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Famiglia Mari

MessaggioInviato: sabato 23 maggio 2015, 0:07
da l'Uomo Mero
Buonasera, ringrazio per la possibilità di poter porre la domanda, a chiunque abbia notizie della Famiglia MARI di Cerreto Laziale, si parla di uno stemma Araldico a quattro bande nere su fondo oro, con origini Liguri.

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: sabato 23 maggio 2015, 0:25
da Romegas
Infatti uno stemma simile appartiene alla famiglia Mari o de Mari di Genova.

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: sabato 23 maggio 2015, 8:48
da GENS VALERIA
http://www.treccani.it/enciclopedia/de- ... a_Italiana)/

DE MARI
. - Famiglia nobile genovese, derivante da uno di quei discendenti del visconte Ido che, abitando in città e possedendo terre intorno, costituirono il primo nucleo della nobiltà e del governo comunale. Che traessero il nome da un conte Ademaro dell'età carolingia è supposizione di tardivi genealogisti, né si può dire fondata l'ipotesi che il nome derivasse dal palazzo posseduto presso il mare, che sarebbe stato poi il palazzo del Comune e di San Giorgio. Il primo personaggio noto è Ottone che, nel 1121, fu dei primi consoli annuali; Olgerio è console dei placiti nel 1130; e numerosi altri membri della famiglia assurgono al consolato negli anni successivi. L'uccisione di uno di essi, Anglerio, nel 1187, determina una ripresa nelle lotte tra la nobiltà. Le divisioni si accentuano nell'età di Federico II e Guglielmo figlio di Anglerio tenta nel 1228 una congiura per impadronirsi della città e farvi prevalere la fazione imperiale; ma l'essere ricorso anche agli artieri e ai popolani minacciando così di abbattere il predominio nobiliare, lo fa fallire. Guglielmo è, due anni dopo, ambasciatore a Federico II; suo fratello Ansaldo, il maggiore personaggio della famiglia, ripetutamente console, ambasciatore, podestà di Parma e Cremona, è chiamato nel 1241 a comandare la flotta di Federico col titolo, nuovo di nome e di significato, di ammiraglio imperiale. Alla testa di questa flotta muove più volte anche contro Genova, dominata dai guelfi, ma tenta invano d'impadronirsene con un colpo di mano dopo la battaglia del Giglio e di farvi prevalere il partito ghibellino. I dissidî coi Pisani, che vorrebbero un'azione addirittura distruttrice contro Genova, gli tolgono maggiori successi. In luogo di Ansaldo si trova alla battaglia del Giglio (1241) il figlio Andreolo, considerato e lodato da Federico II come il vero vincitore; egli è poi costante e prezioso collaboratore del padre in tutte le operazioni navali, specialmente sulla costa ligure.

Oltre che a Genova i D. M. ebbero importanza anche in Corsica. Ansaldo, che morì nel 1252, dieci anni prima vi aveva acquistato, parte con la forza parte comprandoli, alcuni castelli, rafforzandovi il partito ghibellino. Da lui ebbe origine quel ramo che si stabilì nell'isola col nome di signori di S. Lolombano di Capocorso e Capraia, al quale appartennero notevoli figure, da Emanuele, che nel 1289 era procuratore per gli altri feudatarî dell'isola, a Simone, che vinse e fece fuggire Vincentello d'Istria (1433) ed ebbe parte assai attiva nelle violente lotte civili, terminando prigioniero dei Montaldo; a Camillo, vescovo di Aleria tra il 1720 e il 1741, che cercò di pacificare i ribelli còrsi, svolgendo opera di moderazione presso il governo genovese, rappresentato, tra gli altri, da Giambattista e da Stefano D. M., appartenenti al ramo genovese. In patria i D. M. furono capitani, armatori, ammiragli, mercanti, ambasciatori: uomini d'arme e di mare, servirono la loro città, come Enrico che si trovò alla Meloria, prese l'Elba ai Pisani e partecipò a numerose spedizioni, Gando che combatté contro i Veneziani nel 1297, e Manesio che fu a Chioggia; ma furono anche al servizio di Carlo e Roberto d'Angiò, dell'Impero d'Oriente e di altri signori. Come appartenenti alla vecchia nobiltà furono esclusi dal dogato nell'età dei dogi popolari, ossia della nobiltà nuova; ebbero invece alcuni dogi biennali: Stefano (1663-5), Girolamo (1699-1701), Domenico (1707-9) e Lorenzo (1744-46). I, orenzo di I70menico, religioso, di vita veramente nobile e specchiata, carissimo a Innocenzo VIII e da lui fatto cardinale, venne ascritto col fratello Pietro alla famiglia Cybo. Meritano di essere ancora ricordati Angelino, navigatore e mercante, celebre per un viaggio e un'azienda commerciale in India con Benedetto Vivaldi e Percivalle Stancone;Lipriano, oltre che marinaio, archeologo; Ansaldo, architetto militare, che nel 1638 costruì le nuove mura di Genova.

