Gentile Arrigo il Pacifico,
il predicato della Berardenga indica la contea
di cui erano signori. La famiglia sussiste ancora (vedasi in calce).
UGURGIERI DELLA BERARDENGAArma :
D'oro, a tre leoni d'azzurro : i due del capo affrontati e sostenenti una ruota di 8 raggi di rosso, e 1 in punta ; col capo cucito d'oro carico di un'aquila spiegata di nero, coronata del campo.
Dimora : Siena

Gli Ugurgieri sono certamente una delle più antiche famiglie nobiliari italiane, presentando una genealogia documentata che risale all' VIII secolo e avendo conservato per secoli il possesso
di un feudo vastissimo nella regione sud-orientale dello Stato
di Siena, che giungeva da un lato ai monti del Chianti, spingendosi fino all'Amiata e alla Maremma.
Sono numerosissimi i castelli
di cui
gli Ugurgieri sono stati signori, sia nella contea della Berardenga che da essi prese il nome, ricorrendo il nome di Berardo con grande frequenza nei primi conti, sia in quella della Scialenga il cui centro era Asciano.
In Siena, dove vennero nel XIII secolo, possedettero due torri e un castello
di cui rimangono ancora avanzi imponenti, e furono ascritti all'Ordine dei Grandi ed al Monte del Gentiluomo, con sepoltura e cappelle nelle chiese
di S. Francesco e dell' Osservanza.
Fondatore della casata è un WINIGISIO, che venne in Italia con Carlo Magno e si trova ricordato in un documento del 788 come legato presso il duca
di Benevento e poi presso quello
di Spoleto. Nel 799, essendo venuto a morte il duca Ildebrando, Winigisio gli succedette, finchè nell' 822 si ritirò a vita monastica.
RAGHINERIO, figlio
di Winigisio, si vede nominato come testimone in un giudicato tenuto a Lucca nell' 865 dal vicario imperiale vescovo Geremia Aldobrandeschi.
WINIGISIO, figlio
di Raghinerio, si trova ricordato nell'atto citato e anche in un altro dell' 844, dove compare come conte
di Siena e Roselle. Fissato ormai definitivamente nel territorio senese, Winigisio estese il suo dominio nelle due contee che poi si chiamarono dell' Ardenghesca e della Scialenga.
Nell'anno 867, insieme alla moglie Rechilde, egli fondò l'abbazia
di San Salvadore a Fontebuona, la cui prima badessa fu una figlia
di Winigisio, chiamata RECHILDE come la madre.
Il cartulario
di questa abbazia, conservato fino ai giorni nostri, offre una base sicura per la ricostruzione completa della genealogia
di questi conti, che assunsero il cognome UGURGIERI nel XIII secolo, lo abbandonarono poi per chiamarsi AZZOLINI o RUGGIEROTTI e lo riassunsero solo nel XVII secolo.
BERARDO, WINIGISIO e ADELGISO furono figli
di Winigisio ; i primi due sono ricordati in una donazione fatta all'abbazia
di Fontebuona ; il terzo in una sentenza
di papa Leone IV, dell' 851, a favore del vescovo
di Siena.
BERARDO II, figlio
di Berardo, donò alla abbazia
di S. Salvadore
di Monte Amiata varie terre nella valle del Paglia, nell'anno 1000. Da lui discendevano i conti MANENTI, signori
di Sarteano.
BERARDO II ebbe molti figli : il primo, WINIGISIO, padre
di WALFREDO, è il capostipite dei conti della Scialenga e Armaiolo, signori
di Asciano.
Questa linea potentissima sostenne dure lotte contro il Comune
di Siena fino a che, nel 1212, dovette sottomettersi e perdette
di lì a poco ogni possedimento e si spense senza lasciare traccia
di sè.
Un altro figlio, ILDEBRANDINO, fondò la linea dei conti
di Montalto e Orgiale ; vennero anch'essi in conflitto col Comune
di Siena e l'imperatore Federigo I impose loro restrizioni assai gravi, che riducevano il loro potere
di resistere alla nascente repubblica.
