da RFVS » mercoledì 30 gennaio 2008, 14:07
circa i Timi la ringrazio, ma i Tini sono altra famiglia.
Quest'ultimi erano originari del Castello di Petrata (vicino a Valfabbrica, ma in territorio assisano) e si stabilirono nel '6-700 in Assisi.
Non so per quale motivo però ebbero sempre molti legami con Gualdo Tadino tanto che, come le ho scritto, nel 1808 Sante Tini ne divenne Gonfaloniere e nel 1837 suo figlio Giovan Battista fu autorizzato a fregiarsi del titolo di Nobile di Gualdo Tadino (poi però non riconosciuto sotto il Regno d'Italia).
Tommaso Tini poi, figlio del suddetto Giovan Battista possedeva in enfiteusi alcuni beni, credo, entro le mura cittadine e di proprietà della Collegiata di San Benedetto.
Il documento del 1837 che le cito è riportato da Daniele Amoni sul mensile "Il Nuovo Serrasanta", n.5 del maggio 2007, nella sezione "Storia".
Circa il decifrare:
Nelle Città della Stato Pontificio, che per avere il titolo di Città dovevano avere particolari requisiti, la popolazione era suddivisa in ceti.
In linea generale, nelle Città più importanti il ceto più elevato era quella dei Patrizi, seguito da quello dei Nobili, poi da quello dei Civici o Cittadini ed infine da quello dei "popolani".
Nelle Città meno importanti il ceto dei Patrizi non esisteva ed il massimo ceto era quello dei Nobili.
Ciò sempre a grandi linee.
Le famiglie che appartenevano a questi due ceti, Patrizio e Nobile, erano famiglie nobili a tutti gli effetti e detenevano il governo della città esercitando le maggiori cariche comunali, spesso in modo ereditario.
Vincenzo Ribacchi ed i suoi fratelli vengono inclusi in quell'elenco del 1837 e di conseguenza erano autorizzati all'uso del titolo nobiliare di "Nobili di Gualdo Tadino"
gli appartenenti ai due ceti di cui le ho detto sopra, il Patrizio ed il Nobile, erano infatti appellati "Patrizi di" e "Nobili di", dove la particella "di" era seguita dal nome della città in cui quelle famiglie abitavano o esercitavano le cariche comunali.
Gualdo Tadino aveva come massimo ceto quello dei Nobili e quindi le famiglie che facevano parte erano qualificate "Nobili di Gualdo Tadino"
L'elenco del 1837 presenta le seguneti famiglie ammesse ad appellarsi in tale modo:
Ginocchietti
Montani
Tini
Ribacchi
Vagni
Paoletti
Angeletti
Calai-Marioni
Cajani
Colini
Coppari
Fabbri-Stelluti-Scala
Giorenghi
Granella
Mattioli
Mattioli-Benvenuti
Maggi
Ovidi
Panunzi
Pignani
Premoli
Ceccarelli
Santarelli
Sensi
Sinibaldi
Valenti
Zuccari-Durante
Stemma: l'unico modo per sapere se era davvero già presente nel 1600 è andare a cercare negli archivi gualdesi se fossero presenti repertori araldici delle famiglie locali.
Regole di Trasmissione:
i due titoli di nobiltà civica, ossia i suddetti titoli di
Patrizio di
Nobile di
si trasmettevano a tutti i componenti della famiglia, sia maschi che femmine, ma ovviamente si tramandavano solo attraverso i maschi, tutti, anche i non primogeniti.
Documento di nomina
Non è cosa semplice ritrovarlo, ma tutto può essere ed anche per questo è necessario andare a cercarlo negli archivi gualdesi.
Pensi che in casa conservo il documento del 1808 con cui il Governo Comunale di Gualdo Tadino iscrisse Sante Tini, cittadino di Assisi, all'Ordine dei Gonfalonieri di Gualdo Tadino, con tutta la sua famiglia e discendeni all'infinito.