Significato di Gabella
Salve,
analizzando l'interessante sito http://www.archiviostoricocrotone.it , che raccoglie un numero considerevole di ricerche riguardanti il territorio crotonese, mi sono imbattuto in alcune trascrizioni riguardanti "la gabella Colascinto" che potrebbe essermi di grande interesse dal momento che potrebbe riferirsi ad un mio avo:
Nicola Scinto, detto Cola residente in Catanzaro nella seconda metà del '500.
Il quesito che pongo è sul significato di "gabella" che nei suddetti documenti sembra essere sinonimo di "fondo",
"proprietà terriera" ecc.. mentre io l'ho sempre intesa come " forma di contribuzione, imposta diretta o indiretta, tassa, o anche semplicemente imposta o dazio di consumo".
Trascrivo di seguito quanto riportato nel suddetto sito con la speranza che qualcuno possa aiutarmi a capirne il significato:
"Beni del vescovo di Isola-
Un parziale elenco delle vaste proprietà vescovili in territorio di Tacina sono elencate in un contratto della fine del Cinquecento.
Il 6 settembre 1590 il vescovo di Isola Annibale Caracciolo concedeva in enfiteusi perpetua all’abazia di S. Leonardo dei Gesuiti di Catanzaro le seguenti gabelle situate nel territorio di Turris Tacinae: Gabella Colascinto “campesem et seminatoriam iuxta bona dicta la Caputa, Le Lenze quae fuerunt de Crescente et vallonem de Dragone".
"Il 6 settembre 1590 in Napoli, con atto del notaio Thomas Anellus Baratta di Napoli, fu raggiunto un accordo tra il vescovo di Isola Anibale Caracciolo ed il tesoriere del capitolo della città di Isola Desiderio de Nofrio da una parte ed il Reverendo Cesare de Vivo di Napoli della società di Gesù, procuratore del collegio del Gesù della città di Catanzaro.
La vertenza riguardava il possesso di alcune gabelle situate vicino alle terre di San Leonardo, rivendicato dalla badia di San Leonardo. Con tale accordo il vescovo ed il capitolo di Isola, per porre fine alla lite, cedevano in enfiteusi perpetua ai gesuiti quattro gabelle piane ed adatte alla semina situate in territorio di “Turris Tacinae”, cioè la gabella Colascinto, confinante con la Caputa, le Lenze ed il vallone de Dragone, la gabella L’Acqua delo Judeo confinante con i beni di S. Leonardo e la Caputa, la gabella Reitano, confinante con i beni di S. Leonardo, le terre di Cicco Sanasi, le terre dell’Acqua della Petra e Sazzurro, e la gabella di Santo Andrea confinante con Cerza Muzza, Santo Leonardo e vallone de Dragone."
Ringrazio anticipatamente
Roger
analizzando l'interessante sito http://www.archiviostoricocrotone.it , che raccoglie un numero considerevole di ricerche riguardanti il territorio crotonese, mi sono imbattuto in alcune trascrizioni riguardanti "la gabella Colascinto" che potrebbe essermi di grande interesse dal momento che potrebbe riferirsi ad un mio avo:
Nicola Scinto, detto Cola residente in Catanzaro nella seconda metà del '500.
Il quesito che pongo è sul significato di "gabella" che nei suddetti documenti sembra essere sinonimo di "fondo",
"proprietà terriera" ecc.. mentre io l'ho sempre intesa come " forma di contribuzione, imposta diretta o indiretta, tassa, o anche semplicemente imposta o dazio di consumo".
Trascrivo di seguito quanto riportato nel suddetto sito con la speranza che qualcuno possa aiutarmi a capirne il significato:
"Beni del vescovo di Isola-
Un parziale elenco delle vaste proprietà vescovili in territorio di Tacina sono elencate in un contratto della fine del Cinquecento.
Il 6 settembre 1590 il vescovo di Isola Annibale Caracciolo concedeva in enfiteusi perpetua all’abazia di S. Leonardo dei Gesuiti di Catanzaro le seguenti gabelle situate nel territorio di Turris Tacinae: Gabella Colascinto “campesem et seminatoriam iuxta bona dicta la Caputa, Le Lenze quae fuerunt de Crescente et vallonem de Dragone".
"Il 6 settembre 1590 in Napoli, con atto del notaio Thomas Anellus Baratta di Napoli, fu raggiunto un accordo tra il vescovo di Isola Anibale Caracciolo ed il tesoriere del capitolo della città di Isola Desiderio de Nofrio da una parte ed il Reverendo Cesare de Vivo di Napoli della società di Gesù, procuratore del collegio del Gesù della città di Catanzaro.
La vertenza riguardava il possesso di alcune gabelle situate vicino alle terre di San Leonardo, rivendicato dalla badia di San Leonardo. Con tale accordo il vescovo ed il capitolo di Isola, per porre fine alla lite, cedevano in enfiteusi perpetua ai gesuiti quattro gabelle piane ed adatte alla semina situate in territorio di “Turris Tacinae”, cioè la gabella Colascinto, confinante con la Caputa, le Lenze ed il vallone de Dragone, la gabella L’Acqua delo Judeo confinante con i beni di S. Leonardo e la Caputa, la gabella Reitano, confinante con i beni di S. Leonardo, le terre di Cicco Sanasi, le terre dell’Acqua della Petra e Sazzurro, e la gabella di Santo Andrea confinante con Cerza Muzza, Santo Leonardo e vallone de Dragone."
Ringrazio anticipatamente
Roger