Limiti nella ricerca genealogica e criteri di credibilità
Gentili forumisti,
Spesso leggo, della necessità di documentare i collegamenti genealogici in modo rigoroso, onde evitare il fenomeno del fantagenealogismo. Esortazioni che a mio modesto parere, vanno elogiate in quanto essenziali per un approccio scientifico alla genealogia.
Ma dove sta il punto limite in cui una ricerca documentata acquisisce credibilità rispetto a una ricerca documentata che non ne acquisisce? Ovviamente più la ricerca si svolge in periodo remoto più le fonti risultano di difficile reperimento.
Andando alľestremo: alcuni storici sostengono che ľunico geroglifico presente nella grande piramide di Giza e riportante il nome di Cheope sia un falso inciso dagli scopritori per attribuire la piramide a Cheope. Il motivo è che un unica incisione, tra ľaltro rudimentale, alľinterno di una piramide completamente spoglia desta sospetti.
Fortunatamente in tempi più recenti ci sono più prove documentali.
Se andiamo nelľepoca ante Concilio di Trento dove i registri parrocchiali non erano obbligatori e solo pochissime località avevano dei "protoregistri familiari" come fare a destreggiarsi? Chiaramente, seguendo come al solito il denaro e i beni, ovvero gli atti notarili oppure affidandoci a fonti storiche.
Qui sorge il problema.
Possiamo individuare soggetti nei registri che hanno omonimie o che sono figli di altri soggetti che ricorrono nei documenti. Ma come ricostruire una genealogia certa ad esempio secondo ľimpostazione suggerita sul forum facendo uso di registri dei battesimi e matrimoni? Non abbiamo tali registri.
Come essere certi, prima del concilio che il Paolo Verdi figlio di Giovanni del quale esistono documenti senza ulteriori informazioni (come ad es. la data e il luogo di nascita) citato in 5 diversi atti non siano in realtà due cugini, uno in due atti e uno in tre?
Ovviamente a questo punto deve entrare in gioco la statistica. Un calcolo delle probabilità. Se quel Paolo Verdi è presente in più atti nello stesso periodo e nella stessa zona è molto ragionevole supporre che si tratti della stessa persona.
Considerazione non da poco perché più la ricerca è riferita a periodi remoti più la certezza si fa sfumata e indistinta. "È molto ragionevole supporre. Ma la certezza non è assoluta."
Nella ricerca storica e genealogica, che ci piaccia o no, bisogna partire dalľovvio presupposto che al 100% non si può essere nemmeno sicuri di discendere dal proprio padre. E spero di non offendere nessuno. Magari al 99,99% sì. Ma al 100% no. E questa probabilità sussiste a prescindere da qualsiasi prova documentale.
Spesso si scoprono errori nella ricerca storica nelľattribuzione di opere letterarie o artistiche a soggetti con la tipica denominazione "Luca Gialli il vecchio" e "Luca Gialli il giovane"
Nella ricerca genealogica in epoca antica, quale possiamo dire essere il margine accettabile di credibilità scientifica della ricerca? Chi lo decide e secondo quali criteri?
Un esempio più complesso: una ricerca relativa a un periodo remoto (più di 500 anni fa).
Esiste in un preciso momento storico e in una precisa e ristretta zona geografica un soggetto documentato in testi storici. Tale soggetto è certamente nobile e ha una denominazione (ante concilio di Trento), come ad esempio "Mario Il Rosso".
Esiste anche una famiglia nello stesso preciso momento storico e nella stessa ristretta zona geografica presente in documenti antichi. Anche questa famiglia è certamente nobile e ha una denominazione (ante concilio di Trento), come ad esempio "Del Rosso".
Queste prove documentali sono valide per stabilire un concreto collegamento (una correlazione statistica elevata) tra la figura storica e la famiglia che goda di credibilità scientifico genealogica?
Grazie a coloro che sapranno darmi dei pareri su questo argomento.
Spesso leggo, della necessità di documentare i collegamenti genealogici in modo rigoroso, onde evitare il fenomeno del fantagenealogismo. Esortazioni che a mio modesto parere, vanno elogiate in quanto essenziali per un approccio scientifico alla genealogia.
Ma dove sta il punto limite in cui una ricerca documentata acquisisce credibilità rispetto a una ricerca documentata che non ne acquisisce? Ovviamente più la ricerca si svolge in periodo remoto più le fonti risultano di difficile reperimento.
Andando alľestremo: alcuni storici sostengono che ľunico geroglifico presente nella grande piramide di Giza e riportante il nome di Cheope sia un falso inciso dagli scopritori per attribuire la piramide a Cheope. Il motivo è che un unica incisione, tra ľaltro rudimentale, alľinterno di una piramide completamente spoglia desta sospetti.
Fortunatamente in tempi più recenti ci sono più prove documentali.
Se andiamo nelľepoca ante Concilio di Trento dove i registri parrocchiali non erano obbligatori e solo pochissime località avevano dei "protoregistri familiari" come fare a destreggiarsi? Chiaramente, seguendo come al solito il denaro e i beni, ovvero gli atti notarili oppure affidandoci a fonti storiche.
Qui sorge il problema.
Possiamo individuare soggetti nei registri che hanno omonimie o che sono figli di altri soggetti che ricorrono nei documenti. Ma come ricostruire una genealogia certa ad esempio secondo ľimpostazione suggerita sul forum facendo uso di registri dei battesimi e matrimoni? Non abbiamo tali registri.
Come essere certi, prima del concilio che il Paolo Verdi figlio di Giovanni del quale esistono documenti senza ulteriori informazioni (come ad es. la data e il luogo di nascita) citato in 5 diversi atti non siano in realtà due cugini, uno in due atti e uno in tre?
Ovviamente a questo punto deve entrare in gioco la statistica. Un calcolo delle probabilità. Se quel Paolo Verdi è presente in più atti nello stesso periodo e nella stessa zona è molto ragionevole supporre che si tratti della stessa persona.
Considerazione non da poco perché più la ricerca è riferita a periodi remoti più la certezza si fa sfumata e indistinta. "È molto ragionevole supporre. Ma la certezza non è assoluta."
Nella ricerca storica e genealogica, che ci piaccia o no, bisogna partire dalľovvio presupposto che al 100% non si può essere nemmeno sicuri di discendere dal proprio padre. E spero di non offendere nessuno. Magari al 99,99% sì. Ma al 100% no. E questa probabilità sussiste a prescindere da qualsiasi prova documentale.
Spesso si scoprono errori nella ricerca storica nelľattribuzione di opere letterarie o artistiche a soggetti con la tipica denominazione "Luca Gialli il vecchio" e "Luca Gialli il giovane"
Nella ricerca genealogica in epoca antica, quale possiamo dire essere il margine accettabile di credibilità scientifica della ricerca? Chi lo decide e secondo quali criteri?
Un esempio più complesso: una ricerca relativa a un periodo remoto (più di 500 anni fa).
Esiste in un preciso momento storico e in una precisa e ristretta zona geografica un soggetto documentato in testi storici. Tale soggetto è certamente nobile e ha una denominazione (ante concilio di Trento), come ad esempio "Mario Il Rosso".
Esiste anche una famiglia nello stesso preciso momento storico e nella stessa ristretta zona geografica presente in documenti antichi. Anche questa famiglia è certamente nobile e ha una denominazione (ante concilio di Trento), come ad esempio "Del Rosso".
Queste prove documentali sono valide per stabilire un concreto collegamento (una correlazione statistica elevata) tra la figura storica e la famiglia che goda di credibilità scientifico genealogica?
Grazie a coloro che sapranno darmi dei pareri su questo argomento.