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Famiglia Montaperti

MessaggioInviato: martedì 18 aprile 2006, 10:09
da StefanoM
Spulciando nei siti internet inglesi ed americani riguardanti l'araldica e le genealogie ho trovato questo curioso quanto altisonante cognome, di dantesca memoria; Montaperti. :shock:

Nelle due righe di descrizione la famiglia parrebbe Toscana.

le altre info erano a pagamento.
Si accenna anche ad uno dei colori dello stemma: l'azzurro ma del resto si tace.

Voi che ne pensate?
Senesi o Fiorentini? Gloriosi reduci o sconfitti? 8)

Re: Famiglia Montaperti

MessaggioInviato: martedì 18 aprile 2006, 10:36
da Alessio Bruno Bedini
StefanoM ha scritto:Spulciando nei siti internet inglesi ed americani riguardanti l'araldica e le genealogie ho trovato questo curioso quanto altisonante cognome, di dantesca memoria; Montaperti. :shock:

Nelle due righe di descrizione la famiglia parrebbe Toscana.

le altre info erano a pagamento.
Si accenna anche ad uno dei colori dello stemma: l'azzurro ma del resto si tace.

Voi che ne pensate?
Senesi o Fiorentini? Gloriosi reduci o sconfitti? 8)


Dubito che tale congome abbia avuto origine nel periodo della battaglia cara alla famiglia di Pierfelice :wink:

Più semplice pensare ad un origine toponimica del '400/'500 o altro ..

MessaggioInviato: martedì 18 aprile 2006, 16:57
da StefanoM
Montaperti, 4 settembre 1260

"lo strazio e 'l grande scempio che fece l'arbia colorata in rosso" (Dante canto X dell'Inferno)

Dopo l'anno 1000, le città di Firenze e di Siena erano cresciute grazie alle attività mercantili e commerciali. I banchieri e i mercanti delle due città attraversavano l'Europa arricchendosi. Firenze era facilitata dalla via d'acqua dell'Arno, Siena dalla sua posizione lungo la via Francigena, percorsa dai numerosi pellegrini diretti a Roma e dai traffici che dalla città eterna si dirigevano verso il cuore del Sacro Romano Impero. Era lo sviluppo dell'era mercantile.

Ovviamente, gli interessi delle due città erano da tempo in conflitto, sia per questioni economiche che di pura egemonia sul territorio. Nella prima metà del XIII secolo, i confini fiorentini si spingevano a sud fin quasi a Siena.

La rivalità economica si traduceva in una rivalità politica. A Firenze avevano la supremazia i guelfi, che sostenevano la supremazia del Papa, mentre a Siena il partito predominante era quello ghibellino, alleato dell'Imperatore, in questo periodo il re di Sicilia Manfredi di Svevia, figlio naturale di Federico II.

Nel 1251 i senesi si erano legati ai ghibellini di Firenze in un patto di reciproca assistenza.

Nella guerra del 1255 Siena aveva avuto la peggio e aveva dovuto sottoscrivere un impegno a non ospitare alcun esiliato dalle città di Firenze, Montepulciano e Montalcino.

Il casus belli fu l'accoglienza data nel 1258 da Siena ai ghibellini di Firenze, esiliati dopo una tentata rivolta contro i guelfi al potere. Tra questi fuoriusciti ricordiamo il nome di Farinata degli Uberti, citato da Dante nella Divina Commedia.

A questo esilio era seguito l'assassinio di Tesauro Beccharia, Arcivescovo di Vallombrosa, accusato di complottare con i ghibellini allo scopo di farli rientrare a Firenze.

All'inizio della nuova guerra, il teatro delle operazioni fu soprattutto la Maremma dove i guelfi riuscirono a fomentare rivolte dei comuni di Grosseto, Montiano, Montemassi. Quest'ultimo sarà nei secoli teatro di operazioni militari senesi, ricordate nel famoso affresco del Palazzo Pubblico, "Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi" (l'assedio fu dovuto ad una nuova rivolta contro Siena nel 1328).

Nel 1259 Siena ottiene l'appoggio di re Manfredi, che fornì alcune compagnie di cavalieri tedeschi comandati dal Conte Giordano D'Anglano, cugino del Re di Napoli. L'offerta fu di cento cavalieri, e stava per essere ritenuta non adeguata dagli ambasciatori senesi. Ma questi, su consiglio di Farinata degli Uberti, accettarono. L'idea era che, una volta che le bandiere di re Manfredi fossero state coinvolte nello scontro, questi sarebbe stato costretto a inviare ulteriori rinforzi.

Nei primi mesi del 1260 le truppe tedesche piegano la resistenza dei comuni maremmani.

