Gentile Francesco Scardaccione,
traggo queste note dall' Enciclopedia storico-nobiliare del marchese Vittorio Spreti.
De CRISTOFAROArma :
D'azzurro al leone al naturale rivolto, sostenente con le branche anteriori una doppia scure d'oro, movente dal mare mosso, accompagnato in capo da una stella d'oro di sei raggi.
Dimora : Roma

Famiglia originaria di Eboli, aggregata al patriziato di Salerno, Sedile di Porta Retese, sin dal secolo XVII ed inscritta, dopo l'abolizione dei Sedili, al Registro delle Piazze Chiuse.
Crediamo opportuno, in questa occasione ricordare che la nobiltà civica del Regno di Napoli era distinta in due ceti : quello dei patrizi e quello dei nobili ; qualifiche che si trasmettevano ai discendenti maschi da maschio, mentre alle femmine spettava soltanto il titolo generico di nobile.
Erano considerate Sedi di patriziato, chiamate di Piazza Chiusa, quelle Città nelle quali, per titolo insignito di antichissima consuetudine, o per titolo esplicito di Sovrana Concessione, la nobiltà, composta di determinate famiglie costituenti un Corpo o Collegio, affatto separato dalla rimanente parte della cittadinanza e dallo stesso governo municipale, e con diritto di discretiva in alcuni uffici del governo medesimo, godeva, eziandio, della prerogativa di procedere
liberamente e
privatamente a nuove aggregazioni, senza che, in suo dissenso, avesse potuto ottenere ciò per
giustizia ; di veder roborate da Regio Assenso le novelle aggregazioni e reintegrazioni, e di potersi radunare senza intervento di Regio Ministro.
Erano invece considerate sedi di
semplice ma vera separazione le Città che, avendo tutti gli altri requisiti innanzi indicati, mancavano di qualcuna delle tre ultime prerogative.
In conseguenza furono originariamente sedi di vero patriziato : Napoli, Bari, Salerno, Sorrento, Trani e Tropea. Successivamente, dopo dimostrazione del loro diritto, furono dichiarate sedi di patriziato anche : Aquila, Amantea, Aversa, Benevento (che in verità lo era originariamente), Cosenza, Lucera, Pozzuoli, Giovinazzo (limitatamente alle famiglie aggregate precedentemente alla infeudazione del 1523), Amalfi e Sulmona, per le famiglie ugualmente aggregate prima delle infeudazioni.
Furono dichiarate invece sedi di nobiltà di
semplice ma vera separazione le Città di : Barletta, Bitonto, Capua, Gaeta, Lettere, Monopoli, Nola, Penne, Ravello, Scala, Taranto, Taverna e Crotone.
E, a completare questa rassegna, ricorderemo ancora che, a seguito degli abusi che si commettevano dai Sedili e degli scandali di aggregazioni fatte anche per danaro.
Re Ferdinando IV, con legge 25 aprile 1800 abolì i Sedili e costituì il Supremo Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno, con estesissimi poteri di riordinamento e di repressione degli abusi.
Fu quindi formato il Libro d'Oro della Nobiltà Napoletana, per tutte le famiglie che erano ascritte agli aboliti Sedili ; un Registro delle famiglie non patriziali che avevano posseduti feudi per 200 anni e un Registro di quelle che avevano vestito l'Abito di Malta
per giustizia.
Furono anche formati i Registri della Città di Piazza Chiusa e di quella di
semplice ma vera separazione.
La dominazione francese abolì il Supremo Tribunale Conservatore della Nobiltà del Regno e vi sostituì il
Consiglio dei Majoraschi. Ma dopo la restaurazione del Regno della Dinastia dei Borboni, il Consiglio dei Majoraschi fu abolito e con R.D. 23 marzo 1833, fu creata la Reale Commissione dei Titoli di Nobiltà, che funzionò sino al 1860.
Essa era formata da un Presidente, un Vice Presidente e 7 Consiglieri, tutti nobili, e dai Procuratori Generali presso le Supreme Corti di Giustizia di Napoli e di Palermo, i quali dovevano intervenire in tutti gli affari, a seconda che essi riguardassero Napoli o la Sicilia.
Il primo Presidente ne fu il Principe di Scilla, Don Fulco Ruffo.
Nel 1800 dunque, alla formazione dei Registri delle Piazze Chiuse, furono iscritte come patrizie di Salerno queste sole famiglie : Beltrani, De Clario, Comite, Capano, De Cristofaro, Cavaselice, Carrara, Granito, Gurgo, Lembo, Mazza, Mariconda, Mascaro Macedonio, Martinelli, Mazzacane, Morbilli, Pagano, del Pezzo, Prignano, Parrilli, Pinto, Primicile, de Ruggiero, Ruggi, Santomango, Salerno, Quarto, de Stefano, Vicariis, Venturi.
Ora, tra le famiglie appartenenti all'illustre patriziato di Salerno, la de Cristofaro occupa uno dei primi posti, perchè ha avuto uomini chiarissimi nelle armi e nelle più alte magistrature.
Nel Registro delle Piazze Chiuse del Regno, pagina ottava, a tergo, vi è il Registro di quella di Salerno, nella quale alla pag. II trovasi registrata la famiglia de Cristofaro nei seguenti termini : Questa famiglia vien divisa in due case :
1) Don DONATO, Don DOMENICO de Cristofaro, Don GIAMBATTISTA e Don GIUSEPPE de Cristofaro.
2) Don GENNARO e Don FRANCESCO de Cristofaro, quondam Don GAETANO.
Ora, il detto don Domenico quondam Don Giambattista, patrizio di Salerno, verso la fine del 1700, si stabilì in Summonte, provincia di Avellino, dove possedeva estese proprietà ; sposò la nobile Donna Barbara TORTORA POLLANO, e, attraverso i suoi discendenti : FRANCESCO, ANGELO e LUDOVICO, i quali vissero tutti nobilmente circondati dalla maggiore pubblica stima, fu il progenitore dell'attuale rappresentante della famiglia,
l'avv.
Paolo de Cristofaro, patrizio di Salerno ed ex Deputato al Parlamento (* Summonte, 02.I.1892),
sposato in Roma con la Nob. Giuseppina NORANTE dei Marchesi di SANTA CRISTINA, i cui figli sono :
- MADDALENA (* Roma, 30.III.1927)
- LUDOVICO (* Roma, 13.II.1928)
I fatti e la discendenza sono provati in modo ineccepibile, sicchè non vi può essere dubbio del Riconoscimente
Jure del patriziato di Salerno e dello stemma gentilizio ai termini della domanda già presentata alla Consulta Araldica.
Cordiali saluti