Fotoriproduzioni dei catasti onciari

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

Messaggioda RobertoC » martedì 31 gennaio 2006, 18:25

Il Catasto Onciario non corrisponde affatto, com'è stato osservato, ad un mero inventario dei beni immobili, ma è invece un vero e proprio censimento fiscale, detto "onciario" perché adotta quale unità di misura l'oncia.
Prima di questo tipo di catasto i censimenti fiscali erano detti "focatici", in quanto centrati sul "fuoco" familiare (unità astratta rappresentativa di un nucleo familiare); ma essi furono disomogenei per redazione ed applicazione.
Quello Onciario del 1740 fu voluto dall'illuminato sovrano Carlo di Borbone, che aveva appena tolto il Regno agli austriaci e si apprestava a consolidare quella politica di buon governo che ne renderà luminoso il ricordo.
Espressione di una seria ventata di riformismo moderatamente antifeudale, l’istituzione del catasto esprimeva una soggezione fiscale comune a tutti i contribuenti, sebbene gradata, affermando addirittura il principio dell’esazione dei beni ecclesiastici. Due le tipologie d’imposta: una “reale”, che colpiva gli enti (comuni etc.), e l’altra “personale”, che colpiva i singoli contribuenti accatastabili in 8 diverse categorie. Nell’ambito dell’imposta personale vi era poi un’ulteriore classificazione, che distingueva quanti vivevano “more nobilum” (dei quali erano tassati i beni); da quanti “esercitano industrie personali”, cioè vivevano di un certo lavoro (in questo caso era tassato il salario vero e proprio, calcolato presuntivamente sulla base dell’occupazione svolta (oggi diremmo: sulla base di studi di settore), ma i contribuenti pagavano anche una tassa una tantum detta “testatico”, in ragione di 1 ducato per capofamiglia). La riforma si segnalò per l’uniformità, la chiarezza e l’incisività (basti pensare che, ad esempio, si stabiliva che i beni non “rivelati” o dichiarati fossero considerati di proprietà dello Stato), ma incontrò molte resistenze, se è vero che ancora nel 1743 solo un ristretto numero di amministrazioni obbedì alla prammatica del 28/9/1742 che imponeva la redazione del catasto entro 4 mesi. La maggior parte dei catasi fu formata tra il 1753 ed il 1754, ma il Sovrano dovette constatare nel 1767 il fallimento dell’iniziativa.
Ovviamente il Catasto registra solo la "bonatenenza", il che limita in un certo senso la ricchezza della fonte (specie se pensiamo che non vi troveremo, oltre a quelli che non avevano "beni di fortuna" e che non rischiavano le pene per mancata rivela, anche gli esentati) ai fini storico-genealogici.
La voluminosità degli atti si spiega con la necessità rigida di registrare tutte le procedure di censimento; tuttavia, i volumi dedicati al catasto vero e proprio sono solitamente 1 o 2.
Cordialità.
Roberto Celentano
Ultima modifica di RobertoC il martedì 31 gennaio 2006, 18:35, modificato 1 volta in totale.
RobertoC
 

Messaggioda eugubino » martedì 31 gennaio 2006, 18:28

Le proprietà urbane e terriere del catasto onciario sono riscontrabili su apposite mappe?

Mi pare di no.
Il catasto onciario è descrittivo e non particellare.
Sbaglio?
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Messaggioda RobertoC » martedì 31 gennaio 2006, 18:44

Sì, caro amico, il catasto è solo descrittivo.
Ne fornisco un esempio tratta dal Catasto per la Città di Foggia (1741):
"Possiede con ... un palazzo sito nel luogo detto Li Sassi per la strada del Monte, attaccata alli stabili del patrimonio del Barone Saggese da un lato, e dall'altro strade medianti consistente in quattordeci membri soprani, dieci sottani, e due grotte per uso della loro propria abitazione a riserba di due fondaci, che si affittano (a) docati 24, sua rata docati 12...".
Cordialità.
Roberto Celentano
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Messaggioda renatocampofreda » giovedì 18 gennaio 2007, 23:34

Salve a tutti.Per quanto riguarda i Catasti Onciari,nell'Archivio di Napoli,si possono consultare due volumi al mattino e due nel pomeriggio dalle ore 8 alle 18.Renato Campofreda.
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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » venerdì 19 gennaio 2007, 1:57

