Questioni di Storia Locale

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini

Questioni di Storia Locale

Messaggioda FedericoF » domenica 25 novembre 2007, 15:11

Egregi studiosi ed esperti, egregi appassionati,
con questa vorrei porre alla vostra attenzione un paio di questioni che mi incuriosiscono e sulla quale negli ultimi tempi ho focalizzato le mie attenzioni.

Primo caso: siamo nei territori dell’attuale provincia di Parma, anno 1348. Una famiglia compare in un atto quale proprietaria di terre confinanti con quelle dei Pallavicino, i quali sulle loro possessioni avevano diritti feudali, che poi confluiranno nel cd. Stato Pallavicino, soggetto immediato dell’Imperatore e con alterne vicende sgretolatosi poi nel Ducato Farnesiano: storia comunque nota.
Ora io mi chiedo quale potesse essere la situazione di questa tale famiglia o meglio: in che senso, in base a che diritto era possibile essere proprietari, non dipendendo né da contratti di vario modo ecclesiastici, né di affitto, né ad altro titolo, né fittavoli di un signore investito dall’autorità?
Confesso la mia ignoranza del diritto medievale, ricorrendo per l’appunto alla vostra esperienza.

Seconda questione: Busseto, XVI secolo. L’imperatore Carlo V erige Busseto Città, con i relativi privilegi. Tralasciamo in questa sede tutto, e focalizziamo l’attenzione su il Libro d’Oro e sul Libro delle Angustie. Entrambi perduti. V’è da dire che dal 1533 in avanti si fondò il Collegio Notarile, e il governo della comunità fu retto da un Consiglio Ristretto( il cd. Consiglio Segreto) e da un Consiglio Allargato, che pian piano perderà sempre più potere a favore del primo. Il numero di componenti si assottiglia fino ad arrivare alla metà del XVII in cui le stesse famiglie (quelle inscritte nelle pubblicazioni di cui sopra) detengono sempre a rotazione il governo della comunità, ormai stabilizzatosi al numero di 6 membri.
Il contenuto dei summentovati libri, perduti in originale, è riportato da diversi storici locali, con nomi, cognomi, agnazione, discendenza. I componenti contraevano matrimoni o con donne appartenenti al patriziato, o con famiglie feudali. Le condizioni di ammissione al patriziato(fenomeno raro: le famiglie presenti a metà del XVI sec. mantengono il potere fino al 1806; il processo di aggregazione si componeva tra l’altro di più tappe:concessione della cittadinanza, due deputati per “far la fede con necessaria autorità”, la chiamata come “soprannumerario”, la terza la chiamata effettiva) sono molto selettive: vivere civilmente da tre generazioni, non esercitare arte meccanica o vile, non tenere botteghe aperte, “non si sogliono admettere contadini né persone nate at allevate et nutrite nella villa”, bontà di costumi, doti di virtù, beni di fortuna e purità e chiarezza di sangue &c.
Famiglie non solo notabili, ma nobili, spesso con stemma, tutte appellate in scritti e sepolture e documenti anche ufficiali, patrizi bussetani e nobili, tanto è vero che non c’è nessuna nobilitazione ufficiale di queste(se non alcuni titoli comitali) da parte dei sovrani del Ducato dal 1545 al 1859. “…godevano di nobiltà antichissima e originaria praticamente tutte le famiglie del patriziato dell’epoca comunale…omissis…” (G.Fiori, Infeudazioni e titoli nobiliari nei ducati parmensi).
Alla luce di questa esposizione, considerato che Busseto non è nell’ altrove citato elenco di Città della Consulta Araldica (rectius: non ricordo la fonte!), pur evidentemente godendo di un patriziato, come bisogna considerare queste famiglie oggi(in verità se ne sono conservate poche delle originarie, e sottintendo ai fini di quegli organismi che riconoscono e tutelano oggi lo status nobiliare delle famiglie cd. Storiche)?
Mi scuso per la stringata esposizione, che invece di semplificare la questione l’ha senza dubbio resa meno chiara, e invio i miei saluti più cordiali a chi vorrà darmi un’opinione in merito.
Grazie, Federico F.
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Messaggioda vdaurelio » lunedì 26 novembre 2007, 10:25

Leggevo ieri sera che il diritto feudale era un privilegio dettato dal sovrano a favore di un soggetto il quale poteva pretendere da dette terre i diritti di decima, trigesima, erbaggio ecc... Premesso questo i feudatari che erano diventati ormai oppressivi e "ne inventavano" una al giorno di tassa per poter succhiare denari alla gente, si finì con il non più distinguere un privilegio da una proprietà vera e propria. Insomma i feudatari consideravano le terre infeudate come loro esclusiva proprietà quando invece appartenevano comunque al Regno. Forse proprio in questa confusione si trova la risposta al Vs. primo quesito.
Saluti cari
Vincenzo DAurelio
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Messaggioda FedericoF » martedì 27 novembre 2007, 16:14

