Gent.mi,
Mi sono iscritto a questo forum appositamente per provare ad apportare qualche elemento spero utile e allo stesso tempo imparare qualcosa.
Premetto che sono assolutamente ignorante in materia e quindi userò a sproposito molti termini, e vi chiedo scusa, anzi chiedo il vostro aiuto e la vostra correzione.
La mia famiglia è la famiglia Nicotra di Catania, quella dei “baroni” con il “palazzo famoso” su via etnea.
Durante il lockdown mi sono appassionato a fare un po’ di ricerche storiche e genealogiche e cerco di fare una sintesi.
Si tratta di una famiglia storica di certo abbastanza antica da queste parti, con diversi e frequenti matrimoni importanti con le famiglie più titolate della Sicilia.

Le notizie testimoniali più antiche che ho sono relative alla fine del 700 nel paese di Sant’Alfio, alle falde dell’Etna dove un Giacomo (prete) contribuì alla costruzione della bellissima chiesa madre, e dove più avanti Monsignor Sebastiano Nicotra, Nunzio apostolico, al quale è intitolata la via principale del paese, riuscì ad emancipare la parrocchia dalla vicina mascali, rendendola autonoma.
Sul piano civile i Nicotra intentavano causa - vincendola -contro i principi Rospigliosi Gioeni proprietari del feudo della Cerrita, alle pendici orientali dell’Etna, per sollevare dall’enfiteusi svariate centinaia di ettari coltivati direttamente da essi e dai contadini di Sant’Alfio e Fornazzo ai quali sembra cedettero parte dei terreni “liberati”, favorendo l’insediamento abitativo a monte della chiesa, pur mantenendo per se’ le contrade Felcerossa, Montarsi, Rosella, pietracannone, magazzeni, etc
Di tutta questa vicenda possiedo incartamenti originali autografi, sentenze etc.
Produttori di Vini, nocciole, castagne, si legge da qualche parte di antiche e nobili origini spagnole, insediatisi originariamente a Randazzo, arrivano a Catania in via etnea 248 grazie al matrimonio tra Giuseppe Nicotra (fratello del Monsignore di cui sopra ) e Adele Bertuccio. I Bertuccio erano una ricca famiglia di commercianti alla costante ricerca di un inserimento nella società Aristocratica catanese. Il palazzo era stato originariamente da loro costruito, ma divenne immediatamente “palazzo Nicotra Bertuccio” quindi evidentemente la famiglia Nicotra possedeva già un certo lignaggio, ma non ne conosco eventuali titoli.
Salvatore Nicotra (mio bisnonno) figlio di Giuseppe e Adele, sposa Giovanna Impellizzeri - ed è qui secondo me che va chiarito l’arcàno.
Giovanna Impellizzeri di Sant’Alessio (che io conobbi poco prima che morisse a 101 anni) era figlia di Giuseppe Impellizzeri e Caterina Deodato.
La baronia di sant’alessio, originariamente una delle 4 baronìe principali legate alla celebre famiglia Paternó castello, derivó secondo me a questo Giuseppe, dalla Nonna paterna, madre di suo papà Mario, che era appunto Anna Paternó Castello, baronessa di sant’alessio sposata con Giuseppe salvatore impellizzeri (di San Giacomo belmineo), suo nonno appunto. (1790 circa)
Gli Impellizzeri di San Giacomo belmineo famiglia siracusana di primaria importanza, (il palazzo impellizzeri di Noto è il più importante della città) dunque, non ho capito bene perché, in un ramo “cadetto” catanese, acquisirono il titolo “di sant’alessio” e lo “preferirono” (scusate magari non è preferenza ma semplice applicazione di leggi che sconosco) a quello “di San Giacomo”.
Il “Barone” Salvatore Nicotra mio bisnonno a sua volta, secondo me si faceva chiamare Barone solo grazie al matrimonio con la baronessa (lei si) Giovanna Impellizzeri (appunto di sant’alessio). Nè ho mai sentito nominare in famiglia un predicato legato a questa presunta baronìa (Nicotra di che?)
Di questo non ho certezza, magari non vuol dire nulla, magari lo acquistó, o magari vi era una norma per cui fosse legittimo fregiarsi del titolo della moglie, o magari ne aveva uno tutto suo che sconosco.
Lo stemma che si può ancora trovare sui vetri delle porte del palazzo, e di cui ho notizia in famiglia è quello che allego.
Insomma secondo me questo “di San Giacomo” è un tentativo postumo di “recupero” del predicato sbagliato (forse considerato più illustre) al cognome sbagliato (impellizzeri), che alla famiglia Nicotra di Catania è peró legato solo grazie al matrimonio della mia bisnonna.
Magari mi sbaglio.
A margine:
Il fratello del mio bisnonno giuseppe, Sebastiano, sposó Irene fiorini, dando vita ad un altro numeroso ramo della famiglia, che possedeva un altro “palazzo Nicotra” assai più grazioso, oggi in perfetto stato di restauro, in via San Michele a Catania.
Una loro figlia “Mary” fu parlamentare e tra le poche donne “costituenti”.
Ancora a margine: se visitate Catania, il primo piano del Palazzo “Nicotra Bertuccio” in via etnea 248 è visitabile, grazie ad una “società storica catanese” che vi ha sede.
È ancora tutto originale ed incredibilmente intatto. Sembra di entrare a Casa dei miei bisnonni.
Il secondo piano, dove nacque mio padre, inopinatamente fu venduto da mio nonno ignaro, al capostipite di cosa nostra palermitana a Catania, arrivato in città negli anni 70: il boss calderone, i cui parenti sembra abitino ancora qualche appartamento.
E così vi ho dato anche un triste spaccato di quella “vicinanza” tra mafia e “nobiltà” che è tipico di queste parti.
Scusate se ho detto troppe iNesattezze ma sicuramente mi aiuterete a riordinare le idee e a rendere le mie informazioni proficue alla ricerca.