Dovettero ben presto fare donazioni
di territorio al vescovo e nel 1189 videro preso e devastato lo stesso castello
di Orgiale. Vari membri della famiglia, avendo fatta la loro sottomissione al Comune o avendo perduto i loro castelli, si trasferirono a Siena, dando origine alle famiglie dei CODENNACCI e dei MACONI, dei quali ultimi fu Bartolomeo RINALDINI, console della repubblica fra il 1191 e il 1209, e quel LANO ricordato da Dante nel XIII canto dell'
Inferno.
Berardo II fu anche padre
di WILLA, la quale nel 1008 sposò il conte Gherardo della GHERARDESCA e in tale occasione abbandonò la legge salica seguita dai conti della Berardenga, e prese quella longobarda del marito.
BERARDO III, altro figlio
di Berardo II, è noto per varie donazioni fatte a conventi e chiese nel primo decennio dell'XI secolo. Atti analoghi, degli anni 1024 e 1044, si hanno anche del figlio
di costui, BERARDO IV.
BERARDO V, figlio
di Berardo IV, viene ricordato in documenti del 1073 e 1083. Da lui discendono varie linee : quella
di BERARDO VI, signore
di Orgiale e Valcortese, si estinse alla fine dell' XI secolo, e le signorie dei detti castelli passarono allora nei discendenti
di UGO, secondo figlio
di BERARDO V, che alla loro volta si estinsero in una donna, AGNOLA, sposata nel 1369 a Francesco CERRETANI.
Una terza linea, derivata da GUIDO,
di Berardo, ebbe la signoria
di Monistero e terminò nel 1468 in MARIANNA, sposa
di Giacomo TOLOMEI.
RUGGIERO, ultimo figlio
di Berardo V, appare signore
di Montaperto nel 1106, e suo figlio UGO era console della repubblica
di Siena nel 1183, quando gli imperiali furono battuti dai senesi al Rosaio.
Fra i figli
di Ugo, RANIERI partecipò con altri suoi fratelli alla convenzione per cui il Comune
di Siena concedeva loro la costruzione del castellare presso la chiesa
di S. Vigilio.
Suo figlio RUGGIERO, vescovo
di Massa, avendo aderito alla parte
di Gregorio IX, dovette fuggire da quella città nel 1250, ma poi, tornata questa all'obbedienza del pontefice, anche Ruggiero potè tornare alla sua sede, dove iniziò la fabbrica
di quella cattedrale.
Suo fratello FORTARRIGO fu provveditore
di Biccherna nel 1256.
GOFFREDO, con altri dei suoi fratelli e nipoti, seguì l'imperatore all'assedio
di Parma nel 1247, e la loro linea si estinse nei primi del XIV secolo.
ILDEBRANDINO, altro figlio
di Ugo, partecipò alla costruzione del castellare ed ebbe l'incarico, nel 1214,
di costruire il castello
di Quercegrossa. Da Ildebrandino ebbe origine una linea estinta circa la metà del Cinquecento,
di cui i personaggi più notevoli sono :
- UGO, suo figlio, che fu vescovo
di Grosseto
- RUGGEROTTO,
di Ugo, che fu arbitro della lite fra Siena e Orvieto nel 1226, testimone del lodo dato dal vescovo prenestino nel 1235 e poi dell'atto
di sottomissione dei Cacciaconti
- RUGGEROTTO,
di Ruggero, cavaliere templario e percettore della magione del Tempio in Siena
- BARTOLOMEO, suo fratello, che era camarlingo del Comune nel 1255, provveditore
di Biccherna nel 1262
e vari altri che ebbero cariche pubbliche o si distinsero nelle armi.
Da CIAMPOLO,
di Ugo, discende la linea ancora vivente; Ciampolo fu console
di Siena nel 1202 e tornò al potere nel 1208. Quando Ottone IV scese in Italia, Ciampolo fu tra i consoli senesi che ottennero dall'imperatore il diritto per il comune
di battere moneta,
di diroccare alcuni castelli e
di essere completamente indipendente dal vescovo.
