie al quale la Diamantina assunse l’aspetto attuale."
Nel 1892 la primogenita di Giovanni Camerini, Maria, si sposò in giovane età con un ricco vicentino erede della nobile famiglia Scola: fu così che i cognomi Scola e Camerini si unirono sotto un unico stemma. La tenuta rimase di proprietà della famiglia Scola Camerini fino al 1968, quando fu acquistata dalla famiglia Cavallari.https://gestcav.it/la-diamantina/

La corona è baronale.
Lo stemma della famiglia Scola Camerini è costituita da due scudi. In quello di destra sono raffigurate tre stelle, una cometa e una torre con ponti; quello di sinistra è diviso in tre parti che recano rispettivamente i seguenti simboli: una mano che si accinge a scrivere con la penna su un libro, una corona e un pesce.

Lo stemma araldico della famiglia Gulinelli è costituito da un solo scudo con un leone rampante appoggiato ad una torre. Ha una cornice color grigio scuro con volute, sovrastata da una corona.
Stemma gentilizio (decorazione pittorica, serie) - ambito ferrarese (prima metà sec. XX)