Famiglie della piccola nobiltà sarda
Scrivo quelle poche righe sulla Nobiltà giudicale: (premettendo che esistono alcune ipotesi, ed espongo quella puù convincente di F. Floris):
Si concorda sulla tipologia della "nobiltà di fatto", non legata a concessioni di diplomi, ma basata sulla fiducia e sulla considerazione in cui i iudices tenevano alcune famiglie (spesso parenti).
Pare che il ceto si formò a partire dalla cerchia dei parenti dell' arconte bizantino (che poi divenne giudice, sovrano). I giudicati si formarono come quattro entità indipendenti in epoca imprecisata presumibilmente per via di un decentramento delle funzioni dell' arconte da lui posto in essere anche per meglio organizzare la difesa dell' isola, oltre che per decentrare le varie funzioni interne.
Il vertice della nobiltà era quindi costituito dalla famiglia del giudice, dei suoi rami collaterali e poi dai suoi vari parenti (che svolgevano le cariche più importanti in termini di gestione e controllo del territorio, di amministrazione della giustizia e di incarichi militari). Tali famiglie erano quelle dei Liberos Majorales, il cui prestigio era fondato anche sul possesso del grande latifondo (e di servi della gleba), il quale in quell'epoca e fino quasi alla venuta degli Aragonesi aveva in Sardegna conservato la struttura tardoimperiale. Il latifondo era diviso in subporzioni più piccole dette domos, ma sempre di dimensione ragguardevole, visto che spesso comprendevano diverse Ville. Le cariche e le varie funzioni poteveno essere delegate a famiglie di fiducia dei majorales (ancora spesso parenti), e tali famiglie erano appellate in vari modi, uno dei quali era Liberos Mannos (ora non ricordo se fossero la stessa cosa i Liberos de Caballo, che credo comunque legati a funzione prettamente militare). I nobili si identificano come donnos, che poi sappiamo divenne il classico "don", e i minori delle famiglie giudicali "donnikellos".
Non si sa molto delle famiglie a livello di elenchi (e pare che non si usassero stemmi fino al '300-'400, che sarebbero stati invece testimonianza importante e utile), e i loro cognomi sono desumibili dai cosidetti condaghe (che sono stati utili anche per risalire alle famiglie dei giudici), ove si trovano infatti spesso citate per via di donazioni alla Chiesa, controversie e lotte per potere o confini di terra, come semplici testimoni di atti vari. Non sempre giudici e liberos sono citati col don.
Pare che dall' estrazione dei dati dai suddetti documenti si sia potuti finora risalire a circa 30-40 famiglie di majorales, e ad almeno 50 famiglie di nobili minori.
Con la breve invasione araba e la liberazione da essa ad opera delle repubbliche di Genova e Pisa (che da allora in poi presero a mirare all' egemonia prima commerciale, poi politica e anche culturale sull' isola) si fecero sentire le influenze italiche, e credo sia inquadrabile in ciò anche la nascita del feudalesimo vero e proprio, che in quell' epoca fu causa di notevolissima instabilità politica. Per via anche delle alleanze matrimoniali costituite fra i giudici sardi e Pisani e Genovesi prima, e Catalani poi, si crearono i presupposti per l' ingresso delle famiglie extraisolane al potere. Poi i giudicati persero via via autonomia, prima di fatto e poi formalmente: l' ultimo a resistere fu quello d' Arborea, il cui ultimo giudice (ormai siamo giunti sotto il regno aragonese) lo sottomise a sè investendolo di titolo feudale (a questo fatto avevo accennato già in un altro messaggio): così l' ormai ex sovrano potè tenere i suoi privilegi stando alle condizioni d' Aragona.
Spero che questa sintesi troppo estrema e da dilettante sia comunque utile, e ammetto che distrazione e memoria possono avermi indotto ad inesattezze: se qualcuno volesse correggermi o integrare con altre notizie lo ringrazio! A presto
Si concorda sulla tipologia della "nobiltà di fatto", non legata a concessioni di diplomi, ma basata sulla fiducia e sulla considerazione in cui i iudices tenevano alcune famiglie (spesso parenti).
Pare che il ceto si formò a partire dalla cerchia dei parenti dell' arconte bizantino (che poi divenne giudice, sovrano). I giudicati si formarono come quattro entità indipendenti in epoca imprecisata presumibilmente per via di un decentramento delle funzioni dell' arconte da lui posto in essere anche per meglio organizzare la difesa dell' isola, oltre che per decentrare le varie funzioni interne.
Il vertice della nobiltà era quindi costituito dalla famiglia del giudice, dei suoi rami collaterali e poi dai suoi vari parenti (che svolgevano le cariche più importanti in termini di gestione e controllo del territorio, di amministrazione della giustizia e di incarichi militari). Tali famiglie erano quelle dei Liberos Majorales, il cui prestigio era fondato anche sul possesso del grande latifondo (e di servi della gleba), il quale in quell'epoca e fino quasi alla venuta degli Aragonesi aveva in Sardegna conservato la struttura tardoimperiale. Il latifondo era diviso in subporzioni più piccole dette domos, ma sempre di dimensione ragguardevole, visto che spesso comprendevano diverse Ville. Le cariche e le varie funzioni poteveno essere delegate a famiglie di fiducia dei majorales (ancora spesso parenti), e tali famiglie erano appellate in vari modi, uno dei quali era Liberos Mannos (ora non ricordo se fossero la stessa cosa i Liberos de Caballo, che credo comunque legati a funzione prettamente militare). I nobili si identificano come donnos, che poi sappiamo divenne il classico "don", e i minori delle famiglie giudicali "donnikellos".
Non si sa molto delle famiglie a livello di elenchi (e pare che non si usassero stemmi fino al '300-'400, che sarebbero stati invece testimonianza importante e utile), e i loro cognomi sono desumibili dai cosidetti condaghe (che sono stati utili anche per risalire alle famiglie dei giudici), ove si trovano infatti spesso citate per via di donazioni alla Chiesa, controversie e lotte per potere o confini di terra, come semplici testimoni di atti vari. Non sempre giudici e liberos sono citati col don.
Pare che dall' estrazione dei dati dai suddetti documenti si sia potuti finora risalire a circa 30-40 famiglie di majorales, e ad almeno 50 famiglie di nobili minori.
Con la breve invasione araba e la liberazione da essa ad opera delle repubbliche di Genova e Pisa (che da allora in poi presero a mirare all' egemonia prima commerciale, poi politica e anche culturale sull' isola) si fecero sentire le influenze italiche, e credo sia inquadrabile in ciò anche la nascita del feudalesimo vero e proprio, che in quell' epoca fu causa di notevolissima instabilità politica. Per via anche delle alleanze matrimoniali costituite fra i giudici sardi e Pisani e Genovesi prima, e Catalani poi, si crearono i presupposti per l' ingresso delle famiglie extraisolane al potere. Poi i giudicati persero via via autonomia, prima di fatto e poi formalmente: l' ultimo a resistere fu quello d' Arborea, il cui ultimo giudice (ormai siamo giunti sotto il regno aragonese) lo sottomise a sè investendolo di titolo feudale (a questo fatto avevo accennato già in un altro messaggio): così l' ormai ex sovrano potè tenere i suoi privilegi stando alle condizioni d' Aragona.
Spero che questa sintesi troppo estrema e da dilettante sia comunque utile, e ammetto che distrazione e memoria possono avermi indotto ad inesattezze: se qualcuno volesse correggermi o integrare con altre notizie lo ringrazio! A presto