FP ha scritto:Grazie. Nel '700 la famiglia annoverò almeno due sacerdoti, don Francesco Saverio e don Domenico De Carolis, quest'ultimo rettore di S. Maria Fontepianura in Civitatomassa. Forse uno dei due fu abate? E che relazione potrebbe esserci coi gesuiti? Uno stemma simile potrebbe mai stare su un palazzo privato?
Alcune notiziole sono di comune accesso in rete
http://www.comune.pozzagliasabina.ri.it/ Non si hanno documenti pertinenti a Santa Maria del Piano per tutto il XII secolo; nell’anno 1217 fu emessa da Papa Onorio III una Bolla che costituisce, oggi, la più ampia fonte di notizie disponibili sull’Abbazia: a composizione di uno scontro di competenze fra l’abate di Santa Maria ed il Vescovo della Sabina, viene ribadita la natura diocesana della struttura, con la conseguente ripartizione di incarichi amministrativi. Infatti, in tale periodo, l’abbazia ha una notevole influenza spirituale ed anche amministrativa su un enorme territorio e gestisce, per conto della Sede Apostolica, tutti i paesi più vicini. In relazione alla forte espansione rilevata dalla Bolla di Onorio, un’iscrizione datata 1219 testimonia un restauro della Chiesa, forse all’origine della sua attuale omogeneità architettonica di stile romanico.
L’Abbazia viene menzionata ancora, quasi un secolo dopo, in due missive del pontificato di Papa Giovanni XXII inviate rispettivamente nel 1330 e nel 1333; tramite queste lettere, all’abate di Santa Maria di Pozzaglia viene affidato un potere pari quello del Vescovo di Tivoli e del Responsabile della Basilica Lateranense. Allo stesso vengono, inoltre, affidati incarichi di autorità nel territorio della Sabina. Nel 1343 una visita apostolica elenca beni e proprietà dell’Abbazia e ne evidenzia la prospera situazione amministrativa. Trenta anni dopo, nel 1373, Papa Gregorio IX incarica da Avignone l’abate di San Lorenzo fuori le mura, di riportare all’ordine una serie di monasteri intemperanti, tra i quali spicca proprio l’Abbazia di Santa Maria del Piano. L’influenza spirituale ed amministrativa del complesso si estende fino alle porte di Roma ancora nel XV secolo: si arriva, così, ad un singolare caso registrato nel 1427 in cui il Vescovo della Sabina (dopo aver appianato una situazione di evasione fiscale con il Presbitero della Chiesa di Mentana) spedisce il proprio vicario a Nicola, abate di Santa Maria del Piano, perché trascriva di suo pugno l’accordo raggiunto sotto la supervisione abbaziale.
Messo in commenda nel 1447, il complesso abbaziale appare ancora nei documenti tre secoli dopo, sia pure in minore attività; per tutto il XV secolo, si hanno numerose testimonianze scritte sullo svolgimento della Messa quotidiana e delle Processioni Liturgiche. La visita pastorale Corsini del 1781 descrive accuratamente gli arredi e le proprietà dell’Abbazia.