L'espressione sottolineata è quella che mi ha fatto dubitare:
Cronista di Livonia ha scritto:In questo periodo si colloca la principale riforma istituzionale pontificia del XVIII secolo: infatti nel 1736 fu istituita la magistratura dei 3 Conservatori, eletti ed affiancati dal Consiglio dei 40, diviso in tre ceti (ciascuno nominava un Conservatore).
Forse era una riforma di carattere, per così dire, distrettuale...
Visto che ci siamo glielo chiedo: nel caso da Lei esaminato, risulta che sia Gonfalonieri (primo ceto) che Priori (primo e secondo ceto) fossero nobili? Insomma, entrambe le cariche erano nobilitanti o bisogna fare delle distinzioni? Se guardiamo, ad esempio, bolla e chirografo di Benedetto XIV leggiamo che gli aggregati ai Consigli Generali erano considerati nobili e gli ascritti alle magistrature nobili patrizi...in questi editti il pontefice non fece riferimento ai ceti. Possiamo desurmene che in ogni caso i magistrati delle comunità fossero patrizi e i consiglieri nobili?
Ecco gli estratti:
La Bolla Benedettina [Benedetto XIV – 4 gennaio 1746], ad indicare l’onoranza relativa alle alte cariche municipali, così si esprime: “Pro eu quod pertinet ad Patriciatus sive Nobilitatis concessionem”.
Nel chirografo del 1757 di Benedetto XIV si dice che si consente l’ammissione nel Consiglio Generale di Senigallia (composto da soli nobili) di quelle famiglie che “proveranno l’antica loro aggregazione al consiglio [generale] di qualche altra città o terra ragguardevole”.Non fa riferimento all'istituto di separazione dei ceti e non specifica che, per essere considerati nobili, bisognava essere aggregati e anche far parte di un ceto particolare...