Fam. Debellis

Inviato:
martedì 18 maggio 2010, 23:57
da Franco1960
Cercavo notizie sulla famiglia Debellis.
Le notizie che sono riuscito a trovare ne segnalano l'origine a Bari intorno al 1282.
Ne esistono due ceppi uno nell'udinese ed uno nel barese,del primo (quello da cui discendo) non riesco a reperire notizie.
Una curiosità,in provincia di Udine c'è una frazione Debellis appartiene al comune di Taipana in provincia di Udine, nella regione Friuli-Venezia Giulia.
La frazione di Debellis dista 2,16 chilometri dal comune di Taipana cui essa appartiene.
La frazione di Debellis sorge a 352 metri sul livello del mare.
Nella frazione di Debellis risiedono 25 abitanti.
Re: Fam. Debellis

Inviato:
sabato 22 maggio 2010, 16:31
da Moscjon
Secondo il prof. Merkù si tratta del cognome dialettale sloveno Debéliž ( da un soprannome: “debel” = ‘grasso, grosso’, con l’aggiunta del suffisso –iž ), poi italianizzato in Debellis / De Bellis.
anno 1726 “Marino Debelis q.m Zuane di mont’ Aperta”
anno 1767 “Debelis oriundus Montis Aperti ”
anno 1781 “Paolo q.m Giuseppe de Bellis di Monte Aperta”
anno 1781 “Marino q.m Antonio Debellis oriundo di Monteaperta, abitante in Cesarijs”
anno 1781 “Maria moglie di Marino De Belis di Cesarijs”
anno 1794 “Mathias q.m Joannis Debellis de Cesariis”.
Moscjon
Re: Fam. Debellis

Inviato:
martedì 25 maggio 2010, 0:42
da Franco1960
In provincia di udine:
Taipana
(Tipána in sloveno, Taipàne o Tipàne in friulano )
È un comune Italiano della provincia di Udine e dista 28 chilometri da Udine, capoluogo della omonima provincia. Conta 715 abitanti e ha una superficie di 65,7 chilometri quadrati per una densità abitativa di 10,88 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 478 metri sopra il livello del mare in Friuli-Venezia Giulia . Fino al 1935 il comune prendeva il nome della odierna frazione di Platischis. "Taipana in Monti", come si chiamava questa località nel Medioevo, dipendeva dalla Gastaldia di Tricesimo, che aveva una giurisdizione feudale molto ampia. Come comune compare citato in un decreto napoleonico del 1807 (dicembre, 22), dove risulta inserito nel Dipartimento di Passariano, Distretto di Cividale, Cantone di Faedis. Subito dopo però, nel 1816, in epoca austriaca, Taipana fu aggregato, come frazione, al Comune di Platischis, di terza classe, che faceva parte del Distretto di Faedis, della Provincia del Friuli .
Al Comune di Platischis erano aggregate le frazioni di Monteaperta, Debellis, Monte Maggiore, Prossenicco e Taipana. Nel 1819 il Convocato generale fu sostituito da un Consiglio comunale senza ufficio proprio. Nel 1866 il Comune di Platischis entrò a far parte del Regno d'Italia. Solo in epoca post-unitaria Taipana ridivenne comune, con le frazioni di Platischis, Cornappo, Debellis, Monteaperta, Monte Maggiore e Prossenicco. Fa parte del Mandamento di Tarcento (Udine). La storia del comune di Taipana si intreccia con quella della Pieve di Nimis e di Tricesimo fino alla creazione della parrocchia resiedente a Taipana nel 1896. La prima fonte scritta che attesta l'esistenza del toponimo Taipana (citato con il nome Taypana) risale ad un atto notarile depositato il 20 luglio 1320 presso la pieve di Nimis in cui si accerta che " Presentibus... Leonardus filius Marini de Taypana... medietas vertat presbitero...in dicta Ecclesia. Rimasta prima sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia in seguito a quella Austro-Ungarica, sotto la Repubblica Veneta Taipana e le frazioni vicine assunsero importanza e si svilupparono come ville, poi raggruppate in epoca Napoleonica nella "vicinia" (l'assemblea dei capi famiglia) di Taipana. Durante la seconda guerra mondiale il territorio del Comune fu coinvolto dalle attività della resistenza friulana con la partecipazione delle Brigate Garibaldi e delle Brigate Osoppo .
Il territorio del Comune di Taipana area di minoranza linguistica Slovena fu probabilmente abitato fin da epoca preistorica, lo dimostrano i resti di selce rinvenuti nelle grotte di tipo carsico sparse nel suo comprensorio.
Certo è che il territorio di Taipana fu necessariamente zona di passaggio e di conseguenza di insediamento di gruppi di Celti, chiamati Galli dai Romani, fin dal 500 a.C.