Questo suscitò la reazione della lega guelfa, guidata da Firenze, che fece muovere un esercito di trenta-trentacinquemila uomini a difesa dei comuni riconquistati dai ghibellini senesi. L'esercito guelfo si accampò alle porte di Siena, nei pressi di Santa Petronilla, nella zona nord vicina alla Porta Camollìa, attuando un assedio il 18 maggio. I cavalieri tedeschi e quelli senesi attaccarono l'accampamento nello stesso giorno e le operazioni si protrassero fino al 20 maggio. I cronisti delle due parti descrivono in modo diametralmente opposto l'esito dei combattimenti, a seconda dello schieramenti per cui parteggiavano.

Il 20 maggio i guelfi interrompono l'assedio e mentre una parte prosegue il cammino verso la Maremma, il grosso ritorna a Firenze.

Durante le operazioni del 18 maggio, tutti i cavalieri tedeschi furono uccisi e le insegne di re Manfredi trascinate nel fango dai fiorentini ed esposte al ludibrio pubblico nella città guelfa. Questo spinse re Manfredi ad inviare in luglio ulteriori e più consistenti aiuti a Siena, nel numero di ottocento cavalieri. Aiuti arrivarono da Pisa e dagli altri ghibellini toscani.

Questo dà ulteriore respiro ai senesi, che riconquistano Montepulciano e Montalcino, stazione strategica a sud, sulla via Francigena.
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La battaglia

La lega guelfa comprendeva, oltre a Firenze, Bologna, Prato, Lucca, Arezzo, Orvieto, San Gimignano, San Miniato, Volterra e Colle Val d'Elsa. Il suo esercito si muove di nuovo verso Siena, con la giustificazione della necessità di riconquistare Montepulciano e Montalcino. Per quanto consigliati altrimenti da Tegghiaio Aldobrandi degli Adimari, i comandanti fecero passare l'esercito alle porte di Siena anche perché desiderosi di rivalsa dopo la scaramuccia di maggio e si accampano nelle vicinanze del fiume Arbia, a Montaperti, il 2 settembre 1260. In tale giorno gli ambasciatori guelfi consegnarono un ultimatum al Consiglio dei Ventiquattro, il governo di Siena, che fu respinto, seppure con qualche incertezza di una parte favorevole alla trattativa.

Per meglio motivare i cavalieri tedeschi, fu deliberato di corrispondergli una doppia paga grazie ai fondi forniti da Salimbeno de' Salimbeni (la cui famiglia fonderà nel 1472 la banca Monte dei Paschi).

Le cronache indicano in trentamila fanti e tremila cavalieri le forze della lega guelfa. Le forze ghibelline ammontavano a ventimila unità, composte da ottomila fanti senesi, tremila pisani e duemila fanti di re Manfredi. A loro, si aggiungevano i fuorisciti fiorentini, i bonizzesi, nonostante in quel momento Poggiobonizio fosse occupato dai fiorentini, e i cavalieri tedeschi.

Nello stesso giorno, la città, in solenne processione guidata da Buonaguida Lucari, fu dedicata alla Madonna in cambio della sua protezione durante la battaglia. A quel tempo, nella Cattedrale di Siena era conservata sull'altare maggiore la Madonna dagli Occhi Grossi, attualmente esposta presso la Pinacoteca Nazionale di Siena.

Il 3 settembre l'esercito senese-ghibellino guidato da Provenzano Salvani uscì da Porta Pispini, diretto al Poggio delle Repole, in prossimità dell'accampamento guelfo, che si era spostato nel frattempo sul Poggio delle Cortine da dove poteva controllare i movimenti dei ghibellini. Una leggenda narra che i senesi fecero sfilare il proprio esercito per tre volte davanti all'esercito guelfo, cambiando ogni volta i vestiti con i colori dei terzi di Siena cercando di far credere che le proprie forze fossero tre volte più numerose di quello che fossero in realtà.

La mattina del 4 settembre l'esercito ghibellino, superato il fiume Arbia, si prepara alla battaglia. Era formato da quattro divisioni, che si posizionarono sul campo di battaglia così da tentare una manovra d'accerchiamento.

La prima divisione, guidata dal conte d'Arras, doveva attaccare i guelfi alle spalle al grido d'invocazione di San Giorgio. La seconda, guidata dal conte Giordano d'Anglano, e la terza, guidata dal senese Aldobrandino Aldobrandeschi, dovevano impegnare frontalmente l'esercito guelfo, nonostante il sole contrario e la pendenza del terreno. La quarta, comandata da Niccolò da Bigozzi, era posta a guardia del carroccio senese.

