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Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
sabato 7 maggio 2011, 12:18
da RFVS
Fino al 22.04.1802 la popolazione di Castelfidardo era suddivisa in 3 classi.
Cittadini/Civili (nobili)
Artieri/artigiani
Contadini
Fino a tale data l’amministrazione comunale di Castelfidardo era riservata in modo netto ed esclusivo alle sole famiglie dei Sigg.ri Cittadini, con totale esclusione da ogni tipo di carica delle due restanti classi, che non godevano della Cittadinanza. Tant’è che B. G. Zenobi tratta di Castelfidardo in modo abbastanza esaustivo e lo include tra la “terre medie” che avevano un governo di tipo nobiliare, tra l’altro chiuso appunto in modo netto.
Il Consiglio Generale, composto di 30 individui, corrispondeva in toto alla Magistratura.
I 30 consiglieri, pur suddivisi in tre gradi in base all’anzianità di aggregazione, come già detto erano tutti del medesimo ceto ed i tre gradi consiliari corrispondevano ai tre gradi dei priori:
Consiglieri di Primo Grado = Primo Priore
Consiglieri di Secondo Grado = Secondo Priore
Consiglieri di Terzo Grado = Terzo Priore.
Il 22.04.1802, in piena Prima Restaurazione Pontificia post Governo Napoleonico/Repubblica Romana Francese, a Castelfidardo si ebbe la necessità di ricomporre il numero legale dei consiglieri che, per vari motivi, erano ormai solo 20.
Tra il 1793 ed il 1802 infatti si era ovviato aggregando al Consiglio Generale esponenti di famiglie nobili forestiere ma con possidenze in paese. Per esempio, proprio nel 1793 vennero aggregati 5 forestieri nobili:
M.se Giacomo Quarantotti-Pignotti, da Loreto
C.te Monaldo Leopardi, da Recanati (già aggregati nel 1660)
C.te Volumnio Gentilucci, da Recanati, ma originario di Castelfidardo (già aggregati nel 1615)
C.te Gaudenti, da Osimo (NON PRESENTE IN SEGUITO)
Angelo Ghirardelli, da Filottrano, ma originario di Castelfidardo e di famiglia già presente in consiglio dal sec. XV
Alla data del 22.04.1802 però venne decretato di togliere dal Consiglio Generale tutti i forestieri ed inserirli nel Bussolo degli Onorari, perché l’esperienza dell’aggregazione era stata controproducente.
Quindi venne creato un “Secondo Ceto” al quale vennero aggregate 10 persone (corrispondenti ad altrettante 10 famiglie) per arrivare al numero legale di 30 consiglieri: 3 fra gli artieri/artigiani e 7 fra i contadini, che vennero ammessi sia al Consiglio Generale (come Consiglieri di 3° grado) sia alle cariche della Magistratura, eleggendoli in un gruppo di 20 persone, 10 per ceto.
20 persone (10 artieri e 10 contadini) --> elette 10 persone (3 artieri e 7 contadini) = Secondo Ceto.
Di queste 10 persone elette ben 5 erano già Consiglieri tra 1796 e 1798 (in piena occupazione francese), quando il Consiglio Generale era costituito da 23 persone: 15 del ceto cittadino ed 8 degli altri due (4 degli artieri e 4 dei contadini). [Le rimanenti 3 persone (Baldone alias Crostella, Filacciani e Scattolini) andranno poi, in quella seduta del 22.04.1802, a far parte delle 20 persone tra cui formare il “Secondo Ceto”, ma non verranno eletti]
Di queste 5 persone già presenti tra 1796 e 1798 poi, il 2.2.1798, 2 andarono a far parte del “Governo Provvisorio di Castelfidardo”, costituito da 5 membri del ceto civile, 1 degli artieri ed 1 dei contadini.
Ricapitolando insomma, nel 1802 si crea un “Secondo Ceto” di 10 famiglie, col quale rimpinguare l’amministrazione comunale, che scarseggiava di individui Civili, rimasti in 20. Per far ciò si pescano i migliori individui tra 10 artieri e 10 contadini.
Vengono eletti 3 artieri e 7 contadini. Di questi 10 eletti, 5 erano già stati Consiglieri tra 1796 e 1798 e di questi 2 erano anche stati eletti in Magistratura nella seduta del 1798.