Ai Celti dovettero seguire verso il III secolo a. C. i Carni, popolazione di stirpe celtica, ai quali potrebbero appartenere alcuni resti di muraglie a secco, ancora ben evidenti nella VaI Comappo.
Tali muraglie circondavano, alla maniera dei castellieri camici, i primi insediamenti formati da semplici capanne. Tra il 181 a.C. (fondazione di Aquileia) e il 50 a.C. (fondazione di Iulium Camicum, attualmente Zuglio Carnico) iniziarono ad insediarsi, sempre in questo territorio, anche nuclei di Romani, posti a guardia di torri di segnalazione lungo uno dei percorsi secondari che univano la valle dell'Isonzo con le vie romane: "Glemona - Forum Iulii" e "Iulia Augusta".
Infatti, alcuni studiosi parlano dell'esistenza di una strada romana che dalla Sella di Caporetto, per Boreana, Prossenicco e Subìt, portava ad Attimis, Nimis fino a Tricesimo.
In questo territorio dovettero trovar rifugio nuclei di Romani, specialmente durante il susseguirsi delle invasioni dei Visigoti (401), degli Unni (452) e degli Ostrogoti (489). Infatti questa zona, difficilmente accessibile a quei tempi, fu immune dalle suddette invasioni. Quasi tutti i sette abitati che attualmente compongono il Comune di Taipana:
Debellis, Monteaperta, Cornappo, Taipana, Montemaggiore, Platischis, Prossenicco, iniziarono probabilmente a prendere consistenza durante il peri del dominio longobardo (558-776). Gli eventi salienti per la storia dell'Alta VaI Torre e della VaI Cornapp' meglio gli eventi che hanno un determinante significato geografico, sociologico e culturale, risalgono al periodo compreso fra i secoli VII - IX e il secolo XIX.
Bisogna infatti partire dall'epoca altomedievale e dalle prime invasioni sI per capire la genesi del gruppo etnico di origine slovena che attualmente vive comune di Taipana.
Lo storico più noto della terra friulana, Pio Paschini afferma che la zona montagnosa che fa corona alla parte nord - orientale dell'alta pianura friulana non sia stata abitata nell'antichità se non nei fondovalle. Nemmeno i Longobardi che avevano a Nimis un loro punto di riferimento privilegiato nel sistema strategico - militare dei loro possedimenti, andarono oltre quella strozzatura di Crosis, dove il Torre si apre alla discesa in pianura.
Solo verso la fine del VI secolo gruppi di stirpe slava, provenienti dall'Alta Valle del Natisone, si insediarono sulle pendici dei monti dell'Alta VaI Torre guardano la pianura, allora dominata dai Longobardi. Da allora gli abitanti questi luoghi prealpini conservano la loro parlata d'origine fino ai giorni nostri.
Queste nuove popolazioni, sparse per i grandi spazi montani, si stanziarano sui piani più soleggiati, dove coltivavano ortaggi, frutta e cereali ed allevavano pecore, capre e bovini, spingendo le loro greggi sui pascoli di montagna. Certamente all'epoca vi erano contatti tra le popolazioni dell'Alto Torre, Cornappo e dell'Alto Natisone con quelle del Medio Isonzo.
Questo legame è documentato da una rete di percorsi che si estendevano Bergogna a Montemaggiore, a Monteaperta e infine a Lusevera e all'Alto Torre con diramazioni per Taipana, Prossenicco, Subit, Porzus e Canebola. Nella seconda metà del Quattrocento tale collegamento si renderà manifesto con la vivace attività degli architetti costruttori di chiese della scuola di Skofja Loka, che lasceranno la loro impronta in tutte le Prealpi Orientali e nella Valle del Comappo sopra Monteaperta, nella chiesa della S.S. Trinità (o Sveta Trojica) risalente al XV secolo. Così questo territorio che, visto dalla pianura friulana, appariva chiuso e privo di rapporti con il fondovalle, in realtà manteneva fitti legami con il territorio montano retrostante.
Di fatto per molti secoli furono scarsi i contatti delle popolazioni slave della nostra montagna con la gente della pianura: una secolare solitudine ed un isola mento imposti dall'assetto geografico del territorio, che hanno purtroppo causa to anche un totale disinteresse, da parte della storiografia ufficiale, nel riferirci notizie e fatti su questa valle.
Il territorio di Taipana viene menzionato per la prima volta nel 1170 in un documento nel quale sono elencati alcuni possedimenti riferiti a diversi castelli e ville, tra queste Prossenicco, che Voldarico ex marchese di Toscana, fa alla Chiesa di Aquileia.