Gentilissimo Signor Alessio Bruno Bedini,
sono a conoscenza che sino al passato anno 2006, era possibile avere copia anche integrale dei catasti onciari conservati presso Archivio di Stato di Napoli. La procedura è affidata al servizio interno di fotoriproduzione, ma la riproduzione viene effettuasta da un fotografo esterno. Mi è stato riferito, quando mi sono recato a Napoli presso l'Archivio di Stato, che dovevo versare una cifra pari ad Euro 3,00 allArchivio di Stato di Napoli ed il resto ad un fotografo esterno che avrebbe provveduto a fotografare il "pezzo archivistico". Il costo della riproduzione varia se un utente vuole la pellicola del microfilm, la pellicola di microfilm e la stampa al lettore stampatore, oppure la più attuale scannerizzazione riportata su CD con la possibilità di eventuali ritocchi.
La procedura sembrava a me anomala, ma è questa.
Mi è stato detto in altro Archivio di Stato che sia Napoli che Firenze avevano (Vale per Firenze secondo quanto apparso nel blog di un partecipante al forum di cui mi sfugge il nome) o hanno un appalto esterno. Ecco come si spiega il tutto. In effetti in alcuni Archivi di Stato è possibile effettuare con mezzi propri la riproduzione di un documento pagando Euro 3,00; ma non di un intero Catasto Onciario.
All'archivio di Stato di Lecce sono arrivate richieste di copie integrali di Catasti Onciari da parte delle Amministrazioni comunali, ma esse non hanno potuto ottenerne copia.
Provi comunque a telefonare direttamente al servizio di fotoriproduzione, e si faccia spiegare la procedura.
Secondo me Le conviene recarsi direttamente presso l'Archivio di Stato di Napoli, in quanto i catasti onciari non hanno tutti lo stesso numero di carte, questo è facile immaginarlo, e quindi avere più volumi; come ha scritto il Signor Domenico Carriero da Martina Franca. Io aggiungo che, come si sa , non esiste solo il volume o i volumi del Catasto Onciario, ma a Napoli sono conservati solo per alcune località anche gli Atti Preliminari, gli Apprezzi, le Rivele. Anch'essi sono raccolti in volumi la cui segnatura è riportata solo negli inventari manoscritti conservati presso l'Archivio di stato di Napoli. In questi volumi preparatori alla pubblicazione del Catasto Onciario vi erano, ad esempio e non sempre, anche gli Stati delle Anime compilati dal parroco del luogo riportanti date precedenti alla data di pubblicazione del catasto, importanti anche loro per la demografia delle località.
Altro non Le so dire , ma la riproduzione integrale di un Catasto onciario era possibile nel 2006, non so attualmente
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 3 maggio 2007, 22:11

Cerco di chiudere il cerchio rispondendo un po a tutte le domande sinteticamente:

1) Cos'era il catasto onciario?

Il catasto onciario fu voluto da Carlo III di Borbone con la Prammatica “de forma censuali seu de capitatione aut de catastis” del 17 marzo 1741 e fu un tentativo di introduzione, nel Regno di Napoli, di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell'industria.

2) come era strutturato?

Il Catasto onciario era articolato in quattro parti: Atti preliminari, Apprezzo, Rivele, Onciario. Spesso erano allegati anche gli stati d'anime.

Atti preliminari: Erano bandi, ordini, inviti, attestazioni varie e soprattutto la formazione della commissione che doveva redigere i catasti.

Rivele: Erano la dichiarazione fatta da ogni "testa" (capofamiglia) di tutti i beni che si possedevano, delle rendite che ne derivavano e dei pesi a cui questi beni erano soggetti, nonchè della propria qualifica.

Apprezzo: Era la verifica della commissione, che si recava nelle varie località dell'università a controllare la veridicità delle rivele.

Onciario: Era la redazione finale con la lista di tutti gli abitanti e i loro possedimenti.

Stati d'anime: Era la lista di tutti gli abitanti e dei loro familiari redatta dal parroco.

3) Sono possibili riproduzioni?

Con propria macchina fotografica massimo 10 scatti per libro al costo di 3 Euro per libro :shock:

Per ogni altro caso occorre rivolgersi al servizio interno di fotoriproduzione

4) Quali sono i costi del servizio interno di fotoriproduzione?

Se esiste già il microfilm del documento : 0,25 E per ogni foglio A3 che in genere prende 2 pagine di documento

Se non esiste microfilm: prima crearlo spendendo 0,25 E per ogni foglio A3 che in genere prende 2 pagine di documento e poi altri 0,50 Euro per ogni stampa cartacea per un totale di E 0,75 a foglio.

5) E' possibile avere copia integrale?

Certo! Basta pagare! .. e siccome mi serve un catasto onciario formato da 11 volumi di circa 1500 pagine ognuno (tra l'altro non microfilmato :roll: ) .. credo accenderò un mutuo :lol:


A voi i commenti :wink: :wink:
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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » domenica 6 maggio 2007, 11:30

Ho spostato il mio messaggio dato che non si può spostare dai moderatori
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
3) Sono possibili riproduzioni?