Sperando di non aver fatto troppa confusione, mi e vi chiedo:
Se il ceto sociale che amministrava Castelfidardo fino al 1802 e che costituiva la locale nobiltà nettamente separata dalle altre due classi, era il ceto dei godenti Cittadinanza, a far data dalla seduta del 1802 quel “Secondo Ceto” cos’è ??? Premesso che devo ancora studiare bene la questione ed approfondirla, come intendere quelle 10 famiglie?
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
sabato 7 maggio 2011, 14:37
da GENS VALERIA
Più che di un secondo ceto si dovrebbe parlare di una seconda “fazione”, aggregata al gruppo di potere, ovvero, all’aristocrazia locale.
Con il fallimento della cooptazione dei foresti il ceto dirigente primitivo ritenne di permettere una parziale apertura atta a ristabilire il numero legale del consiglio. Si trattò, a mio modo di vedere, di una pacifica operazione di riordino del ceto dirigente nel quale confluirono coloro che avevano acquisito il diritto di partecipare all’amministrazione della cosa pubblica.
Un po’ come la divisione tra nobiles e populares, vecchi e nuovi, mercatores e artifices all’interno del patriziato della vicina repubblica di Genova :
partiti e fazioni di diversa origine temporale e cetuale ma uniti all’interno di quella che si può definire, senza dubbio, nobiltà civica.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
domenica 8 maggio 2011, 10:46
da RFVS
Mi trovi molto d'accordo su quel che scrivi.
Nei verbali del tempo si parla proprio di "Secondo Ceto" (per questo l'ho messo tra virgolette), ma a quanto sembra si è trattata appunto di una cooptazione nel Ceto dei Cittadini (che era l'unico con la possibilità di partecipare all'amministrazione comunale) di quelle dieci persone (in rappresentanza di 10 famiglie paesane) non cittadine ma, per dirla come nei verbali "che si sono stimati più prossimi ad avere le qualità d'un Consigliere a norma che prescrive questo Statuto" e che comunque devono essere state insignite dell'onore della cittadinanza.
Questo ragionamento me lo conferma anche il fatto che, come accennavo nel post, 5 dei cooptati nel 1802 aveva già preso parte alla vita pubblica tra 1796 e 1798 (come Consiglieri Comunali) ed addirittura 2 dei 5 erano anche stati eletti nel Governo Provvisorio (5 membri civili, 1 artiere, 1 contadino) per via dell'invasione francese. Per dire che erano comunque persone conosciute, già stimate ed alcuni di loro erano dei primitivi imprenditori, anche piuttosto facoltosi e dotati di buone possidenze e non certo scelti a casaccio.
C'è da dire però che questa cooptazione, sia per l'uso del termine "Secondo Ceto", sia per la distinzione che negli anni seguenti viene fatta nei verbali del Consiglio tra le famiglie già aggregate ante 1802 (per le quali si usano le diciture di Ill.mi Domini o Ill.mi Signori) e quelle aggregate nel 1802 (Domini o Signori), fosse avvenuta in una Città e non in una Terra, l'avrei intesa come suddivisione della locale nobiltà in Patrizi (più antichi) e Nobili (recenti aggregati). Essendo avvenuta in una Terra escludo questo fatto ed infatti resto dell'idea che, nonostante la cooptazione, gli antichi detentori del governo civico abbiano comunque voluto distinguersi in qualche modo dai nuovi aggregati, adottando appunto il termine "Secondo Ceto" e le suddette diciture . . .anche se negli anni a seguire ci saranno anche alcuni imparentamenti tra nuovi aggregati ed antiche famiglie nobili.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
martedì 10 maggio 2011, 17:15
da RFVS
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mi sa che è un argomento ostico per molti . . .
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Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
martedì 10 maggio 2011, 19:37
da FP
Convengo con voi: si tratta di una classe di "rinforzo" dell'antico bussolo di reggimento che possiamo, a tutti gli effetti, definire nobile di diritto. Ricordo infatti che, per effetto del chirografo del 1757 emesso per la città di Senigallia, gli aggregati ai consigli generali di città e terre erano nobili di diritto, tanto da meritare l'aggregazione nel consiglio della medesima città.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 8:35
da RFVS
che mi sai dire di questo chirografo del 1757 ?
anche se questo fatto è avvenuto nel 1802, quindi ad Ancien Régime ormai terminato, durante le restaurazioni pontificie avvenute ante 1816 veniva appunto ripristinato l'uso antico pre invasione francese del 1796/1798. Ed è proprio per questo che Castelfidardo deve aggregare al ceto dei cittadini ed al consiglio 10 persone delle altre classi.
