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Dichiarazione di morte - un dubbio

Inviato:
venerdì 13 gennaio 2006, 21:46
da dome72
Durante le mie ricerche ho notato un particolare che mi ha sempre incuriosito. Sugli atti di morte nei registri dello Stato Civile del 1800 è scritto che l'Ufficiale dello Stato Civile o il Sindaco o un delegato dello stesso si recavano in casa dell'estinto per accertare la morte della persona che si stava dichiarando essere morta.
Ma secondo voi ciò avveniva effettivamente? O era una formula standard da far comparire su ogni atto?
In pratica quanto veritiero è a vostro avviso tutto il processo di compilazione degli atti di morte che troviamo nello Stato Civile ottocentesco?
Grazie
Domenico

Inviato:
venerdì 13 gennaio 2006, 22:03
da Alessio Bruno Bedini
Non mi è mai successo di trovare tale dicitura pur avendo documenti di una ventina di comuni .. di solito la dicitura è: "L'anno XX il giorno XX alle ore xx davanti a me XX ufficiale dello stato civile di XX nominato con determinazione XX è comparso XXX" ..
.. occorerebbe controllare fino a quando fu usata tale formula ..

Inviato:
venerdì 13 gennaio 2006, 22:07
da dome72
Alessio,
trascrivo qui quanto scritto sulla parte finale di un atto di morte di un mio antenato. Anno 1871.
Noi quindi ci siamo trasferiti presso il defunto, ed avendo conosciuta insieme coi dichiaranti la sua effettiva morte, ne abbiamo formato il presente atto, di cui s'è data lettura ai medesimi, ed indi si è firmato da noi...
Quindi pare che la procedura fosse la seguente:
1. la persona moriva
2. i parenti o i conoscenti si recavano in Comune a dichiarare la morte
3. L'Ufficiale dello Stato Civile si recava in casa del defunto
4. accertata la morte si scriveva l'atto

Inviato:
venerdì 13 gennaio 2006, 23:02
da Alessio Bruno Bedini
Bè non è normale .. di norma l'ufficiale si S.C. si attiene a quanto dichiarato dal dichiarante e da due testimoni.. normalmente dunque non c'era bisogno di andare nelle case..
Bisogna controllare:
1. Se anche in tutti gli altri atti avviene la stessa cosa
2. In caso positivo, fino a quando avviene tale prassi
La legge non credo prevedeva tale procedura .. ma piuttosto come anche oggi avviene l'uso di testimoni..

Inviato:
sabato 14 gennaio 2006, 0:42
da Guido5
Ho tradotto in inglese almeno una decina di atti di morte in cui il Sindaco o l'ufficiale di stato civile delegato afferma di essersi recato nell'abitazione della persona defunta per accertarne il decesso.
Oggi la morte avvenuta in casa viene certificata prima dal medico "di famiglia" poi - non prima di 15 ore e non oltre 30 - da un medico necroscopo, appositamente incaricato dal Comune, che fa un secondo certificato. Entrambi i certificati vanno consegnati poi all'ufficiale di stato civile. La sostanza non mi sembra molto cambiata.
Ciao a tutti!
Guido5

Inviato:
sabato 14 gennaio 2006, 7:33
da dome72
Alessio,
ho evidenza almeno fino alla fine del 1800: consdidera comunque che il registro dei morti conteneva detta frase in modo "prestampato", come se fosse talmente una prtassi consolidata che non era necessario riscriverlo ogni volta.
Tu hai sottomano qualche copia atto di morte del 1800?
Domenico

Inviato:
lunedì 16 gennaio 2006, 10:28
da gpel55
Un mio personale contributo al topic.
Questo è un atto di morte del 1863. La mia opinione è che la frase sia puramente formale.
Saluti
G.P.


Inviato:
martedì 17 gennaio 2006, 21:37
da dome72
Grazie gpel. Però c'è qualcosa che non mi torna: perchè un Ufficiale dello Stato Civile dovrebbe firmare un atto che riporta cose eventualmente formali? Firma il falso?

Inviato:
mercoledì 18 gennaio 2006, 10:17
da gpel55
Formulo alcune ipotesi.
Spesso, nelle mie ricerche, ho trovato che la dichiarazione di morte veniva fatta dai "seppellitori", quindi persone in qualche modo accreditate presso l'Ufficio di Stato Civile.
Al di là di questa eventualità la dichiarazione di morte veniva resa e firmata da due persone in qualità di dichiaranti e testimoni e perciò, credo, siano essi ad assumersi "in primis" la responsabilità di quanto dichiarato, lasciando all'Ufficiale di Stato Civile l'aspetto "notarile".
Ovviamente, rimane sempre in piedi l'ipotesi dell'effettivo riscontro della morte presso la casa del defunto.
Oppure come spesso accade sono vere tutte le ipotesi precedenti od altre che qualcuno vorrà aggiungere.
Saluti
G.P.

Inviato:
mercoledì 18 gennaio 2006, 13:19
da Guido5
Noto che l'atto inviato da G.P. si riferisce al Molise. Sulla memoria di uno dei miei vecchi computer ho trovato la trascrizione della parte manoscritta e la traduzione in inglese di una decina di atti di morte redatti a Chiauci fra il 1823 e il 1865.
Nei più vecchi ho tradotto una frase prestampata che precede il "ci siamo trasferiti presso il defunto" con "to enforce the law" (l'originale doveva essere: in ossequio alla legge o secondo le disposizioni di legge). Nella traduzione degli atti successivi c'è invece un "therefore" (quindi).
Ne deduco che c'era un preciso obbligo di legge per questa procedura, che doveva essere nuova, mentre, anni dopo, veniva data per scontata.
Ciao a tutti!
Guido5

Inviato:
giovedì 19 gennaio 2006, 21:52
da dome72
Supposto che ci fosse un preciso obbligo di recarsi alla casa dell'estinto per accertarne la morte, quando è plausibile pensare che detta prassi sia terminata?

Inviato:
giovedì 19 gennaio 2006, 22:04
da Guido5
Caro Domenico,
come ho detto, di fatto la prassi non è terminata, anche se l'incombenza della visita necroscopica è passata giustamente all'ufficiale sanitario. A stabilirlo è stata certamente la legge sull'otdinamento dello stato civile, tanto è vero che è di competenza dell'ufficiale di stato civile rilasciare l'autorizzazione alla sepoltura del defunto. Ciao!
Guido

Inviato:
giovedì 19 gennaio 2006, 22:15
da dome72
Grazie Guido,
ora la questione mi è più chiara.
Domenico

Inviato:
venerdì 20 gennaio 2006, 11:07
da FP
Cari amici,
state parlando dello Stato Civile Napoleonico, vero? Beh, credo che per quest'ultimo funzionasse in maniera un po' alternativa rispetto a quanto accadde nell'Italia post-risorgimentale. Dobbiamo ricordare che fu il primo esperimento di Stato Civile in Italia!