Nel 1212 fu a capo dei cinque fratelli che costruirono il castellare degli Ugurgieri ; nel 1234 fu fra i consiglieri che firmano la pace fra Siena e Firenze.
RUGGIERO,
di Ciampolo, ebbe per moglie FAZZINA, figlia
di Provenzano SALVANI, e
di lui non si hanno altre notizie particolari.
Suo fratello GIOVANNI partecipò alla crociata, e un altro fratello, CIAMPOLETTO, fu nominato per liquidare le perdite subite dai cavalieri senesi alla battaglia
di Pontedera.
Da Ciampoletto prende origine una linea, estinta nella seconda metà del '400, i cui personaggi più notevoli sono :
- CIAMPOLO,
di Meo, che nacque sulla fine del XIII secolo e fu il primo volgarizzatore dell' Eneide ;
di questa sua opera rimane ancora il codice originale ; egli fu uno degli ufficiali dello Studio
di Siena nel 1345.
- CECCO,
di Meo, fu valente poeta, citato dal Mittarelli come chiosatore
di un codice della biblioteca
di Murano ; fu provveditore
di Biccherna nel 1365.
- BARTOLOMEO,
di Cecco, fu cavaliere e rimane
di lui un sigillo
di bronzo, conservato al Museo Nazionale
di Firenze, fatto fare da lui probabilmente verso il 1368.
- GIOVANNI, fratello
di Bartolomeo, cavaliere e provveditore
di Biccherna nel 1374.
- NICCOLO',
di Cecco, (* 1381), abbracciò la carriera ecclesiastica e fu spedito dal comune come suo rappresentante al concilio
di Costanza ; ultima notizia
di lui si ha nel 1443, per il conferimento
di un benefizio ecclesiastico.
Fra i figli
di Ruggiero il primo, GIOVANNI, combattè a Montaperti, dove rimase ucciso per mano del conte
di Pitigliano e sepolto poi con grandi onori nella cattedrale
di Siena.
ORLANDO, altro figlio
di Ruggiero, fu vescovo
di Massa e Populonia e vescovo più guerriero che pastore, famoso per le lotte sostenute coi massetani e ricordato poi per avere, nel 1298, benedetto insieme al cardinale
di Porto la piazza nuova
di S. Francesco
di Siena.
UGO,
di Ruggiero, sebbene la famiglia fosse ghibellina, parteggiò per i guelfi e ottenne nel 1266 il governo, ma sopraggiunto un tumulto popolare fu cacciato da Siena e gli fu devastato il palazzo ; nel 1273 gli furono restituiti i beni e fu riammesso in Siena, avendo aderito al ghibellinismo.
BINDO,
di Ruggiero, fu cavaliere e capitano dei ghibellini, ed era già morto nel 1290.
Una linea discendente da CIONE, detto Pighinetta, si estinse nel 1704 in una donna, dopo aver dato molti uomini illustri alla sua casata : così Cione,
di Bindo, fu socio dei Sansedoni nel loro commercio
di panni, radunando enormi ricchezze.
AGNOLO,
di Pietro, condottiero dei fuoriusciti ghibellini, visse fuori d'Italia fino a che papa Bonifazio IX, nel 1390, lo chiamò presso
di sè, nominandolo senatore
di Roma.
MAGIO,
di Cione, era rettore dell'opera del duomo nel 1356 e fu erede con nipoti del patrimonio
di un ramo dei SANSEDONI.
MAGIO,
di Matteo, fu nel 1464 gonfaloniere pel terzo
di S. Martino ; unito a Pandolfo PETRUCCI, nel 1487 partecipò al colpo
di mano su Siena compiuto felicemente da quel signore , il quale dette in premio all' Ugurgieri l'ufficio
di gonfaloniere e poi altre importanti cariche pubbliche.
ALESSANDRO,
di Magio, fu amico del cardinale Petrucci, che lo nominò fra i 15 fidati a cui lasciò il governo
di Siena nel 1516, quando dovette andare al conclave.