Con propria macchina fotografica massimo 10 scatti per libro al costo di 3 Euro per libro :shock:

Per ogni altro caso occorre rivolgersi al servizio interno di fotoriproduzione


Infatti attualmente presso l'Archivio di Stato di Lecce per problemi tecnici(si è rotto il lettore stampatore da microfilm esistente) bisogna usare la fotocamera digitale, ma essendone in possesso l'Archivio stesso non si può usare la propria. Il costo è di Euro 2,00 ogni scatto A3 ed Euro 1,00 ogni scatto A4.

4) Quali sono i costi del servizio interno di fotoriproduzione?

Se esiste già il microfilm del documento : 0,25 E per ogni foglio A3 che in genere prende 2 pagine di documento

Se non esiste microfilm: prima crearlo spendendo 0,25 E per ogni foglio A3 che in genere prende 2 pagine di documento e poi altri 0,50 Euro per ogni stampa cartacea per un totale di E 0,75 a foglio.

5) E' possibile avere copia integrale?

Certo! Basta pagare! .. e siccome mi serve un catasto onciario formato da 11 volumi di circa 1500 pagine ognuno (tra l'altro non microfilmato :roll: ) .. credo accenderò un mutuo :lol:


[b]Presso l'Archivio di Stato di Lecce NON SI PUO' EFFETTUARE COPIA INTEGRALE, anche pagando milioni di Euro.
I casi degli Archivi di Stato di Napoli e Firenze (quest'ultimo non più) sono, a quanto mi è statto riferito, gli unici, o l'unico Archivio in Italia in cui il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha dato in APPALTO ESTERNO il servizio interno di fotoriproduzione. Ecco perchè a Napoli sino all'anno 2006 era possibile pagare Euro 3,00 al Ministero dei beni e delle aTTIVITà CULTURALI ED ILRESTO AD UN FOTOGRAFO ESTERNO CHE PROVVEDE ALLA RIPRODUZIONE INTEGRALE.
pRESSO L'aRCHIVIO DI sTATO DI lECCE, MOLTE aMMINISTRAZIONI cOMUNALI DELLA pROVINCIA DI lECCE VOLEVANO EFFETTUARE COPIA INTEGRALE DEL cATASTO oNCIARIO DEL LORO "cOMUNE" MA CIO' NON E' POSSIBILE !!!!!!!!!!!!!!!!!
Presso l'Archivio di Stato di Lecce si possono effettuare scannerizzazioni del documento, sempre effettuate da operatori interni e non in modo personale e con mezzi propri. I costi per le riproduzioni digitali sono differenti e bisogna dichiarare e sottoscrivere di non divulgare con nessun mezzo (anche on line) le immagini riprodotte, che devono servire solo e solamente ad uso strettamente personale. Se si devono Piubblicare variano i costi e si deve essere autorizzati, e le "coordinate" dell'autorizzazione vanno segnalate sulla pubblicazione.
Quindi, come si può notare vi sono differenze da Archivio ed Archivio su alcune "cose" che dovrebbero essere uguali in Italia.
Il Gentilissimo Prof. Alessio Bruno Bedini per quanto preciso, dettagliato e puntuale nella Sua descrizione, Suo malgrado ed involontariamente ha scritto in modo generico "qualcosa " che deve e sottolineo DEVE essere identica da Archivio ad Archivio per modalità, Tariffe e quant'altro.

Saluti

[/b]

ciò che ho scritto ed aggiunto è in grassetto corsivo o il solo corsivo, per non saper usare correttamente il " riporta".
Giovannimaria Ammassari

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Messaggioda Guido10 » mercoledì 9 maggio 2007, 16:15

Cari amci.

nella speranza di farvi cosa gradita, vi informo che per alcuni paesi sono state pubblicate, in tempi recenti, le ristampe dei rispettivi "onciari", ciascuna più o meno arricchita da saggi ed altre informazioni accessorie.

Di seguito vi fornisco la lista aggiornata di quelle a me note.

    Aiello casale di Atripalda
    Altavilla
    Apice
    Ascoli
    Atripalda
    Avellino
    Casali di Cosenza
    Caserta e Casali
    Casoli
    Castelvolturno
    Copertino
    Corvara del Conte
    Lapio
    Mugnano
    Olivadi
    Pietrastornina
    Prata Sannita
    Santa Maria Capua Vetere
    Soverato
    Tavernola casale d'Atripalda
    Terranova Fossa Ceca
    Torrioni
    Trinitapoli


Aggiungo che, poiché sembra essere venuta un pò la moda dell' "onciario", la lista si allunga costantemente.

Un saluto

Guido
"Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mc 2,17)

Siamo solo maglie nell'eterna catena della parentela. (H.H.)
Guido10
 
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