In questo periodo vanno pure sorgendo, a cura di nobili tedeschi, i castelli di cui ancora oggi restano gli imponenti resti che si scorgono lungo le pendici o sulle sommità delle colline nel versante sud del territorio di Taipana. Tra i castelli citati nel documento di Voldarico figura pure quello di Attimis di cui si fa già menzione nel 1006, attraverso una donazione che il vescovo di Salisburgo fa ad alcuni parenti.
Anche questi castelli erano sorti con la finalità di sorvegliare e proteggere la strada che da Cividale portava a Gemona e che all'altezza di Nimis si diramava per Tricesimo.
Dal 1177 il territorio di Taipana assieme a quello di Nimis e Attimis, passò sotto la giurisdizione della gastaldia patriarcale di Tricesimo.
Ma durante il secolo XIII, il territorio di Taipana si trovò sotto ben tre giurisdizioni diverse, ossia: Taipana e Prossenicco sotto la gastaldia (in seguito capitanato) patriarcale di Tricesimo; Monteaperta, Comappo e Montemaggiore sotto i conti Savorgnan di Osoppo; Platischis sotto i conti d'Attems e poi dal 1322, sotto i Cuccagna. Nel 1655, la Repubblica Veneta vendette la giurisdizione di Taipana e Prossenicco ai conti Antonini di Udine i quali, nel 1720, costruirono un castello sul monte Zuffine.
Gli Antonini a loro volta nel 1750, cedettero la suddetta giurisdizione ai conti Zanetti - Locatelli di Bergamo i quali la tennero fino alla venuta di Napoleone (1797).
A capo degli insediamenti maggiori, detti anche ville, c'era una persona autorevole del luogo chiamata "degano" che operava già forse dal secolo XIV (da quando erano stati proclamati gli statuti di Nimis, Attimis e Faedis) su delega del giurisdicente, nell'amministrare la giustizia (le leggi che regolavano la vita della villa) e nel presiedere le assemblee, dette anche vicinie, formate dai capifamiglia. Alla figura del "degano" si ispirò, lo scrittore romantico Ippolito Nievo nel romanzo il "Conte Pecoraio':, del 1856, ambientato lungo la VaI Cornappo tra Torlano (di cui si conserva ancora il borgo descritto dal Nievo) e l'abitato di Monteaperta. I sentieri per raggiungere i villaggi montani correvano lungo i torrenti ed il Cornappo era attraversabile nei pressi di Nimis solo con strutture di legno assai precarie. Ancora nel 1606, il nobile Girolamo Frangipane parla di "strada tanto faticosa, sassosa et periculosa che senza evidente periculo per la vita non si può andare a cavallo: ma a tocchi montavo giù e facevo menar a mano il cavallo, et una volta con tutto che io facessi menar a mano, già 20 anni, sono capuzio et il cavallo andò giù in precipizio nella Torre et si ammazzò; il simile in questa strada è successo a molti altri, così nelle persone come negli animali..." . Si tratta della strada che da Tarcento porta a Crosis, al cui toponimo Olinto Marinelli attribuisce un significato negativo, derivato dagli infortuni mortali accaduti nel percorrerla.
Un avvenimento importante per le Ville dell'Alta VaI Torre è l'arrivo agli inizi del Seicento dei "perticatori" veneti che catasticarono il territorio fin alle sorgenti del Torre, dato che la Serenissima non rinunciò ad una ricognizione capillare dei suoi possedimenti. Da tale misurazione risulta che le sette Ville slave avevano, almeno sui registri fondiari, le loro "comugne", ossia dei beni comunali da godere collettivamente, che vennero registrati per la prima volta dopo un silenzio plurisecolare. I "pubblici perticatori", con l'intervento giurato del Degano e di alcuni uomini del paese, identificavano i beni comunali, ne descrivevano i confini secondo i quattro punti cardinali e ne valutavano la superficie in campi trevigiani (5.200 mq), dopodiché veniva rilasciato il "Privilegio", da conservare in Chiesa e da far revisionare ogni dieci anni, per verificare che non vi fossero state usurpazioni da parte dei privati. Così nel 1613 comparirono i primi veri documenti che oggi ci danno un quadro particolareggiato sulla situazione della valle. Per la popolazione della VaI Cornappo, le terre comuni, dette "comugne" sono state sempre al centro della storia scritta, in quanto oggetto di liti e dispute tra gli abitanti dei comuni viciniori come Nimis e Lusevera. Nel territorio di Taipana si ricordano gli ambiti di pascolo promiscuo fra le ville di Monteaperta, Cornappo e Debellis, che godevano in comune tutta la testata della Vai Cornappo, comprese le pendici meridionali del Gran Monte, un territorio ampio circa 2000 campi, con