... decorazioni asburgiche

Inviato:
lunedì 4 maggio 2009, 20:20
da Tilius
Volevo renderVi partecipi (col placet dell'interlocutore) d'uno scambio di battute avuto con un esperto del forum.
Non solo ritengo che sia un utilissimo ed altamente rappresentativo esempio di dinamiche comerciali, ma soprattutto penso che costituisca un formidabile caso di analisi scientifica dell'oggetto di questa compravendita.
Se nel seguito non indicassi il nome dell'esperto da me interpellato, certo basterebbero l'argomento del contendere, e soprattutto il livello scientifico delle risposte datemi, a identificarlo senza incertezza alcuna. Mi scuso con l'interessato se le frasi precedenti possono apparire piaggeria: non lo sono.
Nei post seguenti, ricostruisco la dotta disquisizione (dotta nelle risposte della controparte: io mi limitavo a fornire quella ignoranza che costituisse pretesto al dispiegarsi della sapienza :mrgreen: )
Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
lunedì 4 maggio 2009, 20:36
da Tilius
E qui concludo ripetendo che, innanzi a
tali risposte, mi assale un sentimento di tale ammirazione che mi fa sentire come un
maialino che grufola in mezzo alle
perle...
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Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
martedì 5 maggio 2009, 0:16
da Mario Volpe
Molto interessante e istruttivo, anche se temo che costruirsi l'occhio per riuscire a distinguere tutte le possibili "variazioni sul tema" esistenti sia molto difficile... Sarei curioso di vedere le differenze nelle marcature a cui accennava Elmar.
Mi risulta esistere anche un'ottima produzione più o meno contemporanea di svariati ordini preunitari tedeschi... Ma temo che ormai il fenomeno delle repliche, riedizioni o riconi, come le si voglia denominare, stia già interessando un gran numero di paesi...
Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
martedì 5 maggio 2009, 11:14
da Tilius
Mario Volpe ha scritto:Mi risulta esistere anche un'ottima produzione più o meno contemporanea di svariati ordini preunitari tedeschi...
Contemporanea a
noartri ? Sigh... ma così mi passa l'
entusiasmo...
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Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
martedì 5 maggio 2009, 11:43
da Mario Volpe
Beh, ho detto "più o meno" contemporanee, hai pur sempre sempre l'opportuntà di acquistare un articolo magari di una quindicina/ventina d'anni fa

... l'importante, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, è di pagare il prezzo di una "riedizione" e non quello di un originale con oltre un secolo di vita