Un'altra delle leggende relative alla battaglia, ricorda la figura del cavaliere tedesco Gualtieri d'Astimbergh il quale, avendo il privilegio di attaccare per primo, dopo essersi avvicinato lentamente ai nemici, caricò lancia in resta il capitano dei lucchesi che fu trapassato da parte a parte. Dopo aver recuperato la lancia, uccise altri due cavalieri e poi, persa l'arma, si fece largo tra i nemici con la spada. Nelle prime fasi della battaglia, non solo i fanti guelfi ressero ai primi attacchi dei ghibellini, ma contrattaccarono a loro volta. Questo spinse la quarta divisione di Niccolò da Bigozzi a contravvenire agli ordini e intervenire lasciando la difesa del carroccio senese.

Dopo alterne fasi della battaglia, verso il pomeriggio partì un contrattacco dei ghibellino-senesi.

È in questa fase che si verificò l'episodio di Bocca degli Abati. Questi, seppure al fianco dei guelfi fiorentini a causa di complicati interessi e alleanze, era in realtà di parte ghibellina. Alla vista del contrattacco senese, Bocca si avvicinò al portastendardo fiorentino Jacopo de' Pazzi e gli tranciò di netto la mano che reggeva l'insegna. Questo causò un notevole sconcerto tra le fila guelfe. Su quanto questo episodio sia stato importante per l'esito della battaglia, ci sono da secoli opinioni controverse.

Oltre a questo episodio, in questa fase dalle file ghibelline si alzò l'invocazione a San Giorgio, segnale per la prima divisione, quella del conte d'Arras, che attaccò i fiorentini alle spalle. Il conte stesso uccise il comandante generale dei fiorentini Iacopino Rangoni da Modena. È a questo l'inizio della rotta dei guelfo-fiorentini. I ghibellini si lanciarono all'inseguimento e iniziarono "lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso" (Dante, Divina Commedia, Inferno, Canto X, 85) durato fino all'arrivo della notte. Si calcola che le perdite siano ammontate a diecimila morti e quindicimila prigionieri in campo guelfo, di cui 2500 e 1500 fiorentini, e 600 morti e 400 feriti in campo ghibellino.

Solo al calare della notte i comandanti ghibellini diedero l'ordine di salvare la vita di chi si fosse arreso, uccidendo comunque tutti i fiorentini che fossero stati catturati. Questi ultimi, uditi i comandi della parte avversa, cancellarono dai vestiti i segni di riconoscimento e si mescolarono ai loro alleati per aver salva la vita.

Ancora una leggenda racconda della vivandiera Usilia che, da sola, catturò 36 fiorentini salvandogli allo stesso tempo la vita. Il sacco al campo guelfo permise ai ghibellini di catturare quasi diciottomila animali tra cavalli, buoi e animali da soma.

Le bandiere e gli stendardi dei fiorentini furono presi e lo stesso gonfalone di Firenze fu attaccato alla coda di un asino e trascinato nella polvere.
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Dopo la battaglia

Il 13 settembre del 1260 i guelfi fiorentini abbandonarono la loro città e si rifugiarono a Bologna e a Lucca, considerando di non potersi più trattenere a Firenze per paura delle rappresaglie dei ghibellini. A Lucca si rifugiarono anche i guelfi delle altre città partecipanti alla lega sconfitta.

I senesi avanzarono in territorio fiorentino, conquistandone alcuni castelli.

I ghibellini fiorentini fuoriusciti rientrarono nella città dell'Arno il 27 settembre 1260 e si insediarono al governo della città. Tutti i cittadini furono furono fatti giurare fedeltà al re Manfredi. Le torri e le abitazioni dei fiorentini di parte guelfa furono rase al suolo, così come era stato fatto contro i ghibellini nel 1258.

Alla fine dello stesso mese fu convocata a Empoli una dieta delle città e dei signori della Toscana di parte ghibellina per discutere come rafforzare il ghibellinismo toscano e consolidare nella regione l'autorità del re. Ad Empoli, i rappresentanti di Siena e Pisa sostennero la distruzione di Firenze, alla quale si oppose il ghibellino fiorentino Farinata degli Uberti, salvandola da ulteriori distruzioni.

Dopo Montaperti, il 18 novembre, il papa Alessandro IV scomunicò tutti i sostenitori di re Manfredi in Toscana.

Se da una parte la scomunica in realtà rafforzò il partito ghibellino, che il 28 marzo 1261 si strinse in alleanza contro i guelfi toscani, a lungo termine fu presa a prestesto dai capi guelfi d'Italia e da molti stranieri per non pagare i debiti contratti con i mercanti e i banchieri senesi, con conseguenze serie sull'economia della città.