più di 1000 ettari di terreno a disposizione. Nella conca di Taipana, il paese aveva 900 campi di sua competenza e 500 campi in località Campo di Bonis, di terreno adibito a pascolo e a bosco di faggio, per un totale di circa 700 ettari. Montemaggiore aveva la sua comugna di 480 campi sulla testata occidentale della VaI Natisone, con circa 250 ettari di bosco e prato. Platischis e Prossenicco partecipavano, invece, ad una grossa comunità di pascolo estesa fino al crinale orientale delle Zufine, per raggiungere la testata della VaI Grivò e della VaI Malina. Questa comugna comprendeva circa 6900 campi destinati all'alpeggio del bestiame e al taglio del legname. Nel 1807 si formò anche il nuovo catasto, fondato su un rilevamento topografico geometrico e particellare, basato sulla distinzione dei tipi di coltura e dei possessori. Fu adottata come misura la pertica censuaria di 1000 mq. per la prima volta abbiamo a disposizione delle vere mappe, in scala 1:2000, con le particelle numerate. Tutti i beni comunali nel frattempo si andavano drasticamente riducendo e praticamente tutte le aree appetibili, sia per l'ubicazione che per la qualità del terreno, furono privatizzate; si mantennero all'uso promiscuo soltanto i pascoli più remoti e i boschi meno accessibili: con ciò si dava un taglio netto a tutta la rete di diritti, di consuetudini e di privilegi che avevano caratterizzato la vita rurale fino ad allora.
A Taipana si assegnarono i beni comunali con contratti di enfiteusi, con effetto immediato sull'economia e specialmente sul sistema di allevamento. La divisione del territorio in piccolissime parcelle indusse la popolazione ad un abbandono immediato della pastorizia, con il passaggio all'allevamento dei bovini. In seguito la zootecnia crollò e per l'assenza di radicali riforme socioeconomiche l'unica soluzione per questa valle fu l'emigrazione. Le direttrici migratorie erano quelle dell'Austria - Ungheria, della Croazia, della Germania, della Francia e della Grecia e non mancarono ondate di migrazione transoceanica.
La prima fonte scritta che attesta l'esistenza del toponimo Taipana (citato con il nome Taypana) risale ad un atto notarile depositato il 20 luglio 1320 presso la pieve di Nimis in cui si accerta che " Presentibus... Leonardus filius Marini de Taypana... medietas vertat presbitero...in dicta Ecclesia. Rimasta prima sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia in seguito a quella Austro-Ungarica, sotto la Repubblica Veneta Taipana e le frazioni vicine assunsero importanza e si svilupparono come ville, poi raggruppate in epoca Napoleonica nella "vicinia" (l'assemblea dei capi famiglia) di Taipana. Durante la seconda guerra mondiale il territorio del Comune fu coinvolto dalle attività della resistenza friulana con la partecipazione delle Brigate Garibaldi e delle Brigate Osoppo . Il censimento del 1971 riscontrava che il 74,4% della popolazione del comune si dichiarava appartenente alla minoranza linguistica slovena. Questo dato in seguito al fenomeno dello spopolamento montano ha visto ridursi drasticamente la minoranza linguistica slovena.
La frazione di Debellis appartiene al comune di Taipana in provincia di Udine, nella regione Friuli-Venezia Giulia.
sorge a 352 metri sul livello del mare.
vi risiedono 25 abitanti.
Re: Fam. Debellis

Inviato:
mercoledì 26 maggio 2010, 14:35
da GENS VALERIA
Moscjon ha scritto:Ma non vedo citati i preziosissimi Schedari di G. B. Corgnali: Schedario Toponomastico e Schedario Antroponimico (conservati presso la bibl. V. Joppi di Udine).
Sicuramente ci chiariranno se è stato il cognome ad originare il toponimo o viceversa!
Moscjon
Quoto in pieno l'amico Moscjon: per chiarire l'origine del cognome con puoi far altro che rivolgerti alla biblioteca richedendo fotocopia dei documenti riguardanti iil cognome ( anche nelle forme derivate ) da lui citati .
Manda una e-mail ed, in secondo tempo, telefona alla
dr.ssa Francesca Tamburlini
Responsabile della Sezione
Manoscritti e rari della Biblioteca Civica "V. Joppi"
Piazza Marconi 8
33100 U D I N E
tel. 0432 271586
francesca.tamburlini@comune.udine.it La dott.ssa Tamburlini è molto gentile e disponibile, ti darà una mano volentieri .
In passato ho approfittato della sua professionalità nel corso dei miei
forsennati studi "friulani", appunto su consiglio e sostegno di Moscjon
( al quale dovo moltissimo ed del quale sono sinceramente debitore).
Cordialissimi saluti