...
Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
martedì 5 maggio 2009, 12:23
da Elmar Lang
Salve,
ringrazio innanzitutto il collega Tilius per le parole molto gentili.
Se in qualche cosa posso essere utile, nell'ambito del mio campo di conoscenza, non posso che esserne felice. Credo che anche il mutuo scambio di informazioni faccia parte del piacere di collezionare.
Utilissimo e necessario anche il punto di vista del Dr. Volpe: giusto, l'esperienza matura anche "l'occhio" nel riconoscere le varianti e distinguere le copie dagli originali.
Nel caso delle "riedizioni" di Rothe, però, la cosa è semplice, proprio per la differente fattura di un pezzo d'epoca. Un esemplare post-1918 (e quasi tutti, anzi, furono prodotti tra il 1950 ed il 1975-80) è stato prodotto con (direi volute) differenze qualitative atte ad evitare che tali esemplari potessero essere usati a scopo di falsificazione; altre differenze sono dovute a ragioni -come detto- anagrafiche, perché gli antichi artigiani di laboratorio erano ormai o in pensione o defunti, perdendosi quindi quella "sintassi" d'arte orafa che caratterizzava gli esemplari prodotti pre-1918.
I marchi: gli esemplari in metallo prezioso, oltre ai punzoni per il titolo del metallo (testa di stambecco per l'oro 18Kt; testa di levriero per l'argento o, sempre per questo metallo la testa di Diana, unitamente al marchio "A" nel cerchietto per indicare la città di Vienna) oltre a questi marchi dicevo, presentavano il marchio del fabbricante. Per Rothe, era una losanga (o un piccolo rettangolo) con le lettere "F.R". Dopo il 1918, il marchio era un rettangolo con la sigla "CFR", unitamente ai nuovi punzoni adottati nel 1922 per i metalli preziosi, ben diversi da quelli della Monarchia.
La ditta Rothe (come gli altri orafi viennesi specializzati in onorificenze), produsse anche per altri paesi, pure d'oltremare: noti sono ordini persiani, cinesi, britannici (all'asta della American Numismatic Society, tenuta da Morton & Eden nel 2006, fu venduto uno spettacolare "Great George" della Giarrettiera, con marchi di Rothe e di Vienna, databile alla fine del XIX Sec.), ecc.
Ovvio che in primis ci fu la Germania (impero e stati federati): tali esemplari erano "d'acquisto privato", poiché i vari stati tedeschi disponevano dei propri "orafi di corte", incaricati di provvedere alle onorificenze. Certo però che gli esemplari di Rothe erano d'altissimo livello, quasi sempre superiore a quello degli "originali" di cancelleria.
Negli anni '60, visto il nuovo crescere di appassionati d'ordini e decorazioni, Rothe rimise in produzione anche gli antichi ordini tedeschi, oltre a quelli austriaci, ed un'ampia cerchia di appassionati li acquistò per "riempire i buchi" di classi allora pressoché introvabili (anche adesso, chi troverebbe con facilità una "Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Rossa con Spade"?).
Che poi, per colpa grave di certuni, tali copie furono poi spacciate per originali, beh, questa è un'altra storia, tutta tedesca. E su di essa potremmo parlarne per delle ore.
Tornando alle riproduzioni di Rothe post 1918, esse sono attualmente reperibili a fiere specializzate quali Stoccarda o Gunzenhausen; oppure presso commercianti viennesi. In asta hanno una loro sezione apposita (quando ve ne fossero), nei cataloghi d'asta del Dorotheum.
Anch'io, nel 1978, agli inizi della mia collezione d'ordini e decorazioni austriache, andai a Vienna e non mancai una visita da Rothe ove acquistai una bella Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Maria Teresa: una eccellente copia in argento dorato, che ancora tengo come caro ricordo accanto ad una -questa, autentica- acquistata qualche anno fa.
Quanto al problema -in generale- delle copie, riconi, falsi ecc. giustamente ricordato dal Dr. Volpe, beh, questo è un campo di ricerca interessantissimo e che coinvolge il nostro mondo collezionistico da tanti (forse troppi) anni. Ma è un aspetto che, analizzato bene, rende ancora più avvincente la ricerca di bei pezzi originali per le nostre collezioni!
A presto,
Elmar Lang
Re: anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
martedì 5 maggio 2009, 19:35
da Mario Volpe
Grazie per le tue sempre precise e puntuali indicazioni tecniche caro Enzo

. Condivido in pieno quanto dici.
Mi fa solo un pò riflettere la tua frase "
Che poi, per colpa grave di certuni, tali copie furono poi spacciate per originali, beh, questa è un'altra storia, tutta tedesca". Sei proprio sicuro che che si tratti di una storia tutta e "solo" tedesca ?... Temo che purtroppo in questo settore - anche grazie alle possibilità oggi offerte dalle aste online - il fenomeno si sia esteso ben oltre i confini della Germania
![nono1 [nonono.gif]](./images/smilies/nonono.gif)
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Re: Anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
giovedì 21 maggio 2009, 21:06
da Mario Volpe
Ora che ho sostituito lo scanner rotto con uno nuovo (a proposito ricordatemi di darvi un importante suggerimento tecnico su questo fondamentale strumento di riproduzione), posso postare le immagini di un Cavaliere dell'Ordine di S. Stefano (credo argento) acquistato a Novegro qualche anno fa (se ben ricordo per circa 500 Euro). Credo si tratti anche in questo caso di una produzione post-1918... Sull'anellino sono riuscito a leggere solo "wien"... non lasciatevi ingannare dalle foto, la qualità e la doratura dal vero sono molto migliori di quello che sembra.

Qualche indicazione dal nostro espertissimo Enzo/Elmar ?
Re: Anatomia d'una transazione commerciale

Inviato:
venerdì 22 maggio 2009, 0:00
da Mario Volpe
Consiglio tecnico per chi vuole acquistare uno scanner che sia in grado di riprodurre adeguatamente medaglie e decorazioni: accertatevi che l'apparato disponga di un sensore di scansione "CCD" (Charged Coupled Device) e non un "CSI" (Contact Image Sensor). I sensori del primo tipo infatti consentono scansioni con una maggiore profondità di campo, e permettono di tenere a fuoco anche oggetti spessi diversi millimetri, come una decorazione appunto. L'altro tipo di sensori invece, benchè ugualmente ottimi per riprodurre documenti, fotografie o pellicole, sono in grado di mettere a fuoco solo il sottile foglio che poggia sul vetro

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Ordine di Leopoldo

Inviato:
venerdì 22 maggio 2009, 9:57
da Tilius
Ordine di Francesco Giuseppe

Inviato:
venerdì 22 maggio 2009, 10:01
da Tilius