C'è una sola cosa che proprio non mi spiego. Essendo la suddivisione in classi la seguente:
Civili (nobili)
Artieri
Contadini
per i 10 aggregandi non sono stati scelti solo dalla classe immediatamente inferiore a quella civica, ma anche dall'ultima classe dei contadini ?
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 11:13
da FP
Devi tenere presente che, per le bolle di Sisto V e Clemente VIII, le comunità erano rette secondo queste linee generali:
CONSIGLIO GENERALE
(1 membro per fuoco)
--> Nomina, mediante votazione con bussolo di civili (esclusi plebei) su liste di nomi triple
CONSIGLIO PUBBLICO --> NOBILTA’ PER CHIROGRAFO 1757
(Membri di famiglie civili: possidenti, negozianti, esercitanti arti liberali, soldati, privilegiati)
Con approvazione del Buongoverno (nobiltà dichiarativa).
--> Mediante estrazione dal bussolo dei consiglieri nobili
MAGISTRATO --> PATRIZIATO PER BOLLA 1746
(Sindaco e 2 officiali oppure Gonfaloniere e 2 priori)
Con approvazione del Buongoverno.
Poiché i consiglieri eletti per bussolo dovevano essere confermati dal Buongoverno, evidentemente i plebei presi a Castelfidardo nella classe degli artieri e dei contadini erano ritenuti meritevoli di ricoprire quell'incarico; magari avevano acquisito fortuna e notorietà pur restando ancora, di fatto, nel loro ceto plebeo.
In ogni caso il Buongoverno aveva diritto di veto e avrebbe sicuramente escluso persone "impossidenti" o vili.
Riguardo il chirografo del 1757 so quello che ti ho scritto. I consiglieri aggregati in città e terre libere e quindi ratificati dal Buongoverno erano nobili di diritto dopo esserlo stato "de facto" (more nobilium o "splendore locale"). La nobiltà dei consigli generali è infatti dichiarativa (cfr Squarti Perla); coloro che facevano parte dei consigli erano riconosciuti nobili e non creati nobili, perché la nobiltà è uno status privilegiato che si acquisisce col tempo e può solo essere sanzionata dall'autorità, mai creata ex novo. Questo è in linea con quanto cita anche Zenobi.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 15:13
da RFVS
FP ha scritto:Devi tenere presente che, per le bolle di Sisto V e Clemente VIII, le comunità erano rette secondo queste linee generali:
a quali bolle ti riferisci?CONSIGLIO GENERALE
(1 membro per fuoco)
--> Nomina, mediante votazione con bussolo di civili (esclusi plebei) su liste di nomi triple
CONSIGLIO PUBBLICO --> NOBILTA’ PER CHIROGRAFO 1757
(Membri di famiglie civili: possidenti, negozianti, esercitanti arti liberali, soldati, privilegiati)
Con approvazione del Buongoverno (nobiltà dichiarativa).
A Castelfidardo le famiglie civili che detenevano il governo erano quelle cui era stata concessa la cittadinanza. Posso farti l'esempio di una famiglia in vista, ricca, con possidenze considerevoli (immobili e fondi in paese, immobili e terreni fuori dal paese) ed un'attività artigianale florida che però rientrava nel ceto degli artieri.--> Mediante estrazione dal bussolo dei consiglieri nobili
MAGISTRATO --> PATRIZIATO PER BOLLA 1746
(Sindaco e 2 officiali oppure Gonfaloniere e 2 priori)
Con approvazione del Buongoverno.
A Castelfidardo il magistrato era: Gonfaloniere + 2 Priori Poiché i consiglieri eletti per bussolo dovevano essere confermati dal Buongoverno, evidentemente i plebei presi a Castelfidardo nella classe degli artieri e dei contadini erano ritenuti meritevoli di ricoprire quell'incarico
Sì, certamente. Se leggi il mio primo post ci trovi proprio un'affermazione del genere, trascritta pari pari dalla seduta consiliare del 1802 a cui mi riferisco; magari avevano acquisito fortuna e notorietà pur restando ancora, di fatto, nel loro ceto plebeo.
