Un saluto a tutti,
questa volta chiedo il vostro aiuto per reperire informazioni su un mio antenato che a cavallo tra il XVI° e XVII° secolo visse a Roma; di seguito riporto un quadro riassuntivo delle informazioni in mio possesso.
Giulio Cesare Bagnoli nacque in Bagnacavallo intorno alla metà del '500, figlio di Giovanni Evangelista Bagnoli. Morì in Roma il 15 marzo 1623, dopo avere redatto il proprio testamento, agli atti del notaio della Camera Apostolica e della Curia Cardinalizia “ Chrisantes Rosciolus fulignas”, il 4 dello stesso mese. Giulio Cesare, come appare dal testamento, fu uomo di chiesa, essendo indicato con l’appellativo di reverendo; Luigi Balduzzi nei suoi scritti indicò che, dalla documentazione esaminata, emergeva che Giulio Cesare fosse abate e che avesse ricevuto dal principe Peretti un ricco beneficio ecclesiastico che fruttava centinaia di scudi d’oro all’anno. Non è possibile determinare il periodo di inizio ed i motivi del suo soggiorno in Roma; il canonico Lodovico Bagnoli nel proprio testamento scrisse che Giulio Cesare era “morto in Roma, dove si trattene sino dal principio della di Lui Pubertà, senza mai ripatriare” . Per certo nella Città Eterna Giulio Cesare si fece notare per le proprie doti letterarie in occasione della tenzone poetica e letteraria indetta nel 1589 a coronamento delle nozze tra il principe Don Marcantonio III° Colonna e donna Felice Orsina Damasceni Peretti , appartenente alla famiglia dell’allora pontefice regnante Sisto V°.
Così grazie alle sue qualità di uomo di sapere, ed alle doti tanto decantate dall’amico poeta Gian Vittorio Rossi, detto l’Eritreo, Giulio Cesare divenne responsabile della segreteria dello sposo, il principe Marcantonio III Colonna Gran Connestabile del Regno di Napoli. Dal testamento di Giulio Cesare si apprende che al momento della morte gestiva la segreteria del Principe di Venafro Don Michele Damasceni Peretti, cognato del Connestabile Colonna: si può ritenere quindi che, morto precocemente il Colonna, nel 1595, la famiglia Damasceni Peretti avesse colto l’occasione per inserire nella gestione dei propri affari Giulio Cesare, in virtù della competenza e dell’affidabilità dimostrata nell’incarico precedente.
Giulio Cesare resse la segreteria della casa Damasceni Peretti per quasi trent’anni, e rivestì uffici molto importanti; il Principe di Venafro, come è riportato dalle fonti, nutrì sempre profonda ammirazione e stima nei suoi confronti, al pari di un fratello, e gli fornì, oltre ad un alloggio nella parte migliore del proprio palazzo, un ricco beneficio che fruttava una rendita di diverse centinaia di scudi d’oro all’anno. E quando Giulio Cesare morì, il Principe Peretti, diffidando di poter trovare un degno successore, non incaricò più alcun ministro o segretario per i propri affari, preferendo gestirli in prima persona, con l’aiuto saltuario di qualche amanuense .
Giulio Cesare per tutta la vita coltivò gli studi umanistici e le lettere con grande sapienza ed erudizione, come riportato dal Rossi , dal Marchesi , che lo definì “valente cultore della Filosofia d’Aristotele, avendo interpretati i Libri della Morale, della Repubblica, della Retorica, e Poetica”, e dal Buillet, che disse di lui che ebbe “appena altri eguali al suo tempo”; lasciò diversi scritti e due tragedie, “Il Giudizio di Paride” e “L’Aragonese”, che non furono stampate in vita dall’autore, anche se è certo che la seconda fu più volte rappresentata in Roma e nel Napoletano con successo, prima di essere pubblicata nel 1682 a Trapani . Col proprio testamento, redatto il 4 marzo del 1623 , Giulio Cesare, dopo aver raccomandato la propria anima a Dio, alla Madonna e ai Santi, chiese di essere sepolto nella tomba di sua proprietà posta nella chiesa di S. Lorenzo in Damaso, a Roma, vestito con l’abito di S. Francesco, senza spese e pompe, eccetto il costo di un certo numero di messe da far celebrare al momento della morte presso altari privilegiati, ed una distribuzione di 50 scudi in suffragio della propria anima.
Ordinò ai propri esecutori testamentari di dare alle stampe, a spese dell’eredità, le proprie opere, dedicando le Tragedie al Cardinal di Montalto ed il “Giudizio di Paride” unitamente ai “Sonetti” al Principe di Venafro: da queste disposizioni emerge ancora il legame con la famiglia Damasceni Peretti, dal momento che il Cardinale di Montalto era Alessandro Damasceni Peretti, fratello di Michele, il quale dal 13 marzo 1589 al 6 aprile 1620 fu Cardinale Diacono di San Lorenzo in Damaso, la quale chiesa da questa ultima data ritenne in Commenda. A ulteriore riprova, bisogna ricordare che la fonte contemporanea più importante per la ricostruzione della vita e dell’opera di Giulio Cesare, ossia Gian Vittorio Rossi detto l’Eritreo, che ci ha lasciato un ritratto estremamente lusinghiero dell’amico, svolgeva le funzioni di segreteria presso il cardinale di Montalto.
In attesa dei vostri contributi, vi ringrazio anticipatamente per l'attenzione.
Luca Bagnoli

