Leggo con molto ritardo, ma anche io ho scoperto solo oggi questi "Corsi di Roma". Ne trovo però notizia in questo articolo
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a pag. 398 trovo
"In realtà le prime testimonianze su Leone (di Benedetto Cristiano, il capostipite del potente casato dei Pierleoni) sono precedenti
( nota 13 - Leone viene ricordato come vir magnificus et laudabilis negotiator in un rogito notarile del novembre 1051, tramite il quale egli otteneva in locazione dal monastero romano dei Santi Cosma e Damiano in Mica Aurea tre orti con olivi, situati fuori porta San Paolo; P. FEDELE, Carte del Monastero del SS. Cosma e Damiano in Mica Aurea, nuova ed. a cura di P. PAVAN, Roma, 1981, pp. 151-153, n. 56.), in particolare egli figura tra coloro che presenziarono a un placito del pontefice Nicola II databile al 1059; si tratta di una nutrita lista composta da cinque cardinali, due vescovi, l’arcidiacono Ildebrando (poi Gregorio VII), sette giudici, il prefetto di Roma Giovanni Tignoso di Trastevere e trentacinque laici, per la maggior parte romani; di fatto questo elenco rappresenta il “gotha” delle principali famiglie della nuova aristocrazia romana del tempo, come i Pierleoni, appunto, i Frangipane, i Corsi, i Baronci, i Sant’Eustachio e altre, alle quali se ne aggiunsero altre in un volger di tempo abbastanza rapido
(nota 14 - Il Regesto di Farfa compilato da Gregorio di Catino, a cura di I. GIORGI e U. BALZANI, 5 voll., IV, Roma, 1879-1914, IV, pp. 300-302, n. 906; cfr. WICKHAM, Roma medievale cit. (nota 2), pp. 266-267)a pag. 409 trovo
Dopo l’incoronazione, Enrico IV proseguì nella sua azione volta a fiaccare la resistenza dei fedeli di Gregorio VII, così distrusse le residenze della potente famiglia dei Corsi e assalì il Settizonio, allora difeso da un nipote del pontefice, Rustico.
(nota 38 - 38. Molte sono le testimonianze su questi eventi, tra le più significative indico almeno le seguenti: Le Liber Pontificalis cit. (nota 20), pp. 290 e 368; GAUFREDUS MALATERRA,
De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris eius, a cura di E. PONTIERI, in Rerum Italicarum Scriptores, Editio altera, V/1, Bologna, 1925-1928, pp. 79-80; Chronica Monasterii Casinensis, a cura di H. HOFFMANN, in M.G.H., Scriptores in folio, XXXIV, Hannover, 1980, pp. 434-435 e 452-453; GUILLERMI APULIENSIS Gesta Roberti Wiscardi, a cura di R. WILMANS, in M.G.H., Scriptores in folio, IX, Hannover, 1851, pp. 239-298, a p. 290; WIDONIS EPISCOPI FERRARIENSIS De scismate Hildebrandi cit. (nota 24), pp. 165-166; HUGONIS MONACHI VIRDUENSIS ET DIVIONENSIS ABBATIS FLAVINIACENSIS Chronicon, in M.G.H., Scriptores in folio, VIII, a cura di G.H. PERTZ, Hannover, 1848, pp. 280-503.)a pag 424 trovo
La reazione di Pasquale II e dei suoi sostenitori fu dura; siamo.ben informati ad esempio che furono distrutte le dimore del casato dei Corsi, che in quella fase politica rappresentavano i più influenti tra gli oppositori del pontefice
(nota 68 - Le dimore dei Corsi presso il Campidoglio erano già state attaccate e distrutte dalle truppe di Enrico IV nel 1084, quando lo schieramento politico del casato era di segno opposto, Le Liber Pontificalis cit. (nota 20), p. 290: « rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit, Romam ut propriam domum cepi habere », HUBERT, Espace urbain et habitat à Rome cit. (nota 49), p. 187.) . Stefano Corsi, capo della famiglia, i suoi figli e i suoi nipoti allora lasciarono Roma e occuparono la basilica di San Paolo fuori le mura, asserragliandosi in essa e nella adiacente fortificazione; l’assedio da parte dei fedeli del pontefice durò breve tempo poiché i « primiores curie » (il riferimento dovrebbe essere ai Pierleoni) con uno stratagemma riuscirono a penetrare nell’« oppidum » e a conquistarlo costringendo Stefano Corsi alla fuga 8
(nota 69 - Le Liber Pontificalis cit. (nota 20), pp. 298-299: « Sed et adhuc fumigat sceleratorum Ethna, Paschalicis suffocala virtutibus, tantoque frequentius interius estuat quanto solidius exterius compilatur; quoniam Corsorum domus, videlicet Stefani et filiorum et fratrum eius atque nepotum iam per domnum papam P. omnes destructae erant. Qui Stephanus nimis in ira exarsit, ecclesiam beati Pauli cum omnibus bonis apprehendit; omnesque reos sibi consotiabat, sicque civitatem confundebat. Nichil in urbe tutum, nichil extra securum, fasque nefasque simul. His stimulis primores curiae instigati, ecclesiam beati Pauli et oppidum quod Stephanus occupabat clavibus ulixice expressis in ceram et ad earum exemplar de ferro confectis, noctu dispositis insidiis caute aggrediuntur. Dumque illi interius negligunt quod exterius timent, nostri exterius fingunt quod interius machinantur; capta turri, patentibus portis, copiis introductis, sentiunt subito quod non suspicabantur. Utrimque pugnatum est acriter: illis interior turris et ardua porticus servabat vires, istis facilis ingressus et certa auxilia augebant audatiam. Mane domnus papa cum plenitudine civium oppidum ingressus cepit queque et Stephanum sacrilegum abiecit; quem quia monachus videbatur illesum abire dimisit ».)a pag 425 trovo infine:
Se la situazione a Roma sembrava ormai aver riassunto un minimo di tranquillità, non era così nel territorio romano, dove il clima era di tutt’altro segno principalmente a causa delle azioni di Stefano Corsi, di alcuni importanti signori locali, come Tolomeo di Tuscolo e Pietro Colonna, nonché del potente abate di Farfa Berardo, che non veniva meno alla tradizionale posizione filo imperiale del suo cenobio.
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Se trovo altre notizie sui Corsi ne darò notizia.