Proprio così!In ogni caso il Buongoverno aveva diritto di veto e avrebbe sicuramente escluso persone "impossidenti" o vili.
Riguardo il chirografo del 1757 so quello che ti ho scritto. I consiglieri aggregati in città e terre libere e quindi ratificati dal Buongoverno erano nobili di diritto dopo esserlo stato "de facto" (more nobilium o "splendore locale"). La nobiltà dei consigli generali è infatti dichiarativa (cfr Squarti Perla); coloro che facevano parte dei consigli erano riconosciuti nobili e non creati nobili, perché la nobiltà è uno status privilegiato che si acquisisce col tempo e può solo essere sanzionata dall'autorità,
mai creata ex novo. Questo è in linea con quanto cita anche Zenobi.
Ovviamente concordo!! ![thumb [thumb_yello.gif]](./images/smilies/thumb_yello.gif)
Quindi quelle dieci persone (10 famiglie) aggregate nella prima restaurazione pontificia del 1802, secondo te sono da considerare a tutti gli effetti nobili in Castelfidardo ?
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 15:25
da FP
RFVS ha scritto:FP ha scritto:Quindi quelle dieci persone (10 famiglie) aggregate nella prima restaurazione pontificia del 1802, secondo te sono da considerare a tutti gli effetti nobili in Castelfidardo ?
Secondo gli studi che entrambi abbiamo fatto si, non credo possano esserci dubbi a riguardo. Certo chiaramente furono Nobili di Castelfidardo fino al 1870, perché come sai la Consulta non riconobbe che nobili di città (e nemmeno di tutte le città!).
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 15:33
da FP
Per specificare meglio: il solo appartenere a un ceto, a meno che non si abbiano antenati aggregati, non è sinonimo di nobiltà ma solo di "lustro della famiglia" (more nobilium). La nobiltà ufficiale si ha a partire dall'aggregazione, approvata dallo Stato e quindi in questo caso dal Buongoverno, nel Consiglio Generale o Pubblico (il nome variava). Siccome poi praticamente tutte le città dello Stato erano a piazza aperta, la distinzione tra patrizi e nobili consisteva semplicemente nel diverso onore che acquisivano magistrati e consiglieri; i primi erano patrizi e i secondi nobili, in linea di massima. In alcuni comuni invece il ceto dei Primi Priori era quello patrizio, quello dei Secondi Priori quello dei nobili. Però in tutto lo Stato più o meno si seguivano le stesse linee generali.
Ah, le bolle cui mi riferisco sono:
Bolla di Sisto V del 21-1-1588 «Immensa aeterni Dei»
Bolla «Ad summum Apostolatum» di Clemente VIII del 10-5-1588
Bolla «De bono regimine» detta Pro commissa del 15-8-1592.
Notizie sull’ordinamento clementino puoi invece attingerle da «Archivio della Sacra Congregazione del Buon Governo (1592-1847)» di Elio
Lodolini, Roma, 1956. In questo libro trovi le linee generali della Congregazione dettate alle comunità per l'elezione di consiglieri e magistrati.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 16:42
da RFVS
FP ha scritto:RFVS ha scritto:FP ha scritto:Quindi quelle dieci persone (10 famiglie) aggregate nella prima restaurazione pontificia del 1802, secondo te sono da considerare a tutti gli effetti nobili in Castelfidardo ?
Secondo gli studi che entrambi abbiamo fatto si, non credo possano esserci dubbi a riguardo. Certo chiaramente furono Nobili di Castelfidardo fino al 1870, perché come sai la Consulta non riconobbe che nobili di città (e nemmeno di tutte le città!).
Sono d'accordo!
FP ha scritto:Per specificare meglio: il solo appartenere a un ceto, a meno che non si abbiano antenati aggregati, non è sinonimo di nobiltà ma solo di "lustro della famiglia" (more nobilium). La nobiltà ufficiale si ha a partire dall'aggregazione, approvata dallo Stato e quindi in questo caso dal Buongoverno, nel Consiglio Generale o Pubblico (il nome variava)
certo!. Siccome poi praticamente tutte le città dello Stato erano a piazza aperta, la distinzione tra patrizi e nobili consisteva semplicemente nel diverso onore che acquisivano magistrati e consiglieri; i primi erano patrizi e i secondi nobili, in linea di massima. In alcuni comuni invece il ceto dei Primi Priori era quello patrizio, quello dei Secondi Priori quello dei nobili. Però in tutto lo Stato più o meno si seguivano le stesse linee generali.