Il 25 maggio 1261 il papa Alessandro IV moriva e questo sembrava decretare la definitiva vittoria del partito ghibellino su quello guelfo.

In realtà, nel giro di pochi anni la fazione guelfa riprese il potere in Toscana e già nel 1269 Siena subì una grave sconfitta da parte di Firenze nella Battaglia di Colle, durante la quale trovò la morte lo stesso comandante senese Provenzano Salvani.

da: http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Montaperti


Perchè non iniziare a questo punto una bella discussione sull'araldica e le casate di quell'epica battaglia? io lancio il bando poi.. :wink:

MessaggioInviato: martedì 18 aprile 2006, 17:20
da StefanoM

MessaggioInviato: sabato 22 aprile 2006, 8:35
da Valerio
Buon giorno, non so se può essere d'aiuto ma qui in sicilia esiste la famiglia Montaperto, che porta il titolo di principe di Raffadali...

Cordiali saluti

MessaggioInviato: sabato 22 aprile 2006, 13:16
da Messanensis
Valerio ha scritto:Buon giorno, non so se può essere d'aiuto ma qui in sicilia esiste la famiglia Montaperto, che porta il titolo di principe di Raffadali...

Cordiali saluti


portava...

MessaggioInviato: mercoledì 26 aprile 2006, 10:45
da StefanoM
Ben ritrovati a tutti :D
mi sono preso un pò di giormi di vacanza e non ho più controllato ne posta ne forum. Adesso rieccomi qua.

Rispondendo a Valerio ho trovato il cognome Montaperto sul Crollalanza, a me sembra che questi non siano di origine Toscana ma non si sa mai.
Se non sbalglio sempre il C. dice che il loro cognome sia riferibbile ad una località Sicula. A te cosa risulta?

Perchè prendere questo "cognome" legato ad una famosa Battaglia?

A Montaperti c'era qualche feudo?
a chi apparteneva?
Il cognome portebbe essere legato anche, se non quasi sicuramente ,alla località geografica.

Voi tutti che ne pensate?


A presto
Stefano
:wink:


Admirate cos'ho trovato

Montaperto
La Storia

La storia di questo borgo è legata, nei personaggi e nei nomi, alla storia toscana del ‘3oo. Il feudo di San Lorenzo, infatti, appartenne a Giovanni Degli Uberti, ghibellino, discendente del famoso Manente Degli Uberti detto Farinata, il quale, uscì vittorioso dalla famosa battaglia di Montaperti del 4 settembre 1260 in cui si fronteggiarono guelfi e ghibellini. Dante parla del Farinata nel canto X dell’Inferno. Giovanni Degli Uberti cedette, poi, il feudo a Luigi Montaperto sposo di Antonia Degli Uberti. Da questa unione nacque Giovanni Gaspare donde Bartolomeo che sposando Cecilia Valguarnera generò Pietro fondatore del borgo. Nel 1523 Pietro Montaperto ottenne, dall’imperatore Carlo V, il permesso di edificazione del feudo. L’opera di costruzione si avviò nel 1565. Pietro, già barone di Raffadali, fece parte dei 12 pari del regno e fu anche pretore di Palermo. Il primo ad esercitare in loco il titolo di marchese per indulto di Filippo III ottenuto nel 1608, fu Niccolò Montaperto Pujades pronipote del fondatore. Pietro Montaperto, infatti, sposando Eleonora Speciale generò Girolamo, Bartolomeo e Nicola. Il primo morì senza prole mentre da Bartolomeo e Lucrezia Pujades nacque Eleonora e da Nicola nacque Pietro Montaperto (jr). Eleonora sposando il cugino Pietro diede alla luce Niccolò, marchese del borgo.

Il paese mantenne il titolo di Marchesato, sotto il potere della progenie dei Montaperto, fino al 1812, anno in cui venne abolita la concessione dei diritti feudali. Divenne quindi un sottocomune riunito a Girgenti con un proprio delegato sindaco fino all’attuale e completo accorpamento politico ad Agrigento.

da
http://www.montaperto.altervista.org/storia.htm

FIORENTINI IN SICILIA? :shock:

VA BENE IL GUELFISMO ED IL GHIBELLINISMO, MA NON AVREI MAI IMMAGINATO LEGAMI COSì STRETTI.

MessaggioInviato: lunedì 2 ottobre 2006, 2:41
da Maria Luisa Alasia
Gentile Stefano,
spero che hai scoperto questo link per il tuo Topic
http://www.storiamediterranea.it/public ... r/b350.pdf
Ciao Maria Luisa