Nel 1522 fu gonfaloniere per San Martino e, avendo abbracciato il partito imperiale, ottenne tale ufficio anche nel 1527. Nel 1534 andò ambasciatore al nuovo pontefice Paolo III.
AGNOLO,
di Bindo, fu padre
di AZZOLINO, il quale a sua volta fu padre
di AGNOLO, il quale fu socio nei banchi dei Mignanelli e dei Piccolomini e morì nel 1457.
Dal figlio
di questi, AZZOLINO, prendono origine vari rami,
di cui uno estinto alla fine del XVII secolo, l'altro ai primi dello stesso secolo, mentre da UGO,
di Azzolino, viene la discendenza attuale.
Ugo fu amico
di Pandolfo Petrucci, che gli donò il possesso
di Seggiano in compenso dei favori fattigli dalla banca degli Ugurgieri. Fu gonfaloniere
di S. Martino nel 1508.
AGNOLO,
di Ugo, fu seguace del cardinale Petrucci. Delle sue discendenze la prima linea, quella
di OTTAVIANO, si estinse nel 1609, dopo che ne era uscito ISIDORO, frate domenicano e professore
di teologia a Pisa, consultore del S. Uffizio al tempo
di papa Alessandro VII, e studioso
di merito.
La sua opera più nota è quella intitolata < Pompe senesi >, nella quale raccolse una serie ricchissima
di notizie biografiche sugli uomini più illustri
di Siena ; raccolse anche materiali per un'opera sui santi e beati senesi, che si conserva manoscritta.
DESIDERIO, suo fratello, (1609-1688), fu pure domenicano.
FAUSTO GIORGIO,
di Agnolo, nato nel 1517, fece parte della balìa nominata nel 1550 da Cosimo I ed era gonfaloniere
di S. Martino nel 1582.
BANDINO,
di Fausto Giorgio, era nel 1632 fra i Cento uomini d'arme del granduca.
FAUSTO, suo figlio, era gonfaloniere del terzo
di Città nel 1629 e suo figlio TULLIO era nel Magistrato Supremo nel 1661 e poi nel 1665, 1669 e 1690.
FAUSTO,
di Tullio, nato nel 1656 e dottore in legge, risiedette nel Magistrato Supremo dal 1680 al 1698.
Suo figlio, TOMMASO, gonfaloniere
di S. Martino, nato nel 1703, è l'autore della linea vivente.
Da LELIO,
di Agnolo,
di Ugo, nato nel 1542, parte un'altra linea che dette vari cavalieri
di Malta e S. Stefano, e magistrati al governo senese.
MUZIO CRISTOFORO, nato nel 1656 e dottore in legge, sposò Maria MALAVOLTI, erede della linea primogenita
di quella illustre famiglia. Per testamento del conte Angelo Malavolti il nome e lo stemma della famiglia passò nei discendenti
di Muzio Cristoforo Ugurgieri. Il ramo si estinse nei maschi nei primi del presente secolo, e vive solo una donna, GIUSEPPA,
di Luigi, vedova POZZESI.
Gli Ugurgieri, che furono iscritti nel Libro d'Oro della Nobiltà Toscana fra i patrizi
di Siena, compaiono nell' Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1922 col titolo
di :
- conti della Berardenga (mf)
- patrizi
di Siena (mf)
e sono rappresentati da :
Bandino,
di Francesco,
di Bandino,
di Tommaso.
Figlia : ROSA
Fratelli : GIOVANNI e CURZIO
Figlia di Giovanni : ADRIANA
Attualmente, la casata è rappresentata dal
Conte Ruggiero UGURGIERI DELLA BERARDENGA, Patr. di Siena (* SI, 14.IX.1934), dott. in farmacia
figlio
di UGO (* Castel del Piano, 25.III.1900 + SI, 19.V.1965) e
di Annita AGGRAVI
sposa a Siena 21 luglio 1963 Maria Pia SPRUGNOLI
Figlia : Contessa ANNITA (* SI, 08.VIII.1964), sposa 12 luglio 1992
Lorenzo MARTINI
Cordiali saluti