In linea di massima sì. L'ordinamento di Castelfidardo era invece molto restrittivo ed anzi, fino appunto a quella seduta del 22.04.1802 la piazza era chiusa in modo netto alle persone di ceti che non godevano la cittadinanza di Castelfidardo e vi potevano essere aggregate o persone del ceto cittadino oppure nobili forestieri, che in genere erano aggregati in modo onorifico (nel c.d. Bussolo degli Onorari) in caso avessero avuto possedimenti nel territorio comunale.
All'interno del ceto cittadino invece vi era piena uguaglianza tant'è che, come ho accennato, la suddivisione in gradi del Consiglio e dei Priori riguardava solo l'anzianità di aggregazione della persona in quanto le famiglie di reggimento erano tutte dello stesso ceto.
Ah, le bolle cui mi riferisco sono:
Bolla di Sisto V del 21-1-1858 «Immensa aeterni Dei»
Bolla «Ad summum Apostolatum» di Clemente VIII del 10-5-1588
Bolla
De Bono Regimine detta «Pro comissa» del 15-8-1592.
Notizie sull’ordinamento clementino puoi invece attingerle da «Archivio della Sacra Congregazione del Buon Governo (1592-1847)» di Elio
Lodolini, Roma, 1956. In questo libro trovi le linee generali della Congregazione dettate alle comunità per l'elezione di consiglieri e magistrati.
Mille grazie anche per le bolle, così vedo di rimediarle ![worty [notworthy.gif]](./images/smilies/notworthy.gif)
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
mercoledì 11 maggio 2011, 17:58
da FP
RFVS ha scritto:Mille grazie anche per le bolle, così vedo di rimediarle ![worty [notworthy.gif]](./images/smilies/notworthy.gif)
Più che altro procurati il libro del Lodolini sopra citato
![thumb [thumb_yello.gif]](./images/smilies/thumb_yello.gif)
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
giovedì 12 maggio 2011, 14:54
da FP
Secondo te, Riccardo, qual è l'interpretazione giusta della frase in rosso del seguente estratto:
Bolla di Sisto V del 24 gennaio 1587: devesi ammettere a tale grado (del reggimento ovvero del consiglio generale) li soggetti più idonei e possidenti che abbiano luogo del padre e dell’avo i quali, forniti di simili prerogative, si distribuiscono secondo il loro numero, quattro per palla gradatamente, con estrazione una per bimestre a sostenere la pubblica rappresentanza (magistrato) […]
...possidenti "che abbiano luogo del padre e dell'avo"...significa che dovevano discendere da padre e avo ascritti nel grado di reggimento? Queste disposizioni valgono per tutto lo Stato.
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
giovedì 12 maggio 2011, 15:28
da FP
Penso di aver risolto, dimmi che ne pensi:
...possidenti che abbiano luogo del padre e dell'avo...
ovvero:
...possidenti che abbiano [la stessa condizione] del padre e dell'avo...
quindi serviva che fossero possidenti da 3 generazioni...che ne dici?
Re: Del Governo di Castelfidardo: dubbi, domande.

Inviato:
giovedì 12 maggio 2011, 15:55
da FP
Errata corrige! Zenobi spiega che "...il seggio in consiglio e l'appartenenza al grado erano diventati ormai diritto di determinate famiglie: null'altro, nel linguaggio del tempo, può significare l'espressione "succedere in luogo dei morti o degli assenti" [siamo nel 1575 e si parla del bussolo di Roccacontrada]...
E ancora: "... In questi infatti, come si è notato, la espressione "succedere nel luogo" va intesa come "succedere ereditariamente nel grado"...Che poi già nel 1575 per "luogo" si dovesse intendere "grado" e non solamente "condizione di consigliere", risulta evidente..."
Quindi non sembrano esserci dubbi, vero? L'espressione della bolla del 1587: "...possidenti che abbiano luogo del padre e dell'avo..." significa: "...possidenti che abbiano il grado del padre e dell'avo..."
Quindi già la bolla del 1587 ammetteva l'ereditarietà