Gentile Signor d'Aurelio,
La ringrazio per il suo chiarimento; tuttavia anche in epoche successive i cd. "feudi" venivano acquistati e venduti (aggiungo tra privati ma con sanzione sovrana) e i relativi titoli nobiliari passavano di mano. Quelli che anticamente erano feudi successivamente divennero proprietà, tanto è vero che, dopo storie lunghe secoli, ci sono famiglie che possiedono ancora i loro antichi territori feudali oggi come terre di proprietà normale.
Tornando a quell'epoca: tutta la terra era del sovrano, che la concedeva in ricompensa al sostegno militare, ad esempio? Se sì tutte le terre di proprietà dovevano essere feudi; se no esisteva il concetto di proprietà "privata" svincolata dalla proprietà dell'imperatore. Mi rendo conto che principi di tal genere non trovano applicazione universale, ma mi interesserebbe, ribadisco, conoscere la situazione a livello diciamo "giuridico" in quel tempo e in quel luogo. Mi scuso della mia ignoranza in tal senso, ma non è facile trovare testi che ne trattino esaurientemente.
Grazie ancora, Federico.
FedericoF
 
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Messaggioda vdaurelio » martedì 27 novembre 2007, 17:22

Caro Federico,
è vero quello che dici. La disciplina giuridica medievale ma comunque anche tutta l'altra a seguire sino al Codice Napoleonico è alquanto complessa e confusa. Posso girarti un po' di appunti relativi al Regno delle due Sicilie (non si sa mai esistano delle similitudini con il ducato di Parma). Leggevo che durante il regno di Ferdinando IV esistevano ben unidici codici complessivamente e spesso una legge contraddiceva l'altra creando non poche difficoltà. Per dirla con le parole di Alexandre Dumas "... Prima delle due occupazioni francesi, quella di Giuseppe e quella di Murat, che imposero quasi, al regno delle due Sicilie, il codice Napoleone, che i Napolitani abbastanza ingrati generalmente verso i Francesi, pretendono non essere altro che il Codice Leopoldino, non eravi un paese in Europa ove esistesse una più grande confusione di Leggi, di quella che vedevasi nelle due Sicilie. Quando Carlo di Borbone salì sul trono, undici differenti legislazioni, emanate per ordinanze reali, o leggi non abrogate, erano in vigore nel regno. Ed erano: L'antica legislazione romana, Il codice lombardo, Il codice normanno, Le costituzioni della casa di Svevia. Le leggi Angioine - Aragonesi - del ramo spanuolo - del ramo tedesco d'Austria, il feudalismo, la legislazione ecclesiastica e finalmente la greca del tempo nel quale Napoli, Amalfi, Gaeta e le altre città erano governate da ufficiali dell'impero d'Oriente. Tutte le leggi in opposizione tra loro facevano durare eternamente le liti …(cfr. I Borboni di Napoli” Libro I Ferdinando IV Capitolo VI – Napoli 1863 )". Fu proprio in questo periodo che si affermò la figura del legale azzeccagarbugli fortemente contrastata dal Tanucci sotto il regno di Ferdinando IV. Dirò di più, fra i tanti successi del Tanucci l'unico obiettivo che non riuscì a centrare fu quello di riunire tutte le leggi in un unico codice. Tra le altre citazioni ti scrivo "...sotto la monarchia normanna, il feudo fu anche disciplinato e sancì il principio che il dominio eminente sul Demanio Regio era riservato al Re. Fu quindi introdotta la distinzione fra terre demaniali, quali quelle della città di Lecce, sottoposte direttamente al dominio regio godendo di franchigie e privilegi, e terre feudali affidate ai Baroni ... I feudatari nel corso secoli avevano acquisito un potere che finì con il prevalere sui diritti dei cittadini. Le costituzioni di Federico II tendevano a itigare gli abusi feudali. La feudalità degenerò con gli Angioini e gli Aragonesi e ancora di più con i Vicerè spagnoli. Ai Baroni furono concessi alcuni privilegi come la giurisdizione delle terre a loro affidate. Nonostante che i feudi fossero stati dichiarati dalle costituzioni federiciane semplici diritti di regalia, di cui i baroni erano solo usufruttuari, questi finirono per considerare il possesso feudale alla stregua della proprietà privata ed enfiteutica (cfr. dal sito del Comune di Paganica)".
Lo so che non è proprio quello che cerchi ma anche io sto facendo una piccola ricerca in questo senso ed è davvero difficile. :cry:
Buon lavoro e cari saluti
Vincenzo DAurelio
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Messaggioda rosetano » mercoledì 28 novembre 2007, 11:40

Credo che per dare un primo discrimine occorra sempre tenere presente la differenza tra terre feudali e terre burgensatiche, sulle prime il signore esercitava il governo come rappresentante de sovrano, e che non necesariamente presupponeva la proprietà del fondo o del feudo, vedi i soli feudi giurisdizionali sui quali si esercitava i soli diritti feudali;
il burgensatico invece equivarrebbe alla proprietà come la intendiamo oggi, senza poter vantare su questo alcun tipo di governo.
Questo in linea di principio.... poi sappiamo in molti quante cause presso i tribunali i nobili intentavano soprattutto contro i comuni per far passare un burgensatico come feudale per non pagarne le tasse derivanti dal catasto o le bonatenenze, o viceversa da feudali a burgensatico per potersene definitavamente appropriare...
poi di contraddizioni ne è pieno il mondo... :D
rosetano
 
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