Che sia un ramoscello della famiglia di Cerreto Laziale , senza prove documentarie ricavate da atti , anagrafici , parrocchiali , notarili, è solo un'ipotesi.

Cordialmente

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: sabato 23 maggio 2015, 15:11
da Romegas
Concordo con Gens Valeria. Comunque alcuni de Mari vennero a Roma con l'elezione di Innocenzo VIII con il quale erano imparentati.

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: mercoledì 3 giugno 2015, 21:49
da Pento Alberto
Mari è un cognome molto diffuso in Francia:
http://www.nom-famille.com/nom-mari.html

Altri cognomi forse in parte inparentati:
http://www.nom-famille.com/commencant-p ... us-16.html

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: domenica 7 giugno 2015, 10:51
da GENS VALERIA
Immagine

Stemma della famiglia de Mari , tratto dal Libro d'Oro della Nobiltà di Genova di Angelo Scorza

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: mercoledì 17 giugno 2015, 14:35
da Mog
Un ramo si trasferisce in Puglia nella seconda metà del XVII sec.: il genovese Pietro de Mari acquista nel 1665 il feudo di Acquaviva (in Terra di Bari, comprendente anche Gioia e Castellaneta). La famiglia regge il feudo fino all'eversione della feudalità nel regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte del 1806. L'ultimo de Mari principe di Acquaviva si trasferisce a Napoli, dove spesso era costretto anche anche prima del 1806 a causa di una certa impopolarità di cui godeva nella cittadina pugliese: i de Mari non furono feudatari illuminati, a giudicare da alcuni fatti documentati dai contemporanei e da tutte le ricostruzioni successive.
buona giornata a tutti

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: mercoledì 17 giugno 2015, 15:39
da GENS VALERIA
Mog ha scritto:Un ramo si trasferisce in Puglia nella seconda metà del XVII sec.: il genovese Pietro de Mari acquista nel 1665 il feudo di Acquaviva (in Terra di Bari, comprendente anche Gioia e Castellaneta). La famiglia regge il feudo fino all'eversione della feudalità nel regno di Napoli di Giuseppe Bonaparte del 1806. L'ultimo de Mari principe di Acquaviva si trasferisce a Napoli, dove spesso era costretto anche anche prima del 1806 a causa di una certa impopolarità di cui godeva nella cittadina pugliese: i de Mari non furono feudatari illuminati, a giudicare da alcuni fatti documentati dai contemporanei e da tutte le ricostruzioni successive.
buona giornata a tutti



Grazie per il prezioso apporto ! [thumb_yello.gif]

Re: Famiglia Mari

MessaggioInviato: venerdì 16 settembre 2016, 21:18
da Gianciri
Concordo sul fatto che i de Mari non furono feudatari illuminati. Da quello che ho letto esercitarono il potere feudale in modo violento ed estremamente autoritario, esercitando numerose prepotenze sulle popolazioni del loro feudo pugliese. I miei avi di Acquaviva furono sicuramente tra i loro oppositori. Sul finire del 1700, tra questi si distinse don Francesco Cirielli, prelato che partecipò alla sfortunata delegazione acquavivese che nel febbraio 1799 cercò di raggiungere Napoli in occasione della elezione di Francesco Pepe a membro del governo provvisorio della Repubblica napoletana. Il gruppo di liberali acquavivesi, scortati da 16 armati, e composto da Francesco Pepe, il fratello Giangiacomo, l'avvocato Giovanni Scassi, il notaio Filippo Aulenta e il sacerdote Francesco Cirielli, fu intercettato nelle vicinanze di Ceglie da un gruppo di armati, intenzionati a marciare contro Bari repubblicana, sollecitati dai reazionari borbonici e proprio dal feudatario Carlo De Mari. La comitiva acquavivese fu investita da una violenta scarica di fucileria. I fratelli Pepe, lo Scassi, l'Aulenta e tre uomini della scorta furono uccisi; gli altri, di cui alcuni feriti, furono fatti prigionieri o scapparono terrorizzati. Il sacerdote Cirielli, per avere salva la vita, fu costretto a celebrare la messa sul luogo dell'eccidio .