da Marce Ceicna » domenica 23 agosto 2015, 21:24
Buonasera a tutti, lessi questa discussione alcuni mesi fa e mi ripromisi di rispondere una volta effettuate alcune ricerche negli archivi storici di Volterra e Firenze (Uffizi).
A spingermi è stato un motivo personale, dato che porto il cognome Cecini. Non conoscevo molto delle origini della mia famiglia, se non che il bisnonno di mio padre si spostò dalla Toscana in Abruzzo intorno alla metà del XIX secolo, probabilmente dopo l’Unità d’Italia e la drammatica crisi economica che si abbatté sulle terre dell’ex Granducato di Toscana. Dall’Abruzzo gran parte della mia famiglia si è, più recentemente, spostata a Roma. Dalle mie ricerche sono venuto a conoscenza del fatto che le più antiche attestazioni medievali dei Cecini (o del Cecino) risalgono agli inizi del XIV secolo, quando i primi esponenti di questa famiglia che sin da quel tempo rivendicò un legame con l’antica gens Ceicna, poi Cecina, tornarono alla ribalta nella politica del libero comune di Volterra.
Dico tornarono perché, per quanto improbabile data l’assenza di documenti dalla fine dell’Impero Romano fino a tutto l’Alto Medioevo, non è effettivamente impossibile che questa famiglia, tenacemente pagana, depauperata del proprio peso politico ed economico dalla caduta di un Impero che ne legittimava la posizione sociale, perseguitata da ripetute invasioni di barbari e mercenari avidi di bottino e di saccheggio, vituperata da quel Cattolicesimo sempre più legato al potere romano, prima, e a quello barbarico, poi, abbia deciso di abbandonare i rischi della città per ritirarsi a “svernare” nel contado volterrano e nei suoi molti poderi e possedimenti di campagna quei secoli bui del medioevo barbarico.
Non è irrealistico che questa famiglia si sia riaffacciata alla vita cittadina solo una volta sradicato il potere Vescovile dalla realtà rivoluzionaria dei Liberi Comuni.
Dalle genealogie di Raffaele Scipione Maffei relative a questa famiglia, delle quali sono entrato in possesso presso l’Archivio Storico di Volterra, si evince come sin dagli inizi del 1300, vale a dire dalle prime attestazioni documentistiche relative a questa famiglia, i Cecini abbiano contratto matrimoni con le principali famiglie nobili di Volterra: Inghirami, Incontri, Masucci, etc.
La presenza nobiliare di questa famiglia valicò i confini del comune volterrano, giacché se ne trova traccia anche in Firenze (Archivio Storico degli Uffici, fondo Guido Carocci e raccolta Ceramelli-Papiani). Basata nel Quartiere di San Giovanni, Gonfalone delle Chiavi, ebbe in uno dei suoi esponenti, Tegghiaio, uno dei Priori della città per decadi nel XIV secolo e risulta fra le famiglie firmatarie del trattato di pace siglato dal Duca di Atene, all’epoca dittatore della città di Firenze, con i Pisani nel 1342. In tarda epoca Medicea, poi, Fabrizio Cecini fu ambasciatore, segretario particolare di un cardinale Medici, nonché archivista di Stato. A ben vedere sembra sia proprio lui il primo a dare una razionalità e un ordine all’Archivio Mediceo nel XVII secolo. Ma la cosa più importante che ho scoperto riguarda i rapporti fra i Cecina di Volterra e questi altri “Cecini” toscani, i quali vengono accostati agli Etruschi Ceicna/Cecina come diretti discendenti in numerosissime opere di Archeologia, di Storia o di Etruscologia dei secoli XVIII/XIX, ad opera di personaggi quali il già citato Flaminio del Borgo, l’abate gesuita Luigi Lanzi, padre degli studi sugli etruschi, il dotto storico dell’arte e nobile volterrano Francesco Inghirami, e altri ancora.
Penso sia improbabile che simili matrimoni siano stati contratti da famiglie di comprovata nobiltà con dei “parvenu” di umili origini dal contado, discendenti di un tal “Cecio” e quindi chiamatisi “Cecini”, come mi è parso di leggere in alcuni post precedenti. Trovo invece più realistico che ci sia una correlazione fra questo cognome e i vari toponimi toscani assonanti, come la Val di Cecina, il fiume Cecina, la città di Cecina, che vengono proprio fatti derivare dalla famiglia etrusca che, anticamente, dovette possedere larghi fondi in quelle aree.
Il cognome Cecina di Volterra nasce alla fine del XV secolo ad opera di un esponente della famiglia Cecini, tale Bernardo, che, differentemente dai suoi fratelli, decise di assumere per il suo ramo familiare il cognome di quelli che riteneva essere i suoi diretti antenati, i Cecina. Dalle genealogie di R.S. Maffei si evince chiaramente come, da Bernardo Cecini in poi, il ramo della famiglia da lui discendente cominciò a rivendicare per sé il nome Cecina, negli atti di nascita, di matrimonio, cessioni di fondi, di case, etc. Sulle sorti della famiglia Cecina non mi dilungo più di tanto perché già ne avete parlato ampiamente in precedenza: essi contrassero matrimoni per 3 secoli con le maggiori e più nobili famiglie volterrane, raggiunsero nel XVIII secolo il rango di Patrizi della città, e si estinsero nel XIX secolo, quando il cognome dei Cecina fu assunto dalla famiglia della moglie dell’ultimo esponente maschio sposato, i Leonori. Ma se la famiglia dei Cecini di Bernardo di Volterra, dalla fine del XV secolo chiamatisi Cecina, si estinse agli inizi del 1800, non così fu per gli altri numerosi rami di Cecini toscani che continuarono a vivere non solo nelle contrade della Val di Cecina e d’Elsa, ma anche a Firenze e nei suoi sobborghi.
Naturalmente sarebbe pretestuoso anche solo immaginare di asserire con una certa dose di fondamento che questi Cecini siano direttamente discendenti dai Cecina etrusco-romani. Possiamo solo basarci sui fatti, i quali ci dicono che questa famiglia rivendicò per sé tale ascendenza sin dagli albori dell’età moderna, che tale ascendenza fu ad essi riconosciuta dalle autorità del libero comune di Volterra, prima, dalle nobili famiglie volterrane che decisero di concedere ad essi le proprie figlie in spose, poi, e dai più eminenti dotti toscani del XVIII e XIX secolo, pionieri dell’etruscologia, che ravvidero in questa famiglia toscana un legame profondo con i Ceicna o Kaikna etruschi.
Mi riservo di mettere nero su bianco con dovizia di particolari e di dettagli bibliografici, alla luce dei documenti reperiti negli Archivi di Volterra e Firenze, in un saggio breve che ho intenzione di scrivere prossimamente. Mi scuso dunque se questo “racconto” vi risulterà vago e privo di riferimenti precisi, ma vuole semplicemente essere un sunto o una sinossi ad un lavoro che, per forza di cose, se vuole avere un minimo di credibilità, deve essere assai più certosino e denso di rimandi bibliografici.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e soprattutto per aver stimolato in me, attraverso questa discussione vecchia ormai di 5 anni, la volontà della ricerca.
Marco Cecini