mar46 ha scritto:Ho sentito dire che i titoli nobiliari si acquisiscono solo per discendenza maschile. Quanto c’è di vero in questa storia?
Ogni legislazione nobiliare ha le proprie regole sulla successione dei titoli e delle
qualità elitarie.
Consideriamo che la nobiltà esiste ( con varie sfaccettature ) dalla notte dei tempi e solo la Rivoluzione Francese , alla fine del XVIII Secolo ha messo in dubbio la validità e l'opportunità di questa
classe che raccoglieva gli appartenenti alle famiglie del ceto dirigente, per ristabilirla poco dopo su base premiale.
Anche Il Regno d'Italia nella sua primitiva legislazione ( Statuto Albertino ) ha fatto sue le regole successorie dei Regni preunitari, uniformando, in un secondo tempo, il Diritto nobiliare favorendo la
successione maschile .
Siccome la mia è spesso una
voce fuori del coro e non credo vada presa in considerazione,
quale paradigma, l'ultima legislazione nobiliare valida in Italia ( quella regnicola ) che durò "solo" un ottantina d'anni , espongo quanto ho
personalmente maturato nel corso degli anni :
Se al giorno d'oggi , ad ogni costo , volessimo considerare la valenza giuridica della nobiltà italiana, redigere elenchi, criteri o linee guida elaborati sulla base di riconoscimenti legali, saremmo costretti a valutarla esclusivamente sulla base delle leggi nobiliari in vigore nei vari stati, nel momento nel quale venne concessa oppure maturò e ne fu accettato lo
status nobiliare della famiglia , compresa la successione.
Autorevoli studiosi si sono allontanati da questo modo di pensare, altri non l'hanno mai fatto proprio.