Guido5 ha scritto:Caro Antonino,
mi accorgo, con un po’ di ritardo, del tuo quesito rimasto senza risposta. Quella che definisci “appropriazione indebita” di titoli (o di semplici stemmi) è un fenomeno piuttosto frequente spesso avallato da sedicenti “Studi araldico-nobiliari” che non si fanno scrupolo, grazie alle omonimie, di inventare presunti rami di questa o quella famiglia.
In realtà di “furto” non si tratta perché non si può rubare quello che non esiste giuridicamente: secondo la XIV delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione infatti “I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome”. Anche le leggi nobiliari del 1943 sono state dichiarate incostituzionali con la sentenza 101/1967 dalla Corte Costituzionale in quanto l’art. 3 della Costituzione afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Rimane dunque l’aspetto storico e quello “morale” e l’unico modo per un’indagine privata, la sola possibile, è una seria ricerca genealogica che dimostri o no il collegamento fra la famiglia già nobile e quella che si proclama tale. Il finale può ugualmente lasciare l'amaro in bocca: guarda il “topic” sul libro di Camillo de’ Curtis a
http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=7&t=9154...
Ciao a tutti!
Guido5
Condivido parola per parola, caro Guido, quello che hai scritto.
Leggendoti , alcuni pensieri che mi frullano per la testa da un po’ mi spingono a fare qualche considerazione :
Noto talvolta , anche in me ,un certo disagio ed imbarazzo se non insofferenza nello scrivere di nobiltà e nobili nel’Italia del 2009.
Possiamo sostituire l’espressione “
discendenti da famiglie nobili”, dando all’aggettivo nobile, preso nel suo più ampio e profondo significato, con “
appartenente a famiglia storica” , forse politicamente più corretto, ma il significato che diamo dare al sostantivo “nobile” non può essere cancellato con un trattino di penna .
Lasciamo perdere i titoli nobiliari , che attualmente in Italia hanno significato solo per chi gliene vuole dare ma oggettivamente è nullo per una quantità di motivi più volte riportati ( non solo costituzionali ) ma
quell’insieme di valori storici ,culturali, morali, religiosi, sociali che appartengono ed accomunano un certo numero di discendenti (anche ex foemina) di famiglie italiane non devono e non possono essere né negati né rinnegati , pena tagliare le radici della nostra storia contribuendo alla omogeinizzazione della cultura dominante. Se abbiamo il coraggio di togliere la
foglia di fico del “
politicamente corretto” non possiamo non affermare che quello di nobile non è un titolo ( anche se in passato in certi casi , purtroppo, contrariamente ad ogni logica è stato di regia concessione ) ma un attributo , una condizione ovvero una qualità e come tale non può essere soppresso ma non può essere neppure non riconosciuto .
Tento di spiegarmi meglio :
Un uomo con i capelli rossi , deriva da una famiglia che ha nei propri geni questo attributo o qualità . Nel caso non gli piaccia , può negare di essere rosso o tingersi i capelli , chi lo circonda può non farci caso o persino voltarsi dall’altra parte ,se il fatto lo disturba ma sarà sempre un uomo dal capelli rossi , discendente da rossi che genererà rossi , nessuno per legge potrà proibirlo , avrà gli stessi diritti gli stessi doveri e pari dignità di un biondo o di un moro ma resterà inesorabilmente rosso di capelli .
Essere nobile , o meglio, discendere da una famiglia nobile ( o storicamente notabile ) non deve essere motivo di particolare orgoglio né riprovazione , è semplicemente un dato di fatto oggettivo ( ovviamente se
documentato ) .
Possiamo discutere se sia più elegante o politicamente corretta l’espressione “ discendente da famiglia nobile e notabile” o “appartenente a famiglia storica” , il cuore del discorso non cambia .
Cordiamente